I dati sconvolgenti sulla violenza domestica (ma di cosa s’è parlato finora???)

pronto_soccorso_nuovo_ospedale_01A volte le grandi scoperte capitano davvero per puro caso. Mi ritrovo così a parlare col presidente di un’associazione nazionale che si occupa di bigenitorialità e infanzia, e che fa parte di una rete di associazioni internazionali, chiamata Colibrì. Chiacchierando delle faccende di nostro interesse, se ne salta fuori che un paio di anni fa era riuscito a ottenere dalla Regione Liguria un monitoraggio preciso, in serie storica, degli accessi di uomini e donne ai servizi di pronto soccorso di tutto il territorio per ferite da violenza domestica. Non si trattava cioè di denunce alle autorità di polizia, ma di ciò che le persone ferite dichiaravano ai sanitari una volta accolte in pronto soccorso. “I risultati sono sorprendenti”, mi dice Mauro, il presidente di Colibrì, nonché caro amico, “ma non ho mai saputo che farmene”. “Ah no?”, dico io. “Manda manda”. Ed eccoli qua:

2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015
U. 4.893 4.985 5.174 4.458 4.552 4.293 4.254 3.986 3.622 3.815 3.523
D. 3.560 3.372 3.659 2.841 2.903 2.817 2.775 2.699 2.476 2.523 2.349
Tot. 8.453 8.357 8.833 7.299 7.455 7.110 7.029 6.685 6.098 6.338 5.872
Diff. 16% 19% 17% 22% 22% 21% 21% 19% 19% 20% 20%

moglie_violenta-500x300Sorprendenti? Io li trovo sconvolgenti… Nei dieci anni oggetto della rilevazione da parte delle cinque ASL regionali liguri, più gli ospedali Gaslini, Galliera, Evangelico e San Martino-IST, il numero degli uomini che ha chiesto cure per aver subito violenza da donne è sempre più alto di quello delle donne, e in una proporzione percentuale che non scende mai sotto il 15%. Facendo la media risulta che ogni anno in Liguria sono 4.323 gli uomini che prendono botte dalle donne, contro 2.907 donne che le prendono dagli uomini, con un differenziale medio del 20% a favore (si fa per dire) dei maschietti. E non sono botte tipo schiaffi o spintoni, ma roba da dover andare al pronto soccorso.

Ora, è evidente che qualcosa non torna rispetto a quello che si dice in giro. Vero, stiamo parlando di dati che riguardano un ventesimo delle regioni italiane, peraltro uno dei territori meno ampi e meno popolosi del paese, tuttavia… Tuttavia non è che tutti gli uomini liguri siano gracilini e debolucci, e le donne tutte valchirie cintura nera di karate. La proporzione, anzi la sproporzione, è davvero impressionante. Così, da sola, circoscritta alla Liguria, la questione è già un campanellino d’allarme per le bugiarde e i bugiardi di professione, che sulla violenza domestica contro le donne hanno costruito business e interessi politici. Ma se tanto mi dà tanto, quale sarà la situazione nelle altre regioni? Sarebbe bello scoprirlo.

datiIo, da solo, non ho la forza e il tempo per fare agli assessorati regionali alla sanità di tutto il paese la stessa richiesta che il mio amico Mauro ha fatto a quello ligure. Sono cose che vanno seguite, sollecitate, controllate. Anche perché appena chiedi una cosa del genere, ti viene opposta la legge sulla privacy, che non c’entra nulla: non si chiedono nomi, cognomi, diagnosi, ma solo numeri ripartiti per genere. E non è nemmeno necessario chiedere l’intera serie storica, basterebbero i dati dal 2010 al 2015 per avere un buon raffronto.

E dunque chiedo a voi che mi leggete, a quando mi consta praticamente da tutta Italia: ve la prendereste la briga di contattare il vostro assessorato regionale competente alla sanità e chiedere una rilevazione uguale? Nel caso, contattatemi in privato attraverso l’email del blog: vi manderò lo schema excel usato dalla Liguria, in modo da poter mostrare cosa vi serve. E se vi oppongono resistenze, fate presente che l’amministrazione regionale ligure i dati li ha consegnati. Esiste la privacy, ma anche un dovere di trasparenza degli enti pubblici.

Riuscissimo ad avere i dati di almeno 12 o 13 regioni, potremmo dire di possedere una rilevazione significativa e rappresentativa. E potremmo avere davvero in mano uno strumento rivoluzionario, capace di tappare la bocca ai furbetti e alle furbette dell’antiviolenza, per poter finalmente andare oltre.

Dunque: qualcuno ha voglia di metterci sopra testa e braccia?

Edit – Il lettore Tharon fornisce in un commento un utile suggerimento che copio e incollo di seguito:

Vorrei ricordare che esiste lo strumento del FOIA (nome preso pari pari dall’americano, aimè), o “Accesso civico generalizzato”, che permette di richiedere legalmente l’accesso a dati della amministrazioni locali. Le ASL rientrano in questa categoria e, se la richiesta viene compilata in maniera corretta, sono obbligati a fornire le informazioni richieste.
Molto spesso nicchiano, anche perché rispondere ad una FOIA richiede lavoro extra, ma sono comunque obbligate. Quindi bisogna insistere.

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5 commenti

  1. Vorrei ricordare che esiste lo strumento del FOIA (nome preso pari pari dall’americano, aimè), o “Accesso civico generalizzato”, che permette di richiedere legalmente l’accesso a dati della amministrazioni locali. Le ASL rientrano in questa categoria e, se la richiesta viene compilata in maniera corretta, sono obbligati a fornire le informazioni richieste.

    Molto spesso nicchiano, anche perché rispondere ad una FOIA richiede lavoro extra, ma sono comunque obbligate. Quindi bisogna insistere.

    Più informazioni qui :

    http://www.funzionepubblica.gov.it/foia-7

    Se riusciamo a costruire una mappa significativa (anche a macchia di leopardo, non importa) della situazione delle varie regione potremmo avere le idee molto più chiare della reale entità del fenomeno, e se quei numeri venissero confermati, anche una spaventosa arma per spezzare una delle più odiose fandonie diffuse nel nostro paese.

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  2. L’indagine conoscitiva ISTAT del 2006 serviva a sostenere “scientificamente” un teorema ideologico.
    Era necessario un dato numericamente eclatante, e così è stata costruita quella metodologia di ricerca (?) il cui risultato era naturalmente scontato e prevedibile.
    La prova è che una investigazione a parte inverse non ha mai avuto luogo, proprio perché avrebbe dato risultati analoghi.
    Annullando così l’effetto ottenuto e non rendendo quei dati “utilizzabili” per gli scopi prefissi.
    L’implementazione di legislazioni speciali e politiche emergenziali.
    Il tutto sostenuto da un fiume di danaro pubblico, con la benedizione del sistema politico “tutto”. Che di questi meccanismi ci campa.

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