“Dalla parte del padre”: un racconto dell’orrore

grafica_dpdpCome ogni estate, ho colto l’occasione delle ferie per mettermi al pari con le letture. Tra quelle pianificate ho inserito all’ultimo momento “Dalla parte del padre – Fantasmi sotto il ponte di Calatrava” di Fabio Rossi, pubblicato un anno fa da Europa Edizioni, e mai scelta fu più felice. Si tratta, lo dico fin da ora, di un libro che deve essere letto, senza se e senza ma. Un po’ per rendere merito all’editore che ha deciso di dargli diffusione, scelta più unica che rara, ma soprattutto perché esso contiene, nella più profonda e feroce completezza, la storia di ogni uomo e padre che finisce al centro di una separazione conflittuale, con tanto di alienazione. Nel racconto di una vicenda estrema sono infatti comprese tutte le altre vicende, anche quelle a tensione inferiore, in quanto tutte possono sempre degenerare verso eccessi quasi incredibili.

Ed è la prima domanda che, già alla ventesima pagina, il lettore si fa: “ma… è tutto vero?”. Ho contattato l’autore dicendomi incredulo, sebbene di storie atroci ne abbia sentite e ne senta tante. “Non solo è tutto vero”, mi ha risposto, “ma molte cose le ho omesse perché non le ricordavo”. Dunque siamo davanti a un libro-cronaca. Un libro dell’orrore la cui narrazione (per altro stilisticamente sciolta e molto piacevole) si dipana su nove anni di percorso, dalla separazione al termine della vicenda. E’ perfettamente inutile, sebbene abbia preso tre pagine di appunti, riportare qui stralci o esempi: il libro va semplicemente letto nella sua completezza, anche se lungo, anche se i suoi contenuti sono oggettivamente torturanti e suscitano una gigantesca rabbia.

varie_alienazione

C’è un’ex moglie irrisolta, palesemente squilibrata, sicuramente pilotata (dai genitori anzitutto, ma non solo), vendicativa, isterica in senso patologico non generico. Soprattutto bisognosa di autorità a cui adeguarsi. Quell’autorità che l’ex marito, per indole, non è riuscito a esprimere durante il matrimonio e che lei cercherà ovunque durante i nove anni di calvario, senza mai trovarla. Poi ci sono due figli minori, le vere vittime di questo terrificante libro dell’orrore, alienati con violenza dalla madre a danno del padre e della parentela paterna. Madre e nonni materni, nel corso del tempo, gli “mangiano il cervello”, come dice più volte l’autore. E così si assiste a scene dove i figli tirano sassate al padre, lo picchiano furiosamente, lo chiamano figlio di puttana, maledetto, ladro. Un’Arancia Meccanica dei sentimenti che passa per la scontata e ovviamente falsa accusa di pedofilia a suo carico.

Ma in realtà non è tutto questo a sconvolgere nel libro di Rossi. Poco prima di accingermi alla lettura ho raccolto la testimonianza di ben tre uomini da tre parti diverse d’Italia con storie assolutamente analoghe. Siamo nel consueto insomma. Il valore aggiunto del libro è nel racconto dettagliatissimo delle azioni e reazioni del sistema all’anomalia di una donna folle, cattiva e alienante che dà corpo alla propria isteria sulle vite accartocciate dei suoi stessi figli. Il sistema dovrebbe darle l’autorità che cerca, imponendo giustizia ed equilibro. Invece la asseconda e la favorisce, anche davanti alle più schiaccianti evidenze (referti, registrazioni audio e video, foto, documenti, perizie). C’è un immenso esercito al suo servizio: gli psi, come li chiama l’autore, CTU, esperti di vario genere, servizi sociali (che l’autore chiama insociali), avvocati, magistrati.

giudice-di-pace1E’ un esercito di persone drammaticamente impreparate per il ruolo che ricoprono, ma soprattutto involontariamente di parte. Di quale parte? L’autore parla di mammismo, una categoria ampia, amplissima, che non si applica solo ai procedimenti separativi ma a un intero vissuto sociale fatto di protezioni, esenzioni dalle responsabilità, facilitazioni. Questo è il mammismo, che nei tribunali civili diventa sostanziale impossibilità, anche davanti a prove schiaccianti, a che una madre possa essere ritenuta indegna e che dei minori possano essere affidati a un padre perché con lui stanno oggettivamente meglio. Nelle oltre 500 pagine del libro c’è tutta intera l’ottusità istituzionale della maternal preference e l’inadeguatezza delle norme che la rendono un’arma devastante contro i figli e la loro felicità.

Rossi parla di mammismo negli stessi termini con cui io parlo di donnismofemminazismoginocentrismo. Sono solo variazioni su un tema unico, quello per cui non c’è salvezza per l’uomo che vi finisce impastoiato dentro. Se non quella adottata da Rossi, almeno per come la racconta: una resistenza passiva, gandhiana, non violenta. Una pazienza infinita nel cercare vie d’uscita da un labirinto terrificante, tentando di trarre vantaggio dal conformismo che impregna fin nel midollo tutte le istituzioni chiamate a dirimere situazioni del genere. In questo senso Rossi dà un consiglio preziosissimo a mio avviso:

E’ indispensabile combattere in questo modo, senza raffigurarsi mai nemici davanti, tantomeno l’orco, senza deleghe a nessuno e senza isolarsi […] e diventando più esperti dei vari professionisti in tutti i settori che servono: così e solo così si costruisce la possibilità della vittoria. […]

Occorre quindi combattere giocando la carta della follia, cioè di un fare diverso rispetto allo standard, al convenzionale; serve inventarsi una terza via di volta in volta disegnata sul contingente e a questa attenersi scrupolosamente, perché c’è la nostra vita di mezzo. E quella dei nostri figli!

uomo_padre-e-figlioSono parole d’oro queste di Rossi, e lo confermo anche per esperienza personale. “Un fare diverso rispetto allo standard” è l’unica carta che può risultare efficace. Prendersi passivamente le sassate dai figli alienati e sorridere; prendere accuratamente nota scritta di tutto ciò che accade, raccogliendo prove ed evidenze, avendo poi il coraggio di sbatterle in faccia a esperti ed espertoni che impongono le proprie idee sulla pelle dei nostri figli. Questo racconta di aver fatto Rossi e, alla fine, vince. Certo, dopo nove anni di vero calvario, ma vince. Conoscere la sua storia significa conoscerne migliaia di altre, uguali, analoghe o meno gravi. Significa rendersi coscienti di cosa può accadere in questo paese, definito arcaico e patriarcale, a un uomo-padre. Leggere questo libro significa rendersi sordi e sarcasticamente sorridenti di fronte alle isterie dei movimenti femministi di fronte a ogni proposta di riforma delle separazioni che nomini l’alienazione parentale.

Alla fine, solo una domanda resta senza risposta: perché l’ha sposata? O meglio: c’erano segnali che sarebbe stato un disastro? Nel libro si accenna che sì, segnali ce n’erano, ma non sono stati colti o valutati a dovere, per diverse circostanze contingenti. Dunque se da un lato il libro pone questioni concrete relative alle leggi e ai professionisti che rendono devastanti situazioni già tese, dall’altro vi è sottesa la questione della riconoscibilità della compagna (o del compagno) giusto per il proprio futuro. C’è un modo per evitare di imbattersi in narcisiste isteriche e pericolose? Ovvero c’è modo di prevenire percorsi torturanti come quello raccontato nel libro? Il dibattito dovrebbe essere anche su questo, e un suggerimento, del tutto personale, io già ce l’ho: un criterio guida di grande valore è vedere quale rapporto l’aspirante sposa o sposo hanno con i propri genitori. In presenza di un qualunque anche minimo squilibro, occorre darsela a gambe levate.

Il libro di Fabio Rossi deve indurre tutti al coraggio della verità e della realtà dei fatti. Compratelo, leggetelo ma soprattutto regalatelo a chiunque conosciate, uomini e donne, non importa. Purché lo facciate senza il timore di venire biasimati per le vostre letture, o di venire emarginati nella vostra cerchia per le vostre idee non conformi. Sono tali perché ciò che è “conforme” è distorto e sbagliato. Dunque regalate questo libro con fierezza, come chi conosce le verità tenute volutamente nascoste e sa di essere nel giusto.

Copertina stampata (1)

Io feci il padre e ’l figlio in sé ribelli;
Achitofèl non fé più d’Absalone
e di Davìd coi malvagi punzelli.
Perch’io parti’ così giunte persone,
partito porto il mio cerebro, lasso!,
dal suo principio ch’è in questo troncone.

Dante Alighieri, Inferno, Canto XXVIII


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5 commenti

  1. invece di passare il tempo a comprarsi vestiti per fare colpo, a pensare a quale macchina comprare o al calcio e alle scommesse, i maschi( sono maschio) farebbero meglio a studiare un pò di psicologia femminile e di psicologia in generale….i benefici saranno di gran lunga migliori!!

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  2. Vero, oggi ogni relazione con F è da sconsigliare. Mai come in questi tempi chi nasce asessuale può dirsi fortunato.
    .
    In seconda battuta – oggi – sono fortunati i gay. Bisogna dirlo.
    .
    Non penso invece che il fidanzamento serva per conoscersi. Serve di più per ingannarsi. Nel fidanzamento ci si incontra solo quando è festa e per fare festa. Gli impegni e le responsabilità sono esclusi, la routine (che distrugge la novità) ancora non c’è. Il che impedisce di sapere come è fatta l’altra, ma anche di sapere come siamo fatti noi stessi.
    La convivenza stessa è distorcente.
    Si convive per anni, poi ci si sposa (di solito quando arriva un figlio). E poco dopo si divorzia.
    E si entra nel calvario.
    Non è la regola, ma poco ci manca.

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  3. A mio avviso col fidanzamento si può capire a fondo la nostra compagna/fidanzata/futura ipotetica moglie. Ma non bisogna farsi dominare dagli ormoni (quando si è giovani) ed essere molto razionali, quindi notare tutto di lei anche i dettagli più minimi e irrilevanti. Razionalità che è più semplice da applicare quando si hanno almeno 30 – 35 anni.
    Sarò pessimista ma oggigiorno sconsiglio a tutti gli uomini qualunque relazione.

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