STALKER SARAI TU

43 – Il minestrone del lunedì: mala tempora currunt

Questo blog ha interrotto le pubblicazioni il 14/09/2020, dopo 4 anni di attività.

Le sue tematiche sono ora sviluppate da una nuova piattaforma:

LA FIONDA

https://www.lafionda.com

<

Il sesso tra i capelli – Si pensi a un mucchio di bellissimi capelli ricci a coronare il viso di una donna. Quante cose ci si potrebbero fare? Infilare un paio di dita in un ricciolo e mimare una penetrazione vaginale, ad esempio. Allungarne una ciocca e leccarla roteando la punta della lingua. Oppure titillare una punta come se fosse un capezzolo. O ancora, volendo proprio fare i maiali, porre le mani aperte sulla corona riccioluta e spremerla come fosse un paio di chiappe o una quinta di seno. Solo concependo questi gesti si potrebbe giustificare l’accusa che Giulianna Di Lauro ha mosso contro Bernie Sanders, noto senatore americano, per un certo periodo in predicato di diventare candidato alla Casa Bianca. Incaricata della strategia elettorale presso lo staff di Sanders in Nevada durante le primarie democratiche del 2016, dice ora che il senatore, dopo averla complimentata per la capigliatura, le avrebbe toccato i capelli “in maniera sessuale” (in a sexual way). Quale assurdità voglia dire questa espressione lo si è ipotizzato qualche riga fa, in ogni caso Di Lauro avrebbe denunciato il fatto a un suo superiore, sentendosi rispondere (sacrosanto) che probabilmente se Sanders fosse stato un uomo giovane e belloccio non avrebbe avuto nulla da dire. Insomma che la coda avvelenata del #MeToo che muore sforna ancora follie negli USA e, con la grande goduria di chi si è sempre opposto a quello stream sovversivo, ora colpisce duro anche il fronte dei democratici americani, da sempre i più proclivi ad assecondarlo. Ben gli sta.

Il bimbo lo paga Pantalone – Una delle maggiori scorrettezze utilizzate quando si discute di equità tra uomini e donne è quella di porre sul tavolo della discussione la materia della maternità. E’ una scorrettezza perché a quel punto il confronto non è più uomo/donna ma uomo/madre, ossia una declinazione di uno dei due generi derivata da una sua scelta deliberata. Se ne parlerà ancora, perché è un tema cruciale, specie quando si affronta il tema del paygap. Per il momento un esempio chiaro della scorrettezza lo dà l’esercito americano. Ai tempi di Obama si strombazzò come un grande successo la totale parificazione di uomini e donne nell’accesso alle armi. Peccato che dopo qualche anno si scopre che in tre anni la quota di marines in rosa rimaste incinte, e per questo costrette a passare dal rischioso lavoro sul campo a un comodo lavoro d’ufficio, è aumentata in modo insostenibile. Sia in termini numerici che in termini di budget: le guerriere della parità, infatti, rimangono dipendenti dell’amministrazione militare, vanno a gonfiare le fila dei nullafacenti da ufficio mentre i colleghi uomini continuano le loro esercitazioni e restano disponibili a farsi ammazzare, se richiesto. E anche se si girano i pollici e allattano il pupo scostando il bavero dell’uniforme, ormai sono arruolate e il loro stipendio va pagato. A questo genere di scorrettezze si prestano le politiche ciecamente egalitarie, ma tanto che importa, paga Pantalone.

Due madri sono meglio di una? – Tempo fa andava alla grande la pubblicità di un gelato bigusto con il suo buffo slogan mezzo in inglese: “tu gust is megl’ che uan”. Oggi l’esecrabile ideologia gender ha ampliato il concetto dal gelato alla genitorialità. Se dunque una coppia eterosessuale pare ormai inidonea a crescere un figlio, perché nella “famiglia tradizionale” si annidano violenze e soprusi inenarrabili, simboli d’amore e di sana crescita per i minori sono diventate le coppie omogenitoriali. Ricky Martin che si compra un altro figlio probabilmente su Amazon viene osannato sui media con frasi tipo: “il figlio che il cantante ha avuto con il suo compagno”, roba da mandare in crisi d’identità gli stessi cromosomi X e Y. E seguendo questa logica si arriva a dire che “tu mamme è megl’ che uan”. Perché, è ovvio, in questa gara dell’assurdo è il raddoppio della figura materna a vincere a mani basse. Se non fosse che la vicenda di Lauren Wade, una tra le tante, smentisce l’assunto. Adottata da una coppia lesbica scozzese, è stata lasciata morire di fame dalle due amorevoli mamme, che di loro vivevano tra rifiuti e scarafaggi. Ma il lato più significativo della vicenda è che le due madri criminali hanno dichiarato di non provare alcun senso di colpa per la morte della piccola Lauren.


Ti piace questo articolo? Supporta questo blog con una donazione. Grazie!


Il risveglio del Trentino – Ci sono regioni in Italia che per anni hanno rappresentato la punta di diamante di quella parte di post-marxismo moderno che si dedica all’eradicazione delle identità di genere e all’imposizione dell’uguaglianza degli esiti tra uomini e donne. Una di queste è il Trentino-Alto Adige, di cui qui si è parlato spesso, e che fortunatamente alle ultime elezioni ha deciso di voltare decisamente pagina, mandando a lavorare i portavoce del genderismo e femminazismo locali, in buona parte legati a PD e dintorni, ed eleggendo una maggioranza a trazione Lega Nord. Gli esiti del cambio della guardia si riscontrano subito: Stefania Segnana, neo assessore alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia, ha infatti deciso di tirare una riga sulle politiche portate avanti per anni da chi l’aveva preceduta, la PD Sara Ferrari, nota sostenitrice dell’utero in affitto, della compravendita di ovuli, della lettura in asili e scuole di racconti di bambini che vogliono fare le ballerine e così via. Segnana, cui dovrebbe andare una standing ovation (anche in quanto donna, e pure una bella donna), fa piazza pulita di tutto, attirandosi gli urletti isterici delle femministe e dei mangina locali che allignano numerosi tra i consiglieri di opposizione. Non è chiaro se la loro indignazione sia per il diverso corso amministrativo dato da Segnana o per il fatto che le molte associazioni di loro amichetti, che sui corsi gender hanno mangiato per anni a quattro palmenti, così dovranno fare una rigorosa cura dimagrante. Magari, lo volesse il cielo (e Segnana con lui), fino a scomparire. Probabile che siano entrambe le cose assieme.

Le strepitose magie del “pussy pass” – Qualcuno ricorderà la vicenda della professoressa quarantenne bergamasca colta ad avere una relazione pedofila con un suo studente di tredici anni. Il fatto avvenne una settimana dopo che un professore di Partinico venne colto ad avere una relazione dello stesso tipo con una sua studentessa di diciassette anni. Entrambi i fatti, secondo il codice penale italiano, sono illegali e sanzionabili: anche oltre l’età del consenso, il sesso con un o una minorenne è un reato se commesso da una persona che rivesta una qualche forma di influenza o autorità sul minore (educatori, insegnanti, allenatori, eccetera). Accettato questo, fatti alla mano è indubbio che il caso di Bergamo sia più grave, anzitutto per la giovanissima età della vittima. A Partinico la ragazza era a un passo dalla maggiore età, alla fine. Ciò non significa che il professore siciliano fosse innocente e la professoressa di Bergamo colpevole. Sicuramente il fattore età delle due vittime, a rigore di giustizia, avrebbe dovuto influenzare le sentenze, innescando coerenti attenuanti o aggravanti. Se non fosse che la professoressa di Bergamo è una donna, che per altro ha giurato e spergiurato di essere stata sinceramente innamorata del fanciullo. Per lei il giudice non solo ha stabilito una pena irrisoria (due anni di condanna) per un caso di palese pedofilia, ma addirittura l’Ufficio Scolastico Regionale, diretto da una donna (ovviamente) ha deciso di non sospendere dal servizio la docente. “E’ una vicenda troppo delicata” ha dichiarato la Dirigente Patrizia Graziani. E mentre il pussy pass scatta inesorabile in quel di Bergamo, nulla si sa del professore di Partinico. Probabilmente, in quanto uomo, l’hanno buttato in una segreta a pane e acqua gettando poi via la chiave.

La mafia non esiste più – Forse spaventata dai proclami via Twitter del Ministro dell’Interno, forse estintasi per il riscaldamento globale, la mafia in Italia non esiste più. Sapete quel fenomeno criminale organizzato, ramificato globalmente, con propaggini nel business legale e illegale e, cosa ormai comprovata, anche nelle istituzioni? No, non più quella con la coppola e la lupara che suona lo scacciapensieri, intendo quella moderna che non molti anni fa trattava con lo Stato e faceva scoppiare bombe, e che oggi si allea con i confratelli provenienti da fuori UE per spartirsi territorio e affari sporchi. Ecco, quella roba lì non esiste più. E se esiste, non è più una priorità. C’è qualcosa di ben più grave e urgente nel nostro paese sotto il profilo criminale, ed è ovviamente il “femminicidio”. Un fenomeno così diffuso, con la spaventosa cifra di 32 donne ammazzate nel 2018 (fonte Polizia di Stato), che oltre a meritare l’impegno e i costi di una commissione parlamentare d’indagine, ora sarà monitorata da una specifica sezione nientemeno che della DIA, la Direzione Investigativa Antimafia. Appunto, mafia, camorra, ‘ndrangheta, sacra corona unita sono state debellate, gli agenti si annoiano un po’, mentre il “femminicidio” è così presente e frequente che un dipartimento apposito risultava indispensabile. A giustificare questo nuovo necessarissimo investimento di soldi pubblici le allarmanti dichiarazioni di persone come il Procuratore Generale di Brescia Pier Luigi Maria Dell’Osso, ben strombazzate dai media mainstream, secondo cui “i femminicidi non sono in calo, anzi aumentano in modo allarmante” (!!!). Lanciando il cuore oltre ogni limite della logica, Pier Luigi eccetera eccetera dice anche che, perché no, “bisognerebbe coinvolgere anche corpi come i vigili del fuoco e i forestali”. Guardia Costiera, Folgore ed Esercito della Salvezza no? Perché? Chiaro che dietro queste follie c’è una corsa ai finanziamenti pubblici. Assurdità nell’assurdità, è probabile che il bilancio di corpi come la DIA abbia subito tagli significativi, di contro a un aumento costante dei soldi stanziati sulla violenza contro le donne (Carfagna è in piagnisteo mobilitato permanente su questo campo). Il Procuratore sa che se si vuole continuare a lavorare contro la criminalità organizzata, da qualche parte i soldi bisogna prenderli. Quale greppia migliore dove affondare il muso che quella della “emergenza femminicidi”?


Ti piace questo articolo? Supporta questo blog con una donazione. Grazie!


Si stava meglio quando si stava peggio – Quanto ci siamo lamentati nella scorsa legislatura per le follie di Boldrini, Boschi & Co? Impressionati dal loro estremismo femminista, le abbiamo criticate, dileggiate, combattute. A guardarle oggi fanno quasi tenerezza, ci si rende conto che le loro erano vere e proprie boiate d’immagine, talmente sciocche e inutili che alla fine, vivaddio, gli si sono ritorte contro dal punto di vista elettorale. E tutto questo risalta ancora di più se si osserva l’attivismo del Vice-Presidente della Camera Mara Carfagna e se si leggono le sue dichiarazioni. Intervistata da una specie di giornalista, probabilmente ipnotizzato dagli occhioni dell’Onorevole, Carfagna commenta un fatto criminale accaduto nel napoletano, dove un uomo ha trascinato la propria donna con un guinzaglio da cani facendole del male. “Le donne coraggiose aumentano”, dice. Infatti “le denunce per stalking, che può essere l’anticamera del femminicidio, sono aumentate del 45%”. Due falsificazioni in una sola breve frase, roba da record. E’ ben noto infatti che solo l’1% dei casi di persecuzioni (vere però) si conclude in omicidio: lo stalker ama e si crede riamato dalla propria vittima, vuole controllarla, non sopprimerla. Lo fa quando le rotelle saltano definitivamente e, sul piano statistico, questo avviene molto raramente. Solo che Carfagna non lo sa perché non ha contezza della letteratura scientifica e criminologica sul tema. Oppure ce l’ha ma fa finta di niente. Così come fa finta di non sapere che l’aumento delle denunce non significa nulla in sé, specie quando circa il 90% di esse viene archiviata o si conclude con l’assoluzione (segno di accuse a vuoto, false o sovrastimate). Nel resto dell’intervista, oltre al solito piagnisteo per far ottenere soldi alla rete di Rosa Nostra, l’Onorevole si lamenta che l’uomo di Napoli sia stato condannato per direttissima a solo un anno e quattro mesi con divieto di avvicinamento e pena sospesa. Ossia è libero. Carfagna contesta implicitamente i giudici, che avranno valutato prove e fatti prima di emettere quella sentenza. E lo fa rispettando i canoni rigidi dell’ideologia femminista moderna, che è l’esatta antitesi dello Stato di Diritto. Non a caso evoca la necessità della carcerazione preventiva per gli uomini accusati di atti violenti contro le donne. Un obbligo che lei stessa aveva proposto quando nel 2009 aveva partorito quell’aborto che è l’art.612 bis del Codice Penale, salvo poi essere impietosamente stroncata dalla Corte Costituzionale. Eppure lì vuole arrivare l’ex modella e su quel versante non molla. Finché gran parte degli uomini non marcirà in galera non sarà soddisfatta. Lo ammetto: preferivo di molto la PresidentA, era molto più innocua.

Pane per i suoi denti – Elena Perotti, chi era costei? I più informati lo sanno bene. E’ la fanciulla che non molti anni fa ha rovesciato un secchio di acido in testa a William Pezzulo, rendendolo semi-disabile a vita. E’ colei che, per questo bel gesto, non si è fatta un giorno di carcere, grazie a un misto di maternità e semi-infermità mentali. E’ la donna che risulta nullatenente e che quindi non ha risarcito la sua vittima nemmeno con un centesimo. Anzi, in qualche modo è riuscita a rifarsi una vita con un altro compagno. Evidentemente di uomini coraggiosi ce ne sono ancora, perché serve fegato per costruire una relazione con una come Elena Perotti. Serve fegato e un attento istinto preventivo e difensivo. Come potrebbe reagire una così se le dici che la pasta era scotta o che ha preso un po’ di peso? Come ci dormi tranquillo a fianco? Insomma non dev’essere una vita facile. Pare però che Perotti ora abbia trovato uno che a certe cose sta attento, che non gliele fa passare. Ora che il suo attuale compagno per qualche motivo (magari l’ha vista con in mano un prodotto strano mentre faceva le pulizie e s’è spaventato…) l’ha fatta finire all’ospedale con 40 giorni di prognosi, forse si è resa conto che non sono mica tutti buoni e generosi come William. E anche che talvolta è vero che il male, in un modo o nell’altro, prima o poi lo si sconta.


Per essere sempre aggiornato sui nuovi articoli, iscriviti alla newsletter di “Stalker sarai tu”:
Loading

8 thoughts on “43 – Il minestrone del lunedì: mala tempora currunt

  1. Bene, purché un giorno non si dica (come ho letto in altri spazi maschili) che due padri sono meglio di un padre e una madre.

  2. Sanders era appoggiato dalle femministe alle primarie contro al Clinton.
    OK gli sta bene….un altro che capirà cosa vuol dire essere calunniati dopo
    aver fatto il paladino pronto a tutto osare, per il mondo femminista.

    Ben ti stia, caro yankee.
    Salutaci la stagista .

    ps per quanto riguarda le poliziotte, carabiniere eccetera, aspetto sempre di vederne qualcuna nei servizi
    di ordine pubblico, casco manganello e scudo, a prendere la M dei servizi sociali e di quei
    criminali di ultras degli stadi che scagliano bulloni di ferro.
    Chissà perché, le mettono in posti sicuri negli uffici o al massimo nelle volanti.
    Strano ! più donne nei cantieri stradali, più donne nei servizi di OP
    a fare il lavoro duro.

    1. Il problema vero non sono i musulmani: è optional e ogni imam ha la sua versione differente, si va dal “è indifferente che la si faccia o no” a “non è espressamente obbligatoria ma sarebbe da sociopatici non farla” – uno che la volesse evitare con tanto di religione che ti copre le spalle basta che senta tre imam e di sicuro su tre almeno uno ti spara “non è importante / non è un obbligo”, prendi quello per buono e lo porti ad esempio.
      Il problema non sono neanche gli ebrei: abusano dei loro bambini, ma finisce lì, non si può diventare ebrei, bisogna nascerci.
      Il problema vero sono gli americani e tutti gli interessi economici che ci sono dietro la circoncisione: in Corea del Sud sono riusciti a farla diventare di moda nel giro di appena 30 anni, e non esisteva nella loro cultura, è un’anomalia per la regione, in Cina, Russia orientale, Giappone, non c’è niente di simile.

  3. Inoltre, sempre parlando di mutilazioni génitali, quelle femminili sono viste giustamente Come una cosa tremenda.. Quelle maschili invece sono non solo tollerate, ma anche giustificate.. Negli U. S. A. e’ stata praticata non solo per motivi religiosi, ma anche perché in questo modo si diminurebbe il rischio di diffondere Malattie veneree.. Magari fra qualche anno sarà obbligatoria in Europa Come i vaccini… Avviso ai maschietti : teniamoci pronti.. Scherzo, ma non troppo . ????

    1. La mia personale religione prevede che chi pratica mutilazioni genitali infantili poi si debba immolare sul rogo, un po’ come le vedove indiane di tanto tempo fa. E se non ha il coraggio di farlo lo si deve aiutare usando una tanica di benzina e un accendino, me lo dice Dio di farlo.

      Ogni volta che l’ho detto a un musulmano mi hanno assicurato che la circoncisione è optional ed anzi espressamente proibita se il ragazzo ha paura.

      Gran cosa il dialogo interreligioso, tutto si appiana.

  4. A questi fatti andrebbe aggiunto quanto successo prima di natale, ricordate ? Un bambino morto a causa di Un circoncisione non fatta in ospedale.. E’ stato chiesto che in Italia sia possibile farla negli ospedali anche per i non residenti.. Giustissimo . Ma qualche giornale ha forse speso una parola per denunciare i rischi che corrono i maschietti che devono essere circoncisi nei paesi poveri del mondo? Assolutamente no . Le campagne Contro le mutilazioni génitali riguardano solo le donne ovviamente ….

  5. ma avete letto che la perotti non ha denunciato??… chissà di che nazionalità è il suo convivente!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: