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44 – Il minestrone del lunedì: mala tempora currunt

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persone_nicholsonLa malattia dell’essere maschio – Per chi si informa correttamente, specie su canali internazionali, è piuttosto chiaro che ci sia in atto una vera e propria guerra a livello accademico e mediatico tra due fazioni ben distinte, specie nel campo delle scienze umane (sociologia, psicologia, eccetera). Da un lato si schierano pochi ma agguerriti analisti che cercano di fotografare e sviscerare la realtà per quella che è, portando dati, fatti e sperimentazioni a sostegno delle proprie tesi (metodo classico), dall’altro si posiziona una schiera feroce e disordinata di studiosi il cui scopo è semplicemente quello di produrre materiale a supporto di alcuni dogmi ideologici, con contributi scarsi di prove, autoreferenziali ma sicuramente allineati al politicamente corretto. A questi ultimi talvolta scappa la mano. E’ il caso dell’americana American Psychological Association, che nell’agosto scorso ha pubblicato uno studio intitolato “Linee guida per la pratica psicologica con uomini e ragazzi”. Diversamente da ciò che si può pensare, non sono le nuove frontiere del trattamento psicologico dei vari stadi evolutivi dell’individuo maschio. Si tratta di un documento puramente ideologico, dove la mascolinità viene rappresentata come una vera e propria patologia, una malattia da curare. L’essere maschio porta a una tendenza egemonica e sessista, dice lo studio, e si esprime attraverso l’ipocrisia, la falsità, la promiscuità, la violenza. Sono queste idee che, partendo dalle università, si diffondono poi nel sentire comune, riducendo gli uomini ad essere oggi ciò che gli ebrei erano nella Germania nazista, come altrove ho già segnalato. Tutto sta a sperare che il fronte avverso a queste degenerazioni tenga e continui a combattere, riducendo ricerche del genere a ciò che dovrebbero essere: una burla, nel migliore dei casi, un atto terroristico nel peggiore.

grafica_disuguaglianzaC’è chi lotta per la verità – Si stanno diffondendo i nuovi risultati annuali del Global Gender Gap Report, elaborato dal World Economic Forum. Manco a dirlo, le donne risultano svantaggiate in tutto. Fortuna che di recente ho ripubblicato qui un interessante intervento che il lettore Eric Lauder aveva già pubblicato sul suo blog, relativo al Global Gender Gap Report elaborato dal World Economic Forum. Vi si notava come i parametri utilizzati fossero concepiti per far risultare in ogni caso, anche ribaltando i valori, che a essere svantaggiate e discriminate sono sempre le donne. Una questione che non è sfuggita a quella parte di ricercatori che tentano di aprire la strada a versioni più reali e comprovate. Analisti dell’Università del Missouri (USA) e dell’Essex (UK) si sono riuniti per elaborare indici più oggettivi, non inquinati dalla necessità di sostenere una causa a prescindere, quella femminista radicale. Hanno così partorito il Basic Index for Gender Inequality (BIGI), applicandolo poi a 134 nazioni. Risultato: in 91 di esse gli uomini risultano più svantaggiati delle donne, mentre nelle altre si è raggiunta una sostanziale parità. Uniche eccezioni: i paesi in via di sviluppo, dove la più grande differenza si registra nell’accesso all’istruzione e a tutto ciò che ne consegue. Si tratta ora di vedere se l’indice BIGI verrà ripreso, analizzato, ritenuto valido o meno dall’ampia comunità scientifica internazionale. Essendo particolarmente aderente alla realtà sono certo che non sarà così. Anzi non mi meraviglierei se qualcuno tagliasse i fondi alle due università anglosassoni.

varie_paygapHarvard crocifigge il “pay gap” – Sempre tenendo un occhio sulle ricerche accademiche che piano piano si stanno distaccando dal delirio femminista radicale e politicamente corretto che ha dilagato negli ultimi anni, è da segnalare un importante studio nientemeno che dell’università di Harvard relativo al divario salariale tra donne e uomini. Nel descriverne gli esiti la Foundation for Economic Education si esprime così: “il divario salariale tra donne e uomini è reale come gli unicorni ed è stato ammazzato più volte di Michael Myers”. Basterebbe quello per non parlarne più, ma è utile, sapendo l’inglese, leggere attentamente lo studio in questione, perché non si limita a dare una risposta alla domanda se il divario salariale esista: ammette tranquillamente che ci sia. Però, attraverso l’analisi di casi concreti, ne individua con grande chiarezza le cause. Sempre legate alle scelte individuali delle lavoratrici donne: rendendosi indisponibili a fare straordinari, ad andare al lavoro a fronte di chiamate urgenti, prendendosi più periodi di malattia rispetto agli uomini, opponendosi a luoghi di lavoro non graditi o a turni nei festivi, finiscono per essere pagate meno. Dunque il pay gap c’è, eccome se c’è. Ma non perché c’è un cattivone col pisello che taglia gli stipendi alle donne inquantodonne, bensì perché le donne, in un mercato del lavoro competitivo, assumono scelte non competitive. E questo, una volta di più, crocifigge il concetto di divario salariale per come viene spacciato dalle femministe radicali. Sperando che Harvard sia sufficiente per seppellire Michael Myers una volta per tutte.


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persone_weinsteinrideAggiornamenti su Zio Harv – Non se ne sa più niente di Harvey Weinstein e del suo processo. Finito nel dimenticatoio insieme al mandante che l’ha generato, ossia il movimento #MeToo. Ciò che si sa è che il tribunale americano competente sta tergiversando, prende tempo. Ha una grossa gatta da pelare: l’intero impianto accusatorio per il big della produzione cinematografica è già quasi totalmente crollato. E periodicamente perde altri pezzi. Ultimo caso la derubricazione della denuncia dell’attrice Ashley Judd da “molestie sessuali” a “diffamazione”. Quest’ultima risulta procedibile (Weinstein avrebbe parlato male di lei al regista Peter Jackson, facendole perdere la parte ne “Il Signore degli Anelli”), mentre per l’altra non se ne parla proprio. A mio parere i giudici stanno aspettando che il castello di carte, ovvero le denunce ad anni di distanza basate su dichiarazioni e autocertificazioni, crolli del tutto. Col tempo l’opinione pubblica si sta disintossicando dagli istinti forcaioli del #MeToo, creando il contesto giusto per poter mandare zio Harv assolto senza avere troppe contestazioni.

varie_rdcReddito di cittadinanza e distorsione rosa – Dice che l’Italia è un paese patriarcale, dove alle donne non è data la possibilità di avere parti opportunità rispetto agli uomini, anzi esse vengono sistematicamente svantaggiate e osteggiate. Sarà ma, come più volte espresso su queste pagine, non si contano i casi dove invece l’essere donna rappresenta un privilegio, spesso anche odioso. Quanto si dice sull’iniziativa governativa del “reddito di cittadinanza” pare confermarlo. Anche nel fare leggi nuove di pacca, per qualche motivo si concede sistematicamente un occhio di riguardo a due categorie: gli “svantaggiati” e le donne. Curiosamente associati, con un approccio che, quello sì, appare insopportabilmente sessista. Dunque nella proposta di reddito di cittadinanza si nota che esso avrà per le donne una durata superiore di un mese alla durata di quello per gli uomini. Poca roba, si dirà, è vero. Ma intanto è un vantaggio, un privilegio, un “di più” che afferma una diseguaglianza. Nulla di male se ci fosse da compensare uno squilibrio, ovvero se quel mese in più fosse in qualche modo giustificato. Ma non lo è. Il mese in più vale per le donne inquantodonne. Alla facciazza del patriarcato.


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#persone_buscemiSi chieda scusa all’Assessore Andrea Buscemi – Andrea Buscemi è Assessore alla Cultura del Comune di Pisa, oltre che eccellente attore teatrale. Eletto in Comune nelle liste della Lega Nord, fin dalla sua nomina ad Assessore ha dovuto affrontare una vera e propria guerra mossa dalla “Casa della donna” della sua città, che ha organizzato manifestazioni di piazza, manifesti, mobilitazioni, con l’appoggio servile dei media, per dimostrare la sua indegnità. Motivo? In passato Buscemi era stato denunciato per stalking dalla sua ex. Assolto in vari gradi di giudizio, restava pendente su di lui una condanna civile al risarcimento danni a favore della ex stessa. Da questo le vagine armate pisane desumevano una condanna implicita anche sul piano penale o “di principio”. Illogico certo, ma dalle femministe radicali, sempre pronte a contestare l’uomo di potere di turno, specie se di un partito non gradito, leste ad arraffare fondi pubblici, ma lente e inefficienti a difendere le donne davvero vittime di violenza, ci si può aspettare questo ed altro. Tuttavia, notizia di qualche giorno fa, Buscemi è stato assolto in Cassazione anche dal lato civile, dunque non dovrà pagare alcun risarcimento danni. Ora appigli non ce ne sono più per le gentildonne che quasi sfondavano a forza la porta dell’ufficio di Buscemi durante una manifestazione e che per mesi ne hanno insultato avvocato (donna) e sostenitrici nel peggiore dei modi. Ora dovrebbero tuffare il capo nella cenere e profondersi in sentite scuse verso l’Assessore. Lo faranno? Chi se la sente di scommettere?

varie_cesIl piacere non si premia – Metti insieme un gruppo di donne desiderose di sfondare nell’imprenditoria e nel commercio. Si spremono le meningi e finalmente trovano l’idea giusta per fare un ottimo business. L’idea, monellacce che sono, riguarda l’autoerotismo femminile, le sue tantissime sfaccettature e i relativi modi per provocarlo. L’idea prende corpo in un vibratore di ultima generazione, da comandare a voce, capace di simulare ogni tipo di stimolazione sessuale, dal cunnilinguus alla masturbazione digitale (niente battute su quella analogica, please…), fino alla penetrazione e alla ricerca del punto G. Una figata insomma, roba da applausi per queste imprenditrici concrete e coraggiose. Che per l’iniziativa prendono anche un premio ambito, l’Innovation Award, attribuito nell’ambito del Consumer Electronics Show. Tutto è pronto per partire e aggredire il mercato, ma arriva subito una lettera di fuoco dalla Consumer Electronics Association. Muta per gli androidi maschili e femminili usati come bamboli e bambole gonfiabili, si indigna per il sex-toy appena inventato, definendolo osé. Timorosa di ripercussioni d’immagine, l’organizzazione del Consumer Electronic Show china subito il capo e toglie il premio alle imprenditrici con la scusa che “non rientra in alcuna delle categorie esistenti di prodotti”. Lora Dicarlo, fondatrice dell’azienda che produrrà il vibratore, definisce il tutto offensivo e ridicolo. Specie perché, per venderlo meglio, l’aveva pubblicizzato come strumento per l’inclusività sessuale, con una strizzata d’occhio anche al mondo LGBT. Insomma tutti i crismi c’erano, ma il politicamente corretto e l’isteria anti-sessista è così ben interprete delle proprie contraddizioni interne da divorare anche se stessa e i propri figli.


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14 thoughts on “44 – Il minestrone del lunedì: mala tempora currunt

  1. anche l’ultimo spot della gillette parla di mascolinità tossica. stai a vedere che daje e ridaje mascolinità tossica diventa parte del lessico comune come lo è machismo.

  2. Gli stessi psicologi che anni fa “curavano” gli adolescenti che si comportavano da adolescenti col Prozac ! Mengele e Freud messi insieme gli fanno una pippa questi qui. Però, occhio, è in arrivo direttamente dalla Spagna (e da dove sennò ?) una importantissima novità.
    La Cuarta Hola ! Il Separatismo Feminista !

  3. >>>>>>>
    Si stanno diffondendo i nuovi risultati annuali del Global Gender Gap Report, elaborato dal World Economic Forum. Manco a dirlo, le donne risultano svantaggiate in tutto. Fortuna che di recente ho ripubblicato qui un interessante intervento che il lettore Eric Lauder aveva già pubblicato sul suo blog, relativo al Global Gender Gap Report elaborato dal World Economic Forum.
    >>>>>>>

    Non che sia fondamentale, tuttavia questo argomento fu già trattato altrove diversi anni fa.

    http://ragionimaschili.blogspot.com/2010/10/contributi-sul-gender-gap.html

    1. Sì, ora ci sguazzano su quella fuffa. Contrapponete il BIGI che ho pubblicato sul minestrone di oggi.

  4. Che ne pensate del Beppe Besozzi di Amazon che in seguito al divorzio dovrà spartire metà del suo patrimonio con la ex? La legge vuole così e lui non aveva chiesto la separazione dei beni. tuttavia la ex moglie si prenderà 71 miliardi di dollari che sembrano un po’ tantini a ben vedere. Ho idea che però lui sia stato uno dei principali finanziatori della propaganda femminista degli ultimi anni, quindi chi di spada ferisce, di spada muorisce.

    1. non sapevo di questa nuova vicenda: non è l’ultimo che è stato fregato !!

      https://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/lisa-lowenstein-solo-500mila-euro-avvocati-mogli-professione-piangono-miseria-2687418/

      la famosa vicenda del Ministro Grilli, sposato con una americana che disse:
      “da lui ho avuto solo 500.00 euro” (!)

      intervistata la signora, ovviamente femminista, disse che la sentenza era una offesa per tutte le donne
      (forse per quelle mantenute come lei…).
      le chiesero “scusi, ma lei a che titolo chiede UN MILIONE DI EURO al suo ex ?
      “Chiedo un milione di euro per tutto quello che ho fatto per lui, rappresentanza, eventi,
      organizzazione di party serali, ecc.”

      ! U N M I L I O N E

  5. non lo se “essere maschio” sia una malattia.
    Il mio semplice pensiero è che la malattia grave, tanto simile ad una epidemia, è la guerra di genere che parecchie persone
    stanno manovrando, con lo scopo immediato di guadagnarci e senza curarsi del fatto che ci saranno effetti riflessi
    molto ma molto gravi.

    alla Somma io ho risposto: se Nadia guadagna anche 0,001 cent da un click, allora vorrei dare un piccolo contributo
    al caffè di questa malcapitata disoccupata.

    ora vediamo se pubblicano il mio commento.

  6. vuoi fartele due risate? somma sul fatto quotidiano dice che la cassazione ha rigettato il ricorso di buscemi ( lo stesso dice anche casa della donna ) contrariamente a quanto dicono i giornali .. ( ps non ho aperto l’articolo, evitando il cd click baiting )

    1. Mi hanno detto (anch’io il mio click non glielo do) che qualcuna sostiene anche che Buscemi resta “colpevole” dei reati andati in prescrizione.
      Nuove giuresperite del nuovo millennio…

      1. una evoluzione del diritto e magari si inventi un risarcimento del danno a suo carico…ora c’è da aspettarsi che qualche magistrato le ascolti e dia vita a una nuova giurisprudenza creativa ( e lo dico non scherzando, i magistrati attuali, soprattutto quelli del settore civile, sono capaci di tutto!! )

        1. una cosa è l’azione civile, che rimane in piedi anche dopo la prescrizione.
          altra cosa è il reato, che pare sia andato prescritto.
          Però la cassazione ha annullato con rinvio ad altra corte d’appello proprio sulla
          faccenda del risarcimento dei danni da illecito civile.
          -assoluzione in primo grado
          -prescrizione in appello
          -annullamento con rinvio della cassazione sulle statuizioni civili (e a quanto pare, ricorso inammissibile
          sulla vicenda penalistica che resta giudicata).
          al povero Buscemi non resta che aspettare il verdetto finale, rammaricandosi infinite
          volte per avere conosciuto una autentica odiosa che lo ha portato fino a questo punto.

          mi sarebbe piaciuto vedere il contenuto di quello “stalking” per il quale comunque
          un tribunale aveva deliberato la insussistenza…

          1. vediamo se ho capito, una signora ha querelato buscemi per stalking ( reato rilevabile a querela di parte ), ha perso il primo e il secondo grado, in cassazione la magistratura ha rilevato la prescrizione del reato, ma non si è prescritto il risarcimento del danno, quindi per le signore dei centri antiviolenza, buscemi non ha vinto la causa, la vincerà quando e se verrà rigettata la richiesta di risarcimento del danno?

          2. scusa giannetto, ti ho risposto scrivendo una sciocchezza ( ho riscritto, quasi tutto, quello che tu hai scritto )

  7. Per quanto riguarda il pay gap, le due analisi non sono in contraddizione tra loro.
    Nessuna delle due analisi è inficiata da pregiudizi di carattere ideologico.
    Sono soltanto entrambe funzionali al medesimo scopo : aumentare il reddito delle donne.
    Quindi entrambe le strategie sono valide :
    a – redistribuzione del reddito attraverso meccanismi di discriminazione sessuale : quote rosa, agevolazioni di vario tipo …
    b – costringere le donne a lavorare di più, senza discriminazioni sessuali.
    Nel primo caso si parla di Gender Equity.
    Nel secondo caso di Gender Equality.
    Punto.
    Quali sono le conseguenze dal punto di vista dell’uomo?
    Nel primo caso vi è la perdita del reddito che viene redistribuito.
    Nel secondo caso la perdita è di tipo sessuale : le donne lavorando di più faranno ancor meno figli.
    Scegliete quella che vi piace di più.
    Arrivati a questo punto, per me pari sono.
    .
    Per quanto riguarda la “mascolinità tossica”, il contenuto di questo breve video che propongo è incompleto, ma ne condivido lo spirito di fondo :

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