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45 – Il minestrone del lunedì: mala tempora currunt

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varie_spotgiletteSpot Gilette: autogol o disastro? – Dello spot Gilette che demonizza l’intero genere maschile si è già detto molto. Apparentemente un autogol in termini di marketing. La sollevazione e l’ondata di dislike è stata pressoché unanime, fino a spingere una società di orologi a produrre un video di contro-risposta, un vero capolavoro che è stato osannato in rete, nonché un astutissimo strumento promozionale. Ciò che è girato poco, in particolare in Italia, sono i retroscena dello spot Gilette. Che è stato realizzato su incarico di Procter&Gamble (proprietaria del marchio Gilette) da una film-maker, tale Kim Gehrig, nota per le sue posizioni ultra femministe: famoso il suo spot per la TV svedese intitolato “Viva la vulva”, una réclame di prodotti di igiene intima, non di auto a produzione locale (quella è la Volvo). Pare che, nel caso Gilette, il controllo sul prodotto finale non sia stato efficiente da parte del committente: i dirigenti P&G si sono trovati a dover chiudere la stalla dopo che i buoi erano già scappati. “Insultare chi vuoi che compri il tuo prodotto non è un modo intelligente per convincerlo”, è stato il loro commento, mentre venivano seppelliti di polemiche. Superlavoro per i loro social media manager, dunque, per giorni impegnati ad arginare lo tsunami. Che alla fine ha lasciato sulla spiaggia alcune scorie non da poco. Un utente infatti ha spammato su tutti i social Gilette l’esito di una recente ricerca di Amnesty International, secondo cui la multinazionale sfrutta lavoratori minorenni in condizioni di lavoro disumane e senza pagarli. Tutti uomini. Non solo: Kim Gehrig nel 2010 è stata accusata di abusi sessuali da tre minorenni, due ragazzi e una ragazza. Uno di loro si è poi suicidato nel 2016. Gilette ha cancellato ovunque il commento, che però è stato screenshottato ed è circolato ampiamente. A conti fatti, dunque, Gilette ha lasciato che una pedofila abusante additasse al mondo un intero genere con l’accusa di essere per natura abusante. Direi un disastro, dunque, più che un autogol.

persone_schiffLa marmittona fallita – Secondo epic fail in rosa della settimana è quella di Giulia Schiff, la 20enne veneziana buttata fuori dall’Accademia Aeronautica e che, probabilmente per vendetta, se n’è uscita con un’originalissima accusa di violenza e nonnismo (il bullismo in ambito militare) contro i suoi compagni di corso. Apriti cielo: per giorni è stato un fiorire di solidarietà verso questa nostra pilota mancata maltrattata dalla mascolinità tossica dei commilitoni. Che però non se ne sono stati della solita accusa farlocca e in breve hanno pubblicato un video dove la dolce Giulia in prima persona prende a nerbate un commilitone, durante il “rito di iniziazione” tradizionale, cui tutti si sottopongono di buon grado dopo aver raggiunto il diploma. Nessun nonnismo insomma, ma il classico battesimo un po’ rude e un po’ goliardico di quando in un gruppo o squadra qualcuno raggiunge un traguardo. Riti così ce ne sono ovunque, in ambito militare o accademico, e c’è un muro a Padova che lo testimonia fin troppo chiaramente. Conclusione? La giovane ha descritto una realtà che non c’è, esacerbandone la rappresentazione, manipolandola e strumentalizzandola. Si è comportata da tipica donna, insomma. I giudici, manco a dirlo, le sono andati dietro, anche perché alla Procura militare si girano i pollici e non vedevano l’ora di avere qualcosa da fare. Alla diffusione del video dei commilitoni l’avvocato di Schiff ha balbettato qualcosa, ma inutilmente: la figuraccia resta. E insieme alle gravidanze indesiderate, agli addestramenti falliti, e a tanti altri casi di cui abbiamo parlato spesso, essa dimostra per l’ennesima volta che, al di là delle belle chiacchiere sulla parità, in un contesto militare per far carriera servono “le palle”.

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varie_antiviolenzaTalvolta basta l’età (1) – Ferme restando le riflessioni fatte di recente sui casi reali di violenza, e per reali si intende sentenziati con colpevolezza da un tribunale, talvolta basta dare un’occhiata rapida alle età delle persone coinvolte per intuire come sono andate le cose. Ad Arezzo ad esempio una 35enne denuncia un 23enne per stupro, gli fa passare l’anima dei guai in anni di procedimento penale e di disonore sociale, salvo poi contraddirsi in aula, non presentare alcuna prova e vedere il suo presunto carnefice assolto “perché il fatto non sussiste”. Ora, l’assenza di prove avrebbe dovuto indurre i giudici ad archiviare il caso senza farlo arrivare a procedimento, ma essendo denuncia di donna contro uomo la prassi, ormai si sa, è di andare oltre alle noiose statuizioni del Codice di Procedura Penale. Ma soprattutto sarebbe bastato conoscere un po’ il mondo per capire che, com’è poi emerso in dibattimento, l’ormai non più giovanissima donna era rimasta indispettita dall’abbandono del giovane, con cui aveva avuto una relazione. La quasi MILF che perde il suo toyboy generalmente si arrabbia un casino. Con gli esiti che si sono visti. Fa piacere l’assoluzione, ma restano le solite domande: chi risarcisce il giovane degli anni di calvario penale? Perché la signora non è stata mandata automaticamente alla sbarra per calunnia e lite temeraria? La risposta è sempre in quella nuova prassi “rosa” non scritta nel Codice di Procedura Penale.

varie_bagheriascuolaTalvolta basta l’età (2) – E di nuovo, fermi restando i numeri visti e la soverchiante incidenza di accuse infondate presentate da donne contro uomini, a considerare certe notizie viene da pensare che l’impulso alla falsa denuncia sia qualcosa di ormai inscritto nel DNA femminile, talmente radicato da manifestarsi anche ben prima dell’età della ragione. Questo fa pensare il caso di Palermo, dove una tredicenne, infastidita dalla severità del bidello della scuola, lo denuncia di abusi sessuali. “Mi ha chiuso in bagno e mi ha toccato il seno”, inventa la piccola, con un’astuzia e una malizia da donna navigata. Il bidello chiarisce, la famiglia stessa della bambina minimizza, ma la preside della scuola (donna e sicuramente iperfemminista) denuncia il fatto. Il bidello viene messo sotto accusa, sospeso dal ruolo e introdotto nel solito calvario giudiziario, da cui dopo anni esce assolto. Dall’altra parte d’Italia, a Brescia, una professoressa che ha violentato un suo allievo di tredici anni continua a insegnare, per lei nessun provvedimento. A Palermo un bidello innocente viene sospeso dal lavoro. E’ sempre il Codice di Procedura Penale in rosa di cui sopra… E di nuovo nessun risarcimento per lui, e nessuna sacrosanta lezione per la tredicenne discola che… povero chi se la prenderà come fidanzata o moglie tra qualche anno: se il buon giorno si vede dal mattino…

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logo_onuL’ONU schizofrenico – Nelle discussioni con femministe o filo-femministe spesso saltano fuori presunti report delle Nazioni Unite o definizioni di schiacciante significanza elaborate dentro il palazzo di vetro di New York a dimostrazione che l’uomo è il Male. Posto che l’ONU è un rottame che contiene tutto e il contrario di tutto e soprattutto è un arnese senza più alcuna utilità, tirarlo in ballo può essere un grave autogol per la vagina armata che ne fa uso per sostenere i propri argomenti. La prova della sua schizofrenia è recente: da un lato pubblica un sondaggio interno da cui risulta che un impiegato su tre, in gran parte di sesso femminile, avrebbe ricevuto almeno una molestia da colleghi (uomini) durante la sua carriera. Dall’altro pubblica uno studio ben più autorevole secondo cui dietro la tratta di esseri umani, sul piano internazionale, nella stragrande maggioranza dei casi ci sono delle donne. Uno dei reati più odiosi al mondo, legato allo schiavismo, allo sfruttamento di chi è più povero e debole, è quasi monopolio rosa. Lo si tenga a mente quando qualcuna ha la faccia tosta di citare la definizione che l’ONU ha dato di “femminicidio” o di altre fandonie simili.

varie_threesomeffmAh, i ripensamenti – Nell’amplissima area a luci rosse di internet, l’essere più ricercato e più raro è l’unicorno. Così viene definita la donna bisessuale disponibile a incontrarsi con altri per far sesso, generalmente con coppie. Gli unicorni sono presenti con un’incidenza di una su diecimila circa: trovarla è un vero terno al lotto. L’incidenza invece è molto più ampia per le “curiose”, ossia coloro che hanno fantasticato più di una volta sull’idea di un ménage à trois con lo scollinamento in pratiche lesbiche, ma non hanno mai avuto il coraggio o l’occasione di fare la prova. Quelle sono materiale esplosivo perché possono lasciarsi attirare in situazioni propizie, per poi scoprire di trovarsi a disagio. Qualcuna accetta la cosa per com’è e si mette il cuore in pace, altre si fanno un cruccio del loro ripensamento e passano, per ripulirsi la coscienza o approfittarne, alle carte bollate. Senza entrare in troppi dettagli, il resoconto di questa notizia, ad esempio, fa acqua da tutte le parti: una giovane adescata su internet con la scusa del baby-sitting viene portata in camporella da una coppia che la violenta sotto la minaccia di un taglierino. Seriamente, a meno di non avere una limousine, si ritiene concretamente realistico uno scenario come quello descritto dove, in auto, lui obbliga al sesso una ragazza tenendo un taglierino in mano mentre la moglie guarda? Chi ha un po’ di esperienza di mondo sa che le cose, filmati e foto inclusi, sono andate, o per lo meno erano state programmate e condivise, in modo ben diverso. Poi probabilmente è arrivato il ripensamento o l’istinto a monetizzare la cosa, et voilà. State all’occhio alle “curiose”, voi porcelli e porcelle del web!

persone_ferragniUn caffè antiviolenza – Tutti a dar contro a Chiara Ferragni, poverina. E’ caruccia, è astutissima (ha trovato modo di far soldi a palate senza lavorare…) ed è costretta, per business, a trascinarsi dietro Fedez. Perché ce l’hanno tutti con lei? Non lo capisco… Io la stimo: ha perfettamente compreso come marciano i tempi odierni e ne approfitta con grande efficacia. Ora le danno addosso per il fatto del caffè: 5.700 euro la tariffa per prenderne uno con lei e scambiare qualche parola. Un’assurdità? Sì, sicuramente. Ma le offerte assurde si fanno fin tanto che c’è una domanda. E qualcuno disposto a spendere quella cifra c’è, a quanto pare. Li ha, li spende come vuole, beato lui. Insomma, fin qui tutto bene, non vedo motivi di blaterare e moraleggiare sulla singola questione. Se non fosse che Chiara mi cade proprio sul più bello. Ci stava che con quei 5.700 poi comprasse una nuova piattaforma videogame per Fedez o pannolini di Gucci per il pupo nato da poco, invece no: li donerà a un circuito di centri antiviolenza. Che delusione, Chiara: pure tu che non ne hai bisogno mi scadi in questi mezzucci da propaganda di quart’ordine. Che peccato. A ‘sto punto penso che avere Fedez tra i piedi ogni giorno sia il supplizio che meriti.


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6 thoughts on “45 – Il minestrone del lunedì: mala tempora currunt

  1. la Ferragni è la tipica furbacchiona da Terzo Millennio, frutto malato della società edonista e narcisista che è stata costruita intorno alla industria della bellezza, con l’appoggio, l’incoraggiamento e la base “ideologica” di una marea immensa di donne.

    a proposito…sicuramente il mio non è una esperienza da generalizzare, però ieri mi sono concesso un pranzetto con 3 coppiette di amici. In tutto eravamo otto, compreso un single come me che si gustava lo “spettacolo”. Se così possiamo chiamarlo
    nell’arco della giornata, dal pranzo fino a cena, ho notato le 3 donne delle coppie che attaccavano verbalmente i rispettivi uomini, con affermazioni pesanti e che li imbarazzavano notevolmente. Qualcuno cercava di reagire, sbigottito, balbettando, ciascuna coppia non metteva il naso negli screzi degli alti, però mi ha colpito questa perdurante e assillante “combattività” femminile
    e l’insana voglia di annichilire dialetticamente il partner.
    da precisare che si trattava di 3 coppie consolidatissime da anni, una di sposati, mica di coppiette irregolari,
    La più “signora” delle tre si girava stizzita nei confronti del marito a dirgli che stava sparando solo cazzate.

    sono certo che il single presente dall’altra parte del tavolo avrà capito, si sarà accorto e avrà fatto le medesime considerazioni.
    PS da notare che poche settimane fa un single, ben maturo di età, è stato cacciato con severa reprimenda dal consesso
    di amici , essendo stato scortese con uno della compagnia; la reprimenda, manco a dirlo, del piccolo tribunale femminista
    con tanto di damnatio memoriae (infatti non lo vediamo da settimane neppure nei discorsi).

    Sesso debole un corno.
    Avete avuto da poco esperienze simili ?

    1. le femministe che tanto odiate (Naomi Wolf e altre) hanno scritto libri su libri contro “l’industria della bellezza” (esagerando, secondo me). Sarebbero d’accordo con te su quello.

      1. ma certo.
        le femministe dovrebbero scrivere enciclopedie sulla INDUSTRIA DELLA BRUTTEZZA.
        La loro bruttezza, perchè sono brutte, soprattutto d’animo. Dentro e fuori.
        hahahahahahahahahah 🙂

  2. Hai mancato Gloria Guida (sì, quella Gloria Guida) che nella trasmissione “Le Ragazze” di ieri si chiede perché il lavoro massacrante di Mondina non lo facessero gli uomini. La risposta ? Perché le donne potevano essere pagate di meno.

    1. comunque la monda del riso diventa un lavoro prevalentemente o solo femminile verso la fine dell ‘800, prima i “risaroli” (così si chiamavano) erano maschi per lo più

  3. Io non ho nulla contro Chiara, premesso che da me prende un milione di euro al giorno moltiplicato per zero.
    Chiara non fa altro che quello che fanno migliaia di brand, rendere appetibile un oggetto di discreta qualità e venderla a un prezzo di decine o perfino centinaia di più del suo valore nominale.
    Chi compra queste cose lo fa solo per vanità e autoglorificazione, spesso, senza renderci conto la nostra vanità è correlata indirettamente allo schiavismo del nostro prossimo.
    Dico indirettamente, perché tra vanità e schiavismo c’è un solco che non li fa vedere collegati, viaggiano su livelli differenti, ma assolutamente necessario lo schiavismo per fare esistere l’altro.
    Solo poche persone sono realmente consapevoli come un certo benessere non utile e non necessario abbia come conseguenza la sofferenza di altri che non conosciamo e mai conosceremo.

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