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A Bibbiano due silenzi: di protesta e di omertà

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DSC_0083 (2)di Anna Poli – Una Bibbiano pressoché fantasma quella che sabato 20 luglio ha sbirciato da dietro le tende tirate e gli scuri serrati il muto corteo di magliette bianche che sfilava per le strade semideserte della città. Una Bibbiano certamente infastidita, che avrebbe di gran lunga preferito non avere a che fare con rotture di scatole e telecamere. Un intero paese che, nel giorno settimanale di mercato, alla consueta e attesa passeggiata tra i banchi della frutta e della verdura, ha scelto di anteporre un piccato asserragliarsi nella semioscura canicola delle pareti di casa. Al solo scopo di non andare a vedere o  di non farsi vedere o forse solo per la candida convinzione che in fondo un mercato vale l’altro e le pacifiche manifestazioni contro un ben noto sistema corrotto sono cosa poco gradita. Sarebbe potuto essere un 20 luglio molto freddo a Bibbiano e invece la forza d’animo di tre fortissimi papà ha incendiato una folla.

Da tre a cento da tutta Italia in meno di venti giorni, questa la meritata conquista dei tre tenaci organizzatori che, contro ogni aspettativa, al più assoluto silenzio mediatico sulle ignobili vicende dei bambini rubati alle loro famiglie, hanno deciso di opporre saldamente la loro personale e ardimentosa idea di protesta. Oltre cento sono stati i partecipanti a quello che si è rivelato essere un evento toccante e puro di solidarietà e di aggregazione, una mobilitazione civile che ha visto una cura rispettosa da parte di ognuno di quelle poche ma quasi sacrali regole che i tre coordinatori hanno perentoriamente stabilito fin dall’inizio con la dolcezza autorevole di chi sa esattamente quale messaggio vuole mandare e come intende veicolarlo.

DSC_0086 (2)Un corteo silenzioso di magliette bianche. Una scalinata di scarpine appoggiate. Un presidio cortese ed educato con gli interventi di chi conosce i fatti. Un minuto di silenzio. Niente politica, per nessun motivo. In quanto la rabbia giusta nei confronti di ciò che sta accadendo e che è accaduto non ha niente di politicamente collocabile: la colpa non risiede in una bandiera, ma in una mentalità. E i personaggi politici che hanno presenziato all’evento in qualità esclusiva di genitori, Elena Murelli e Gianni Tonelli, hanno dimostrato, con umiltà e riguardo, di aver perfettamente inteso la direttiva e di condividere questa analisi. “Credo che, se i nostri nonni avessero avuto la possibilità di leggere quello che sta succedendo oggi, non ci avrebbero creduto”, questo l’esordio del parlamentare, nel suo discorso del tutto apolitico ma al contempo appassionato e indignato, un intervento a pertinente e insperata dimostrazione del fatto che, per non strumentalizzare le situazioni, è sufficiente adottare modi semplici e incondizionatamente fedeli a valori antichi.


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E proprio quei cari e antichi valori hanno voluto ricordare, così come il dolore ricorda un urto, le tante paia di scarpine appoggiate, senza cori e senza spiegazioni, sui gradini del palazzo comunale di una delle città coinvolte in quello che è, in realtà, un tentacolare apparato che avvinghia purtroppo numerose altre realtà. Valori dimenticati che parlano di solidarietà e di aggregazione, di mutuo aiuto e di gratuità, di assistenze che devono tornare ad assistere e di servizi che devono tornare a servire. Valori che supplicano una riconciliazione tempestiva con il buon senso e le buone pratiche, nel nome di una stretta di mano o di uno sguardo lucido, di un abbraccio tra sconosciuti o di una pacca sulla spalla, nel nome di quelle piccole cose autentiche che fanno la bellezza delle belle persone.

DSC_0138 (2)Con il suo silenzio organizzato, l’evento del 20 luglio a Bibbiano è arrivato come un pugno a ridestare le coscienze dei pigri e a dimostrare che reagire al mutismo intenzionale della stampa è possibile. La mobilitazione lampo, nata dall’idea di tre e arrivata a raccogliere cento, ha il merito indiscusso di aver ricordato ai saggi da tastiera che è nelle piazze che ci si tocca. Con le mani e con il cuore. E’ appoggiando insieme un paio di scarpine bianche su una gradinata che le persone solidarizzano, si mettono d’impegno, creano legami. E’ dal racconto dei Carabinieri presenti sul luogo che si scopre come, chi ha eseguito le indagini, abbia pianto di fronte alle evidenze orrorifiche che riscontrava. E’ camminando lenti dietro uno striscione scritto a pennarello che le storie entrano in circolo e gli occhi si velano di sensazioni allo stato liquido. E’ solo e soltanto facendo che si fa. E la tastiera viene dopo.

In un 20 luglio torrido e appiccicaticcio, in una Bibbiano deserta e omertosa, un corteo di magliette bianche e di anime limpide mi ha prepotentemente ricordato il valore perduto della presenza. Sulle strade arse da un sole a picco, vuote di abitanti ma zeppe di coscienze, una processione di mamme e di papà dalla vita in salita mi ha assordata con un silenzio che scagliava parole come pietre. Il merito lo rendo a chi ha organizzato, il ringraziamento a chi ha partecipato. E dopo, solo dopo, viene la tastiera.

Foto di Anna Poli


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6 thoughts on “A Bibbiano due silenzi: di protesta e di omertà

  1. segnalo articolo sul Fatto di ieri sabato 27
    su una maestra morta suicida a Cagliari
    dopo essere stata accusata di violenza
    sessuale a scuola.
    i consulenti sarebbero quelli “soliti” dei
    quali si e’ parlato parecchio. La bambina
    era molto piccola al momento della
    denuncia
    Purtroppo l’articolo e’ della Lucarelli
    ma sembra ben documentato e specifico.

      1. Ti chiedo di andare a convalidare i miei commenti nel tuo articolo “E’ vero, in Italia c’è un regime totalitario. Ed è donna”. Detto questo, secondo me bisognerebbe puntare sul prematrimoniale e sulla riforma delle eredità (i ricchi hanno bisogno di questo, quindi gli unici che possono fermare le femministe sono i ricchi: infatti la femminista che tocca i soldi ad un ricco finisce malissimo) e sarebbe utile spiegare per bene come funziona in USA, non a caso le femministe in Italia hanno detto che bisogna impedire ad ogni costo la legalizzazione del contratto prematrimoniale visto che la moglie del tizio che ha fondato Facebook si beccherà ZERO soldi in caso di divorzio e, concludendo, sarebbe interessante analizzare il caso Briatore-Gregoraci (il prematrimoniale fu presentato – tramite un cameriere – alla sposa due ore prima delle nozze, lei si mise a piangere in camerino davanti a sua madre ma poi lo ha firmato) giuridicamente sposati e poi divorziati a Montecarlo e con il figlio che sta con il padre (così ha scritto Signorini su CHI tempo fa) mentre la madre ha pieno diritto di visita ogni volta che vuole e lei addirittura abita in una casa lì vicino.

        1. Interessante sapere che una donna si mette a piangere quando le fai sapere che non potrà parassitarti a morte. Indicativo, davvero…

      2. Questi tra il caso Epstein e questo rischiano di finire per mano del popolo come finirono gli aristocratici francesi nel ‘700 ma continuano imperterriti a fare i ratti pseudo provocatori. O son stupidi o son completamente psicopatici

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