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All’erta! Giunge la reazione!

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Nota: l’articolo seguente fa riferimento a una pagina del Senato italiano dove la Convenzione di Istanbul risulterebbe ancora non in vigore, in quanto non ancora ratificata dal numero previsto di stati membri del Consiglio d’Europa. Una richiesta di chiarimenti inviata al Consiglio d’Europa stesso ha confermato l’entrata in vigore della convenzione, dopo la ratifica del numero richiesto stati membri. Dunque la pagina del sito del Senato citata nell’articolo è semplicemente non aggiornata, e ciò che riporta non corrisponde alla situazione reale. Purtroppo.

#persone_Salvinidi Giuseppe Augello – Gli attacchi alla Lega di Salvini, molto incentrati sullo stesso Vicepremier, si susseguono senza sosta. La verve nazifemminista invece segna il passo, ridimensionata probabilmente da un minore afflusso di denaro a supporto di iniziative pubblicitarie di scoperta della violenza maschile in ogni peto. L’addebito degli stupri alla genetica violenza del maschio nostrano si scontra contro l’ideologia dell’accoglienza, quando i poveri diseredati, a digiuno di pane e sesso, si trasformano in stupratori seriali. I movimenti all’attacco degli uomini abusanti del loro potere sulla femmina, maschi simbolo del potere sottratto alle pari opportunità, subiscono l’onta del coinvolgimento in iniziative demolitorie della verginità di qualche loro rappresentante, scoperta ad abusare di minorenni e a farsi corrompere grazie a offerte prostitutive, e decadono. Mentre il nemico della sinistra socialdemocratica, nazionale ed europea, sta a un livello un po’ più alto, postovi dal consenso popolare. Alla loro faccia. Ed è così che anche il simbolico Salvini è sotto attacco dai media, dalla magistratura, dall’opposizione politica inferocita, tutti d’accordo nel dimostrare quanto rivoluzionaria possa essere la nuova onda cosiddetta “populista” e “nazionalista”. Dilagante rispetto alle questioni al cardine della politica, anche economica, europea portata avanti dal blocco storico di Francia e Germania, eterni amici-nemici.

Il problema, per tutti costoro, è che il consenso popolare non sembra affatto ascoltare il richiamo ai principi ingannevoli della solidarietà universale, avendo subodorato l’inganno di chi, più forte economicamente, specula e si arricchisce sempre più a danno dell’amato prossimo suo, nascondendo la mano con la quale saccheggia le tasche e le vita di coloro che richiama alla “libertè, egalitè, fraternitè”. E nel mentre multinazionali e residue colonie affamano un continente ricchissimo di risorse come l’Africa, che nessuno spiega perché dovrebbe produrre milioni di emigranti che pagano migliaia di euro per salire a bordo di zattere neanche abbandonassero una nave che affonda, e mentre la presa sui paesi mediorentali ricchi di petrolio non si allenta di un micron, inducono, le forze della solidarietà, a risolvere il problema dell’onda immane di popoli interi in fuga dallo schiavismo economico e dalla fame dileggiando l’unico paese che fino a ieri accoglieva gli esodanti in mano al traffico di esseri umani, accettando supinamente di ospitarli a spese di pantalone. Questo fino a ieri. Oggi c’è salvini, che richia di finire affidato ai servizi sociali. Del resto, l’Italia ha avuto il ruolo subalterno e codino, in Europa, assegnatogli sin dalla conferenza di Yalta, dai vincitori del secondo conflitto mondiale. Ricostruzione sì ma a patto di rimanere fedele ed obbediente ai diktat d’oltreoceano e dei paesi vincitori europei, non dimentichiamolo! E che vorrebbe alzare la testa? Cominciamo a mozzarne qualcuna, per esempio quella di Salvini!

#persone_pillonNon può meravigliare quindi se l’attacco a tutto ciò che proviene politicamente dalla Lega, forte di consensi, sia infaticabile e senza sosta. I migliori pennivendoli sono assoldati per creare un clima denigratorio di tutto ciò che proviene dai “nuovi fascisti”, e dell’alleato pentastellato, ormai messo in ombra dal “socio di minoranza”, così dicono i due terzi degli organi di informazione. L’attacco è concentrico, a 360 gradi. Tutto ciò tanto per chiarire come sia possibile che il Decreto Legge presentato alle camere dal Senatore Pillon, in favore di una vera genitorialità, sia preso d’assalto, anche quello, dalla reazione PD-ina e del suo micropopolo elettorale che vede barcollare sui suoi sostegni il serbatoio di voti ancorato al nazifemminismo nostrano, improvvisamente in pericolo a causa del riflusso elettorale.

Il Decreto in parola, in realtà non contiene nulla di scandalosamente maschilista e antifemminista, limitandosi a prescrivere, come il medico al malato, una maggiore frequentazione dei padri coi figli e una maggiore attenzione al destino della casa coniugale in base alle norme già esistenti del codice civile. Nessuna mannaia sui giudici che lo applicheranno male, o in modo distorto, inventandosi altre forme di “collocamento prevalente” come già nella loro opera condotta a spron battuto ai fini del compiacimento di una parte politica e del suo elettorato femminile e femminista. L’intoccabilità e la sacralità dell’operato di tali giudici, dimostratosi impeccabile (nell’orientamento unilateralmente distruttivo dell’uomo ex padre/marito/compagno) fino ad oggi, è l’oggetto principale di una classe di professionisti che vede in pericolo i privilegi di parcelle di decine di migliaia di euro fondate sul conflitto distruttivo in sede delle centomila separazioni annuali di coniugi, di cui il 60-70 % con prole ostaggio di tali attivisti. La mediazione familiare, sempre invocata dai padri separati, “sarà un costo aggiuntivo che si ripercuoterà sul tenore di vita del figli”, squilla “La Repubblica” ad opera di prezzolati lacchè della proprietà editoriale, ben nota. “Un passo indietro di 50 anni” gridano scandalizzate le divorziste del fronte “spennapolli”, ignare del grido di dolore che si eleva al cielo da centinaia di migliaia di padri, e dai loro figli coinvolti in ogni separazione.

grafica_noistanbul“Questa mediazione non s’ha da fare” gridano le Don Rodrighe firmatarie (forse con una croce) di una Convenzione di Instambul che nessuno spiega al popolo come cavolo sia spuntata in una Europa  per lo più poco incline alla ratifica ed all’adozione con decreto. Per entrare in vigore, la Convenzione infatti necessita della ratifica di almeno 10 Stati, tra i quali 8 membri del Consiglio d’Europa. L’Italia ha sottoscritto la Convenzione il 27 settembre 2012 e il Parlamento ha autorizzato la ratifica con la legge n. 77/2013 (indovinate con la maggioranza politica di chi). Ad oggi la Convenzione è stata firmata da 32 Stati, ma ratificata da solo 8 Stati; non è dunque ancora entrata in vigore. A sette anni dalla sua emanazione. Qualcuno lo sapeva? Qualcuno dell’illuminato mondo proattivamente incline alla mistificazione della lotta alla violenza di genere, che ci rammenta con un ritmo da lavaggio del cervello solo alcune parti di tale Convenzione, può spiegare il perché? Il silenzio è assordante! Ma evidentemente in qualche parte dell’Europa i rappresentanti del popolo non contano tanto sulla bovina mansuetudine consenziente dell’elettorato alle politiche femminocentriche, supposta fino a ieri invece dai nostri governi.

Ma attenzione! Nel momento della discussione alle camere del Decreto Pillon, qualora non emergesse un forte movimento di opinione in appoggio, le bordate, per niente a salve, dell’opposizione rischiano di inferocire ancora di più le orde guerrafondaie del femminismo nostrano, e schiere di amazzoni alla guida di migliaia di emule guidate dalla Boldrini & C., si riverseranno nelle piazze d’Italia. E allora si vedrà la solidità del movimento dei padri illuminati, che farebbero bene a deporre il loro “aplomb” cavalleresco e scendere anche loro in piazza a difesa dell’istituzione familiare, della bigenitorialità e della loro prole. “Padri di tutte le associazioni”, mi vien voglia di gridare, “giunge l’ora di mantenere ora la conquista di qualche caposaldo ottenuto dopo decenni, ma ancora in pericolo. Siate pronti!”.


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7 thoughts on “All’erta! Giunge la reazione!

  1. Articolo fantastico. Continuando a sperare che tutto fili liscio, mi chiedo quanti saranno i padri, le associazioni maschili, che, se messi alla prova scenderebbero in piazza a proteggere il DDL?
    In Italia vedo ancora un fortissimo vulnus da parte di uomini a difendere i propri diritti.
    Oggi è vero, si è creata più consapevolezza sulla questione maschile, tuttavia siamo ancora lontani dalla preparazione, struttura, capacità organizzative dalla feroce macchina femminista.

    1. “Oggi è vero, si è creata più consapevolezza sulla questione maschile, tuttavia siamo ancora lontani dalla preparazione, struttura, capacità organizzative dalla feroce macchina femminista.”

      Hai ragione.
      Spiace dirlo ma io vedo negli uomini odierni una non voglia di combattere che è un mix di masochismo e stupidità.

    1. E’ possibile che la pagina del Senato non sia aggiornata (purtroppo). Non c’è data di pubblicazione di quel contributo.
      Per quanto vale (poco) anche Wikipedia riporta 8 ratifiche (Turchia, Albania, Portogallo, Montenegro,Italia, Bosnia- Herzegovina, Austria e Serbia) e non 10. E’ strano: vista l’ampia strumentalizzazione che si fa di quella porcheria di convenzione, qualcuno avrebbe subito corretto la pagina al raggiungimento delle dieci ratifiche…

    2. Michele299, Anche in Wikipedia trovo: Essa entrerà in vigore dopo 10 ratifiche, 8 delle quali devono essere di Stati membri del Consiglio d’Europa. La convenzione è stata firmata finora da 32 stati, e ratificata da Turchia, Albania, Portogallo, Montenegro,Italia, Bosnia- Herzegovina, Austria e Serbia. Aggiornamento Maggio 2018. Nel sito del “Consiglio d’Europa” da te indicato si legge: 01/08/2014 – 10 Ratifiche inclusi 8 Stati membri. Esistono poi numerose firme con note e riserve sull’applicazione da parte dei vari stati. Sul sito del Senato da me indicato si legge: “Ad oggi la Convenzione è stata firmata da 32 Stati, ratificata da 8 Stati; non è dunque ancora entrata in vigore”. O il sito del Senato è scritto da qualcuno ignaro della situazione o il parere al riguardo è discordante! E assodato che l’Italia l’abbia ratificata e trasformata in legge.

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