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Asia Argento, #shetoo e i giusti motivi di esultanza

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asia-argConsentitemi di non esultare di fronte alla deflagrazione della bomba termonucleare caduta sul movimento #metoo alla diffusione della notizia che Asia Argento abbia dovuto risarcire un giovane e semi-sconosciuto attore americano per molestie sessuali. Non mi sento di esultare perché la notizia non mi stupisce minimamente, anzi era attesa. Che l’impulso mafio-femminista del movimento stesse non solo rallentando ma addirittura regredendo era evidente non solo dalle numerose incriminazioni per molestie e violenze a carico di vari cavalieri antimolestie, non solo dal fatto che diversi accusati cominciano a non venire più rimossi dai loro incarichi, ma soprattutto dagli sviluppi del caso Weinstein e dalle archiviazioni del caso Brizzi in Italia. Nulla di nuovo, insomma, era un botto annunciato e atteso.

Per il resto, quale percorso criminoso e criminogeno abbia generato #metoo è ben noto a tutti coloro che non l’hanno cavalcato per interesse, ovvero alla maggioranza dell’opinione pubblica. Si sa che le isterie che si sono ad esso collegate hanno comportato la rimozione di personaggi di rilievo da ruoli decisionali o la rovina di individui che, nel loro ambito, rappresentavano delle eccellenze. Weinstein in testa, ma penso tra gli altri anche al grande direttore d’orchestra Daniele Gatti o a Kevin Spacey, attore semplicemente meraviglioso, oggi sul viale del tramonto e della rovina proprio perché bruciato dalla coda maligna della meteora #metoo. Fino ai casi più gravi e infami dove qualcuno non ci ha rimesso solo il posto o la reputazione, ma anche la vita, privando il mondo di ingegni di valore indubitabilmente superiore a quello espresso dalla media delle denuncianti a scoppio ritardato.

persone_argentobennettEra evidente a tutti che #metoo fosse solo, a seconda di chi lo utilizzava, un mezzo per farsi pubblicità, essere alla moda, sgraffignare soldi facili tramite ricatto o perpetrare ignobili vendette. Anni fa emerse il fenomeno dello stalking come pratica riservata alle star tormentate da qualche fan svitato o troppo ossessivo. Divenne anche quella una moda e nel jet set del cinema, tra gli anni ’80 e ’90, se non dicevi di avere un persecutore, vero o no che fosse, non contavi nulla. Con lo stesso meccanismo, di recente si sono spacciati per violenze scambi di natura sessuale pressoché consueti in quell’ambiente, arrivando a danzare sulle ceneri di produttori o registi, pur di avere riflettori o di recuperare carriere indirizzate verso il dimenticatoio. Quest’ultimo è il caso di Asia Argento così come di Jimmy Bennett, il giovane cui ha tappato la bocca a suon di dollari, per altro, massima ipocrisia, proprio nel periodo dove vagava per il mondo col pugno alzato ad affermare di essere stata violata lustri fa dall’uomo con cui poi avrebbe fatto coppia per anni. Da parte sua, Bennett sicuramente sperava, come minimo, di farsi una bella nottata con l’attrice, o di avere qualche vantaggio in cambio della sua disponibilità sessuale. Non avendo ottenuto nulla, con la carriera che non decollava, è passato al ricatto. Ovvero ha applicato il #metoo con lo scopo principale per cui è stato concepito. E che dunque rimane spregevole, chiunque sia a utilizzarlo, uomo o donna.

Niente di nuovo, dunque. Per lo meno non è il disvelamento di questi aspetti a dover indurre al giubilo. Il disvelamento davvero cruciale è un altro, ed è che ora #metoo viene condotto alla sua dimensione vera. Esso, infatti, è stato accompagnato da un salto dimensionale sintetizzato dalla frase: “grazie all’esempio delle star del #metoo, molte donne normali hanno trovato il coraggio di denunciare”. Un concetto che trasportava una faccenda per dive e divette nel mondo delle persone qualunque, con un esito potenzialmente mostruoso, come già capitato per lo stalking, nei tribunali, nelle politiche pubbliche e nei media. I numeri però hanno sempre smentito quel salto dimensionale: le denunce di donne contro gli uomini continuano infatti a essere in calo. Qualcosa non tornava, e adesso invece è tutto chiaro. Alla luce di quanto sta accadendo, si può ben dire che #metoo altro non è stato che un tentativo di dare impulso a pratiche già esistenti e consolidate: la denuncia falsa, o strumentale, o drammatizzata, il tutto per qualche interesse che con la giustizia non ha nulla a che fare.

marionettaRiportato il fenomeno a questa dimensione, allora sì che è possibile trovare riscontri nella realtà, in particolare in quel 95% di accuse e denunce a carico di uomini che termina in archiviazioni o assoluzioni. In questo senso, #metoo era un modo per ufficializzare e dare dignità e giustificazione pubblica a una pratica femminile fin troppo consolidata. E dunque la frase che si era diffusa ora assume un senso, se debitamente corretta: “grazie all’esempio delle star del #metoo, molte donne normali hanno trovato il coraggio di presentare denunce false, strumentali, estorisive o vendicative”. Solo in questo senso il disvelamento della sua vera dimensione deve essere motivo di esultanza. Ora il mondo intero sa quale sia il genere più incline a utilizzare la gogna mediatica (per le persone famose) o le accuse in tribunale (per le persone qualunque) per interessi lontani anni luce dalla giustizia. Perché l’esultanza diventi vera e propria standing ovation occorre che si prenda definitivamente atto del tutto, accompagnando il tramonto sempre più rapido del #metoo con un ugualmente rapido accantonamento del donnismo in tutte le sue declinazioni e in tutte le sue pregiudiziali nelle procure, nelle istituzioni e nei media.


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9 thoughts on “Asia Argento, #shetoo e i giusti motivi di esultanza

  1. #MeToo verso l’implosione? Davide secondo lei e’ anche contemplabile questo possibile atto risolutivo, finale, onde evitare per femministe e veterofemministe anomalie comunicative quali messaggi boomerang?

  2. Consentitemi di evidenziare alcune differenze nei casi Weinstein-Argento e Argento-Bennet. La Argento era piu’ che maggiorenne quando e’ stata con Weinstein, Bennett no.

    Per le leggi della California un adulto che fa sesso con un minorenne commette “statutory rape”, ovvero e’ stupro senza scusanti alcune, non c’e’ prescrizione per le denunce e si rischia un minimo di 25 anni di galera. Non piace? Poteva scoparselo in Italia, il paese su cui ha cosi generosamente sputato, qui non sarebbe stato considerato stupro sotto il profilo giuridico, anche se dal mio punto di vista resta lo schifo di una che si tromba uno con meno della meta’ dei suoi anni, un minorenne che aveva conosciuto quando lui aveva 8 anni. O cominciamo a rispettare le regole altrui o non potremo mai far rispettare le nostre.

    Bennett ha dichiarato che non aveva parlato prima per vergogna, e io gli credo, perche’ in questa societa’ un ragazzino non puo’ non fare la parte del macho, non puo’ avere soggezione psicologica di una pedofila di 20 piu’ grande che nel film faceva appunto sua madre.

    Bennett ha dichiarato che sentire la Argento definirsi vittima quando era lei ad averlo manipolato lo ha mosso all’azione, e io gli credo, perche’ all’indecenza c’e’ un limite e la Argento li ha superati tutti, con tutti i suoi partner, l’ultimo dei quali si e’ ucciso poco dopo che erano uscite le foto che provavano le corna che gli aveva fatto la Argento. Che cosa ci abbiano trovato tutti i suoi partner in una che per un minuto di ribalta e’ arrivata a limonare un cane (sicuramente non consenziente) ancora mi sfugge.

    Comunque riuscire a zittire la Boldrini e la Bonino non e’ cosa da poco, ora che la Laura e’ sulla Diciotti potremmo approfittare per far salpare le ancore direzione Libia e lasciarla a gestire i problemi delle donne dove veramente ne hanno.

  3. Ben ritrovato Davide.
    Come valuti la posizione di Bennett? Io del “tenuto in pugno” che pensa ingenuamente di “tenere in pugno” la situazione. Asia Argento pur non abusandone (almeno sino a prova contraria) l’ha comunque usato. Lo conosceva da quando era un moccioso, sostenere che non sapesse che fosse minorenne è una balla astronomica. Un diciassettenne o la controparte femminile sono ancora piuttosto acerbi in aspetto e modo di porsi al mondo per scatenare l’interesse di un/’adulto/a normale. Magari è esagerato definire un/a quasi o neo maggiorenne ancora un/a ragazzino/a, ma non si diventa adulti realmente solo perché lo decreta un articolo di legge. Per dire, a me una ragazza sotto i vent’anni, per quanto carina possa essere (dato oggettivo) mi dice poco o nulla.
    L’Argento invece si è fatta un bamboccione. Furbetto finché si vuole, ma pur sempre un ragazzotto, approfittandosi delle sue tempeste ormonali. Immorale.

    1. Guarda, la posizione di Bennett, credo si capisca dall’articolo, la giudico identica a quella della Argento di ogni altra furba o furbo che utilizzi il metodo #MeToo: spregevole, violenta, estorsiva. Non conta qui il genere, in ogni caso è un comportamento infame e davvero misero.
      Il problema sta appunto “oltre”, ovvero in quell’ampiamento concettuale che dal #MeToo delle dive o mezze dive (e anche divi e mezzi divi) arriva a indurre le donne “normali” a comportarsi nello stesso modo.

  4. Ho fatto questa stessa identica analisi nel momento in cui questa notizia è piombata sui media.
    Ho intuito (e l’ho scritto) il pericolo che potesse paradossalmente rafforzare Metoo, avvalorandone i postulati.
    In rete però, l’unico tra i media che ancora sia ancora rappresentativo di qualcosa, era tutto un tripudio di pernacchi.
    Reazione arcisuperextra giustificabile, a cui (lo ammetto) ho ceduto (con parsimonia) anch’io.
    Però dopo carnevale arriva la quaresima.
    E si ripropone per l’ennesima volta il tema di una chiara e il più possibile univoca visione (per quanto si possa) di cosa sia la tematica del “maschile” e come vada affrontata, data l’enorme posta in gioco (per noi).
    Per evitare effetto gregge o derive irrazionali e controproducenti (esiste in campo persino una visione del ritorno al passato remoto).
    Perché é sempre più chiaro che l’efficacia di un movimento passa anche (anche) attraverso lo stessa visione del problema. Almeno in una certa fase (che potrebbe anche non essere ancora questa…non saprei).
    Se il femminismo non è mai riuscito a imporsi totalmente (un brivido mi sale lungo la schiena) è per l’esistenza di questa dinamica al suo interno.
    Non so se l’uscita allo scoperto di un nucleo di intellettuali capofila (entro cui io personalmente ti annovero) sia la strada migliore.
    Ma io (per ora) non riesco ad intravvederne altre.

    (chiedo perdono per la pallosità del tema)

    1. Ti ringrazio. Uscire allo scoperto non è semplice, in questo contesto. Un contesto che fa di tutto per tenerti sotto. Ma in questo senso traggo spunti dal Mahatma: “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci”. Ma in questo caso cambierei il finale in “Poi vinciamo”.

  5. Cato Stasi, intanto ben tornato.
    Ti invito a leggere gli “articoli” di Natalia Aspesi su Repubblica e Lidia Ravera su Lettera 43, o di un certo Alessandro Orsini di TPI. Cose da vomito e dissenteria. Per non parlare delle centinaia di commenti in rete da parte di uomini e donne. Lo sfacciato doppiopesismo, ipocrisia, “victim blaming” che questa vicenda ha fatto emergere ha prodotto un bello squarcio sulla maschera di merda del femminismo, se proprio ce fosse stato il bisogno. Questa è la vera “vittoria”

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