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Assordanti menzogne e falsi ad effetto, ma anche qualche voce contro

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Primo consiglio comunale romizidi Giuseppe Augello – Non ha fatto molto rumore, ma non si distingue dagli altri virulenti attacchi alla riforma del Diritto di Famiglia, quello del PD contro il sindaco di Perugia, Andrea Romizi, colpevole di non essersi schierato apertamente contro il pernicioso DDL 735 a firma Pillon ed altri, per il quale sono in corso audizioni e dibattiti pubblici in varie parti d’Italia. Andrea Romizi gode in verità di buona fama. Nel 2017 gli viene conferito il premio “Lions Città di Perugia” con questa motivazione: “per le iniziative intraprese a favore della città in ambito culturale, in particolare per gli eventi collegati a “Perugia 1416”, che hanno rivitalizzato la comunità e destato nuovi spunti di confronto nel dibattito cittadino”. L’Unione Nazionale Cavalieri d’Italia gli conferisce l’onorificenza Onore e Merito UNCI,”per il costante impegno verso i cittadini“.

Nell’enfasi dei paroloni altisonanti ma vuoti per mezzo dei quali si è usi camuffare le ipocrisie politiche e le volgari menzogne al popolo, i consiglieri del PD “auspicano che il centro destra perugino prenda per una volta una posizione netta su un tema così delicato ed importante, dimostrando un’attenzione per i più deboli, andando oltre i capricci elettorali del Sindaco, da troppo tempo sotto ricatto della Lega e che ha, in questo caso, la possibilità di dimostrare che il bene collettivo è per lui una priorità politica e sociale”.

varie_dsmNon ha preso posizione, il sindaco colpevole, sulla serie di effetti criminosi del DDL in parola. Un esempio? La “presunta malattia”, sostengono all’unisono le grancasse nazifemministe e i portavoce del loro PD, della “Alienazione Parentale”, o “Alienazione Genitoriale”, mai entrata nel DSM (il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) e anzi molto criticata anche dalla Cassazione e dalla giurisprudenza italiana. Secondo tale teoria, che le PDine più o meno nazi considerano del tutto falsa, il minore, specie in caso di separazione conflittuale, viene plagiato da uno dei due genitori attraverso una vero e proprio lavaggio del cervello che lo mette contro l’altro genitore, arrivando addirittura ad accusarlo di violenza sessuale. Nel testo di legge, in caso un genitore insista a opporsi alle frequentazioni del minore da parte dell’altro con una “condotta pregiudizievole” o anche nel caso in cui lo stesso bambino “mostri rifiuto, alienazione o estraniazione”, il giudice potrà comunque stabilire il suo affidamento ai servizi sociali e il suo ricollocamento in una struttura protetta, dove il minore affronterà uno “specifico programma per il pieno recupero della bigenitorialità”.

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È evidente, dicono le gracchianti cornacchie il cui gracidio viene amplificato, e solo quello, dai media e dal più noto motore di ricerca mondiale, che in tal modo si mette a tacere quello che, con molta probabilità, è un vero grido d’aiuto del minore spaventato dalla violenza del genitore rifiutato. Con molta probabilità, dicono le o gli imbecilli. Perché se è vero che il 15% soltanto delle 80.000 separazioni all’anno è non consensuale, è anche vero che in alcune ricerche condotte tra le altre dall’Università “La Sapienza” sul territorio romano e su famiglie in separazioni altamente conflittuali, sono state riscontrate nel 12% dei casi situazioni di alienazione parentale con manifestazioni di disagio peculiari nei figli che rifiutano un genitore, soprattutto dai 7 agli 11 anni, conseguente diminuzione della stima di sé, depressione, problemi di identità, sintomi psicosomatici e problematiche affettive. Questo perché “mettere un figlio contro l’altro genitore è come mettere il figlio contro se stesso”. Facendo un po’ di conti, significa che alcune centinaia, o forse un migliaio, di minori all’anno sono a serio rischio di tale disturbo relazionale, che sempre secondo le virago e i loro portavoce sarebbero solo il segnale di padri violenti che i figli non vogliono incontrare, come dimostrano anche alcuni articoli della famigerata Convenzione di Istanbul. La più colossale panzana mai affermata quando, al contrario, è documentato che a fronte di accuse materne false e ricattatorie, spesso proprio i minori pervicacemente si attaccano alla figura del padre.

grafica_alienazioneSi tratta quindi, quella del DDL 735, di una riforma pericolosissima, dicono le femminazi, che se approvata andrebbe a incrementare i già numerosissimi reati casalinghi e violenze su donne e bambini. Tutto ciò, come l’assunto che il disturbo non sia riconosciuto, è semplicemente falso. La sentenza 7041/13 del 20 marzo 2013, citata fino alla nausea, riferita al caso di Cittadella e discussa in tempi molto rapidi, richiama ad una mancanza di scientificità della PAS, come riportato solo da una delle parti in causa. Tuttavia la sentenza stessa non considera la più completa e accreditata letteratura scientifica, che invece evidenzia l’esistenza del fenomeno di captazione del figlio da parte di un genitore, al di là dell’ “etichetta” utilizzata (PAS, PA, ecc.). Nota Giovanni Camerini, Professore docente al Master di Psichiatria Forense dell’età evolutiva, Università degli Studi di Roma La Sapienza, come sia “incredibile la contraddizione delle sentenze della Cassazione, in quanto enuncia teorie molto distanti da quanto sull’argomento viene sostenuto dalla comunità scientifica e spingendosi addirittura a formulare giudizi spericolati sulla figura del ‘padre’. Conferma Guglielmo Gulotta, Avvocato, psicologo, psicoterapeuta, Ordinario di Psicologia Giuridica presso l’Università degli Studi di Torino: “Credo sia la prima volta che la Suprema Corte si esprima così su un argomento di natura scientifica, quindi non certo di sua competenza”. La sentenza, inoltre, menziona il mancato inserimento dell’Alienazione Parentale nel prossimo prontuario del DSM-V, dimenticando che già nel DSM-IV-Tr è incluso il Problema Relazionale Genitore-Bambino. 

Il fenomeno dell’Alienazione Parentale è possibile individuarlo all’interno del DSM-5 nella sezione “Altre condizioni che possono essere oggetto di attenzione clinica” (pag. 831 DSM-5 versione italiana). Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, noto anche con la sigla inglese DSM, è uno dei sistemi nosografici per i disturbi mentali più utilizzato da medici, psichiatri e psicologi di tutto il mondo, sia nella clinica che nella ricerca. Il manuale DSM-5 è stato pubblicato nel maggio 2013.  L’alienazione genitoriale è quindi inclusa, ma non come PAS (cioè non come Sindrome da Alienazione Genitoriale).

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grafica_mentecomplessaBestioni usi a bestialità giuridiche, come anche alcuni esponenti della classe dei giuristi, danno supporto alle urla negazioniste. Avvocati, che magari neanche conoscono la differenza tra disturbo e sindrome, utilizzano tale circostanza per sollevare polveroni. L’intero concetto di sindrome, seppur largamente impiegato nelle precedenti edizioni (1952, 1968, 1980, 1994), è stato messo in dubbio da più moderne ricerche. Ad esempio, condizioni che gli psichiatri considerano come distinte (iper-attività, autismo, disturbo bipolare, depressione, schizofrenia) sembrano oggi essere associate a comuni variazioni genetiche.  Allo stesso modo si è scoperto che condizioni considerate distinte come ansietà, depressione e disturbo post-traumatico da stress sono associate a simili attivazioni anormali di una parte del cervello (amigdala).

Non si tratta di quisquilie ma di capire che bestemmie camuffate da altisonanti appelli alla scienza per distruggere il tentativo di speculare sulla carne e sulla psiche dei minori coinvolti nelle separazioni andrebbero contrastate con ben altra virulenza, e non ospitate sui media se non in forma di dibattiti seri, con qualche buttafuori pronto a defenestrare chi si azzardasse ad affermare che il richiamo alla Alienazione Genitoriale pone a rischio la vita di donne e bambini. Andrebbero piuttosto riprese ed amplificate voci come quella di Simonetta Matone, magistrato minorile. La sua diagnosi sulle famiglie italiane è durissima: “siamo messi molto male”, dice. E spiega: “Non esiste più la figura del padre: il maschio italico ha perso, in seguito alla rivoluzione femminista, la sua autorità, e questo era ed è giusto. Ma insieme ha perso anche un bene prezioso, la sua autorevolezza. E ha reagito in due maniere, opposte e devastanti entrambe: assenza o violenza. Tutti i ragazzi che passano di qua e si siedono su quella sedia hanno in comune un dato: nessuno stima il padre. Con la figura paterna tradizionale è scomparso il senso del dovere e della dignità. Le donne, purtroppo, sono spesso inadeguate a ricoprire il doppio ruolo. Siamo tutti meno disposti a sopportare: sulle famiglie fragili, la ribellione della donna diventa esplosiva”.

persone_matoneNella puntata del 2 Maggio 2018 di “Porta a Porta”, La Matone, bacchettava gli ospiti (pronti a suggerire ai genitori alienati di fare il un passo indietro) con parole lapidarie: “Ci sono dei casi in cui se non la fai con i carabinieri (l’esecuzione del cambio di affido) perdi il figlio. E questo è un male per il figlio e per il genitore. Tutti coloro che hanno fatto questo ragionamento, non me la sento di andarlo a prenderlo con la forza pubblica, alla fine hanno perso i loro figli”.  Oppure, voci come quella, incredibile a dirsi, dell’Avv. Benedetta Di Bernardo (dello Studio Legale Bernardini de Pace) certo non colpevole di compromissione ideologica viste le ultime uscite della sua mentore. Dice la Di Bernardo: “Tra una rivendicazione economica e una domanda di addebito, capita troppo spesso che i minori vengano coinvolti, anzi travolti, dalle insane dinamiche che un amore finito lascia dietro di sé. In men che non si dica, i bambini cambiano ruolo: da spettatori inermi delle quotidiane e reciproche recriminazioni tra mamma e papà, ad attori protagonisti della scena del crimine. Piccoli strumenti nelle mani sapienti dell’uno, potentissime armi scagliate contro l’altro, costretti a portare sulle loro piccole spalle il peso insopportabile del conflitto di lealtà. A scegliere da quale parte stare. E’ così che, silenziosa e subdola, l’alienazione di un genitore per mano dell’altro si insinua fra le mura domestiche e, in uno stillicidio quotidiano e programmatico, contamina i pensieri dei figli, ne sovverte gli equilibri, ne sgretola le certezze, ne lacera i sentimenti. Queste dinamiche vengono comunemente ricondotte al fenomeno dell’alienazione genitoriale: un vero e proprio abuso da parte di un genitore, accecato dallo spirito di rivalsa sull’altro, con buona pace del diritto dei figli alla bigenitorialità, che imporrebbe, invece, di preservare l’altra figura genitoriale e di garantire un rapporto costante e sereno con i figli. Le forme nelle quali può attuarsi e manifestarsi l’alienazione genitoriale sono così tante che sfuggono a una precisa elencazione e descrizione.

Il bambino, in un’indebita sovrapposizione di ruoli, di età e di vissuti, si sente in dovere di schierarsi e si associa alla campagna denigratoria del papà contro la mamma, o della mamma contro il papà. Questo allarmante fenomeno è del tutto trasversale, non guarda né all’estrazione sociale, né al titolo di studio, né alla provenienza geografica dei genitori, e va affrontato in modo serio e consapevole dagli “operatori del settore”: avvocati, psicologi, giudici, consulenti tecnici, insegnanti, che hanno il dovere di informarsi, di responsabilizzarsi, di riconoscere per tempo i segnali di un’alienazione genitoriale in atto e, soprattutto, di disincentivare il genitore responsabile. Anche a costo di rinunciare a un incarico o di fare un passo indietro nel conflitto giudiziario. Perché questa guerra, dove le armi sono proprio loro, infligge ai minori ferite invisibili che si porteranno dentro per il resto della loro vita, anche quando le rivalse tra papà e mamma scemeranno, anche quando le pretese economiche saranno soddisfatte, anche quando, e questo è il pericolo nel pericolo, saranno a loro volta genitori”.


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One thought on “Assordanti menzogne e falsi ad effetto, ma anche qualche voce contro

  1. oltre alle parole del giudice Simonetta Matone e dell’avv. Di Bernardo, professioniste serie e di certo non legate a qualche carrozzone ideologico come le loro scatenate “colleghe di genere”, si segnalano tante decisioni che riconoscono sulla base di specifica CTU la sindrome da alienazione parentale, come motivo di modifica dell’affido del figlio e intervento dei SS.SS..
    ad esempio Tribunale minori di Brescia, decreto depositato il 26.7.2018 che trovate on line
    con nomi delle parti omissate.

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