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Blangiardo imbavagliato: quando l’arroganza si fa regime è tempo di mobilitarsi

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varie_congfamDomani a Verona avrà inizio il Congresso Mondiale delle Famiglie. Quali idee l’assise proporrà alla discussione pubblica ancora non si sa, se ne avrà notizia dopo che il Congresso avrà avuto luogo. Al momento è certo è che si tratta di una manifestazione che avviene in piena conformità con la legge, durante la quale si esporranno idee e principi argomentati. In quanto tali essi potranno essere oggetto di adesione, critica, discussione o rigetto. Altra cosa certa: non si parlerà di temi che la storia o la comunità umana hanno già riconosciuto come inaccettabili. Non sarà cioè una riunione di antisemiti, pedofili o cannibali. Sarà l’occasione per presentare al dibattito pubblico un complesso di valori in cui un certo numero, per altro non insignificante, di persone si riconosce. Nonostante tutto questo, da settimane è in atto una mobilitazione feroce per impedire o quanto meno sabotare l’evento.

L’apice di questa operazione è stato raggiunto ieri. Il Professor Giancarlo Blangiardo, demografo e insegnante universitario, di recente nominato a capo dell’ISTAT, era stato invitato a una tavola rotonda intitolata “Protezione della vita e crisi demografica”, cui avrebbero partecipato lo psichiatra Alessandro Meluzzi, l’ex capo del dipartimento antidroga della presidenza del Consiglio Giovanni Serpelloni e il Senatore della Lega Simone Pillon, avvocato familiarista. Un panel essenzialmente tecnico-scientifico dunque, dove l’unica piegatura politica era data dalla presenza di un senatore, in ogni caso democraticamente eletto e portatore di una propria idea del mondo, che resta costituzionalmente libero di esporre come e dove gli pare. In questo contesto è maturata una protesta feroce che ha preso di mira la partecipazione del Professor Blangiardo.

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persone_blangiardoPur avendo specificato che avrebbe partecipato a titolo personale e come esperto di demografia, l’annuncio della sua presenza ha scatenato un putiferio presso l’ente che è stato di recente chiamato a presiedere, appunto l’ISTAT. Le rappresentanze sindacali interne sono entrate in agitazione, minacciando scioperi e presidi, sottolineando la non opportunità di una tale partecipazione. Ai sindacati si sono presto uniti esponenti politici che hanno fatto della strenua opposizione al Congresso, ancor prima di conoscerne i contenuti, la cifra della propria azione pubblica. Esponenti dello scomparso partito LEU o discussi personaggi come Monica Cirinnà hanno fatto fuoco e fiamme. Tale è stata la pressione che alla fine Blangiardo ha dovuto annunciare il ritiro della sua partecipazione al Congresso di Verona. Il tutto oggi viene raccontato come fosse normale, quasi scontato. Ma così non è.

Ho dedicato questa settimana ad approfondire le dinamiche anomale che si stanno verificando da tempo in ambito accademico, dove minoranze ideologiche che asseriscono di battersi per “i diritti” imbavagliano chiunque sia portatore di idee non conformi alle loro, invece di prodursi in un confronto sfidante ma produttivo. Ho detto anche che questa tendenza totalitaria e fascista a togliere la parola a chi esprime idee non conformi ma legittime trova nelle università la sua sorgente, dilavando poi tutte intere le società occidentali attraverso il veicolo dei partiti o di personaggi che si richiamano a un ideologismo post-marxista. Con ciò soffocando il dibattito pubblico sotto una cappa di piombo pesantissima. Ciò che è accaduto al Professor Blangiardo è proprio questo: lui e la sua libertà di parola sono stati soppressi ieri sotto quella cappa, e insieme ad essi è stato soppresso un altro pezzo della libertà di tutti di poter avere una propria idea e di poterla esprimere.

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varie_indicareIl copione è stato quello usuale: gli oppositori sono partiti dall’apparentemente immortale presunzione che le proprie idee siano superiori e migliori di qualunque altra. Un’arroganza che ha sempre caratterizzato la sinistra cosiddetta “intellettuale”, quella che non dismette la prosopopea nemmeno davanti all’evidenza di una confessione, e che oggi diventa vera e propria oppressione. Secondo costoro il Congresso si fa fautore di idee sbagliate e dannose, il tutto a prescindere, senza aver ascoltato una parola, per puro pregiudizio. Non c’è alcun ascolto, confronto, argomentazione: semplicemente si assume l’asserita superiorità delle proprie convinzioni per impedire che la controparte si esprima. Non solo: l’appartenenza politica di alcuni invitati a una parte diversa dalla loro, priverebbe costoro della libertà di esporre e argomentare le proprie idee. Il parossismo insito in questa condotta emerge perfettamente riprendendo le dichiarazioni di chi è riuscito ancora una volta a comprimere le libertà fondamentali del nostro paese:

La partecipazione di Blangiardo, che da oltre un mese è il presidente dell’Istat, a un evento così connotato politicamente, metterebbe decisamente a rischio la reputazione del nostro Ente.

Così dichiara la CGIL dell’ISTAT. E c’è un presupposto fascista in una dichiarazione del genere: Blangiardo al Congresso della Famiglia no, qualunque altro politico a un GayPride invece sì. Perché quest’ultimo rappresenta il Bene, i Diritti, mentre l’evento di Verona no, è il Male assoluto. Perché lo sia ovviamente non è spiegato. E’ auto-evidente, è così e basta. Ma non è finita:

Il rappresentante di una istituzione così fondamentale per la vita della Repubblica ha il dovere di mantenersi imparziale, per garantire il prestigio dell’Istat stesso.

varie_cirinnacartelloCosì declama Monica Cirinnà. Dimenticando volutamente che chi riveste una carica pubblica non può spogliarsi delle proprie idee, che l’imparzialità si giudica nei fatti, ma soprattutto che essere imparziali non significa pensarla come lei e come la sua fazione. Non è un caso che Cirinnà non abbia avuto nulla da dire sul fatto che fino a pochi anni fa a dirigere le ricerche sulle “violenze di genere” all’ISTAT fosse una persona che poi si è rivelata essere un’esponente del femminismo estremista (Linda Laura Sabbadini). Lì va tutto bene, non c’è problema di parzialità o imparzialità. Balle ovviamente e basta analizzare le indagini promosse da Sabbadini per rendersi conto che l’imparzialità invocata da Cirinnà e dalle sue simili è tale solo quando fa comodo agli interessi politici ed economici della sua fazione. Peccato che non sia imparzialità ma malafede.

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A queste voci si accodano altri, in un profluvio di presunzione, arroganza, violenza antilibertaria sostenuta dalle solite argomentazioni conformi al dettato rosso-rosa-postmarxista. A fare da megafono a questa indegna pantomima pensano i media, che fiancheggiano le squadracce sindacali e politiche, cui si aggiungono anche grottesche organizzazioni come “Femministat”, di cui ANSA parla come se fosse una roba conosciuta (forse è una sotto-sezione delle rappresentanze sindacali ISTAT, in ogni caso in rete non ce n’è traccia). Tutto l’armamentario oppressivo, che da domani si manifesterà anche fisicamente a Verona, mobilitato contro il fascismo, ma fascista all’ennesima potenza esso stesso, oggi nel nostro paese demolisce le più elementari libertà e quei diritti che, a torto, le persone comuni considerano scontati.

varie_squadracceGli attivisti del politicamente corretto fanno fuori Jordan Peterson da Cambridge. La loro congrega italiana oggi fa fuori il Professor Giancarlo Blangiardo. Difficile non pensare che dietro a tutto questo ci sia una terrificante paura di mettere a confronto e a dibattito le idee contrapposte. E che per evitare il rischio di risultare perdenti nella discussione ci si appelli alla retorica mobilitante e ipocrita per zittire con violenza la controparte. Così invece accade, nelle accademie e nella società. E tutti noi, che pensiamo di vivere in un paese dove vige la libertà di pensiero e parola, stiamo a guardare zitti e attoniti. Impauriti di finire sotto le stesse manganellate. Ed è anche qui il problema. Queste minoranze tossiche e rumorose andrebbero tacitate e rimesse al proprio posto con un grande urlo collettivo e civico della maggioranza sempre troppo silenziosa. Un urlo che proclami: “silenzio! Vogliamo ascoltare tutti e farci una nostra idea”. Questo non accade e la nostra inerzia è l’acceleratore principale verso un degrado dove nessuno di noi, tra non molto, sarà più libero di esprimere un’idea che non sia conforme a quella che altri impongono con la forza e senza argomentazioni.

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Un po’ di colpa per questa orribile fine che stanno facendo il nostro paese e il dibattito pubblico però, va detto, è anche in capo ai protagonisti di queste vicende. Blangiardo ha fatto male, malissimo a cedere ai diktat delle squadracce sindacali. Ritirare la propria partecipazione conferma costoro nella convinzione di essere nel giusto, sia nel merito che nel metodo, e dunque in pieno diritto di comprimere il libero confronto di idee, imponendo le proprie. Oltre a una presa di coscienza collettiva del buco nero verso cui talune minoranze ci stanno conducendo, bisogna che i punti di riferimento istituzionali si pongano rigidamente allineati con alcuni principi, quelli sì davvero indiscutibili. Per trovarli basta aprire la Costituzione. Servono Uomini e Donne, con maiuscole non casuali, per opporsi a questo fascismo travestito di rosso e rosa. Serve il meglio della dignità e del rigore per opporre efficacemente resistenza a una barbarie senza precedenti.

varie_libertàIl mio rimprovero va dunque al Professor Blangiardo, per non aver tenuto il punto. Ma ritengo anche doveroso esprimergli la mia solidarietà di cittadino desideroso di ascoltare gli argomenti di tutti, possibilmente messi a confronto. A Verona avrebbe potuto portare il suo contributo e non gli è stato consentito da un’accolita di invasati. Ormai la frittata è fatta, difficile che il Professore ci ripensi. Vale la pena però provare a convincerlo. Non per adesione ai principi del Congresso di Verona, che ancora non sono stati esposti, ma perché tornando sulla sua decisione Blangiardo si farà vessillo dell’irrinunciabile libertà fondamentale di ognuno ad avere delle idee e a poterle esprimere. Anche se a qualche bulletto non vanno a genio. Al Professore dunque ho inviato la seguente email. Credo che chiunque abbia a cuore il ripristino di una condizione di libertà e democrazia nel nostro paese e voglia opporre resistenza al degrado in atto dovrebbe fare la stessa cosa.

A: pres@istat.it

Oggetto: Congresso di Verona

Testo: Gentile Presidente, da libero cittadino sono indignato che le sia stato impedito di esprimere liberamente il suo pensiero al Congresso della Famiglia di Verona. Le chiedo dunque di ripensare alla sua decisione e di partecipare alla tavola rotonda a cui è stato invitato. Nel farlo, lei diventerà coraggioso simbolo della libertà di pensiero e parola costituzionalmente tutelata dalla nostra democrazia e dalla nostra Costituzione. Si faccia baluardo contro la barbarie ideologica. In questo senso ha il mio pieno sostegno.


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7 thoughts on “Blangiardo imbavagliato: quando l’arroganza si fa regime è tempo di mobilitarsi

  1. Io ho letto l’articolo di giornale ieri, e non potevo credere a qello che leggevo . Bisogna protestare anche verso chi attualmente ricopre la più alta carica dello stato, e tace di fronte a di situazioni come queste.. Non ho capito bene di cosa si discuterà in questo congresso, ma non possono impedire a chi parteciparvi di farlo !!!

  2. Si i fascisti sono quelli che tolgono la libertà di parola agli altri!
    Già inviato email al presidente dell’ISTAT e pure alla Cirinna
    Ciao Giuseppe

  3. Inviata. Però è troppo poco. L’hai detto anche tu Davide, occorre una mobilitazione maggiore di quella che c’è stata per la Feltrinelli. Occorre tempestarli di mail. Segnalare il sopruso al governo, all’Istat nel suo complesso, agli organi di stampa al presidente della Repubblica e chi più ne ha più ne metta. Hanno tappato la bocca ad una figura istituzionale e questo è inaccettabile. Questo è l’unico mezzo che abbiamo per far sentire la nostra voce e dobbiamo usarlo al massimo.

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