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Blastare il blastatore talvolta serve

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LA FIONDA

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persone_mentanaEnrico Mentana era diventato in breve l’idolo dei social, poco dopo esserci entrato, per le risposte ficcanti e taglienti con cui le cantava chiare agli utenti che lo criticavano. In poche parole metteva KO contestatori e disturbatori più o meno strutturati sul piano intellettuale e questo gli valse subito la nomea di “blastatore”, che in gergo è proprio quello che ti sistema per le feste facendo esplodere in pubblico tutta la tua pochezza (“blast” in inglese significa appunto “esplosione”). Tanto epiche erano le sue repliche che sulla figura sul famoso mezzobusto della TV si costruirono anche diversi meme, mentre gli screenshot dei suoi migliori interventi iniziarono a diffondersi sui social rendendolo appunto una sorta di idolo.

Sic transit gloria mundi, il blastatore di recente è scivolato sulla buccia di banana che sta facendo capitombolare diverse celebrità dello spettacolo, della politica o della TV: Bibbiano. La marea montante di un’opinione pubblica mobilitata trasversalmente alle opinioni politiche per fare chiarezza sui fatti della Val D’Enza stava tracimando dappertutto, specie sul web. Una parte politica specifica, la sinistra e dintorni, constatato il fallimento dei tentativi di tacitare la notizia, si è gettata a capofitto allora nella demonizzazione di quel sommovimento popolare. Una strategia che si è mossa su due piani: l’ignoranza con una spruzzata di garantismo a targhe alterne (chi chiede trasparenza su Bibbiano è un analfabeta funzionale che non sa attendere gli esiti delle indagini) e la politicizzazione (la mobilitazione su Bibbiano è “di destra” e “contro la sinistra”, come se questo fosse eventualmente una specie lesa maestà).


Sic transit gloria mundi, il blastatore di recente è scivolato sulla buccia di banana di Bibbiano.


facebook_mentanaLì si è creata la buccia di banana dove Mentana ha finito per mettere il piede. In un post recente su Facebook si accoda alla strategia minimizzante della sinistra, dichiarando di aver parlato a sufficienza di Bibbiano (sottinteso sul suo quotidiano online “Open” e al TG de La7) ai tempi degli arresti, e chi insiste su quel tema è solo un hater, troll o “avvelenatore di pozzi”. Non l’avesse mai detto: nei commenti viene seppellito di prove e riscontri che stavolta ha toppato alla grande, su tutta la linea. La mobilitazione è popolare, senza colore politico e tocca un tema che prescinde dalle convinzioni. Curiosamente Mentana non riesce a scovare risposte sufficientemente “blastanti” e davanti all’oggettività delle cose, esplicitata anche dalle affollate e neutrali manifestazioni a Bibbiano, finisce per essere lui il “blastato”.

Un danno d’immagine (e di sostanza) molto grave. Dev’essersene reso conto, o qualcuno gliel’ha fatto capire, perché dopo qualche giorno, tra ieri e oggi, ha iniziato a saturare “Open” con articoli sulla Val D’Enza, tutti ampi, analitici, suddivisi per argomento. Molto bene, dunque: talvolta blastare i blastatori ha una qualche utilità, anche se limitata. Limitata perché l’operazione di “Open” risulta talmente spocchiosa (il numero e il tono degli articoli è tipo: “la verità la diciamo noi e voi siete tutti degli imbecilli”), il modo che Mentana ha di comunicarla sui social è talmente arrogante (con quel tono da “contenti, rompicoglioni?”), che da tutto trapela in modo chiaro lo scetticismo con cui la testata affronta la questione. E dico scetticismo per non dire approccio di parte, come quando si dedica un pezzo alla strumentalizzazione politica della destra (come se la sinistra ne fosse immune) o si danno certezze, che in realtà nessuno ha, per esempio sull’utilizzo di strumenti elettrici sui bambini. Senza contare che, a conti fatti, la conversione di Mentana & Co., oltre che essere dovuta, è sicuramente tardiva. Alle spalle degli articoli di “Open” diffusi dal pulpito ci sono settimane di ricerche, indagini e analisi fatte da altre testate e da tutta l’informazione informale del web, che ha premuto i media mainstream come mai in precedenza. Il ritardo c’è e rimane colpevole. Così come rimane piuttosto triste che sia necessario blastare un giornalista per indurlo a fare il proprio dovere.


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10 thoughts on “Blastare il blastatore talvolta serve

  1. Ah, il buon vecchio Chicco Mentana, quello che da direttore del TG5 intervistò Tarak Ben Ammar che scagionava Berlusconi. Quello che durante la campagna elettorale del 2001 faceva speciali su speciali a ogni rapina in villa, e che declamava in seriosi editoriali a proposito dei barconi di albanesi che arrivavano (quando ci riuscivano) in Puglia “non possiamo accoglierli tutti”, e sì che allora erano davvero quattro gatti (se solo ritrovassi il video… altro che blastare), e guarda caso a puntare sulla sicurezza per vincere le elezioni, poi in effetti stravincedole, era Berlusconi.
    Oggi Chicco la pensa tutto al contrario. Legittimo, per carità: a volte si cambia opinione. Altre volte, si cambia padrone.

  2. Invito tutti gli utenti del blog a non prestare attenzione alle farneticazioni dell’utente Blu. Se anche una teorica femminista come Nancy Fraser sostiene che il femminismo è diventato l’ancella del capitalismo e se consideriamo che in Italia coloro che hanno aperto la corrente antifemminista sono tutti di sinistra (Recher, Marchi, RDV ecc.) si capirà come possa risultare risibile tale enunciato sulla perfezione del sistema capitalista che in realtà è uno Zelig che si adatta ad ogni situazione e sopravvive in scenari a medio termine spesso destinati a fallire.

    1. Ma infatti sono anche d’accordo con te, non mi sfuggono i problemi del capitalismo fidati, dicevo che il capitalismo non può essere la causa, tutto qui. Se mi dai tempo di spiego la mia posizione ma ho bisogno di argomentare, il fatto è lungo.

      Lo dicevo io che non dovevo toccare la politica, scusate ????

      1. Basta che non vi accapigliate su concetti preistorici come capitalismo e comunismo. Diobono è roba da ‘800, dai.

  3. I media mainstream non possono fare nulla contro una rete di cittadini organizzata sul Web, il Corriere della Sera ha meno di 4000 dipendenti per dire, il Web è potenzialmente la cosa più intrecciata che sia stata mai creata, un gigantesco groviglio.

    La spocchia di giornalisti come Mentana è una reazione a un pericolo serio per il mainstream. Lo stigma dell’hater è usato come arma contro la libertà di informazione più che di espressione ma purtroppo per loro il progresso ci ha messo lo zampino cambiando a velocità supersonica il paradigma tecnologico che loro non possono più cavalcare.

    Considerare la libertà di informazione solo come quella che è scritta sui giornali mainstream di una qualità che oltre che obiettivamente imbarazzante e spudorata nel tentativo di manipolare, è lenta e sempre meno accurata sui fatti; delle opinioni mainstream su questo o quel fatto ormai non frega più niente a nessuno.

    Anche se dici che quel video non era riferito al caso d Bibbiano, perché non è percepito come fakenews ma semplicemente che il Sistema si comporta così dappertutto, quindi siamo già oltre i caso di Bibbiano. Penso si potrebbe misurare la velocità del Web rispetto al lento mainstream, qui siamo almeno a qualcosa dell’ordine delle settimane in ritardo.

    La verità comunque è che il Web è molto più significativo per la libertà di informazione rispetto al mainstream che lotta duro ma perde. I russi infatti (che non sono scemi e pianificano scientificamente le cose) coi loro siti hanno semplicemente organizzato tutti quelli che erano contro il Sistema (allo stesso modo dei 5S in Italia) fregandosene del perché ma scoprendo che i numeri sono grandi anzi grandissimi da poter manipolare le elezioni solo mettendo in contatto chi la pensa diversamente dal mainstream senza avere la necessità di spingere alcunché.

    I russi ci hanno provato a manipolare con questo sistema ma non ci sono riusciti (questo il risultato del Russiagate). Infatti cadono dalle nuvole al Nyt che scrivono “I think a lot of Americans were shocked by some of the things they heard there.” riferendosi all’ultimo congresso democratico negli Stati Uniti.

    https://www.nytimes.com/2019/07/16/opinion/trump-2020.html

    Trump non ha vinto perché ha usato gli hacker russi ma perché la maggioranza degli americani trova indecenti le tesi del mainstream e si è stufata di sentire cazzate. I numeri non si sono gonfiati in maniera speculativa non è una bolla.

    Insomma l’effetto che il mainstream rincorre non è la causa e l’andamento non è lineare ma esplosivo quindi è destinato a perdere sicuro.

    E poi a dire che la maggioranza sbaglia perché è stupida o ignorante che strategia è? La maggioranza trova inappropriato il costume di Carola quanto troverebbe inappropriato il mio se mi recassi in Procura conciato così.

    https://ibb.co/t8gCQyz

    Io poi odio i russi perché sono di scuola austriaca (Ludwig von Mises) e quindi ho un odio viscerale verso il comunismo. Di norma mi tengo lontano dalle discussioni politiche per non fomentare inutilmente divisioni, ma penso che sia difficile non ammettere che questa radice avvelenata del femminismo contemporaneo non è scindibile dalla ideologia comunista (radice della malapianta che ha infettato tutto il resto).

    Penso che il Capitalismo andrebbe visto come una tecnologia (per me la più evoluta e sopratutto funzionante sul lungo periodo) che fa le cose in maniera efficiente e se a volte sbaglia è perché è regolato male non perché il sistema non troverebbe una soluzione se lasciato libero (magari fracassano i mercati ma poi si riprendono).

    Quindi le donne che sono più propense a fare acquisti diventano i nuovi idoli da venerare (come le statue antiche degli eroi) per ragioni solo di mercato essendo un mezzo tecnico che non può avere e non può esprimere una morale, se siano meglio o peggio gli uomini o le donne.

    Penso che il capitalismo non possa davvero essere la radice che avvelena il mainstream semplicemente perché non se ne frega niente di noi (uomini e donne) ma fa da strumento alle opere di ingegneria sociale del Sistema e in questo aspetto il comunismo è molto efficiente quasi quanto la religione.

    Ergo non potremmo non dirci anticomunisti.

    1. Splendido commento. Aggiungo, più banalmente, che con tutta la loro spocchia ad Open non si sono fatti venire in mente di chiamare l’ordine degli psicologi per verificare le credenziali di Foti. L’ha fatto il tanto vituperato Libero…

    2. “Penso che il capitalismo non possa davvero essere la radice che avvelena il mainstream semplicemente perché non se ne frega niente di noi (uomini e donne) ma fa da strumento alle opere di ingegneria sociale del Sistema”

      Lei confonde causa con effetto.

      “Penso che il Capitalismo andrebbe visto come una tecnologia (per me la più evoluta e sopratutto funzionante sul lungo periodo) che fa le cose in maniera efficiente e se a volte sbaglia è perché è regolato male”

      Ancora con la mano invisibile?

      “e in questo aspetto il comunismo è molto efficiente quasi quanto la religione”.

      Il comunismo è crollato : non vedo tutta questa efficienza.

      Il sistema liberale, che partorisce il capitalismo, ha innato il germe della deriva liberalista, libertaria (e altro ma mi fermo per pudore), lo aveva già notato Tocqueville nei suoi scritti sull’America. Nel passato però il capitalismo non aveva gambe abbastanza forti per camminare da solo e quindi si è appoggiato alle strutture statali (le Nazioni) per vivere e svilupparsi. La sua nemesi è il comunismo (bello o brutto che lo si consideri: qui non lo si sta difendendo, sia chiaro).

      Morto il comunismo (L’Urss è crollata? La Cina è un economia di mercato seppure a controllo statale (come deve essere peraltro, vedi più avanti) ? La Corea del Nord è o no una barzelletta di stato totalitario? Cuba in che acque naviga?) i freni che limitavano il capitalismo sono stati tolti fino al punto in cui ormai Esso non ha più bisogno delle Nazioni per vivere (da qui l’incessante opera di decostruzione degli Stati in corso, della quale l’UE è l’esempio più lampante: essa è nient’altro che una prateria dove il capitalismo è libero di pascolare a scapito dei cittadini, basta rendere vietato qualcosa e rendere obbligatorio qualcos’altro per obbligarci tutti a dotarcene, il sistema funziona così e vi sfido a sostenere il contrario) a favore di istituzioni sovranazionali poste al di fuori del controllo democratico dei popoli (FMI, BCE, ONU, UNESCO note istituzioni gestite da massoni per indirizzare le masse “Prendendo le tecniche di persuasione e informazione e vera propaganda che abbiamo imparato ad applicare come nazione in guerra, e deliberatamente unendole ai compiti internazionali di pace, se necessario utilizzandole, come Lenin previde per superare la resistenza di milioni verso il cambiamento desiderabile” J.S.Huxley, Unesco its purpose and its philosophy, 1946. Il testo é scaricabile in inglese su formato PDF dal sito ufficiale ).

      La nostra speranza è che queste forze predatorie possano tornare nell’alveo del controllo dello Stato ovvero dobbiamo sperare che lo Stato torni a fare da filtro tra capitalismo e cittadini : non c’è bisogno di altro. Un fatto è certo : il mercato (che è il capitalismo) non si autoregola, va regolato QUINDI deve stare sotto la cappella dello Stato.

      Permettemi ora una piccola chiosa: Va bene che non è questo il luogo per certi discorsi (anche se poi certe dinamiche si innestano proprio su questi concetti) ma scusate e sia detto con tutto il rispetto e l’affetto per gli altri commentatori, certi scritti proprio non si possono vedere…

      Concludo dicendo che non voglio litigare: un po’ di accuratezza storica e filosofica però mi sembrano requisiti fondamentali.

      Davide, se sono stato troppo aspro elimini pure il commento: sono sufficientemente consapevole da capire le sue ragioni. Il fatto stesso che lei abbia letto mi è di consolazione.

      Un caro saluto.

      1. Ho letto il commento e va benissimo. Mi preme sempre precisare che questo blog non è né politico, né partitico, né ideologico. Cerca di affrontare la realtà per quella che è, registrando i dati di fatto, sulla base di un disincanto profondissimo per tutto ciò che è politica (dopo averla conosciuta molto da vicino) e nella piena convinzione che fare riferimento a terminologie e concetti ottocenteschi per la realtà odierna sia proprio metodologicamente fuorviante.
        Se faccio dei richiami in questo senso è perché ritengo che la battaglia condotta su queste pagine debba essere il più possibile unitaria, e ovunque si infili la politica, specie quella che ha per riferimenti chiavi di lettura trapassate remote, si creano divisioni.

      2. Ha ragione a dire che più “accuratezza storica e filosofica” sono requisiti fondamentali.

        Nei giorni in cui sto più simpatico del solito chiedo ai miei amici comunisti (ne ho diversi e si dichiarano tali anche se pare che il comunismo non ci sia più, tranne loro che io vedo e tocco) come mai pur avendo tanta profonda conoscenza del sistema dei mercati non si sono fatti una barca di soldi speculandoci.

        La situazione storica attuale dei mercati è in attesa delle mosse delle Banche centrali. E’ prevedibile che taglieranno di nuovo i tassi: la Fed invertirà la tendenza che prima stava normalizzando, la BCE lo fa da un decennio ormai e sembra destinata a continuare a lungo come la BOJ giapponese che lo fa da sempre (la c.d. Abenomics), la PBOC cinese ormai ha un debito 3-4 volte il pil dopo decenni di credito gratis diciamo allegro e socialista ma coi soldi anche dei capitalisti, quelli brutti sporchi e cattivi, il resto del mondo segue.

        In tutto il mondo abbiamo tassi di interesse ai minimi storici, con conseguenze che stupiscono gli addetti ai lavori e penso dovrebbero stupire tutti. Ci sono Stati e perfino società private che pagano interessi sotto zero, cosa che all’atto pratico significa che il creditore paga il debitore per l’onore di comprargli il debito. E’ una cosa mai vista nella storia economica così a lungo che è conseguenza di una mano “visibilissima” non certo del funzionamento proprio dei mercati.

        I mercati reagiscono male alle perturbazioni. I mercati possono crollare, possono portare al fallimento aziende e famiglie e anche Stati (che di solito sono socialisti), possono crescere e creare ricchezza vera e solida, non solo finanziaria, ma possono anche creare bolle e scoppiare.

        Come che sia con resilienza provata da secoli (i mercati sono molto antichi) trovano sempre il modo di sistemarsi in un altro modo per crescere. Diceva Emanuele Severino che se la Tecnica ha come unico scopo accrescere sé stessa è insensato chiedergli umanità figurati una morale.

        I mercati sono sistemi complessi (in senso tecnico “sistema composto da diverse componenti o sottosistemi che possono interagire tra loro” intrecciato come il Web) così complessi che vivono di vita propria: hanno una identità personale che non è individuale ma collettiva, somma di tutti gli agenti del mercato, quindi anche una psicologia propria di massa.

        E’ questa complessità tecnica che rende i mercati imprevedibili altrimenti sarebbe tutto più facile.

        I mercati finanziari sono come uno stormo di uccelli che a volte è attraversato da un aereo: alcuni uccelli moriranno, tutti si disperderanno, alla fine quelli che rimangono si riuniscono di nuovo in un altro stormo simile a quello di prima ma ricomposto secondo le nuove regole. Regole che però vengono da fuori.

        https://medium.com/the-physics-of-finance/bio-finance-why-high-frequency-trading-makes-stocks-flock-like-birds-1c76b139eef6

        Le industrie del tabacco esistono ancora e sono ancora molto ricche. Provarono a manipolare i risultati scientifici dei danni da fumo di sigaretta corrompendo anche funzionari ma esistono ancora e sono floride perché fanno UTILI. Ai mercati non interessa un fico secco della morale: se fai utili sopravvivi e cresci altrimenti ciao.

        Elon Musk ha avuto un credito enorme da parte degli investitori. E’ un guru della Silicon Valley finora amato e spinto molto dal mainstream anche per Paypal SpaceX etc. ma se non mette a posto i conti la Tesla è finita. I mercati non guardano in faccia a nessuno (non ci sono idoli umani da venerare) perché di nuovo non hanno una morale ma metriche.

        Se quindi il mercato funziona male è perché i Regolatori non sanno guidare la macchina. Ma i Regolatori a loro volta non sbagliano necessariamente perché sono cattivi ma perché i mercati sono un ecosistema molto molto complesso: neanche loro sanno esattamente quali conseguenze avrà questo nuovo taglio dei tassi, per esempio.

        Prendersela con i mercati (che sono il capitalismo incarnato come il comunismo è il marxismo incarnato) è come prendersela con un mezzo tecnico a cui interessano solo i soldi e non la vita delle persone: perché ognuno alla sua vita deve pensarci da sé e su quella collettiva si devono trovare accordi: quale che siano i mercati sopravviveranno.

        Che poi abbia senso credere che i discorsi sulla uguaglianza e la solidarietà (che ok distorti sono diventati gli strumenti anche del femminismo contemporaneo) possa nascere da un sistema siffatto a me lascia basito perché sono sicuro che i mercati non se ne fregano proprio, però ciascuno la pensi come vuole. Così come credere che un sistema tecnicamente tanto sofisticato (non oso immaginare con la supremazia quantistica) non sia per sua natura tendente alla efficienza.

        Spero di aver chiarito un po’ meglio il discorso non voglio far polemica politica tra compagni 🙂

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