Bonetti: addio DDL 735. Bentornato Medioevo

bonettidi Giuseppe Augello – La ministra Bonetti seppellisce senza funerali la nuova proposta di DDL in tema di diritto di famiglia, presentata nell’autunno scorso e attesa da tanti padri separati. La motivazione si ricollega alla visione “medievale” della famiglia che il DDL ispira e a tutto il pacchetto di critiche arcinote provenienti dal mondo delle associazioni e professionisti in quota femminismo. Tutto come atteso

Il DDL 735 archiviato poggiava la sua sostanza su un principio fondamentale: in caso di divorzio i figli stiano con ambedue i genitori, ambedue si occupino in pari misura dei figli, e quindi venga abolito “cum grano salis” l’assegno per il loro mantenimento. Un principio che la Bonetti definisce dannoso per i figli, quando l’unico danno evidente è quello che subirebbe chi ritira l’assegno mensile grazie alla negazione della presenza del padre ai suoi figli.


La motivazione si ricollega alla visione “medievale” della famiglia.


Perché, diciamolo, sul DDL sepolto, il quibus è l’assegno mensile e nient’altro. Rammento semplicisticamente che una volta era il padre a cui toccava l’onere e la responsabilità del mantenimento della famiglia. Mettiamola così, senza dilungarci troppo sulla storia dell’umanità: su questo cliché la cultura dominante fino all’inizio del secolo scorso costruiva la sua idea di famiglia, separando il ruolo della madre generatrice di utile prole, cui competeva la maggior parte delle cure dell’allevamento, da quello del padre che reggeva sulle sue necessariamente forti spalle il peso del lavoro, ma assoggettato all’onere di produrre. Doversi procacciare il necessario per la famiglia lo stimolava a produrre anche per la nobiltà, la classe al potere, la corte del Re, l’imprenditore sfruttatore o lo stato oppressore, o che dir si voglia.

Sulla “comoda” posizione di potere che rivestiva il genere maschile ai tempi della famiglia “patriarcale” ci sarebbe moltissimo da discutere. Ma tant’è, tale modello di famiglia, vituperato ma condizione di sopravvivenza, e in quanto tale certamente poco soggetta a divorzi e separazioni, è morto, con l’evoluzione sociale e della storia. La donna, grazie alla trasformazione dei conflitti in guerre mondiali e l’immenso coinvolgimento di uomini in età produttiva, dimostrò che le capacità femminili ben potevano essere esplicate in compiti altrettanto produttivi che quelli dell’uomo. Una constatazione che fece, penso, gongolare di soddisfazione il mondo della produzione e del mercato del lavoro, sempre alla ricerca di esseri umani ben disposti, per un misero salario, e col peso di un retaggio ancora presente nella cura della famiglia, ad occupare i gradini bassi del mondo lavorativo


Il quibus è l’assegno mensile e nient’altro.


Su tale scoperta si è basato l’intero boom economico del dopoguerra e il successivo periodo di lotte dei lavoratori sposate dal PCI. Intanto si manifestava la grande modificazione sociale dovuta alla nuova situazione. E non dimentichiamo che nelle loro prime battaglie femministe le donne stavano a fianco all’uomo nel rivendicare migliori condizioni di salario e di lavoro. E poi…?  E poi La disgregazione familiare già in nuce e conseguente all’avere assegnato ai due generi (ancora due) pari posizione nel mondo della produzione, così rimuovendo la necessità del “patriarcato”, diede impulso al bisogno di legalizzare la possibilità di divorziare. E come assicurare ai figli il sostentamento?

Non poche erano ancora le famiglie più tradizionali con la madre in casa e l’uomo al lavoro. Ergo, il sostentamento veniva addossato all’uomo anche in caso di divorzio. E nel caso anche la ex moglie lavorasse, bè, in fondo rimaneva coi figli, quindi un surplus di salario in forma di assegno le stava bene. Più che bene. Senonché tale modificazione sociale ha prodotto un’altra importante trasformazione. La nuova figura di padre. Privati della famiglia e dei figli, sempre meno erano coloro disposti a dimenticarsi della primigenia prole, come avveniva in qualche caso. Non solo: l’occupazione paritaria della donna nel mondo del lavoro portava sempre più il padre a tramutare il suo ruolo, coinvolgendolo nella cura dei figli fin da lattanti. Per scoprire quel mondo meraviglioso nel quale si osserva la crescita di un figlio fin dai primi vagiti e ci si occupa di lui, e dei suoi bisogni, in maniera fattiva e specializzata, in un modo prima negato.


Il sostentamento veniva addossato all’uomo.


L’intera nuova classe borghese, già maggioritaria nel paese, partoriva un modello di famiglia virtuosa dove a parità di impegno nel mondo del lavoro e dentro le mura di casa, corrispondeva un anelito al pari accudimento dei figli. Nel nord Europa infatti la parità di genere nell’accudienza dei figli è conquista tutta femminile, coerente con la parità. In Italia sopravvive la disparità, ancora retaggio patriarcale, dei tempi della donna in casa, e quindi umiliante per la donna che con dignità può essere parte integrante del mondo del lavoro. Proprio quell’assegno prima dovuto dall’ex marito alla ex moglie abbandonata in casa coi figlioli, e risultato della concezione medievale della famiglia, sopravvive ai tempi del divorzio. Ma la presenza paritaria dei due generi nel mondo del lavoro, tanto rivendicata addirittura da definirne la mancanza come una vera discriminazione, non tramuta forse l’assegno mensile in un surplus dovuto in forza di un falso riconoscimento cavalleresco dell’uomo alla donna (niente di più medievale)?

Impossibile discuterne. Perché quel soggetto sociale femminile intanto acquisiva maggiore consapevolezza di rappresentare un appoggio importante per la politica. Così potenti associazioni e professionisti hanno assicurato che l’assegno ci fosse sempre, garantito e senza fine, spingendo all’angolo colui che, illudendosi di rivestire ancora quel ruolo di padre cui naturalmente si sentiva portato, né più né meno di quella vocazione materna spesso invocata nella “maternal preference” , non riesce più a farsi in quattro o in otto pur di compiere il suo dovere atavico, sempre e comunque, assicurando la continuazione del suo ruolo.



Il falso riconoscimento cavalleresco dell’uomo alla donna.


I padri si avvedono però che, grazie all’allontanamento da casa, subiscono di norma un vero tracollo materiale per colpa della separazione. Chi non ritorna a vivere dai genitori, tra spese di nuovo alloggio e assegni alla ex, finisce spesso alla Caritas. Nel mentre permangono gli assegni, per una mole di alcuni miliardi di euro all’anno, allo stato attuale. E nel mentre una legge, la 54/06 che cerca di mettere ordine, viene del tutto boicottata dal sistema. Qualcuno prova a portare all’attenzione della società e della politica il nuovo problema. Quell’assegno retaggio del patriarcato non è offensivo, antistorico e umiliante per la rivendicazione di pari dignità e capacità di reddito dimostrata dalla donna? No, per Bonetti è il contrario.

Nel frattempo, il femminismo plagiato e assorbito nella contesa per la conquista di potere e prebende, si è trasformato nella peggiore arma di distruzione di massa di ogni diritto del genere maschile. La supremazia incontrastata del globalismo economico basato sul consumismo individuale, rende non più necessario, per le donne, trovarsi compagni di vita del genere opposto. Anzi rende conveniente il liberarsene. Per tale operazione è stato messo in piedi il più grosso impianto ideologico, grazie anche alle possibilità mediatiche innovative, che mai poteva immaginarsi per la mortificazione, la colpevolizzazione e la sottomissione del genere maschile, meglio se ex padre, deprivato della sua prole e disponibile ad ogni sacrificio per essa.


Quell’assegno retaggio del patriarcato non è offensivo, antistorico e umiliante.


E alla fine è solo una battaglia economica di genere contro un genere, portata avanti da una propaganda del tutto falsa, imposta sui media a discapito di qualunque voce contraria che si affacci col solo scopo di suggerire un parliamone un po’. Possono parlare solo coloro che vedono, quale migliore soluzione per eliminare il “pater familias” dalla storia, la distruzione anche della famiglia. Almeno di quella famiglia composta da padre maschile, madre femminile (occorre precisare ormai) e figli. E come tale definita “fascista”. Stabilite dunque, dalla propaganda del potere, le categorie negative oggetto comunque e dovunque di condanna sociale e giudiziaria, come ad esempio il fascismo, la violenza sulla donna, il disagio o il maltrattamento dei minori, eccetera, basta collegare la libera espressione di chi procura un certo fastidio critico a tale propaganda, alle suddette categorie, per ottenerne la censura rapida ed efficace. Meglio dell’eliminazione fisica. È così che ogni pretesa di difesa della famiglia tradizionale viene bollata come “apologia” della schiavizzazione della donna, resurrezione del Medioevo e della caccia alle streghe, fascismo, maltrattamento dei minori sballottati in due case, ecc. ecc. Ogni pretesa di parlare della violenza intrafamiliare dei due generi è contro le donne, una pretesa di difesa dell’uomo violento o stalker presecutore, quando non sfregiatore e assassino.

Un intero impianto legislativo consente a quel mondo di nuove professioni che assicura l’alleanza col potere delle donne più spregiudicate o più sprovvedute la possibilità di perseguire l’uomo, allontanarlo, minacciarlo con sicuro effetto grazie alle denunce, anche quando siano false, e senza un giusto processo. Un impianto legislativo completamente orientato all’annichilimento rapido dell’uomo, specie se padre, tramite braccialetti elettronici e codici rossi. Uomini che solo i beoti possono credere colpevoli a decine di milioni di individui, come presentato dalla propaganda. In realtà padri che, in gran numero, vengono privati del sorriso mattutino di un figlio, della gratitudine ricambiata di una moglie, madre e compagna nell’avventura della vita e nel rispetto dei ruoli. Il tutto per esercitare invece ciò che appare come un’ossessione a ridurre l’uomo al silenzio sociale e politico, a rinchiuderlo nella sua disperazione quando non a opprimerlo fino al suicidio. Questa ideologia non ha nulla da invidiare alle persecuzioni naziste. E i metodi usati del tutto consoni a quelli delle dittature, quelle di cui si vorrebbe caricare il peso morale su altrui schiene, e invece le si sposa in pieno nei metodi. Per tale motivo chiamo questa ideologia “nazifemminismo”.


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