Caso Piredda-Pitzalis: la parola ai genitori di Manuel

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Caso Piredda-Pitzalis: la parola ai genitori di Manuel

Manuel Piredda è morto a 28 anni, vicino a Carbonia, nel 2011, in circostanze subito archiviate come un suo tentativo non riuscito di omicidio ai danni dell’ex moglie Valentina Pitzalis. Una vicenda di cronaca terribile e ampiamente nota, tuttavia non ancora chiarita né chiusa definitivamente. Quello che segue è un intervento inviatomi dai genitori di Manuel, che pubblico volentieri, auspicando che la Magistratura possa operare serenamente nella ricerca di una verità che sia tale oltre ogni ragionevole dubbio, ovvero senza farsi condizionare da niente e da nessuno, coinvolto o meno che sia nella vicenda, ma che magari su di essa abbia costruito interessi, visibilità o una capacità di potente pressione mediatica.


pireddaLa nostra vita è stata bruscamente e definitivamente interrotta la notte del 17 aprile quando i Carabinieri ci hanno comunicato che Manuel era morto. Giunti sul posto, un appartamento sito in una frazione di Carbonia, il nostro incubo si è concretizzato e ha preso forma davanti allo scenario surreale al quale stavamo partecipando come spettatori resi immobili dalle disposizioni della autorità giudiziaria, che aveva stabilito non potessimo avvicinarci alla scena del crimine e non dovessimo vedere nostro figlio. In quell’ atmosfera satura di fumo e confusione, mentre faceva capolino l’alba della Domenica delle Palme, Manuel veniva trasportato all’obitorio dentro un freddo guscio di zinco e lì è rimasto per due giorni e mezzo, sino alla sua sepoltura, senza che neppure potessimo salutarlo e vestirlo. Abbiamo seppellito il cadavere di un ragazzo carbonizzato che sulla parola degli investigatori era Manuel. La ex moglie Valentina Pitzalis, unica testimone e superstite della tragedia, dopo aver chiesto aiuto per mezzo della rottura di in vetro che dava sulla via principale, era stata soccorsa e salvata.

La nostra non vita era ormai iniziata. Il dolore per la perdita del nostro amato e unico figlio era stata abbondantemente rincarata dal senso di abbandono e noncuranza che percepivamo dalle istituzioni. Manuel fu seppellito senza che gli fosse fatta una autopsia e le indagini si conclusero sulla base delle dichiarazioni della sua ex, del padre e della sorella. Furono sentiti anche i vicini di casa, dato che avevano allertato i soccorsi in seguito al rumore della rottura del vetro e le urla d’aiuto della donna. Poi nulla. Nessun sopralluogo scientifico, nessuna analisi dei tabulati telefonici della coppia e delle cellule alle quali erano agganciati durante quelle terribili ore, nessun approfondimento investigativo. Tutto il contenuto dell’appartamento fu distrutto su ordine della autorità giudiziaria e con esso, il cellulare ed il computer di Manuel senza che neppure fossero stati analizzati.

pireddaburnPiegati dal dolore e soverchiati dalla colpa di una archiviazione per morte del reo, mentre eravamo alla ricerca di ricordi, all’interno di uno scatolone che Manuel non aveva portato via durante il trasloco, abbiamo trovato, tra vari oggetti, un quadernone manoscritto in forma epistolare e a lui dedicato dalla ex. Nel leggerlo, tra un conato di vomito e lancinanti fitte di dolore, abbiamo percepito l’ossessione che dominava la ex. Il “diario”, attualmente parte integrante della indagine a suo carico, è un documento intriso di rabbia, gelosia morbosa e ossessiva ideazione del suicidio di coppia. Quelle parole hanno rinforzato in noi la necessità di sapere cosa sia realmente accaduto quella maledetta notte.

Nel frattempo, la Pitzalis è assurta ad icona del “femminicidio”, ha scritto un libro testimonianza che racconta la sua versione dei fatti e che è diventato un best seller. Presenzia come testimonial alle più importanti iniziative contro la cosiddetta violenza di genere e femminicidio, ha girato un cortometraggio trasmesso lo scorso agosto alla biennale di Venezia, è assidua ospite di trasmissioni televisive e radiofoniche e di spettacoli teatrali durante i quali ripete il suo stonato copione di vittima che si conclude puntualmente con un riferimento IBAN per la ONLUS di cui fa parte insieme alla sua manager e coautrice del libro. In questi sette anni di disperazione, siamo stati oggetto di squallide persecuzioni ogni qual volta abbiamo tentato di aprire uno spiraglio verso la ricerca della verità. Oggi, sebbene indagata per omicidio volontario e incendio doloso del cadavere di Manuel, non solo continua a godere dell’appoggio dei media e dello spettacolo, in tv e nel web, ma addirittura e senza ritegno alcuno il 29 maggio ultimo scorso era testimonial durante un torneo delle interforze armate, motivo per il quale abbiamo scritto al neo Ministro dell’Interno Matteo Salvini chiedendo più vigilanza in questo senso.

pitzalisL’incidente probatorio è ancora in corso e dovrebbe concludersi a fine novembre. Tra i dati emersi dalla autopsia c’è che Manuel non indossasse i famosi guanti in lattice sui quali, oltre alla attendibilità delle dichiarazioni rese dalla superstite, si è fondata la motivazione della archiviazione per morte del reo. Sappiamo perfettamente che stiamo lottando contro titani. Sappiamo perfettamente che una donna sfigurata fa più audience di un uomo morto carbonizzato in casa propria e siamo consapevoli degli interessi economici, politici e di categoria che sostengono e sottengono la necessità di mantenere sempreverde la traballante versione dell’indagata. Noi tuttavia, proseguiamo e chiediamo che sia fatta completamente luce sui fatti di quella notte.

Non molliamo anche perché non abbiamo più nulla da perdere ed ecco perché esigiamo che la Pitzalis, sino a che non sarà eventualmente esclusa qualsiasi sua responsabilità in merito alla morte di Manuel, non sia più sostenuta dai rappresentanti delle forze dell’ordine e delle istituzioni. Se dovesse accadere che, ancora, chi è deputato all’ordine e alla sicurezza o chi rappresenta a vario titolo le Itituzioni si palesa al fianco dell’indagata per sostenerla, organizzeremo una manifestazione per rendere nota all’opinione pubblica questa vergogna considerato che mai si è vista tanta ostentata solidarietà nei riguardi di una persona sottoposta ad indagine per omicidio volontario e per di più in fase di incidente probatorio.

pireddapitzalisPer quanto, invece, attiene coloro che a vario titolo ci hanno diffamato a mezzo stampa e web consegnandoci in pasto ai bulli online, come pure a coloro che a partire dalla stessa Pitzalis in concorso col giornalista Mediaset Fabio Lombardi hanno pubblicato le 14 fotografie della scena del crimine e del cadavere di Manuel, ci siamo rivolti alle Sedi opportune e continueremo a querelare e denunciare chiunque persista in questa grave opera diffamatoria e persecutoria ai nostri danni, anche in considerazione del fatto che per il numero dei soggetti coinvolti (sempre gli stessi nomi) nonché per la ridondanza e la peculiarità dei tempi e modi della azione delittuosa sembra configurarsi il reato di associazione per delinquere finalizzata all’incitamento all’odio, alla diffamazione aggravata e al suicidio.

Di recente abbiamo querelato e sottoposto all’attenzione della Procura della Repubblica di Cagliari anche l’opinionista che ha scritto l’articolo in cui dichiara che la predetta Procura, in seguito alla autopsia, abbia ritenute fondate le dichiarazioni di Pitzalis e nell’escludere qualsiasi sua responsabilità abbia indicato Manuel quale responsabile del tentato omicidio della ex moglie, attualmente indagata e sottoposta a complesso ed articolato incidente probatorio.


Roberta Mamusa e Giuseppe Piredda


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