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Contro la feroce follia: resistere resistere resistere

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SPAIN-POLITICS-PROTESTHo cercato ieri di esprimere la mia profonda preoccupazione per il degrado rapidissimo che stanno subendo tutti i principali meccanismi di relazione umana a seguito della propaganda martellante e irrazionale del fondamentalismo femminista. Per riuscirci ho riportato qualche esempio osservato direttamente sebbene la soggettività delle analisi sia sempre poco rilevante. Finita l’orgia dell’8 marzo qualcosa di più oggettivo, cercando bene bene tra le pieghe dei media, è emerso a sostegno di quel mio punto di vista. Qualcosa che in parte esacerba un generalizzato senso di sconforto per la deriva che si sta prendendo, ma che fornisce anche qualche piccolo barlume di speranza a cui potersi appigliare.

Di recente si è sollevato un polverone per la riduzione di pena, applicata a rigore di legge, a Michele Castaldo, 57enne omicida di Olga Matei. Un polverone basato sul nulla, con l’imposizione di un doppio standard feroce esclusivamente contro il suo essere di sesso maschile. Dal polverone sono nate anche manifestazioni davanti alla Corte d’Appello di Bologna e al carcere in cui Castaldo è rinchiuso per contestare la magistratura e farle indebitamente pressione. L’uomo ha una personalità fragile, devastata da una precedente separazione, da un tentativo di suicidio e da problemi psichiatrici riconosciuti dai medici e anche dal tribunale. Il collegio d’Appello ha rilevato in lui una complessità di debolezze umane, fino a citarle con rara pietas in una sentenza con cui, in ogni caso, l’ha condannato a sedici anni di carcere, non proprio un’inezia.

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persone_castaldomateiNella normalità delle cose, una persona che commette un reato e viene riconosciuta colpevole, è chiamata a scontare la propria pena. Espiata la condanna, torna ad essere una persona cui riconoscere un’altra chance. La delirante propaganda antimaschile rende però tutto questo anormale, quando non vietato. Non c’è e non ci deve essere indulgenza, nemmeno di fronte a un’umanità colpevole, malata e fragile, se è di genere maschile, mentre l’indulgenza è d’obbligo se si tratta di una colpevole femminile, fragile o meno che sia. Ed è così che la pressione esterna è giunta fino a Castaldo: appena messo piede in carcere, ha tentato per la seconda volta di togliersi la vita con un mix di farmaci, e ora lotta tra la vita e la morte in ospedale. “Mi sono sentito demonizzato”, ha dichiarato per spiegare il suo gesto. Non bastava la pena carceraria, servivano le vili brigate rosa con pennivendoli al seguito per comminare una condanna aggiuntiva a quella legittima a carico di una persona vulnerabile e già in fase di espiazione.

La piazza folle e puttana che entra nelle vite delle persone e le devasta, il sopruso diventato legittimo e monopolio di un genere: è questa la prospettiva sempre più reale che gli uomini, tutti indistintamente, devono iniziare a prendere in considerazione come scenario sistematico in cui loro e i loro figli dovranno condurre l’esistenza. Ne sa qualcosa Alessandro Strumia. Qualcuno lo ricorderà: è il professore del CERN che in una conferenza sostenne, dati alla mano, che il contributo femminile alla scienza è minimale e che applicare le quote rosa in quell’ambito abbassa la qualità delle ricerche. Venne sospeso dal suo incarico per sessismo e settimana scorsa è stato definitivamente licenziato. Qualcuno ha dimostrato che avesse torto? Sono stati presentati dati che hanno smentito quelli presentati durante la conferenza? Assolutamente no. Licenziato e basta. Per causa di un’opinione argomentata, comprovata e mai smentita. Si prenda nota dunque: se sei uomo, non conta nulla se ciò che dici è sostenuto da dati e fatti, conta quanto è conforme al dettame fascista dominante. Ci si associ tutti, ora, nell’esortare il prof. Strumia ad adire le vie legali, a combattere fino all’ultima goccia di sangue, se può, contro questa decisione. Troverà tanti tanti sostenitori contro queste follie. E chi volesse saperne di più ha ora la possibilità di leggere direttamente le parole del Professore, che a questo proposito ha aperto un blog.

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donna_soldiPerché la resistenza c’è. Non si vede, non si sente, perché i media fanno catenaccio contro di essa, ma c’è eccome e ha radici diffuse. La si trova talvolta nei tribunali che prendono decisioni giuste, come sarebbe loro mestiere fare sempre. Come a Treviso, dove un tribunale ha respinto la richiesta di una donna per avere dall’ex marito 1.900 euro mensili di assegno divorzile. Non solo le ha negato l’aumento ma le ha tolto anche quello già vigente di 1.100 euro. Motivo? Non si cerca un lavoro, è inerte, pigra. Una parassita, insomma. A carico di un uomo con cui, dopo separazione e divorzio, non ha più nulla da spartire. Un ragionamento lineare, logicissimo, che spazza via, per mano di un collegio giudicante per altro presieduto da una donna, tutta l’ipocrita retorica che il femminismo radicale impernia su violenze inesistenti, col solo intento di tenere ferme posizioni di privilegio e rendita a carico di altri.

E una resistenza c’è anche all’estero. Punta di diamante sembra essere la Germania. Dopo l’iniziativa “From women to men“, di cui si è già parlato, innescata da una psicologa tedesca, ora è un gruppo di intellettuali, scrittori, filosofi, drammaturghi, studiosi, accademici che chiede a chiare lettere di interrompere il “gender nonsense”, ossia quel processo di creazione di una neolingua orwelliana dove i generi vengono eliminati a suon di asterischi o di neologismi forzati. La lettera aperta di questi coraggiosi sta facendo rumore. E costoro sono coraggiosi perché potrebbero far la fine del prof. Strumia, vedere i loro libri bruciati in piazza, le loro idee derise sui social. Eppure si espongono. Di fronte alla follia, non scelgono di schierarsi dalla parte della piazza volgare e fanatizzata, anche se questo gli converrebbe assai in termini di notorietà e successo. Ha ceduto la Crusca in Italia e anche l’Académie linguistica di Francia, ma la Germania non ci sta. I suoi studiosi ci mettono la faccia e chiedono che si torni ai fatti, alla realtà, con tutto ciò che di bello e di buono, in ogni caso di umano, può esserci, con ciò accendendo un barlume di speranza nel delirio imperante.

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charli-chaplin-tempi-moderniE viene da chiedersi: ma davvero la maggioranza di voi trova normale ciò che sta accadendo, dallo stupro della lingua al vorace terrorismo rosa? Davvero nessuno ha nostalgia di quando tutto era normale e non dominato da un politicamente corretto privo di ogni fondamento? Davvero dobbiamo consentire che movimenti palesemente pericolosi continuino ad avvelenare i pozzi della convivenza civile e della giustizia lasciandoli parlare a oltranza e tollerando le loro follie da psichiatria? E’ nostro dovere opporci e non lasciare soli i magistrati illuminati, né il prof. Strumia, né gli intellettuali tedeschi. E nemmeno Michele Castaldo. No, nemmeno lui.


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4 thoughts on “Contro la feroce follia: resistere resistere resistere

  1. Il prof strumia dovrebbe adire tutte le vie legali possibili per avere un risarcimento piuttosto che chiedere la riassunzione presso un istituto ormai fortemente screditato… Oggi mi sembra Che Ricorra il 30 ‘ anniversario dei primi tentativi di creare una rete internet, proprio al CERN di Ginevra.. Come sono caduti in basso con questa vicenda, verrebbe voglia di rovinare i festeggiamenti con commenti sul sito del CERN…

  2. poche parole da aggiungere.
    Premesso che la sentenza di Bologna, per Castaldo, è scritta da un giudice donna (e altre due donne erano popolari)
    che la sentenza civile che nega l’assegno per la moglie di Treviso (in realtà era una sudamericana) è scritta
    da un giudice donna e così pure quella di Ancona, sbeffeggiata per avere assolto un caso di stupro
    (un collegio interamente femminile) è chiaro che le faziose naziste stanno assaltando una buona parte
    dell’ordine giudiziario.
    analogamente a quanto avviene nei tribunali minori, spesso costituiti da donna, quando viene riconosciuta
    la PAS e si modifica la custodia dei figli, l’aggressione faziosa cerca di intimidire quel 53% di giudici donne
    che compongono la magistratura. Lo scopo è chiarissimo, la minaccia di sanzioni è palese.
    Il femminismo giudiziario si muove anche attraverso l’arma della persuasione ideologica
    per i “non allineati”. Ancona è già sotto ispezione, condotta da Roma per una sentenza “anomala”
    che non è piaciuta al manistream giustizialista.
    staremo a vedere!

  3. Ti segnalo questo caso portato con successo in tribunale a Londra. A un ragazzo è stato riconosciuto che è stato rifiutato dalla polizia (aveva fatto domanda per essere assunto) in quanto maschio bianco etero. https://www.independent.co.uk/news/uk/home-news/white-heterosexual-male-police-recruit-matthew-furlong-discrimination-employment-tribunal-a8794521.html?fbclid=IwAR2GL4U5N_NHZ8xrSp5MVXI2KaF3ftwrkuK_9u5HjpKtWHDYrNWVXhBNMls#comments

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