Dagli al mostro

Si prenda questo articolo. E’ un chiaro esempio di come si plasma e alimenta la cultura dominante. Ciò che l’articolo dice chiaramente è che la colpa è dell’uomo, che il mostro è lui, incapace di accettare la separazione.combo-kPAH--190x130@CorriereVeneto
D’accordo, può essere così. Ma c’è qualcosa che l’articolo (ovviamente) non dice, e che servirebbe a inquadrare la vicenda in modo completo:
1) per quale motivo la moglie ha chiesto la separazione dopo ben 25 anni di matrimonio?
2) Come la donna e il suo avvocato hanno gestito la comunicazione e la questione in generale? Hanno umiliato e “spennato” l’uomo? E come è stata regolata la questione della figlia?
3) Se risultasse poi che l’uomo ha semplicemente avuto un malore e non ha voluto attuare un omicidio-suicidio, il giornale lo scriverà con altrettanta enfasi?
A quest’ultima domanda è facilissimo rispondere: sicuramente no.
La narrazione deve restare la stessa, in ogni caso: il mostro è l’uomo. Che, se davvero ha voluto uccidere se stesso e la moglie, è e rimane un assassino, su questo non ci piove.
Ma un mostro lo è davvero? Solo rispondendo alle prime due domande, ovvero contestualizzando, si potrebbe forse comprendere appieno la vicenda. A quel punto non si tratterebbe più dell’atto criminale di un maschio-mostro, ma una tragica vicenda umana dove varie cose, da ogni parte, con responsabilità diversamente distribuite, hanno concorso a un esito fatale.
Non c’è informazione in questo articolo. C’è conformazione agli appetiti medi dei lettori, e istigazione alla superficialità.

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