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A Napoli si straccia la Costituzione. De Magistris, toc toc, ci sei?

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di Anna Poli – Carissimo Sindaco Luigi De Magistris, credo che io e lei dovremmo parlare. Non tanto perché sono una cittadina antifascista e di sinistra che chiede udienza a un rappresentante del popolo, quanto piuttosto perché sono una donna. Dunque, secondo quello che stabilisce la corte suprema del luogo comune, appartenente alla categoria iperprotetta delle indifese sempre e comunque e delle vittime in potenza. Non ascoltare le donne è cosa brutta bruttissima, ma io so da fonti certe che lei si è già distinto in passato per aver attribuito al genere femminile una considerazione tale da rivedere patti già presi e revocare patrocini. Sono dunque certa che non le dispiacerà ascoltare anche me.

Sindaco carissimo, comincio col dirle che ascoltare un gruppo di femministe non è ascoltare le donne. So bene che mettono paura, ma farsi vincere dai loro ricatti non è la strada giusta. Le femministe sono donne, certo, ma non sono le donne. Dunque, per quanto appartengano alla suddetta categoria iperprotetta, è bene tenere a mente che esse ne rappresentano solo una parte e, nello specifico, quella dispotica ed estremista. Converrà con me sul fatto che i leghisti non fanno “i politici”, i maschilisti non fanno “gli uomini”, i coleotteri non fanno “gli animali”. Questo perché esiste la parte ed esiste il tutto e, quando la parte alza la voce, è una parte rumorosa, fastidiosa, ma non diventa il tutto. Ora, cosa succede, signor Sindaco, quando la parte è incostituzionale? Quando si appropria illegalmente di poteri che non ha? Quella parte diventa una minoranza eversiva dell’ordine democratico. Lei ed io, ne sono certa, possiamo tollerare un fastidioso rumoreggiare, ma non possiamo tollerare la sovversione della democrazia e delle norme che regolano la nostra convivenza. Conviene con me, non è vero signor Sindaco?

#donna_manifestante

A questo proposito, vorrei portare alla sua attenzione due fatti di diversa gravità che, di per sé ma ancor più se sommati, legittimano una concreta paura per la tenuta delle nostre libertà individuali e collettive. Il primo è un volantino che mi è capitato tra le mani che dice NO a una serie di cose tra cui tempi paritari di frequentazione, doppia residenza dei minori, mantenimento diretto e introduzione del concetto di alienazione parentale. A suon di NO schierati e del tutto inspiegati, i centri antiviolenza della sua città invitano al loro evento patrocinato dal Comune di Napoli, cioè da lei, signor Sindaco, che di Napoli non rappresenta una parte, lei ne rappresenta il tutto. Proprio lei, signor Sindaco, che circa un mese fa ha revocato (dopo aver dapprima concesso) il patrocinio al Congresso Nazionale di un’associazione, la quale aveva pubblicizzato il proprio evento con un volantino che recitava così: “Congresso Movimento Mantenimento Diretto”. Il Congresso proponeva a tutti i cittadini interessati un confronto aperto su un tema importante come le separazioni e gli affidi e, cosa ancor più rilevante e dettaglio assolutamente non trascurabile, signor Sindaco, il Congresso era dichiaratamente apolitico e apartitico. Era la sede di una riunione, il momento per parlare e per mettere idee a confronto. Il tutto annunciato con garbo e con un’apertura verso tutti. Eppure lei, signor Sindaco, per interposta donna, sul più bello ha ritirato il patrocinio già concesso. Ha forse creduto che quella donna rappresentasse le donne, signor Sindaco, la categoria iperprotetta e intoccabile, quella che fa tanto paura silenziare perché immediatamente diventa rabbiosa e aggressiva e morde le persone? Allora si è fatto fregare, signor Sindaco.

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Erano diversi i toni e certamente erano diversi gli stili ed è possibile che lei gradisca di più gli annunci muscolari rispetto a quelli pacati. Sono gusti e non entro nel merito. Il problema vero è un altro, signor Sindaco, il problema è che quella sua delega di allora oggi appare come un’abdicazione, la debolezza di un quaquaraquà. Sciascia definiva così coloro che, privi di midollo, si fanno complici dei misfatti di chi di midollo ne ha anche troppo. E qui mi riferisco al secondo fatto, un vero e proprio sopruso, una violenza ai diritti costituzionali dei cittadini. Lo stesso movimento cui un mese fa lei ha ritirato in corsa il patrocinio, ha fatto richiesta di occupazione di suolo pubblico per una raccolta firme a sostegno della riforma di separazioni e affidi. Per legge l’amministrazione può dire no solo per motivi di ordine pubblico o per motivi rilevanti rispetto alla gestione del suolo. Mai e poi mai, signor Sindaco, può negarlo per motivi non amministrativi, ossia per motivi politici. Eppure una sua delegata, tale “Prof. Simonetta Marino” ha detto no: il suolo napoletano non può essere occupato da chi promuove una legge che “mina l’indipendenza economica delle donne”. Falso, signor Sindaco, falso in atto pubblico e falso ideologico pure, perché la proposta di legge non afferma niente del genere. E abuso d’ufficio. E pubblica offesa ai diritti costituzionali dei cittadini. Di sicuro, signor Sindaco, violenza.

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Vede, io dal canto mio sono contro ogni forma di violenza, proprio la schifo, la trovo ripugnante e la temo pure. Quello che non mi spiego è come mai lei no. Che i centri antiviolenza e i seguaci che vi ruotano attorno non la schifino è un dato di fatto piuttosto ovvio e non potrebbe essere altrimenti, visto che sulla violenza campano: se la violenza non c’è, non ci sono nemmeno loro. Va preso però atto del fatto che, lasciando loro campo e raggio d’azione illimitati, essi si sentono legittimati a osare l’inosabile e per prima cosa esercitano la violenza, vietando la libera associazione di cittadini su suolo pubblico, per puro dissenso politico. Gli si è dato il proverbiale dito e ora si prendono il braccio e tutto il resto. Peccato che quel resto siano i diritti costituzionali di tutti. Eppure non mi risulta che i centri antiviolenza siano i rappresentanti del popolo, proprio per niente, mentre lei lo è, signor Sindaco. Come mai lei, che potrebbe fermare questa deriva, non si oppone, ma addirittura patrocina una realtà che ha fatto della violenza comunicativa, e ora anche di quella politica, la cifra della propria azione fuori e dentro le istituzioni? Lo vedo anch’io che il loro volantino è rosa, signor Sindaco, ma la violenza sotto spoglie mentite non fa meno male.

Non ammettere un concetto o vietare la pubblica esposizione di idee non basta per eliminarne l’esistenza sottotraccia e il manifestarsi nella realtà. Non basta, signor Sindaco. Perché gli atteggiamenti nocivi si cambiano con le rivoluzioni culturali e le rivoluzioni culturali si fanno trovandosi a parlare delle cose, si fanno anche nei convegni o nelle raccolte di firme. Una volta a dirlo era la sinistra. Oggi, invece, la sinistra toglie la sedia da sotto al culo ai cittadini e sponsorizza i NO degli arroganti e i loro “me ne frego”. La gente per bene, basita, si indigna e rimane a guardare Napoli tutta che fa questa pessima figura fascista di sinistra.

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A 15 anni si ruggisce, signor Sindaco, si urla “no alle guerre” con lo spirto guerrier che caratterizza l’età giovanile e che ne fa il suo bello. Poi arriva l’adultità e l’adultità insegna la mitezza. Chi non ci arriva mai non può saperlo. La mitezza tace, pensa, si fa domande. La mitezza è democrazia in essenza, non sa fregarsene di nulla poiché è essa stessa la curiosità che si è fatta saggia. La mitezza, signor Sindaco, guarda con orrore a quel volantino rosa e alla lettera con cui la Prof.ssa Marino comprime la libertà di parola e di riunione, e non può non constatare che si tratta di atti violenti. Atti di cui lei, signor Sindaco, si fa sponsor e garante in nome di tutti. Ma così facendo commette un errore grave. Si ricordi lei, esponente solo a parole della sinistra, che fu Ponzio Pilato a lavarsene le mani, avendo tuttavia l’amaro in bocca e nel cuore. Ma fu un altro, qualche secolo dopo, a istituzionalizzare il “me ne frego” senza pensieri. Al momento, il suo prestare il fianco a questi soprusi la rende molto poco somigliante a un governatore dell’antica Roma e sicuramente più affine a una sua macchietta rediviva, con accento partenopeo invece che romagnolo. Salvo ripensamenti, sono certa che questo resterà nella memoria dei suoi elettori: il giorno in cui il loro sindaco di sinistra ha deciso di levarsi di dosso i pensieri e di dire “me ne frego”.


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3 thoughts on “A Napoli si straccia la Costituzione. De Magistris, toc toc, ci sei?

  1. la gente si è convinta che De Magistris fosse un buon magistrato.
    Che errore grossolano.
    Andate a studiare quello che ha combinato quando era in Calabria, con relativo procedimento disciplinare sfociato
    in condanna del csm,
    e capirete che non era tagliato per quel lavoro e se tanto mi dà tanto, neppure per quello di politico serio.

    solidarizza con le femministe perchè gli serve il consenso e l’appoggio, mica perchè ci crede davvero.

  2. Non pensavo che de Magistris, un ex magistrato, potesse arrivare a tanto ..non so se ci siano gli estremi perrovesciarlo dalla poltrona che occupa, ma sarebbe il caso, ormai la misura e colma … qualche anno fa hanno fatte le scarpe ad un presidente del consiglio dei ministri, perché non farle anche ad un sindaco ?…..

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