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Dimmi chi premi e ti dirò chi sei (i materassi ai tempi del #MeToo)

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persone_sulkowiczImmaginate di essere a passeggio nel campus universitario della Columbia University di New York. Girato un angolo, vi viene incontro una ragazza bella come lo potrebbe essere Antonio Inoki vestito da donna. Trascina con sé un materasso con attaccato un cartello: “carry that weight”, che significa: “porta quel peso”. Una scena bizzarra che inevitabilmente vi induce a fermarla e a chiedere lumi. Vi sentireste dire che lei, Emma Sulkowicz, è stata violentata da un ragazzo, proprio lì in una stanza del campus. Ha denunciato il fatto, ma né la polizia né l’università hanno preso provvedimenti. Per protesta, quindi, ha deciso di portarsi dietro il materasso finché lo stupratore non verrà espulso o finché lei stessa non si laureerà.

Tempo dopo vedrete Emma su YouTube spiegare la stessa cosa. Sui giornali verrà recensita in modo entusiastico come performer, e scoprirete che ha trasformato la sua esibizione in una specie di spettacolo teatrale. Non soddisfatta, su questa sua iniziativa baserà anche la tesi di laurea. All’apice dell’attenzione mediatica, verrà anche invitata dal Presidente Barak Obama a presenziare, nelle vesti di “sopravvisuta a uno stupro”, a uno dei suoi “Discorsi sullo stato dell’Unione”. Sì ma, vi chiederete, e il ragazzo, lo stupratore? Si chiama Paul Nungesser, e nonostante lo sputtanamento (perché Emma fa il nome e cognome, senza farsi problemi), riesce a laurearsi. La Columbia non lo espelle e la polizia non lo incrimina, con ciò dando ancora più linfa all’iniziativa mediatica di Emma.

persone_sulkowiczpremioLei raggiunge l’apice del suo successo nel giugno 2016 quando la maggiore organizzazione femminista degli Stati Uniti, NOW – National Organization for Women, le attribuisce il “courage award”, premio al coraggio, destinato ogni anno a una donna che si sia distinta per l’audacia nel denunciare molestie, violenze o abusi in un mondo, secondo la lettura dell’organizzazione, biecamente patriarcale. “Emma è di ispirazione per tutte noi”, afferma la presidente dell’organizzazione nella motivazione del premio. Addirittura chiama Emma artista, spiazzando la ragazza stessa che, incredula, si fa fotografare con il premio in mano e dice: “mi pare di essere in un sogno”.

Sogno che però, dopo qualche tempo, quello che serve per far venire a galla la verità vera, diventa un mezzo incubo. Non intero perché Emma è donna, e dunque gode dell’inviolabile privilegio di una protezione a prescindere. Paul infatti, dopo la laurea e anni di valanghe di calunnie ricevute senza fiatare, va dai media e mostra il motivo per cui la Columbia non l’ha espulso, nonostante il circo messo su dalla giovane, e la polizia non l’ha incriminato: gli scambi di messaggi avuti con Emma prima e dopo il presunto stupro. In uno di essi, 48 ore dopo la presunta violenza, Paul invita la ragazza nella sua stanza per divertirsi ancora. Lei risponde: “lol yusssss”, che in gergo indica una gran bella quantità di entusiasmo. Segue un auspicio da parte di lei di potersi frequentare anche al di fuori del letto. Probabilmente è infatuata di Paul, che però non pare interessato a una “storia seria”. Ed è lì il suo grande errore forse.

persone_sulkowiczmediaDieci giorni dopo è lei a cercarlo di nuovo: “in ogni caso io voglio vedermi con te te te te te te!”. E’ proprio presa, la ragazza, di quello che poi per anni definirà il suo stupratore. Poco dopo Paul le manda gli auguri di compleanno, e lei risponde sbilanciandosi ulteriormente: “I love you Paul. Where are you?”, ossia: ti amo Paul, dove sei? Non esattamente messaggi che si mandano al proprio aguzzino. Tirata in causa, Emma proverà a dire che Paul mandava quei messaggi perché si sentiva in colpa e lei assecondava per tranquillizzarlo e non indurlo a ostacolarla nel presentare denuncia. Naturalmente i media non le crederanno, così come già prima non le avevano creduto né la Columbia, che per non avere casini le ha lasciato fare la sua messinscena e l’ha laureata appena possibile per liberarsene, né la polizia. E ci mancherebbe.

Un anno dopo i media parlano di Emma come persona discreditata e affermano a chiare lettere che si è finta vittima per anni. Qualche organo di informazione ancora la chiama “sopravvissuta”, venendo subito subissato di critiche. Insomma la stella di una falsa accusatrice, dopo anni di calvario per l’uomo ingiustamente accusato, cade, portandosi con sé la sua personale credibilità, la sua laurea, la sua performance e la definizione di “artista” (per altro “arricchita” da una performance porno che finisce in rete, non si sa se con il benestare o meno della giovane). Però non passa alcun guaio giudiziario. E soprattutto il premio per il coraggio che le è stato attribuito da NOW non le viene ritirato. Perché il femminismo militante è così: tiene duro come un caprone pazzo che dà testate al muro, anche e soprattutto davanti alle evidenze. Anche quando la verità finalmente svelata rivela la vera natura del suo stesso esistere: inconsistente, infondata, votata al privilegio ottenuto tramite piagnisteo e falsità. In questo senso il termine della vicenda rende quanto mai vera e incontrovertibile la motivazione del premio pronunciata dalla presidente di NOW: “Emma è di ispirazione a tutte noi”. Esatto, è proprio così.


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18 thoughts on “Dimmi chi premi e ti dirò chi sei (i materassi ai tempi del #MeToo)

  1. Non riesco a capire perchè il ragazzo ingiustanente accusato nn abbia reso pubblici da subito i messaggi. Personalmente nn avrei mai potuto sopportare uno sputtanamento del genere,con tanto di premio assegnato alla calunniatrice

    1. Ma infatti secondo me in queste vicende c’è qualcosa di strano, che ci sfugge. Come dicevo anche nel mio commento, non si capisce perché tutti questi uomini ingiustamente accusati non querelino le calunniatrici. Querelarle e far loro sborsare dei soldi è l’unico modo per mettere fine a questa storia.

      1. Perchè se uno vede che una FALSA DENUNCIA non viene perseguita d’ufficio COME LA LEGGE PRESCRIVEREBBE,gli cade le palle e non se la sente di fare un’azione per la quale è già evidente che NON AVRA’ il sostegno della procura.

  2. Qualcuno mi può spiegare perché le vittime di false accuse non denunciano le calunniatrici? Denunciarle è l’unico modo per farle smettere. Quando capiranno che le loro false accuse gli costano un bel po’ di soldi in risarcimenti, allora questa moda finirà. Se gli uomini non denunciano, c’è poco da fare.

    1. Come sopra.La legge prescriverebbe che le false denunce integrino il reato di CALUNNIA,reato perseguibile d’ufficio,stante l’obbligatorietà dell’azione penale da parte dei PM.QUALCUNO MI PUO’ SPIEGARE perchè i PM non indagano automaticamente l’autore-TRICE di un reato procedibile d’ufficio?

  3. I problemi sono due: Anche lì, come in Italia, la calunnia e la diffamazione che rappresentano una falsa accusa non sono preseguibili d’ufficio, e che anche lì, come ovunque, la vittima (l’accusato infamato), non denuncia.

    1. Ti sbagli.La diffamazione segue principi differenti (la falsa accusa verbale pubblica lede l’onore di chi la riceve ma può non essere reato);mentre la calunnia (messa nero su bianco in una denuncia e integrante un reato) pone automaticamente il denunciante nella condizione di autore di reato se la denuncia si rivela DOLOSAMENTE falsa,e SCATTEREBBE l’obbligo di denuncia da parte del PM.Condizione fondamentale (e a mio avviso scappatoia per il falso denunciante) è che si dimostri che la denuncia sia stata fatta NON IN BUONA FEDE,cioè con dolo.Se manca il dolo (a mio avviso difficile da dimostrare),il falso denunciante non rischia nulla;mentre l’innocente accusato deve cominciare un calvario di giudizi e spese legali di cui non può chiedere conto a nessuno,neanche se dopo viene assolto.Ecco perchè i falsi accusati non denunciano.

  4. Alla fine di questa storia, il signor Obama ha detto qualcosa? Perché a me Trump sta sulle scatole, ma se alla fine molte persone da sempre liberal/di sinistra preferiscono votare lui o comunque non votare pur di non premiare il loro vecchio partito, i democratici (e in generale la sinistra anche al di qua dell’Atlantico) due domande potrebbero cominciare a porsele.

      1. Ha girato un cortometraggio nel 2015 spacciandolo per “performance art” in cui riproduceva (secondo lei) la scena del suo stupro, in realtà un pornetto amatoriale eccitante come guardare due scarafaggi che si accoppiano. Un breve ritorno di pubblicità per poi tornare nella flatulenza cosmica a cui appartiene. Qui c’è un collegamento ma se ne trovano molti altri cercando “emma sulkowicz’s porn movie”.
        http://theothermccain.com/2015/06/05/mattress-girl-emma-sulkowicz-releases-crappy-porn-video-with-french-title/

  5. Ci sarebbe da dire che se lo stupratore non l’avesse stuprata ci sarebbe quasi rimasta male! Se essere stuprate porta oltre che certe sofferenze (AH AH AH AH AH ) anche tutte queste fortune allora dateci dentro ragazze !

    1. Vabbé, quest’ultimo messaggio te lo potevi risparmiare, anche se ho colto l’amara ironia.

      A me ha fatto ridere il paragone con Antonio Inoki :)))

        1. Io mi chiedo, ma una che sia stata davvero stuprata, quando le assegnano un riconoscimento direbbe “mi pare di essere in un sogno” come fosse un’attrice che ha vinto l’Oscar? I presenti alla consegna non hanno sospettato nulla, l’hanno considerata una reazione normale? O forse che lo stupro fosse realmente avvenuto o meno era l’ultimo dei problemi?

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