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Disparità di genere: anche il CNEL nelle spire di Ro$a No$tra

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varie_gendergapDiversi media hanno dato conto di alcuni dati diffusi dal CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) nell’ambito del “Festival dello sviluppo sostenibile” promosso da ASVIS, Associazione Italiana per lo Sviluppo Sostenibile. I dati sono relativi a quello che viene chiamato “gender gap”, ovvero quell’insieme di condizioni che renderebbero la vita più difficile, più oppressa, meno indipendente e libera per le donne, consentendo invece agli uomini di predominare e di godere di vantaggi preclusi al mondo femminile, specie se legati al lavoro e al reddito.

Il quadro sembra nerissimo. Una donna su due ha subito “violenza economica” dal partner, il 17% delle donne che lavorano non ha un conto in banca, i livelli occupazionali femminili sono molto più bassi di quelli maschili, l’85% delle famiglie monoreddito in povertà assoluta ha come riferimento una donna e l’80% delle dimissioni volontarie delle lavoratrici sono causate dall’assenza di servizi assistenziali che aiutino a conciliare casa e lavoro. Un insieme di rilevazioni che, tutte insieme, ingenerano non poca preoccupazione: viene da chiedersi se si stia parlando dell’Italia o dell’Arabia Saudita.


Viene da chiedersi se si sta parlando dell’Italia o dell’Arabia Saudita.


logo_cnelMa viene da chiedersi anche quale sia la fonte di tali dati. Ho cercato in modo molto approfondito ma non l’ho trovata, non viene citata, non c’è. Sono rilevazioni del CNEL? Raccolte come? Sono dati reali o proiezioni? Ci sono state interviste e se sì, con quali domande e con quale campione? Mistero. Nonostante questo, numeri e percentuali vengono dati in pasto all’opinione pubblica, che di suo è già impostata per bersi qualunque cosa. Quale sia il livello di autorevolezza della rilevazione lo si capisce da due elementi che integrano la relazione CNEL: a un certo punto, per dar peso alle proprie dichiarazioni, si cita l’indagine ISTAT sulla violenza contro le donne del 2014. Quella roba pressoché destituita di ogni fondamento, come si è detto più volte in queste pagine, che però continua ad essere il gancio per una propaganda martellante.


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Ai dati (presunti) nuovi del CNEL ecco dunque che a buon peso si aggiunge la vecchia immondizia ISTAT: “sono l’1,2% le donne cui il partner impedisce di gestire il denaro, di conoscere il patrimonio familiare o di usare il bancomat”. Anche se non c’entra nulla, viene aggiunto in seconda battuta anche il fenomeno delle molestie sul lavoro, che riguarderebbe più di un milione di donne (dato ipotetico su proiezioni statistiche, ma comunicato come dato reale…). Chiaro che con queste premesse, la spiegazione socio-economica del presunto gap di genere è bell’e pronta: “l’asimmetria del potere tra uomini e donne”. Punto e stop. Ben preparato da dati senza fonte o senza fondamento, ecco che su ogni altra elaborazione complessa o analisi approfondita cade il macigno della spiegazione univoca ed ideologica, schiacciando tutto e dando all’opinione pubblica uno strumento facile facile di interpretazione della realtà. In quanto facile facile ovviamente è privo di fondamento.

varie_paygapIl macigno schiaccia le all’incirca venti (sì, fior di economisti le hanno contate…) ragioni alla base di un “gender gap” che nella maggior parte dei casi deriva da scelte personali e individuali di uomini e donne. Tra quella ventina di ragioni l’asimmetria di potere non c’è, ovviamente. C’è la scelta del percorso di studi, l’approccio al mondo del lavoro, la presenza o assenza di lavori in nero, la detenzione dell’80% della quota complessiva nelle scelte di consumo, l’effettiva assenza di supporti pubblici, e tanti altri importanti fattori. Considerando i quali si è giunti alla conclusione che le differenze di genere nel potere economico, lavorativo e reddituale, se ci sono, sono pressoché minime, per lo meno nel mondo occidentale. La domanda dunque resta sempre la stessa: perché il CNEL si presta a diffondere dati di mera propaganda, e i media li rilanciano copia-incollando comunicati stampa pre-confezionati?


Ecco che su ogni altra elaborazione complessa o analisi approfondita cade il macigno della spiegazione univoca ed ideologica.


La risposta, spiace essere noiosi, è sempre la medesima. C’è un progetto di futuro che si vuole imporre fatto di distruzione delle relazioni, decremento demografico, isolamento degli individui, cancellazione della loro identità e delle loro peculiarità, allo scopo di rendere tutti utili idioti e docili schiavi consumatori. Per riuscire nell’impresa organizzazioni strutturate, quasi sempre con riferimenti sovranazionali, hanno bisogno di penetrare in tutti i meccanismi informativi e decisionali. L’organizzazione che ha dato l’avvio all’iniziativa ne è esempio perfetto: l’oscura e sconosciuta “Associazione Italiana per lo Sviluppo Sostenibile”, organizzatrice dell’evento cui il CNEL è stato invitato, riunisce in sé un vero esercito di altri soggetti, associazioni, sindacati, fondazioni e tanto altro. Scorrendo l’elenco ci si imbatte in numerose organizzazioni internazionali non-governative che sulla narrazione femminocentrica hanno preso posizione da tempo (ActionAid, Save the Children), più soggetti nazionali in difesa a vario titolo della donna.

varie_manipolazionemediaE’ ben noto: oltre a una versione falsata della realtà, questi soggetti portano con sé una dote economica sempre molto convincente. E’ così che conquistano alla propria causa enti pubblici che tirano a campare, soggetti come sono a significativi tagli di budget. E così si spiega il motivo per cui una realtà come il CNEL si abbassa a farsi megafono di bugie o falsificazioni, con l’immancabile complicità dei media. C’è mancato poco che poco tempo fa il CNEL lo abolissero per referendum. Per evitare che quel rischio si ripeta, l’alleanza con il femminismo suprematista è la strategia vincente, cui il CNEL non si sottrae. E poco importa che per contropartita si sia dovuta imboccare l’opinione pubblica con l’ennesima polpetta avvelenata della disinformazione e mistificazione secondo cui le donne sono più povere e svantaggiate degli uomini per colpa dell’oppressione calcolata di questi ultimi.


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11 thoughts on “Disparità di genere: anche il CNEL nelle spire di Ro$a No$tra

  1. “. C’è mancato poco che poco tempo fa il CNEL lo abolissero per referendum…””; purtroppo è un sogno che non si realizzera’ mai piu, con questi dossier si sta rivelando fondamentale per la Causa del regime, se non ci sono ancora quote rosa al suo interno verranno previste, magari assegnandone le cariche più importanti a signore.. In poche parole e’ un carrozzone ormai corazzato che continuera’ ad esistere nei secoli a venire.. E chi osera’ contestarlo sara’ colpito da anatema politico, istituzionale e mediatico..

  2. E poi c’è un altro problema: le donne costano alla famiglia e allo stato, hanno più diritti ma lavorano meno e pagano meno tasse, ma non si può dire che sono mantenute, non si può dire che lavoro e tasse sono un dovere sociale, che fare le mantenute è un vantaggio, una libertà e non uno svantaggio e allora bisogna dire che che è colpa degli uomini se poverine non lavorano e non pagano tasse e contributi ma godono di pensioni, istruzione, assistenza ecc… E’ tutta una grande menzogna. Non è questo il modo di incentivare le donne al dovere sociale del lavoro.

    1. se il lavoro è un dovere sociale allora lo Stato dovrebbe assicurare un lavoro (ben retribuito) a ciascun uomo e a ciascuna donna così che possano adempiere a questo dovere e non mi pare che sia così da nessuna parte. Forse andava così nei regimi comunisti dell’Est ma non ne sono certo.

      Logica antifemminista: se una donna lavora fuori casa e guadagna soldi non va bene perchè porti via il lavoro a un uomo! trascuri il sacro ruolo di madre! Chissà come hai ottenuto quel posto! Hai fatto qualche “servizietto” al capo, vero?

      se invece non lavora e fa la casalinga a tempo pieno, fa le faccende, cucina, tiene la casa pulita, lava i vestiti di tutti badando pure ai bambini non va bene perchè sei una mantenuta! Non paghi tasse! Provilegiata! Vai a lavorare!

      1. Logica antifemminista: se una donna lavora va benissimo purché non vi siano incentivi sessisti a privilegiare l’assunzione di donne – comprese le single in menopausa.

        Constatazione antifemminista: le femministe TUTTE chiedono a gran voce incentivi sessisti a privilegiare l’assunzione di donne – comprese le single in menopausa – anche supportandola con la sottintesa asserzione che “tutte le donne sono madri e pertanto tutte le donne hanno problemi a trovare lavoro causa maternità”.

        Personalmente non ho alcun problema con incentivi mirati e limitati che fossero riservati alle donne che rientrano nel mondo del lavoro dopo la maternità – trattasi di condizione OGGETTIVA e MISURABILE.
        Sono invece contrarissimo a che una 18enne appena diplomata o una 23enne appena laureata, e magari neppure fidanzata, abbia incentivi rispetto ai coetanei maschi, come pure la single in menopausa.

  3. Una mail di protesta? Giusto per farle capire che inizia ad esserci qualcuno che non si beve più le loro stronzate?

  4. Dal mio punto di vista è un disegno tutto interno al femminismo, ben accetto alle elite dominanti, proprio perchè “innocuo” per i loro tornaconti economici, anche se può anche capitare che il giocattolo sfugga momentaneamente loro di mano vedasi caso Weinstein, ma di cui la maggior parte degli individui sono all’oscuro e si prestano semplicemente perchè è una causa giusta a prescindere: infatti chi sarebbe contro la parità tra i generi? Diciamoci la verità, oggi sarebbe una minoranza assoluta, anche perchè gli uomini, checchè ne dicano le femministe e i lacchè al seguito, sono nella stragrande maggioranza disposti perfino a sacrificarsi a beneficio delle donne, tanto sono imbevuti ancora di “cavalleria”.
    L’idea che si debbano verificare i dati e le fonti viene accantonata, un po’ perchè lo si dice dappertutto e quindi dev’essere vero e un po’ perchè tanto non ne può venire niente di male se si sensibilizza un po’ di più sul tema l’opinione pubblica. In verità è proprio quest’ultimo aspetto che incredibilmente viene sottovalutato: in un certo qual modo chi ragiona in questi termini, e sono tantissimi , mi ricorda un bambino che gioca con un fucile con un colpo in canna; le conseguenze possono essere catastrofiche perchè gettano le basi per un ulteriore incattivimento dei rapporti umani e tra i sessi in particolare, che pure sono al momento già una schifezza nell’odierno Occidente. D’altronde anche i nazisti quando volevano spingere i tedeschi a odiare gli ebrei iniziarono a raccontare balle simili su questi ultimi e poi sappiamo come è andata a finire. Non voglio ovviamente ventilare uno scenario da shoah, ci mancherebbe, ma semplicemente evidenziare come chi semina odio e falsità alla lunga inquini ancor di più una società sempre più malata

  5. ” un vero esercito di altri soggetti”
    Tra cui leggo il CAI (Club Alpino Italiano), associazione con il 99% di partecipanti uomini.
    Mah

  6. “Una donna su due ha subito “violenza economica” dal partner”

    Questo dato è vero.

    E l’altra metà sono single o non conviventi.

    L’unico modo di non fare “violenza economica” a una donna è fare in modo che non abbia alcun diritto legale sui tuoi averi.

    Ad esempio:

    “sono l’1,2% le donne cui il partner impedisce di gestire il denaro, di conoscere il patrimonio familiare o di usare il bancomat”

    Io l’ho fatto con TUTTE le donne con cui ho avuto relazioni fisse, tranne con quella che sposai: alle altre non facevo usare il mio bancomat, né rispondevo a domande troppo dettagliate sul mio patrimonio, né facevo gestire loro il mio denaro.

    1. Basta vedere il comportamento delle donne all’incontrario, dei loro averi e patrimoni non ti fanno appurare nulla ma tutto vogliono sapere delle risorse dell’uomo.

      1. Infatti.
        Se ci fai caso quasi tutte le cose che specificamente il femminismo definisce come “cattivi comportamenti tipicamente maschili” in realtà sono tipicamente femminili.

        E non è solo sui soldi, ad esempio: quale sesso dei due da’ per scontato che se lei ci prova è molto scortese o anormale dirle di no?
        E’ ovvio che in generale sono molto di più le donne che non gli uomini.
        Per questo mi fanno sganasciare le femministe quando dicono cose tipo “bisogna far capire agli uomini che fare sesso non è un loro diritto”: quanti potranno essere gli uomini che pensano che fare sesso è un loro diritto e se ne hanno voglia è scandaloso che una donna si neghi? Oh, ce ne sono di sicuro: forse l’1% o 2%, magari anche il 5% degli uomini. E quante donne invece? Minimo quattro o cinque volte tanto, come minimo il 20%-25%, probabilmente molte di più.

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