E Nadia Somma scivola su Fabio Nestola

di Fabio Nestola – Al ritorno dalla pausa estiva, neanche il tempo di accendere il PC e affiorano gli immancabili haters. Mi riferiscono di una certa Nadia Somma che avrebbe da ridire sul mio lavoro ma non saprei dire in quale contesto, l’unico screenshot che ho trovato fra le tante comunicazioni accumulate mentre non ero al computer è questo:

nadia somma fabio nestola

Non conosco tale Nadia Somma, non l’ho mai vista né sentita, non ho nemmeno mai sentito parlare di lei. Per me è una totale sconosciuta, eppure mi attacca. Contenta lei… Vengo poi informato che Mrs. Somma Nadia sarebbe “Counselor Biosistemico” (nientepopòdimeno), e che da un po’ di tempo attacca il blog “Stalker sarai tu”, su cui di tanto in tanto io stesso pubblico, innescando con esso polemiche e confronti aspri tramite i social e i rispettivi blog. Si vabbé, ma io che c’entro? La pochezza del personaggio non meriterebbe repliche, Nadia Somma per me nessuno era e nessuno resta… Invece rubo qualche minuto del mio tempo per una nota di risposta. Mi diverte da matti vedere per l’ennesima volta come la gente che non è in grado di pubblicare ricerche, studi ed approfondimenti, si accanisca a criticare il lavoro altrui. È una storia vecchia: chi sa fare, fa; chi non sa fare, critica. Senza peraltro aver letto ciò che critica o, se lo ha letto, senza averlo capito, il che è anche peggio.

società italiana criminologiaLa pubblicazione oggetto della “Sommacritica” è visibile qui. Allora, secondo l’autorevolissima Somma (oh, è counselor, mica chiacchiere) la ricerca sarebbe un colabrodo per attendibilità. Peccato che non la pensino allo stesso modo i referee che autorizzano dal 2009 la pubblicazione su riviste e portali scientifici, nonché il comitato scientifico della SIC (Società Italiana di Criminologia) che ne ha approvato la presentazione al Congresso Nazionale di Como del 2010 e la cattedra di Medicina Legale de La Sapienza, che ha chiamato me e la dr.ssa Ubaldi a tenere delle lezioni sull’argomento. Tutti scemi, solo la Somma ha l’acume giusto per capire ciò che fior di docenti universitari non capiscono. Ma che vuoi fare, quando una è counselor è counselor…

Particolare non trascurabile: non avrebbero capito nulla nemmeno le professioniste (con un paio di lauree ed una manciata di master a testa, pur senza essere counselor) che con me hanno lavorato alla ricerca. Il lavoro infatti è a firma Fabio Nestola (e Somma lo scrive) ma anche Loretta Ubaldi e Yasmin Abo Loha (ma questo Somma “dimentica” di scriverlo). Orrore, nel gruppo di lavoro due membri su tre sono donne, l’elaborato ha un’impronta prevalentemente femminile. Ma nooo, come possono delle donne accettare il lavoro in équipe con l’odiato oppressore maskio, prevaricatore, violento e sessista per tara genetica?


È una storia vecchia: chi sa fare, fa; chi non sa fare, critica.


nadia sommaLa simpatica Nadia Somma prova inoltre a fare la spiritosa, giocando col “fra”. Mi ripeto: dimostra di criticare la ricerca senza averla letta, o se l’ha letta, senza aver capito ciò che leggeva. Il titolo del lavoro è “Una scia di sangue – Omicidio e suicidio fra genitori separati: analisi del fenomeno emergente“. Ironizzando sul “fra” si arrampica sugli specchi dando alla ricerca un senso (testuale, lo dice lei) che invece la ricerca non ha: farnetica di donne che aggrediscono con i propri corpi coltelli e proiettili… simpaticissima davvero, irresistibile, un futuro a Zelig. Secondo lei probabilmente non dovevo scrivere “fra”, è troppo equidistante. Forse non evidenzia abbastanza i ruoli stereotipati donna-vittima / uomo-carnefice. Qualsiasi testo, a cominciare dal titolo, diventa pubblicabile solo se demonizza apertamente l’uomo e santifica la donna?

Primo: rivendico il diritto di scrivere ciò che ritengo opportuno, senza l’arroganza della maestrina di turno che mi dica cosa posso e cosa non posso fare. Secondo: la ricerca non equipara la violenza maschile e femminile, chi l’ha letta lo sa. Introduce l’interruzione giuridica del progetto genitoriale come criterio criminologico per l’analisi degli omicidi in famiglia, chi l’ha letta lo sa. È un’analisi critica del sistema giudiziario sulla base della casistica, chi l’ha letta lo sa. Quindi non è assolutamente ciò che la simpatica Nadia Somma insinua nel suo post. Non è difficile, basta leggere.

Appare opportuno non sottostimare la valenza della molla biologica: l’importanza dell’istinto di prosecuzione della specie, della necessità di accudire la prole come pulsione insopprimibile, potente e profonda. Sono aspetti fino ad oggi sottovalutati nella lettura della criminogenesi legata alla conflittualità genitoriale in corso di contenzioso giudiziario: pur essendo alla base della decisione di avere figli, e dunque pur essendo fondanti o comunque estremamente rappresentati in ogni decisione relativa al futuro della prole, la letteratura specialistica interessata alla conflittualità genitoriale ha sempre preferito occuparsi degli aspetti giuridici (…) dei contenziosi genitoriali, ignorando più o meno volutamente che l’istinto a garantire ai propri geni una discendenza, e dunque ad occuparsi della prole fino a che non autonoma, è un istinto tra i più irriducibili (…).

Il “Mobbing” in natura nasce proprio come una modalità di difesa della prole; osservato in etologia genera violenza fra individui adulti solo in presenza di neonati o uova fecondate. Vale a dire che il bisogno di tutelare la prole e di garantire così la sopravvivenza ai propri geni, scatena ogni irrefrenabile aggressività verso i simili che a tale progetto si oppongono o tentano di opporsi (…) L’esproprio della prole ed il divieto di occuparsene entrano in conflitto, quindi, anche con le più ancestrali pulsioni biologiche, oltre che con ogni sfumatura sociale, antropologica, culturale ed affettiva.

Questo spiega perché la violenza emerge quando si interrompe traumaticamente la continuità genitoriale: è un istinto innato, superiore a qualsiasi vincolo socioculturale qual’é invece il Diritto. Contro la distruzione del più forte archetipo naturale i vincoli legali hanno scarso o nullo potere di contenimento; potrebbe essere un errore non considerare che l’esclusione forzata dei genitori dalla vita dei figli – lo stupro delle relazioni – può generare violenza. L’interruzione giuridica del progetto e delle relazioni genitoriali viene vissuta in larga maggioranza dai padri, ragione per la quale sono gli stessi padri a figurare abbondantemente in testa nell’elenco degli autori di omicidio legato alla separazione. Ed a monopolizzare, o quasi, i suicidi.(…) non si tratta di un tentativo di giustificazione di gesti criminali, che tali rimangono.

E’ però insostenibile che di fronte ad un fenomeno di tali proporzioni il Sistema-Giustizia continui a sentirsi, e proclamarsi, estraneo agli esiti delle dinamiche che è capace di sviluppare (…) il Sistema osserva come criminogena la difficoltà di accettare la separazione dal coniuge, senza analizzare la separazione dalla prole. La ricerca, tuttavia, evidenzia come gli eventi delittuosi si verifichino nel 98,6% in presenza di figli minori, mentre i casi relativi a coppie senza prole o con prole ormai adulta sono limitati all’1.4% (…) E’ l’esclusione dalla vita dai figli ad avere ripercussioni critiche sulla sfera relazionale ed emotiva del soggetto escluso, facendo registrare una escalation di episodi delittuosi che desta preoccupazione: un incremento del 1600% nel periodo compreso fra il 1980 ed il 2000.

Sono estratti da una più ampia relazione di 36 pagine, comprese le tabelle riepilogative. Che la Somma trova giusto sintetizzare “nel senso che le donne hanno aggredito con i loro colli le mani che li cingevano”. Una così come può fare rabbia? Fa tenerezza, poveretta. Non saprei come aiutarla, per ora nessuno mi ha commissionato delle ricerche a fumetti per andare incontro a chi ha difficoltà nella comprensione del testo, forse in futuro, vedremo.


Una così come può fare rabbia? Fa tenerezza, poveretta.


Concludendo rivolgo un appello a Nadia. Mi concedi un affettuoso “tu”?La ricerca che hai provato a sbeffeggiare non è pubblicata sul blog “Stalker sarai tu”, col quale mi dicono sei in polemica. Fatti vostri, perché mi coinvolgi nei tuoi attacchi rancorosi? Che senso aveva mettere il mio nome nei motori di ricerca?  Come mai sei andata a scovare materiale anche abbastanza datato? Ci sono diversi studi più recenti pubblicati da me, devo aspettarmi ignoranza a pioggia anche su quelli? Mi attacchi perché ho la colpa di scrivere anche sul blog di Davide Stasi, o perché non mi accodo al gregge “un femminicidio ogni due giorni”, o perché studio argomenti che non ti piacciono, o perché smaschero le bufale ideologiche, o semplicemente perché ho la colpa di essere un uomo, o per la somma di tutto ciò? Troverai sicuramente modi migliori di impiegare il tuo tempo, senza criticare testi a te sconosciuti. Un consiglio da amico: lasciami perdere, che è meglio per tutti. Vivo felice senza sapere nulla di te, chi sei, cosa fai, cosa scrivi. Ti invito a fare altrettanto e ad un sano, rilassato e reciproco menefreghismo. Ti dispiace accettare? Grazie in anticipo.


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