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Economia domestica? No! Violenza economica

Questo blog ha interrotto le pubblicazioni il 14/09/2020, dopo 4 anni di attività.

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LA FIONDA

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varie_violecon1di Giuseppe Augello – Fra le tante variegate forme di violenza silenziosa individuate dalle associazioni a difesa della donna e oggetto di dibattito ed enunciazioni varie sulle riviste femminili e persino in qualche estratto di notizie giuridiche, si rileva con sempre maggiore insistenza qualcosa di non meglio definito che come “violenza economica”. L’ineffabile Sole24Ore ha dedicato un paio d’anni fa un articolo a questo argomento che continua a fare scuola. Le stesse fonti che ne parlano ammettono essere un crimine “sottile da definire, più difficile da stanare, più complesso da condannare”. Ma poiché quasi il 2% (udite udite) delle donne tra i 16 e i 70 anni in Italia dichiara di averla subita, e si presume che molto spesso la violenza economica si mischi con gli altri tipi di abusi sulle donne, tale percentuale esigua è rilevante perché è il tipo di violenza che terrebbe in scacco le donne che vogliano separarsi.

A scanso di equivoci, è definita violenza economica anche il semplice amministrare da parte del marito-padre  le entrate e le uscite della famiglia col criterio del “buon padre di famiglia”, spesso enunciato per classificare una sana gestione aziendale. Dicono infatti le fautrici del nuovo, ma non meno pernicioso di altri, tipo di violenza, che “la violenza economica emerge difficilmente perché è difficile riconoscerla lì dove subentrano dinamiche di affetti  e sentimenti e anche di stereotipi. Insomma, la donna può non vedere nel comportamento del marito un abuso, ma un sostanziale diritto perché dopotutto lo stipendio lo guadagna lui, ma resta ciò un abuso; per non parlare poi delle situazioni di lavoratrici la cui paga viene ‘amministrata’ dal compagno. Come mai? E’ semplice. Infatti, come denunciare un compagno o un amico violento quando è il sostentamento economico della famiglia? Quindi, la prima cosa da fare quando ci si unisce a un partner è salvaguardare la possibilità di denunciarlo. Si sa, prima o poi arriva la necessità. Meglio essere previdenti.

varie_violecon2Entrando più nel dettaglio, dicono le (e gli) intellettuali del neofemminismo che le forme di violenza economica si declinano ad esempio:

  1. nell’impedimento di conoscere il reddito familiare,
  2. di avere una carta di credito o un bancomat,
  3. di usare il proprio denaro
  4. e il costante controllo su quanto e come si spende.
  5. l’impedimento di lavorare fuori casa
  6. lo sfruttamento dei guadagni della donna da parte di un marito volontariamente (?!?) disoccupato.

Si presume che molto spesso la violenza economica si mischi con gli altri tipi di abusi sulle donne.


Non è dato sapere in quale modo dovrebbe esercitarsi l’impedimento di una sola di tali ormai normalissime attitudini. Forse si potrebbe chiedere a quel due per cento di violentate economicamente. Le urla e le botte infatti rientrano in altre fattispecie criminose, punite con altri articoli del codice penale, per cui non vanno considerate. Esisteva una volta un certo rispetto per il marito che consentisse alla moglie di stare a casa, preferendo alimentare col suo solo reddito, ritenuto sufficiente per tutta la famiglia, ogni esigenza della moglie. Anzi, ciò veniva considerato oltremodo gratificante come segno distintivo di appartenenza a un ceto sociale più elevato. Oggi non può in alcun modo essere consentito, perché tutto ciò, dicono, imporrebbe alla donna una posizione di svantaggio in seguito alla separazione. Bene, meglio che ambedue sbarchino il lunario e le ex si preparino a mantenersi da sole quando giungerà (e giungerà) la separazione. Viceversa lui dovrebbe emettere un congruo assegno anche per la moglie oltre che per i figli, per evitare ogni “violenza economica”, che va combattuta. Eh sì, sembrava un gesto premuroso quello del marito e lei magari subito diceva sì.

varie_violecon3Secondo uno studio del Women Economic Indipendence & Growth Opportunity, il 53% delle intervistate ha sperimentato una situazione simile. Situazione che può diventare l’anticamera della violenza economica! “Accentrando su di sé la gestione finanziaria l’uomo manda un messaggio preciso:  Non ‘Ci penso io, cara, non preoccuparti’, ma ‘Tu, mia cara, non vali niente’. Spesso, dicono, iniziano così gli abusi che sfruttano il denaro come strumento di potere ai danni della donna”, dice Claudia Segre, presidente della Global thinking foundation, che promuove l’educazione finanziaria tra le fasce più deboli e organizza i corsi di alfabetizzazione finanziaria D2-Donne al Quadrato. “La buona notizia è che la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne ha finalmente riconosciuto questa forma di sopraffazione”.

Quella cattiva è che ancora oggi l’abuso passa inosservato, come ha sintetizzato la numero uno del tennis Serena Williams in una campagna di sensibilizzazione: “se avessi un occhio nero, un osso rotto o un braccio pieno di lividi, si capirebbe subito che ho bisogno di aiuto. E le violenze che non si possono vedere?”. I soprusi iniziano di soppiatto Per esempio con lui che ossessivamente verifica gli scontrini della spesa, si occupa in modo esclusivo delle operazioni bancarie, magari con la scusa di sollevare lei dall’ennesimo compito. E quando giunge la separazione? Lei si ritrova, “mutatis mutandis”, dicono, in mutande. A meno di un cospicuo assegno che la risarcisca anche degli anni passati a non lavorare e crogiolarsi nel ruolo di “regina della reggia di casa”. In altri termini, la donna ha diritto ad una separazione che non le faccia perdere un solo euro per il fatto stesso di liberarsi del marito-compagno-padre. Viceversa sussistono gli estremi di denuncia per “violenza economica”.

varie_violecon4Ora, assimiliamo la famiglia ad una piccola azienda a conduzione familiare. Esisterà qualcuno, in tale azienda, che faccia i conti, pena la mancanza di sussistenza. Esisterà qualcuno che pensi concretamente alle spese necessarie e alle meno necessarie ma possibili in base al bilancio. Così come qualcuno dovrà pensare ad accantonare fondi per le spese future prevedibili di una certa entità (casa, auto, vacanze e studi per i figli, seconda casa) e per l’assolvimento degli oneri fiscali con lo Stato. Se tale contabilità venisse svolta dall’uomo padre, si configurerebbe come una dinamica culturale che vede nella figura maschile quella incaricata all’interno della famiglia di gestire le finanze; stereotipo quindi da abbattere. Per quanto ne dicano il sentire comune e l’esperienza, successivamente a un matrimonio o all’inizio di una convivenza avviene spesso che la coppia apra un conto corrente cointestato e vi versi il frutto delle attività lavorative. Ma avviene anche spesso che in tale conto confluisca il reddito solo dell’uomo, mentre gli eventuali proventi del lavoro della donna si incanalano verso un conto intestato a lei personalmente.


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Nella prima ipotesi, più frequente quando la donna non lavora o lavora con una entrata molto limitata, supponiamo che i coniugi si pongano, subito dopo iniziata la coabitazione, il problema di come spendere e quindi gestire tale somma. Costituisce “violenza economica” il dotarsi, da parte della donna, del solo bancomat col quale prelevare a piacimento e non curarsi delle altre esigenze e sopravvenienze. Cosa che avviene spesso col beneplacito del coniuge e dovrebbe assicurare almeno un regime concorde. Infatti, dice la teoria suprema femminista, in merito a tale evenienza, ciò costituisce il primo passo verso una dipendenza economica che si rileva fatale al momento della separazione. Lasciamo quindi perdere. Niente bancomat per liberarsi della necessità di condividere la gestione del bilancio familiare, cari uomini.

varie_ScontriniAllora sopravviene un’ulteriore soluzione. Ogni singola spesa, effettuata dall’uno o dall’altro, venga condivisa (e quindi autorizzata) da tutti e due gli ancora innamorati coniugi. Ovvero deve essere spiegata la necessità di spendere ad esempio una certa cifra anziché un’altra per effettuare una riparazione manutentiva all’auto o alla casa, da uno all’altro. Ma parimenti andrebbe illustrata e spiegata la necessità di acquistare un vestito da 1000 euro, firmato, anziché uno per un ventesimo della cifra, o una scatola di trucchi da 200 euro anziché da 20 euro alla bancarella. E no, non ci siamo, perché la violenza economica si estrinseca anche nel “controllo per condivisione di ogni spesa effettuata dalla donna, con raccolta degli scontrini fiscali”, dicono le femminili paladine che avvisano: “le avvisaglie della violenza economica vanno colte e interrotte in tempo, perché sono le avvisaglie di altri tipi di violenza, fino a quelle che ledono la dignità ed il fisico della donna”. Non se ne esce insomma.

Quando la donna mantiene un conto personale separato, in presenza magari di un suo reddito più rilevante, avviene spesso che sia comunque l’uomo che gestisce le spese necessarie, come le bollette, l’affitto, il mutuo, il condominio ecc, mentre lasci alla compagna le decisioni riguardanti le sue spese necessarie o voluttuarie. Sembrerebbe un normale caso di menage familiare in comune accordo. Per niente, anche in questo caso entra di prepotenza la concezione più avanzata di dipendenza economica e quindi di violenza. A parte l’allontanamento della donna dalla consapevolezza nella gestione familiare, con chiara visione delle spese e delle entrate complessive (ammesso che ne voglia sapere qualcosa), si configura il caso di partner che impediscono alle partner di gestire (letteralmente) i soldi della famiglia (ovvio che si intende quelli guadagnati dal lui) o i propri (distinti dai primi, quindi quelli frutto del reddito di lei), e si pone un grosso problema: in caso di separazione la signora si vedrebbe capitombolare addosso spese necessarie che prima non valutava neanche. La metà del mutuo o il condominio ad esempio. Che inciderebbero sulla precedente disponibilità economica. A questo punto i casi sono due. O l’ex marito in qualche modo continua a pagare le stesse identiche spese, anche contro le spettanze da codice civile, e quindi onerandosi di pagare a sua volta anche quelle spese a lui necessarie dopo avere lasciato la casa familiare, o semplicemente la donna si accorge che separarsi è un cattivo affare e vi rinunzia. Anche quando si senta o affermi di non essere soddisfatta economicamente e quindi maltrattata. Ricadiamo nel pieno della violenza economica, che intanto può sfociare anche in altri tipi di violenza.


La violenza economica si estrinseca anche nel “controllo per condivisione di ogni spesa effettuata dalla donna.


donna_soldiL’unica è assicurare alla ex tramite un congruo assegno il “mantenimento del tenore di vita precedente”, giustificando così tale assegno in un modo ormai definito non lecito dagli ultimi interventi legislativi; oppure che si oneri il non  compianto sposo di un assegno per i figli talmente congruo da compensare anche le spese necessarie e vitali che la ex continuerà a non pagare di tasca propria. Caso più frequente. Dice ancora la teoria suprematista nazifemminista: “tutte le forme di controllo, di esercizio del potere che passano attraverso la gestione del denaro, tutte le condizioni che pongono la donna nella condizione di non essere libera di poter decidere di lasciare il proprio compagno per motivi economici, costituiscono violenza economica”.

Per buona misura, insistono le stesse autrici della teoria della violenza economica, fanno di essa parte una casistica che va dalla dilapidazione del patrimonio familiare o della moglie al farle firmare assegni in bianco, fidejussioni o documenti  “in fiducia”; dal far indebitare la propria moglie beota a farle fare da prestanome; dallo svuotare il conto corrente comune prima della separazione al “contingentare” (limitare) le spese di prima necessità.  Soluzione? Rivolgersi a un centro antiviolenza, ovviamente. Per interrompere la spirale abusiva, “in un matrimonio (ma anche in una convivenza) è fondamentale parlare di soldi, senza temere che certi discorsi intacchino i sentimenti”, avverte Claudia Segre. Inoltre, mai pensare che una scelta di natura finanziaria sia irreversibile. Se una donna lavora, per esempio, non deve mettere a disposizione della famiglia l’intero reddito, (e quanta parte? Decide lei ovviamente). Mentre chi sta a casa deve pretendere (il termine “pretendere” qui si sposa bene con “a meno quindi di una lite con relativa denuncia di maltrattamento”) un conto cointestato, ma con firme disgiunte, oltre a Bancomat e carta di credito a proprio nome. E sarebbe bene pensare a una polizza pensionistica.  Tutto pagato da pantalone.

donna_soldiLa violenza economica infatti è “un insieme di atti di violenza finalizzati a mantenere la vittima in una condizione di subordinazione e dipendenza, impedendole l’accesso alle risorse economiche, sfruttandone la capacità di guadagno, limitandone l’accesso ai mezzi necessari per l’indipendenza, resistenza e fuga” (UNWomen, 2015). Declinando la parafrasi al contrario: non vi è violenza economica solo se la vittima non dipende economicamente (è, o si comporta come se fosse, del tutto indipendente) accede senza limiti alle risorse economiche della famiglia (un limite posto è violenza), o viene sfruttata nelle sue capacità di guadagno (le pone al servizio della famiglia o le condivide col partner).

E infine veniamo alla parte più bella; sono infatti facilmente reperibili dichiarazioni quali questa: “i padri separati declinano il ruolo di genitore in una spartizione paritaria del tempo dei figli, a prescindere dalle esigenze di questi ultimi. Inoltre, sembrano in prevalenza ignorare che la responsabilità genitoriale si declina prevalentemente in obblighi nei confronti dei figli, non già in diritti sopra di loro. Il primo obbligo che lasciano inadempiuto è proprio quello di assistenza materiale e generalmente nel contesto di una serie di atti e condotte controllanti”. Un affondo al DDL 735/2018 non guasta, del resto è stato proprio tale DDL a rinfocolare le accuse di violenza economica, e quindi di violenza contro la donna che vuole separarsi, allo sventurato e vilipeso senatore. Unitamente alle contestazioni di qualunque e qualsivoglia limitazione della donna alle sue scelte economiche. Possibile solo e soltanto grazie ad una separazione che segua a brevissima scadenza l’unione in matrimonio o la nascita dei figli in una convivenza. Conseguenza necessaria di una qualunque economia domestica e familiare che non può che costituire violenza economica. Senza scampo. Alla faccia della libertà di scelta.


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26 thoughts on “Economia domestica? No! Violenza economica

  1. Mi era sfuggito il punto 6

    ” lo sfruttamento dei guadagni della donna da parte di un marito volontariamente (?!?) disoccupato.”…puo darsi che in giro ci sia qualche lazzarone, ma per un uomo adulto non lavorare e farsi mantenere e’ una vergogna inaccettabile in primo luogo verso se stesso… Ho un amico barista di 40 anni, con una esperienza lavorativa di 25 anni… Dallo scorso anno vive con il sussidio di disoccupazione, non lo assumono perché ha troppa esperienza, preferiscono assumere 20enni, anche se lui sarebbe disposto a percepire lo stipendio di quando ha iniziato la carriera… Vorrebbe iniziare Un’attività per conto proprio, ma la sua domanda di finanziamento è stata respinta..piuttosto che farsi mantenere dalla Compagna ha detto che sarebbe preferibile scomparire da questo mondo, e lunedì è il suo compleanno…

  2. Uso massiccio di propaganda per preparare il terreno alla prossima richiesta illiberale delle femministe.
    #Nonunadimeno ha già un piano: si chiama “reddito di autodeterminazione” (cercare per credere).

    Ricordo una vecchia tesi che a questo punto andrebbe rispolverata.
    Il femminismo altro non sarebbe che il patriarcato riciclatosi nel XXI secolo.
    Solo che al marito si è sostituito lo Stato, a difesa dell’incolumità fisica della donna e al suo mantenimento.

    Un modo come un altro per continuare a parassitare sulla ricchezza creata dagli uomini.

    “Steve Jobs had massive ambition, but Holmes’s is arguably larger.”

    https://www.inc.com/magazine/201510/kimberly-weisul/the-longest-game.html

    Paragonare Elizabeth Holmes a Steve Jobs è un insulto sessista.

    3…2…1… ????

    Una nota generale sull’antifemminismo visto che ancora c’è qualcuno (il solito) che vuol fare confusione.

    L’antifemminismo non è il contrario del femminismo così come l’antifascismo non è il contrario del fascismo e l’anticomunismo non è il contrario del comunismo.

    Liberale è il contrario di fascista, di femminista, e di comunista.

    Liberista è il contrario di marxista.

    Per i dotati di QI basso: se il femminismo vuol fare intendere (truffaldinamente) che è favorevole al lavoro femminile (mentre invece le vuole sempre mantenute) non significa che l’antifemminista è contrario (a farle lavorare).

    L’antifemminista, semplicemente, non ha nulla da dire alle donne: facessero ciò che vogliono, purché non pesino ancora sul nostro groppone… decoupling in supply chain.

    Capisco che è complicato ma sforzatevi una volta tanto.

    Tutto chiaro?

    1. Quindi tu Blu sei un liberale che però in nome dell’anti-femminismo non disdegna leggi illiberali come quella dell’Alabama sull’aborto.

      come quei liberali che in nome dell’anticomunismo, nel 1924 non disdegnarono di intrupparsi in una lista elettorale (nota come Listone) coi fascisti guidata da Mussolini. Si è visto come è finita

      1. Peggio.

        L’Alabama è la mia Huawei.
        Sono pure diventato genderista: tempo qualche anno e lo sport femminile sparisce.
        La guerra è guerra.

        Comunque noto che non leggi.
        Questo volevo sapere.

        1. Esatto, hai capito perfettamente il meccanismo: “genderista” quando si tratta di far gareggiare le trans con le donne, “conservatore” quando si tratta della legge dell’Alabama che limita l’aborto, poi di nuovo “genderista” quando arriva l’utero artificiale – che è anche “conservatore” però, in quanto pone fine all’aborto (la gravidanza continua nell’utero artificiale).

          Indovina questo tipo di approccio chi lo usa, al contrario, con enormi successi ottenuti, già da decenni?

          “Se ti attaccano con i panzer non devi né studiare la vita e le tattiche dei grandi cavalieri del passato né selezionare cavalli migliori: devi catturare un panzer nemico, farne delle copie e usarle” – Eric Lauder.

          E si noti che la vittoria non è affatto certa, anzi: loro hanno esperienza, noi no.
          Ma si inizierebbe a combattere con armamenti pari, sebbene con meno esperienza.
          E’ la differenza tra avere un 30% di probabilità di riuscita, e uno 0,3%.

          1. Guarda fosse per me approverei anche il reddito di “autodeterminazione” se le risorse fossero trovate tassando solo i femministi maschi… ????

            In quest’ultimo lustro stanno succedendo cose a livello politico e culturale che non mi sarei mai aspettato, per esempio in Danimarca vince la sinistra anti-immigrazione, un mostro a tre teste e a costo di rinnegare se stessi pur di sopravvivere.

            Sul caso Elizabeth Holmes le femministe sono letteralmente esplose di testa: le supercazzole che hanno dovuto inventare dopo averla pompata all’inverosimile #inquantodonna sono a mio avviso le pagine di giornalismo più spassose che abbia mai letto.

            Se la china è questa non durerà a lungo, forse sono un po’ più ottimista di te sulla riuscita finale.

        2. PS: la Xiaomi forse è meglio della Huawei.
          Come telefonini intendo: ho comprato un orologio Xiaomi CIGA a mio figlio per la promozione e vinto (estrazione a caso, non lo davano certo a tutti) uno smartphone Xiaomi, ed è una bomba (prezzo cinese sui 40 euro, cioè almeno 200 euro in Italia – è rosa metallizzato, con 112 euro totali ho fatto sia il regalo a mio figlio che a mia figlia, non male).
          Prendi però il giudizio con riserva: l’unico smartphone che ho è quello aziendale e lo uso unicamente per telefonate e SMS, mai comprato uno smartphone.
          L’orologio invece è un mostro: cassa quadrata a scheletro (in controluce si vede tutto il movimento), movimento meccanico Seagull appositamente modificato per Xiaomi (la Seagull è l’equivalente cinese della Rolex – come qualità, precisione e affidabilità è comparabile a un Tissot o un Seiko di fascia media), un orologio che costa 112 euro in Cina equivale a uno europeo da 500-600 euro (infatti la’ lo hanno solo manager e yuppie vari).

          1. Non conosco Xiaomi ma non dubito sia ottimo.
            Mi auguro si risolva presto la guerra commerciale.
            Sui mercati è stato un bagno di sangue.
            E poi io compro solo Thinkpad (oggi Lenovo, prima IBM).
            Non voglio passare ai MacBook.

  3. violenza economica ? Semplice.
    Firmare 5 (cinque) minuti fa un mutuo bancario per pagare
    mantenimenti, imposte entro il 15, tasse di possesso auto, avvocato che gentilmente non
    mi ha ancora ingiunto di pagare i soldi che gli devo, affitto, benzina e mille altre cose.
    Fatto.

    in queste condizioni, penso che nel giro di una decina d’anni in Italia il matrimonio sarà un
    istituto civile obsoleto, desueto e inapplicato.
    Scrivo il commento affinchè lo si sappia in giro, non fatevi fregare …

    poi,provate a non pagare le spese straordinarie documentate e poi leggete bene il 570 bis
    del codice penale

    ps la signora mi ha fatto sapere di avere 0 (zero) euro sul suo conto…

  4. Il punto 06, questo:

    “lo sfruttamento dei guadagni della donna da parte di un marito volontariamente (?!?) disoccupato.”

    Dimostra inoppugnabilmente tre cose:

    A) Che le femministe non manterranno MAI un uomo che fa il casalingo, e quelle che lo affermano mentono sapendo di mentire. Altrimenti sarebbero insorte contro una simile definizione di “violenza economica” da parte del disoccupato che si farebbe mantenere.

    B) Che in generale per le donne mantenere un uomo è vissuto come una cosa molto negativa: in genere la donna è abituata ad essere pagata, dover pagare per lei è una forma di violenza.

    C) Che i femministi zerbini hanno tutto da rimetterci a supportare questi mostri in gonnella: se diventano un peso verranno scaricati, debbono produrre e dare soldi alle donne per essere considerati utili e se cessano di farlo sono “violenti”.
    A quel punto tanto vale guadagnare per sé e mandarle a farsi fottere.

    E’ per questo che insisto sul discorso “via gli incentivi all’assunzione di donne”: un uomo a cui tutte le donne passano avanti grazie agli incentivi è MORTO, anzi, se, assai inusualmente, viene mantenuto da una donna, per le femministe è “violenza sulle donne”.

  5. “la responsabilità genitoriale si declina prevalentemente in obblighi nei confronti dei figli, non già in diritti sopra di loro” … Parole sante, ma come farle comprendere ai genitori? Anzi, alle genitrici, perche’, si sa, solo uno è il genere che appunto genera i figli secondo la mentalità degli illuminati.. L’altro genere è soltanto un fastidioso iniettore di geni complementari che sempre gli illuminati sperano, in un futuro imprecisato, di sostituire con una dose di cellule riproduttive create in laboratorio..

  6. i miei genitori sposati da 35 anni, tutti e due pensionati, lei ex maestra elementare lui ex operaio hanno conti correnti separati e ognuno dei due si gestisce i propri soldi come è giusto che sia. La considero la situazione ideale. Quanto alle bollette ogni coppia decide per sè l’iddeale per me sarebbe dividere queste spese a metà, è folle considerare “violenza ecomica” il fatto che lui paghi le bolette quando avviene di comune accordo tra i coniugi

    “Esisteva una volta un certo rispetto per il marito che consentisse alla moglie di stare a casa, preferendo alimentare col suo solo reddito, ritenuto sufficiente per tutta la famiglia, ogni esigenza della moglie. Anzi, ciò veniva considerato oltremodo gratificante…”

    Augello, la nostalgia per il bel tempo antico pre-legge sul divorzio e pre-riforma del diritto di famiglia; il tempo in cui la donna stava a casa e dipendeva per ogni esigenza dai soldi di lui traspare ad ogni tua parola. Bè rassegnati, quel tempo per fortuna non tornerà più, oggi è non solo giusto eticamente ma pure conveniente che anche le donne lavorino e siano per quanto possibile economicamente indipendenti,. In caso di separazione questo conviene pure agli ex mariti, checchè tu ne dica

    1. Se la donna lavora e lui è disoccupato è comunque violenza economica:

      “lo sfruttamento dei guadagni della donna da parte di un marito volontariamente disoccupato.”

      Pertanto agli uomini non conviene mai vivere insieme a una donna, a prescindere che lei lavori o meno, perché debbono comunque sempre essere economicamente autosufficienti, senza nessuna speranza di ricevere supporto (sarebbe “violenza economica” contro la donna).

      E la suddetta definizione femminista ci dice anche che i casalinghi non debbono esistere perché i casalinghi sono violenza economica selle donne: un casalingo è per definizione volontariamente disoccupato.

      Ma tu seguita pure a difendere queste ipocrite sfruttatrici dalla lingua biforcuta…

      1. Esatto.

        Purtroppo la sappiamo la logica della stragrande maggioranza delle donne moderne
        “quello che è mio è mio, quello che è tuo è mio”

        La cosa grave è che a questa tipologia di donne, con questa mentalità, gli si permette pure di gestire il denaro pubblico.

          1. Nessuno è irreprensibile, ma le donne hanno dimostrato e stanno dimostrando in questo breve arco di tempo che fanno politica di essere mediamente peggiore degli uomini.

            Senza contare che non si possono sentire i loro dibattiti politici in televisione, si stanno sempre a punzecchiare tra di loro, è difficile sentirle parlare dell’interesse comune delle persone.

            Poi ci sono quelle che cominciano a parlare e in meno di cinque minuti hanno già pronuciato la parola “donna” una decina di volte, io vorrei sentire la parola “persona”.

            1. “mediamente peggiori” in base a cosa? E’ una tua opinone personale basata sul nulla, anzi basata solo sui tuoi pregiudizi: se in un caso di corruzione politica è coinvolta una donna i tuoi pregiudizi ti faranno considerare molto più grave quel caso rispetto a uno analogo che coinvolge un uomo.
              Anche le punzecchiature nei dibattiti tv sono simili ai battibecchi degli uomini in quei dibattiti ma non te ne accorgi perchè hai pregiudizi

              1. “solo sui tuoi pregiudizi”
                “non te ne accorgi perchè hai pregiudizi”
                meno male, ho incontrato uno che è senza pregiudizi

                sei semplicemente un disfattista, continuare a risponderti è solo una perdita di tempo

            2. Hai notato come funziona?
              Salta la parte importante, cioè che i casalinghi non possono esistere perché un uomo casalingo (quindi volontariamente disoccupato) sarebbe – proprio secondo le femministe, definizione loro – violenza economica contro le donne.

              E cerca di spingerti a parlare dei politici uomini, sfruttando il gancio che gli hai dato con l’ultima frase.

              Propagandisti del genere giustificherebbero senza alcun problema anche aborti selettivi dei feti maschi, tanto per dirne una: un po’ di vittimismo, un po’ di citazioni di cose avvenute lontane nel tempo (magari 300 anni fa) o nello spazio (in Cina) e oplà, eccoti servito. E se dici mezza parola che non sta sul pezzo iniziano a parlare di quella.
              Tieni presente che questo tizio odia i padri in generale perché è invidioso, il veleno che ha sputato gratuitamente in un paio di occasioni è molto eloquente.

              Questa gente ci odia e vuole farci del male, non si parla con loro tanto per discutere ma solo per sputtanarli di fronte al pubblico.

              Tornando al tuo punto, non concordo:

              Il problema maggiore non è che le donne in politica rubano, tanto i politici più o meno, in maggioranza rubano, e tutti sono molto egocentrici, ambosessi: il problema maggiore è che non conviene a nessun uomo vivere con una donna, perché è chiaro e lampante che lei non supporterà mai uno che dovesse rimanere disoccupato – anzi sarebbe “violenza economica”.

              E la risposta dignitosa, da uomo, non è azzerbinarsi dicendo “ma io voglio che la società mi dia la stabilità e i mezzi per mantenere una, visto che lei non mi manterrebbe mai”.
              La risposta da uomo giusta è “si fottano, le ipocrite parassite”.

              1. Lo penso anch’io che sia una persona invidiosa, lo si legge tra le righe dei suoi post.

                L’invidia è quella cosa che uno ce l’ha, non perchè gli è stata data da madre natura, ma perchè non ha mai fatto fatica a combatterla e sottometterla fino a che è lei che prende il sopravvento su di noi.

                Sono erbe infestanti all’interno della nostra anima, se non stiamo attenti a silenziarle con la buona volontà, saranno loro a comandare su di noi, e se l’invidia diventa il nostro padrone, sarà un padrone che ama vederci soffrire.

                1. Vede il femminismo come un modo per vendicarsi degli uomini che hanno avuto, ai suoi occhi, più successo di lui, avendo figli. Ecco spiegato perché il veleno contro i padri separati specificamente.
                  Nota infatti che dove diventa più irrazionale è specificamente su cose tipo i diritti dei bambini così come pure l’aborto finanziario: prima ti dice che è giusto che i bambini vedano poco il padre (infatti è contrarissimo ai tempi quasi paritari del DDL Pillon) poi che per il bene dei bambini è giusto obbligare gli uomini a fare i padri anche se non vogliono (mentre invece le madri no). La cosa che hanno in comune queste robe così in contrasto è l’attacco, specificamente, contro i padri.
                  Il bello è che è un falso bersaglio, anzi il suo è il falso bersaglio del falso bersaglio, si inganna due volte, infatti:
                  Uno che vorrebbe essere padre e non ci riesce dovrebbe incolpare se stesso.
                  Se è stupido se la prende con le donne, ma è cosa stupida perché prendersela con la natura femminile è prendersela col fatto che in estate ci sono le zanzare.
                  Se invece uno è doppiamente stupido se la prende con quelli che si sono riprodotti (eppure non hanno tolto nulla a lui: è pieno di donne che vogliono figli, ce ne saranno almeno due o trecentomila in Italia in questo esatto momento, e a lui ne basterebbe una soltanto).

      2. Posto che nel mio personale ideale di famiglia della casa ci si occupa in due e nessuno dovrebbe essere volontariamente disoccupato, non ho problemi a dirti che il punto 6 per come è stato formulato è inaccettabile che venga considerato “violenza economica”. Forse avevano in mente una situazione in cui lui ciondola per casa campando coi soldi della compagna rifiutandosì anche di fare le faccende domestiche che vengono svolte anche queste da lei, ma se è così avrebbero dovuto specificarlo. Un femminismo intelligente dovrebbe elogiare uomo che fa il casalingo e non trattarlo come un nullafacente perchè non lo è,

          1. Non mi aggrappo al femminismo, ritengo che con tutti gli errori e gli estremismi che ogni movimento di emancipazione ha, il femminismo sia preferibile ai suoi nemici.

            quando le femministe dicono qualcosa che non condivido non ho problemi a dichiararlo. Mentre nel femminismo trovo ogni tanto qualcosa che non condivido (sul coidetto body positive ad esempio, sulla presunta oggettificazione, certi eccessi del metoo contro woody allen,sul bechdel test che considero una sciocchezza) nei nemici del femminismo trovo quasi sempre qualcosa che non mi piace. dissento dal femminismo o da alcune femministe su singoli temi e su singole posizioni mentre concordo su altre; invece il mio dissenso nei confronti dell’anti-femminismo è sistemico, io e Augello abbiamo due visioni della società e della famiglia opposte io non vorrei mai vivere nel modello di società che ha in mente lui (l’italia degli anni ’50). E se capita, occasionalmente, che io concordi su un singolo punto con un anti-femminista questo non inficia il mio dissenso generale. Tutto chiaro?

        1. Non esistono in Italia “femministe intelligenti”: infatti nessuna femminista ha mai contestato la suddetta definizione. Ci sono quelle che la approvano e quelle che tacciono a proposito.
          In tutto il mondo ce ne sono pochissime: Wendy McElroy, Camille Paglia, e pochissime altre.

          “Femminismo intelligente” è una contraddizione in termini perché il femminismo consiste nel chiedere la soddisfazione per vie legali degli istinti più bassi e più primitivi delle donne.

          L’equivalente del femminismo, al maschile, sarebbero uomini che insistono col chiedere una legge che consenta loro di violentare impunemente per strada chiunque gli piaccia, e minacciassero di ammazzare di botte chiunque si opponga a tale proposta di legge.

  7. Serena Williams è meglio che non parla proprio.
    Durante il torneo del Roland Garros, torneo ancora in svolgimento, al termine del suo incontro di tennis (e perso) ha ricattato gli organizzatori del RG, pretendendo che la sua conferenza stampa si facesse subito senza attendere che la conferenza stampa in corso terminasse, al punto che hanno costretto Thiem , numero quattro del mondo, a sloggiare ed andare in un’altra sala conferenza più piccola.
    Thiem era incredulo di un simile comportamento, tanto da affermare “ma è uno scherzo?”.
    Non si era mai visto dall’inizio dell’era open, e parlo di oltre 50 anni di tennis, una cosa simile.
    Chi poteva fare una cosa del genere, se non una paladina dell’uguaglianza, se non una che aborra ogni più piccola discriminazione?

    Per mia esperienza personale, la più grande ipocrisia la vedo tra le persone lamentose, sempre in bocca io, io, io, io, piangere, piangere… e soprattutto frecare il prossimo.

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