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Egregio Prof. Gian Carlo Blangiardo, nuovo Presidente ISTAT…

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persone_blangiardoEgregio Professor Gian Carlo Blangiardo, anzitutto mi permetta di esprimerle le mie più sentite congratulazioni per la sua nomina a capo dell’Istituto Nazionale di Statistica. Mi capita spesso di scrivere a persone appena nominate in ruoli chiave, per permettermi, pur se dal mio ruolo minimale, di proporre qualche suggerimento o segnalare qualche anomalia. Prima di lei ho scritto a Marcello Foa, Vincenzo Spadafora e tanti altri. Nessuno mi ha mai risposto, ma ritengo indispensabile provarci ancora, stavolta rivolgendomi a lei.

L’autorevolissimo ruolo a cui è stato chiamato, ne è certamente consapevole, ha una funzione chiave per il paese. Oltre a misurare analiticamente tutti gli indicatori più importanti, esso fornisce all’opinione pubblica gli strumenti per la comprensione della realtà. Strumenti che spesso, senza che in ciò ISTAT abbia responsabilità, vengono utilizzati in malafede da portatori di interesse proprio per orientare e influenzare l’opinione pubblica. Io, ormai da anni, mi occupo del tema delle relazioni di genere e proprio in questo ambito, dal lato statistico, ho alcune cose che mi premerebbe segnalarle.

Senza titolo-1“Le donne vittime di violenza in Italia sono otto milioni, lo dice l’ISTAT”. Quante volte anche lei ha sentito questa frase, magari accompagnata da parole come stragemattanzacarneficina? Scoprirà, se non ne è già al corrente, che si tratta di una stima, una proiezione basata su un campione teoricamente rappresentativo. In quanto stime, tali le cifre, ne converrà, andrebbero comunicate con prudenza, tipo “potrebbero teoricamente essere otto milioni…”, ma così non si fa. E non si fa perché dati allarmanti sotto quel profilo servono ad alimentare una paura diffusa dell’uomo in quanto tale e una necessità di tutela della donna in quanto tale. Un complesso ideologico fondamentalmente falso, come accertato anche da statistiche comunitarie, che a sua volta alimenta un business anomalo, quello dei centri antiviolenza e case famiglia, dove, in presenza di un’offerta che eccede di molto la domanda, è indispensabile fabbricare artificialmente la domanda stessa tramite il perfetto mezzo della paura indotta da numeri sovrastimati.

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Come probabilmente sa, l’Istituto che si appresta a presiedere ha creato, con finanziamenti governativi, un portale dedicato al tema della violenza sulle donne. I dati veri, ben diversi dalle stime proiettive, si trovano proprio lì, anche se ben nascosti. E mostrano che il fenomeno della violenza di genere è nel nostro paese a un livello minimale, poco più che fisiologico. Eppure questo non emerge: resta la narrazione sovrastimata e propagandistica frutto di ricerche ideologicamente orientate (per maggiori informazioni, citofonare Maria Laura Sabbadini) con l’utilizzo di metodologie statistiche a dir poco discutibili. Oso troppo a dire così? Non credo: consideri che le stesse metodologie sono state usate due volte negli ultimi sei anni con campioni differenziati per misurare la violenza femminile verso gli uomini, dando come esito in entrambi i casi (qui e quile stesse stime (otto milioni di uomini vittime). Converrà che o qualcosa non va negli strumenti di rilevazione, o siamo in presenza di una realtà che per motivi meramente ideologici non viene raccontata o viene raccontata in modo distorto. Appare oggi sui quotidiani, ad esempio, una dichiarazione del Ministro Bongiorno che, a fronte di un singolo fatto di cronaca, parla già (del tutto impropriamente) di strage, ignorando che da inizio anno sono 32 le donne resesi protagoniste di abusi, violenze e omicidi a danno di minori o anziani. Insomma, le pregresse elaborazioni dell’Istituto vengono sistematicamente strumentalizzate per una comunicazione a senso unico, che talvolta si configura come veri e propri atti di terrorismo di genere e di falsificazione della realtà. A farne le spese sono le capacità relazionali delle persone, dunque le famiglie, e spesso i minori.

parità-tra-uomini-e-donneMa non è sulle ricerche passate, ormai archiviate e ampiamente (sebbene non pubblicamente) sbugiardate che vorrei richiamare la sua attenzione, bensì su quelle a venire. Sul tema dei rapporti di genere è necessario aprire un nuovo corso, gentile Presidente. Può apparire paradossale che ce ne sia la necessità, ma così è: c’è oggi l’urgenza di affermare la realtà dei fatti, ovvero che si parla di fenomeni relazionali e che dunque è opportuno misurare tutte le facce della questione. L’Istituto non si limita mai, giustamente, a misurare il numero dei soli disoccupati in Italia senza rapportarlo alla popolazione complessiva e al numero di occupati. I fenomeni sociali vanno misurati in modo completo ed equilibrato. Le questioni di genere non fanno eccezione. Non devono fare eccezione, specie quando vi è un pregresso di strumentalizzazioni feroci.

E dunque, se posso permettermi di avanzare qualche suggerimento, riterrei opportuno rivedere radicalmente l’impostazione del portale “violenza donne” del sito ISTAT, revisionandolo alla luce di nuove statistiche che spero la sua Presidenza vorrà incentivare. Anzitutto concependo metodi di rilevazione seri da applicare alla violenza di genere a 360 gradi, con l’inclusione di tutti, uomini, donne, eterosessuali e omosessuali. Ciò ridurrà ai minimi termini la retorica della violenza sulle donne nel nostro paese, dunque genererà una montagna di proteste, ma si tratta, le assicuro, di qualcosa di giusto e atteso. Non meno importante sarebbe dare all’opinione pubblica e ai decisori strumenti certi rispetto a un fenomeno importante nel nostro paese: le separazioni.

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statistiche-webE’ materialmente possibile all’Istituto fare ciò che io e altri tentiamo di fare un po’ alla cieca: cercare di capire perché il 95% circa delle denunce di  donne contro gli uomini per motivi di violenze di vario tipo finisca archiviato o in assoluzione. In questo senso ritengo che sarebbe interessante, anzi no, sarebbe decisamente cruciale capire quante di quelle denunce finite in nulla vengano depositate in un contesto di separazione coniugale. So quant’è difficile incrociare dati provenienti da due settori che quasi non si parlano, il civile e il penale, ma le assicuro, e credo che lei stesso ne avrà chiara contezza, che una rilevazione simile sarebbe davvero fondamentale per capire alcune dinamiche che, ad oggi, gravano, con conseguenze spesso molto pesanti, sui minori del nostro paese e sulle vere vittime di violenza domestica e affini.

Le confesso che confido molto nella sua presidenza, Professor Blangiardo. Pur non volendolo, sulle tematiche di cui le ho parlato, ISTAT è stato reso strumento di strumentalizzazione e propaganda decisamente troppo a lungo. E’ tempo di una normalizzazione, di un bilanciamento, da questo punto di vista. Ho fiducia, ribadisco, che sotto questo profilo lei abbia lo standing per resistere alle innumerevoli pressioni che le arriveranno sia dal lato governativo che da quello popolare perché nulla cambi, e che sappia anzi premere per ottenere a favore di una impostazione bilanciata gli stessi fondi che in passato sono stati riservati a una versione forzosamente unilaterale. Ci sono tanti uomini e tante donne per bene in Italia che vorrebbero capire di più, essere confermati o smentiti autorevolmente nella loro percezione della realtà. L’ISTAT è cruciale in tutto questo, sulle tematiche che le ho accennato. Confidiamo tutti che il suo ISTAT, gentile Presidente, sappia essere all’altezza delle aspettative.

Con la più viva cordialità.

Davide Stasi


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8 thoughts on “Egregio Prof. Gian Carlo Blangiardo, nuovo Presidente ISTAT…

  1. Se il nuovo presidente dell’istat Avra’ intenzione di fare veramente quanto richiesto nell’articolo farà meglio ad indossare subito una fascia da kamikaze.. Secondo me però il nuovo presidente Rai… Qualcuno sa che fine ha fatto? E’ scomparso.. ????

  2. Curiosa l’opposizione da parte di certi settori alla nomina di quest’uomo per la presidenza ISTAT.
    Un’implicita conferma, da chi lo ha sempre negato, che dal timone di questa struttura si possono operare manipolazioni su realtà “fattuali”.
    Gli argomenti a sostegno della “pericolosità” di Gian Carlo Blangiardo infatti, sono applicabili per convesso anche a Linda Laura Sabbadini buon anima.

    O no?

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