Eleonora De Nardis: quando per parlare di “amore violento” serve un buon CV

persone_denardis1Le appassionate principesse nostrane del piagnisteo femminista non sono mai soddisfatte, si sa. Gli è stata regalata una Commissione parlamentare sul “femminicidio” in quasi totale assenza di femminicidi, ma non era sufficiente. Ecco allora l’infame “Codice Rosso”, un altro giocattolo incostituzionale e ingiustificato buono solo per alimentare la retorica suprematista di Ro$a No$tra e fare altri danni dal lato giustizia. Ma no, nemmeno quello è abbastanza. Ecco allora che il gotha della cupola in gonnella decide di riunirsi, auspice la rovinosa Valeria Fedeli, nella Sala Nassiriya del Senato, per parlare di un libro. Titolo: “Sei mia. Un amore violento”. Originalissimo come, lo si può immaginare, il tema trattato e il taglio della trattazione. Libri così se ne trovano a bizzeffe, uno più inutile e infondato dell’altro, sotto forma di “saggio” o narrativa. Questo sarebbe uno in più nel mucchio, non meritevole di particolare menzione se non fosse per l’autrice: Eleonora De Nardis. Chi è costei?

Figlia di un eminente docente universitario della Sapienza di Roma, in poco più di quarant’anni di vita ha costruito un curriculum di collaborazioni giornalistiche spot sulle tematiche più diverse: da Porta a porta a Uno Mattina Estate passando per il TG2 Costume e Società, arrivando alla conduzione di programmi “memorabili” come “L’Italia dei porti” o la trasmissione per ragazzi “BikeHorse”. Per cercare una stabilizzazione coerente al proprio mestiere a un certo punto deve aver fiutato il trend della violenza sulle donne, e così si è accodata diventando anche “scrittrice” con questa sua opera prima subito assurta a caposaldo per l’esercito delle “chiagni e fotti” nostrane. Tanto appunto da venire chiamata di recente a presentarlo al Senato davanti a una folla di #tuttedonne desiderose di cantarsela e suonarsela, alla presenza delle più importanti capebastone  del reame (Fedeli, Valente, Boldrini, Annibali).

persone_denardis2Uno sgrammaticato comunicato stampa informa che la presentazione è andata alla grande, anche perché tra botte, sangue e rappresentazione drammatizzata di una realtà che non esiste, c’è stata l’occasione di tirar fuori lo spauracchio: il Senatore Pillon, il cui nome da solo è capace di unire tutte in una colata lavica di mobilitazione. Nessuno al momento ha però notato o messo in luce una stranezza, legata alle qualifiche di De Nardis. Che titolo ha per parlare di violenza di genere e amori violenti? Sì che ormai tutti sono esperti di tutto, per carità, ma un minimo di qualifica la si dovrebbe avere per poter parlare di determinati temi. Bene, De Nardis riesce, grazie alle promoter politiche, a sovvertire totalmente il concetto. Non solo non servono qualifiche, ma addirittura si può narrare la violenza di coppia essendo stati violenti.

Sì, perché a pontificare di amore violento al Senato, dopo averci scritto sopra un libro che criminalizza il maschio e santifica la femmina, è stata una giornalista che nel 2014 è finita agli arresti a Ostuni (Brindisi) per aver tirato undici coltellate al compagno durante una lite. Ora si dirà, lei dirà: mi sono difesa, mi stava picchiando o aggredendo o violentando, a scelta. Sarà, dicono un po’ tutte così, in genere quando l’uomo è morto stecchito e non può più replicare. In questo caso l’uomo ha avuto una profonda ferita al braccio (strano, di solito gli uomini aggrediscono di schiena e lì vengono pugnalati…) e a provocarla è stato un coltello impugnato proprio da De Nardis. Ah, la coerenza femminista… Prossime puntate in Senato: Dracula che parlerà di donazione del sangue, Freddy Krueger che parlerà di cura del sonno, Jeffrey Dahmer che parlerà di cucina alternativa. O anche Anghinolfi che parlerà di affidi e Claudio Foti che parlerà di violenza sui minori. Ah no, questi hanno già fatto, scusate.



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