Femminicidi e ciclisticidi: emergenze a confronto

femminicidiodi Marco Vinci (repost dal blog Eureka!) – Ho fatto molta fatica a reperire dati imparziali sul numero dei cosiddetti femminicidi. I motori di ricerca rimandano ad articoli che presentano dati capziosi e controversi. Capziosi perché molti articoli spacciano per femminicidi la totalità degli omicidi colposi di donne. Ma tale dato comprende anche le donne uccise per motivi non sentimentali (ad esempio durante una rapina) oppure donne uccise da altre donne. Per femminicidio invece si intende l’uxoricidio (delitto passionale) di una donna perpetrato da un uomo.

Altri articoli usano il numero di donne uccise in ambito familiare, ma questo è un altro espediente per gonfiare il dato, perché in ambito familiare le madri o le nonne possono essere uccise dai propri figli/e o nipoti/e in astinenza da stupefacenti (è notizia recente che un nipote ha ucciso a pugni la nonna nel tentativo di estorcerle denaro) e quindi non pertinenti al femminicidio comunemente inteso. Controversi perché il numero dei femminicidi propriamente detti divulgato dalla polizia è fortemente contestato dalle femministe che lo considerano basso rispetto alla loro percezione del problema (si veda qui).

Premesso ciò, di seguito raffronto i dati disponibili degli omicidi di donne e femminicidi con quelli dei ciclisti che muoiono schiacciati o scaraventati da automobili o da mezzi pesanti. Secondo l’Istat, nel 2017 gli omicidi di donne sono stati 123 di cui 54 delitti passionali (ma il dato non distingue le coppie eterosessuali da quelle omosessuali, quindi potrebbe includere omicidi commessi da donne) [fonte]. Nello stesso anno, secondo l’Istat e l’ACI, i ciclisti morti in incidenti stradali sono stati 254 [fonte], ovvero più del doppio delle donne uccise e più del quadruplo dei femminicidi.

Secondo la Polizia di Stato, nel 2018 gli omicidi di donne sono stati 94 di cui 32 i femminicidi [fonte]. Nello stesso anno, secondo l’Istat e l’ACI, i ciclisti morti in incidenti stradali sono stati 219 [fonte], ovvero più del doppio delle donne uccise e quasi sette volte di più dei femminicidi. Ho sentito in televisione che in Italia si consuma un femminicidio ogni 72 ore. Ho cercato in rete e questo dato è riportato anche dall’Ansa [fonte].


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Ma come è ricavato questo dato? In un anno ci sono 8760 ore, quindi 8760 diviso 72 fa 122. Ovvero si è preso il totale degli omicidi e si è spacciato come “femminicidi”, il tipo di espediente capzioso di cui ho parlato ad inizio articolo. Ma quanti ciclisti muoiono ogni ora? In Italia si consuma un ciclisticidio ogni 32 ore, come riconosciuto dall’AGI [fonte], vale a dire che i ciclisticidi sono molto più frequenti dei femminicidi.

Anche il dato del 74% dei femminicidi commesso da italiani è forviante in quanto omette di precisare che gli italiani sono molti di più degli stranieri e quindi in proporzione l’incidenza è maggiore tra gli stranieri. Potremmo ulteriormente chiederci: di quel 74% di italiani assassini di donne, quanti sono autoctoni e quanti allogeni che hanno ottenuto la cittadinanza? Se l’attuale governo elargirà cittadinanze a iosa tramite lo Ius Soli, i globalisti potranno finalmente affermare che gli assassini di donne sono al 100% italiani.


Qual è dunque la vera emergenza?


Secondo la RAI, dal 2000 al 2019 (cioè in 19 anni) le donne uccise in Italia sono state 3.230 di cui 1.564 uxoricidi [fonte]. Secondo il Sole 24 Ore, dal 2001 al 2015 (cioè in 14 anni) i ciclisti morti in incidenti stradali sono stati 4.534 [fonte]. Va inoltre osservato che gli incidenti stradali non mortali che hanno coinvolto i ciclisti sono stati 17.521 nel solo 2017 [fonte] e si tratta spesso di incidenti gravi ed invalidanti (coma o paralisi). Secondo l’Istat, l’Italia è tra i paesi europei in cui avvengono meno femminicidi [fonte]. Secondo l’ITF, l’Italia è altresì il paese occidentale in cui avvengono più incidenti mortali di ciclisti [fonte].

Qual è dunque la vera emergenza? I media trascurano quasi totalmente la strage di ciclisti mentre martellano sul femminicidio. La politica non si occupa abbastanza dei ciclisti, malgrado la bicicletta sia il mezzo ecologico per eccellenza e andrebbe quindi incentivato innanzitutto garantendo sicurezza a chi sceglie di usarla. Come se non bastasse, oltre il danno, la beffa. Provate ad immaginare l’effetto che avrebbero prodotto gli stessi meme se al posto della parola “ciclista” ci fosse stata la parola “donna”.

 

Chi osasse pubblicare meme di scherno verso il femminicidio verrebbe linciato mediaticamente ed il suo datore di lavoro si vedrebbe costretto a licenziarlo. Un adagio attribuito a Voltaire recita: Per capire chi vi comanda basta scoprire chi non vi è permesso criticare.

Post scriptum, per integrare un paio di obiezioni meritevoli assieme alle mie controrisposte.

femminicidiNon puoi paragonare gli omicidi agli incidenti. – Il paragone appare inappropriato giacché il femminicidio è un reato doloso (intenzionale) mentre il reato stradale è intermedio tra colposo e doloso (anche senza l’intenzione di nuocere, non si può non sapere che la guida irregolare provoca incidenti). Tuttavia questo genere di paragoni si fanno e sono utili per comprendere la mole dei diversi problemi: quante volte si sente dire che una certa epidemia ha mietuto più vittime della guerra (ad esempio la spagnola vs prima guerra mondiale), allo scopo di far capire che la ricerca biomedica è importante tanto quanto la pace. Lo ha fatto pure Piero Angela, più volte. La malattia è involontaria (come gli incidenti) mentre la guerra è pianificata (premeditata), quindi il mio confronto è analogo a quello di Piero Angela.

I ciclisti muoiono a causa di incidenti, mentre il femminicidio è un problema culturale. – Anche gli incidenti di ciclisti sono una questione culturale perché se gli automobilisti venissero sensibilizzati attraverso analoghe campagne mediatiche, si responsabilizzerebbero e starebbero più attenti quando incontrano un ciclista sulla strada… perché è a questo che servono le campagne mediatiche contro il femminicidio, vero? Non sarà mica un pretesto per demonizzare l’uomo in quanto tale. Le iniziative scenografiche di sensibilizzazione verso il femminicidio sono moltissime: scarpe rosse sulle piazze, posti occupati, panchine tinte di rosso. Similmente si potrebbe disporre sulle piazze delle biciclette accartocciate per sensibilizzare gli automobilisti affinché siano più prudenti verso i ciclisti.


Ci sono molte più probabilità che tu muoia in quanto ciclista che in quanto donna.


La ragazza che guidava questa bici in foto è in coma [fonte]. Se sei donna e ciclista, ci sono molte più probabilità che tu muoia in quanto ciclista che in quanto donna. Le donne sono la metà della popolazione, i ciclisti invece sono un’esigua minoranza, ciononostante la loro probabilità di morire è molto maggiore in termini assoluti: essere ciclista è molto più pericoloso di essere donna. I ciclisti sono a tutti gli effetti una minoranza non tutelata, schiacciata sia in senso figurativo sia in senso letterale.

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