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“Femminicidio” e il bufalificio che lavora a turni forzati

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varie_debunkingstatsdi Fabio Nestola – Fonti diverse, cifre immancabilmente diverse. È curioso vedere come sul femminicidio, in assenza di un criterio criminologico di rilevazione ufficialmente riconosciuto, ognuno spari cifre a caso: 25 in cinque mesi, 39 in sei mesi, 40 in cinque mesi e mezzo, chi offre di più? Abbiamo già dimostrato le falsità dell’elenco pubblicato da InQuantoDonna e da Femminicidioitalia, ora vediamo cosa dice Sos Stalking.

Un certo Giampiero Casoni, sul sito “cisiamo.it”, pubblica un articolo dal pretenzioso titolo “Femminicidio in Italia”, basandosi su un’intervista che il presidente/fondatore dell’associazione SOS Stalking, avvocato Lorenzo Puglisi, avrebbe rilasciato ad ADN Kronos. Risultato: 39 femminicidi nei primi 6 mesi del 2019, in leggero calo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ma l’elemento di spicco sarebbe l’aumento dell’età delle vittime, in quanto il 30% supera i 70 anni. Questo dato viene interpretato fantasiosamente dall’avv. Puglisi, che sostiene testualmente I numeri dimostrano come spesso la conflittualità, all’interno delle mura domestiche, non si plachi con l’avanzare dell’età (…)”. No, non ci siamo.

varie_anzianiI delitti fra anziani, come sosteniamo da sempre, costituiscono una tipologia autonoma dalle caratteristiche particolari che sarebbe fuorviante classificare come femminicidio. Anche in occasione degli approfondimenti precedenti emergeva chiaramente come tali casi riguardassero anziani con problemi legati a demenza senile, alzheimer, tumori in fase terminale, sofferenze insopportabili per tutti i soggetti coinvolti. Infatti l’anziano marito che uccide la moglie malata per non farla più soffrire, poi si toglie la vita. Da gennaio riportiamo questa categoria di episodi, annunciando che a fine anno li avremmo trovati nel calderone dei cosiddetti femminicidi. Facile profezia, dalla quale infatti neanche SOS Stalking si discosta.

Delitti della disperazione, della solitudine e della pietas, maturati giorno dopo giorno nella consapevolezza che non esiste altra via per porre fine alle altrui sofferenze. E invece spacciati per femminicidio, quindi delitti di genere, della prevaricazione maschilista, della gelosia morbosa, del possesso, dell’odio misogino… la corrente di pensiero promotrice del reato specifico di femminicidio sosterrebbe che, in caso di uccisione di una donna, il movente è sempre e solo l’odio misogino come tara culturale maschile “di sistema”. Anche quando le vittime, mogli e mariti insieme, lasciano biglietti che testimoniano la volontà comune di farla finita (ad esempio qui e qui).

varie_indicareChi volesse controllare può trovare negli articoli già citati i dettagli e le fonti, caso per caso, dei fatti di sangue fra anziani. Inoltre il povero Giampiero Casoni fa un vistoso errore quando si lancia nelle considerazioni conclusive. “Insomma, l’offender tipico italiano, il mostro, è il più delle volte il marito-compagno, non uno sconosciuto con velleità predatorie finite male o pulsioni insane. In Italia, in casa, ci si litiga e si arriva ad ammazzare la moglie anche in quella condizione anagrafica in cui l’età dovrebbe produrre saggezza e temperanza. Vien da pensare alle profetiche parole di Zavattini, che in un altro contesto, molto meno serio di quello tragico preso in esame dal report di Sos, diceva che l’età non produce saggi, ma solo vecchi. E, per 39 volte da gennaio che poi sarebbero 39 vite, assassini.” No Giampiero, non scomodare Zavattini per sparare bufale. Ora dici che tutte le 39 vittime sarebbero state ammazzate da vecchi assassini (per 39 volte da gennaio), ma cinque righe prima dici che gli omicidi fra anziani sarebbero 13. Nella smania di cercare il mostro ti contraddici da solo. Delle due, una: qual è la bufala?


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2 thoughts on ““Femminicidio” e il bufalificio che lavora a turni forzati

  1. Come sappiamo la criminalizzazione degli UU è uno degli strumenti della lotta antimale (con il dileggio e la denigrazione, più il resto). Moltiplicare per 10, per 100 ed anche per 1.000 le malefatte maschili fa parte della guerra. Come deformare, stravolgere, rovesciare interpretazioni e valutazioni di ogni fatto e atto. Nella più beffarda violazione di ogni principio, nella più smaccata contraddizione e negazione delle proprie stesse affermazioni. Smentire a riga due quel che si è giurato a riga uno. Dato il fine, che rappresenta il top dell’evoluzione umana (l’elevazione della D “…dall’abisso storico alla dignità di persona…”) tutto è lecito, anzi doveroso.
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    Certo, nonostante si sappia già tutto questo, si resta pur sempre increduli di fronte all’abiezione cui si riducono questi maschipentitissimi. La loro capacità di mentire a sé e agli altri fa rabbrividire.
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    Sono menti infettate dalla peste del XXI secolo e ne diffondono il vibrione.
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    Sono dei posseduti.

    1. Ma c’è anche la parte divertente, però: quando partono le grosse tempeste spazza-uomini (tipo #metoo o quella più recente in Sud Corea) oltre il 60% delle vittime sono zerbini femministi dichiarati, e ZERO gli antifemministi, questo pur essendo sia i femministi che gli anti-femministi più o meno in numero simile ed entrambi ben sotto il 50%…
      Facciamo la prova?
      Caso più cruento di #metoo? Carl Sargeant che si suicida in UK: superfemminista d’assalto.
      Caso più grosso e famoso di #metoo: Havery Weinstein, era nettamente filo-femminista.
      Caso più clamoroso di uomo crocifisso per non aver fatto niente di male, in #metoo? Aziz Ansari, femminista dichiarato.

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