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“Femminicidio”: il bufalificio sempre al lavoro

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LA FIONDA

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logo_IQD.jpgdi Fabio Nestola – Tale Pietro Rossi, redattore di “Vicenza Today”,  aggiunge ad un proprio articolo del 9 giugno l’appendice “femminicidio in Italia”, replicando l’allarme per un reato che non mostrerebbe flessioni. Poi allega l’elenco delle 25 vittime + 1 (non conteggia ancora quello di Cisterna di Latina) del 2019, citando come fonte “InQuantoDonna”. No, qualcosa non quadra: 26 vittime da inizio anno a giugno danno una proiezione di circa 52 a fine anno, diciamo 60 per arrotondare, che comunque sono la metà delle 120 del 2015, ultimo anno citato da Pietro Rossi. Non 10/15 in meno: la metà. Come si può sostenere che il reato non sarebbe in calo?

Il rompicoglioni che è dentro di me suona un campanello d’allarme: sarebbe il caso di controllare l’elenco di “InQuantoDonna”? L’ho già fatto per i 93 casi citati da L’Espresso per i femminicidi a cavallo tra 2018 e 2019 e, viste le bufale smascherate, come potrei non ascoltare anche adesso la vocina interiore? E’ un errore credere ciecamente alle dichiarazioni allarmistiche, dunque meglio verificare. L’elenco diffuso, oltre ai due casi di ieri, annovera:


Il rompicoglioni che è dentro di me suona un campanello d’allarme.


varie_femminicidio2Bologna, 9 gennaio 2019: Luisa Minghè, casalinga, 74 anni. Uccisa dal marito con due colpi di fucile;  Fai della Paganella (Trento), 9 gennaio 2019: Luisa Zardo, 87 anni. Uccisa dal marito con un colpo di pistola;  Curno (Bergamo), 3 febbraio 2019: Marisa Sartori, 25 anni, parrucchiera. Uccisa con una coltellata al cuore dall’ex marito; Modena, 9 febbraio 2019: Ghizlan El Hadraoui, 37 anni, badante, mamma. Uccisa con 4 coltellate alla schiena dall’ex marito che poi dà fuoco all’auto con dentro il corpo; Poggibonsi (Siena), 21 febbraio 2019: Neda Vannoni, 82 anni, madre. Soffocata dal marito; Marghera (Venezia), 22 febbraio 2019: Claudia Bortolozzo, 51 anni. Uccisa dal marito a coltellate; Melito (Napoli), 2 marzo 2019:Norina Matuozzo, 33 anni, mamma. Uccisa a colpi di pistola dal marito; Santa Lucia (Messina), 7 marzo 2019: Alessandra Immacolata Musarra, 23 anni. Massacrata di botte dal fidanzato; Napoli, 7 marzo 2019: Fortuna Belisario, 36 anni, mamma. Massacrata di botte dal marito e uccisa a colpi di stampella; Milano, 19 marzo 2019: Roberta Priore, 53 anni. Soffocata con un cuscino dal compagno; Milano, 28 marzo 2019: Hong Songmei, 54 anni, massaggiatrice. Strangolata e uccisa nel suo appartamento; Nuoro, 31 marzo 2019: Romina Meloni, 49 anni, operatrice della protezione civile, mamma. Uccisa da una raffica di proiettili sparati dall’ex; Catenanuova (Enna), 1 aprile 2019: Loredana Calì, 41 anni, impiegata, mamma. Uccisa con due colpi di pistola alla testa dall’ex marito; Albareto (Modena), 7 aprile 2019: Benedicta Daniel, detta Anita, 40 anni, prostituta. Uccisa a sprangate e gettata in un fosso da un cliente; Quartu Sant’Elena (Cagliari), 9 aprile 2019: Anna Lisa Ravenna, 82 anni, mamma. Uccisa a colpi di arma da fuoco dal marito; Zola Predosa (Bologna), 12 aprile 2019: Elena Caprio, 83 anni, mamma. Uccisa a bastonate dal marito; Caltignana (Novara), 13 aprile 2019: Clementina Spada, 86 anni. Uccisa a coltellate dal marito; Cassano allo Ionio (Cosenza), 16 aprile 2019: Romina Iannicelli, 44 anni, incinta. Massacrata e strangolata dal marito; Palermo, 17 aprile 2019:  Elvira Bruno, 52 anni, strozzata dal marito; Venezia, 19 aprile 2019: Licia Zambon, 81 anni, casalinga. Uccisa con una coltellata al petto dal marito; Ragusa, 28 aprile 2019: Alice Bredice, 33 anni, mamma. Uccisa con un colpo di pistola dal marito;  Vigevano, Pavia 2 maggio 2019: Erica Cavalli, 37 anni, uccisa a coltellate dal marito; Cave, Roma 7 maggio 2019: Carmen Vermica. 44 anni. uccisa dal marito a colpi di pistola; Borgonovo, Piacenza. 8 maggio 2019: Damia El Essali 45 anni sgozzata in casa dal marito; Reggio Calabria, 19 maggio 2019: Anna Cassalia, 76 anni, uccisa a colpi di pistola dal marito. (FONTE: “InQuantoDonna”).


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Guardando le singole vicende una per una si rileva però che:

Luisa Minghé

Omicidio-suicidio dettato dalla disperazione di un anziano, che non poteva più tollerare la vita di sofferenze della moglie. Paolo Casolari, 80enne, ha deciso di mettere fine al dramma quotidiano che viveva assieme alla moglie Luisa Minghè, ammalata da tempo. Link.

 

Luisa Zardo

La coppia è stata trovata morta abbracciata, sul divano della loro casa. Si amavano molto e condividevano tutto, poi a Luisa Zardo era stato diagnosticato un terribile male. Forse il peso della malattia di lei e della sofferenza del marito era diventato troppo pesante da sopportare. E hanno deciso di comune accordo di farla finita per sempre. Link.

Neda Vannoni

Storia drammatica, figlia della paura di vedere la dolce compagna di una vita ammalarsi e perdere la lucidità sotto il peso della vecchiaia. Qualche frase magari un po’ confusa può avere allarmato il marito, gettandolo nella disperazione al punto di decidere di ucciderla e poi di farla finita congedandosi insieme da una vita vissuta fianco a fianco per sessant’anni. Link.

Anna Lisa Ravenna

Il vicequestore Selis: “Abbiamo trovato il biglietto dentro la loro abitazione, tutto fa pensare che si tratti di una volontà reciproca”. Poche ma chiare righe, con le ultime volontà. Una missiva indirizzata ai familiari, che lascia intendere la volontà della coppia di farla finita insieme. Link.

Elena Caprio

L’84enne Giancarlo Bedocchi, dopo aver ucciso la moglie Elena Caprio di 83 anni, affetta da demenza senile, si è suicidato impiccandosi alla parte interna di una finestra. La donna, ormai malata di demenza senile, sarebbe stata colpita nel sonno. Motivo del gesto riconducibile a difficoltà nell’assistenza alla donna da parte dell’anziano. Link.

Clementina Spada

Dramma familiare dei due anziani coniugi. Lui ha lasciato un biglietto rivolto ai familiari in cui spiegava le motivazioni del gesto. Sembra che l’uomo nel messaggio abbia chiesto perdono alle tre figlie per non riuscire più ad affrontare gli ultimi anni di vita, viste anche le condizioni di salute della coppia. Link.

Licia Zambon

Dramma familiare a Venezia, Renato Berta ha ucciso la moglie Licia Zambon, malata da tempo . I vicini parlano di una coppia da tempo in gravi difficoltà, per lo stato di salute precario della donna che spesso si sentiva urlare. Link.

Anna Cassalia

Le vittime sono Felice Romeo di 87 anni e Anna Cassalia di 76. Secondo quanto si è appreso, l’uomo soffriva di disturbi legati all’età. Chi li conosceva, definisce marito e moglie come persone perbene e tranquille. Link.

varie_anzianiOtto episodi su 25 (il 33%) riguardano dunque anziani con problemi legati a demenza senile, alzheimer, tumori in fase terminale, sofferenze insopportabili per tutti i soggetti coinvolti . Infatti l’anziano marito che uccide la moglie malata per non farla più soffrire, poi si toglie la vita o ci prova. Da gennaio riporto questa categoria di episodi, annunciando che a fine anno li avremmo trovati nel calderone dei cosiddetti “femminicidi”. Facile profezia. Infatti già a giugno eccoli: delitti della disperazione, della solitudine e della pietas, maturati giorno dopo giorno nella consapevolezza che non esiste altra via per porre fine alle proprie ed altrui sofferenze, spacciati per “femminicidio”, quindi come delitti di genere, della prevaricazione maschilista, della gelosia morbosa, del possesso, dell’odio misogino.

La corrente di pensiero promotrice del reato specifico di “femminicidio” sosterrebbe insomma che, in caso di uccisione di una donna, il movente è sempre e solo l’odio misogino come tara culturale maschile “di sistema”. Anche quando le vittime, mogli e mariti insieme, lasciano biglietti che testimoniano la volontà comune di farla finita. Il delitto eutanasico del vecchietto che uccide la moglie malata per non farla più soffrire, viene cioè sistematicamente infilato fra i delitti di genere per far salire il contatore. Come se per far aumentare le cifre alla voce “furti d’auto” venissero accorpate le demolizioni: in effetti l’auto non c’è più, ma la volontà criminale non esiste.

varie_prostitutePoi ci sono gli omicidi di prostitute, 2 su 25. Benedicta Daniel viene uccisa per movente economico e non di genere. Non muore perché “o mia o di nessuno” o perché merita di morire inquantodonna: il reo confesso riferisce una lite nata dalla controversia per una prestazione insoddisfacente in rapporto al prezzo pagato, a suo dire troppo alto.  In un caso (Hong Songmei) addirittura è indagata la donna che divideva l’appartamento con la vittima, però per “InQuantoDonna” è pure quello femminicidio.


Non muore perché “o mia o di nessuno” o perché merita di morire inquantodonna.


Infine i delitti compiuti da stranieri: Ghizlan El Hadraoui, Elvira Bruno Damia El Essali. Il distinguo non riguarda l’aberrazione che la vita di una donna marocchina sarebbe meno preziosa di quella di una donna italiana. Il problema è un altro: giova ricordare che anche quando a uccidere sono tunisini e magrebini, gli episodi vengono utilizzati per dimostrare che il “femminicidio” è un reato “di sistema”, tipicamente italiano o “occidentale”, a riprova che l’Italia sarebbe un paese patriarcale. Come se io andassi ad imbrattare il Partenone con lo spray e il fatto venisse utilizzato per sostenere che la Grecia è un paese che non ama l’arte: i greci e la Grecia non c’entrano nulla, lo sfregio all’arte greca l’ho fatto io che sono italiano.

In conclusione, “InQuantoDonna” a giugno 2019 elenca 25 “femminicidi” dei quali però:

  • 8 non sono femminicidi perché il movente è la pietà;
  • 1 non è femminicidio perché il movente è economico;
  • 1 vede imputata un’altra donna;
  • 3 sono ad opera di stranieri.

donna_soldiRisultato: 11 omicidi compiuti da italiani con movente effettivamente di genere, gelosia morbosa, prevaricazione, mancata accettazione della fine di un rapporto, eccetera. Aggiungendo i recenti due si arriva a 13 da inizio anno. Il principio resta lo stesso: donne e uomini onesti, insieme, piangono le 13 preziosissime vite perse e condannano inflessibilmente i 13 assassini. Ma perché la narrazione femminista continua a sparare numeri falsi? Cosa c’è dietro il bisogno ossessivo di gonfiare l’emergenza? Forse il terrore che con “solo” 13 decessi possano arrivare meno fondi?


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