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Femminismo, merchandising e marketing

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varie_femministeLa domanda che mi viene fatta più spesso quando dimostro gli effetti dell’overdose di femminismo tossico che ammorba la nostra società è: “perché è così? A che scopo?”. La domanda è astuta e molto subdola perché sottintende che dietro alla mia denuncia ci siano convinzioni da complottista, quindi campate in aria e poco fondate. In realtà le ragioni sono molte e abbastanza complesse da spiegare, specie se l’interlocutore è una testa di legno ripiena di retorica femminocentrica. Tra i vari livelli scelgo sempre il più semplice, che è il collegamento diretto tra lo stream femminista e le strategie di consumo spintissimo (turbocapitaliste, direbbe Diego Fusaro) che oggi sono la spina dorsale di tutto intero un sistema. Anche in quel caso vengo poco creduto, e tutto nonostante l’evidenza sempre più sfacciata con cui questo collegamento viene esposto agli occhi di tutti. Ovunque si trovano magliette con scritte orgogliosamente femministe, gadget, per non parlare di film e telefilm o dei libri. Anche le mostre d’arte oggi o sono a tema “violenza sulle donne” o non vengono proprio ospitate dalle gallerie. Tutto questo fa giro d’affari, fa business. E non ci sarebbe niente di male se non contribuisse a rendere il femminismo odierno, che è pura ostilità quando non odio verso il genere maschile, qualcosa di sempre più radicato nella cultura diffusa. Il femminismo aggressivo, pur se privo di fondamenta, diventa la cifra dell’identità comune, facendosi moda e tema di richiamo per l’audience o i consumatori. Dice: bene, ma le mode passano, dunque è uno sposalizio destinato a finire prima o poi. Vero, non fosse che a spingerlo e promuoverlo ci sono  dietro le quinte strutture ben organizzate, che di quella narrazione hanno fatto strumento di potere e lobby, coacervo di clientele e di drenaggio di soldi pubblici. In questo caso la moda rischia di diventare strutturale, ossia la normale narrazione sociale. Ed è questo che accade, ormai in modo sfacciato. Basta guardare questa réclame uscita di recente:

Immagine

Se compri un gioiello, orpello tipicamente femminile, e ci aggiungi un euro, ti regalano una scarpetta rossa, simbolo della violenza contro le donne (e probabilmente prodotta da qualche altro furbacchione che lucra sul fenomeno gonfiato). Ripeto: tutto questo sarebbe nulla, pur essendo oggettivamente disgustoso e moralmente orribile far grana su tragedie che nella realtà pure avvengono. Ciò che è più grave è il simboletto in alto a destra. L’iniziativa è appoggiata o sponsorizzata o chissà che da Di.Re – Donne in Rete, una delle organizzazioni più tentacolarmente inserite nei gangli del potere in Italia. Una delle componenti principali di Rosa Nostra, a cui dedicheremo parecchia attenzione prima della fine dell’anno. Non è dato sapere se Di.Re. prende delle percentuali sulle vendite di gioielli, ma in ogni caso questa unione tra business commerciale, propaganda e un portatore d’interessi sui centri antiviolenza rappresenta l’aberrazione nell’aberrazione. Oltre alla dimostrazione che no, non c’è nulla di complottista nella mia chiave di lettura: il femminismo sta al marketing come il marketing sta al merchandising e come il merchandising sta al femminismo. Il circolo vizioso che maciulla le relazioni umane di oggi e di domani.


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28 thoughts on “Femminismo, merchandising e marketing

  1. In un’economia post-manifatturiera la sinistra si occupa di meno della classe lavoratrice e ha individuato il proprio target nelle donne e nelle minoranze. Non vedo come la tendenza possa invertirsi, quindi il processo di esasperazione del conflitto di genere da parte della politica probabilmente continuerà e si aggraverà ancora di più.

  2. personalmente non so se esista davvero una narrazione tossica, anche se ci sono segnali forti in tal senso.
    Diciamo che l’uccisione di una donna sta diventando una sorta di “brand” informativo, anche quando non c’è
    la minima traccia di responsabilità di terzi o di qualche violenza di coppia, neppure a livello indiziario.

    Tre giorni fa è morta Marianna Pepe, militare dell’EI, campionessa di tiro.

    è stata trovata morta nella sua abitazione in cui viveva col figlio. si è parlato subito di cocaina.

    Il giorno successivo ho letto con i miei occhi : ” ci sarebbe un collegamento con la fine della relazione di Pepe
    e il suo fidanzato ENNESIMO UOMO CHE NON SI RASSEGNAVA ALLA FINE DELLA RELAZIONE TRA
    LUI E LA DONNA”. Pepe aveva litigato la sera prima con l’ex in presenza del bimbo ma in altra casa.

    il giorno dopo la Procura ha individuato due indagati, al fine di mandare avvisi per l’autopsia.

    Oggi 12/11 è stata fatta l’autopsia: morte per arresto cardiocircolatorio da abuso di sostanze tra
    cui cocaina . La Procura esclude responsabilità di terze persone.

    Ciascuno ma sopratutto “ciascuna”, che dovesse leggere le mie righe, ne tragga le sue personali convinzioni.

    Ogni volta che muore una donna per cause da accertare, bisogna indagare l’ex marito, ex fidanzato, ex uomo con cui usciva ?
    Ho la vaga sensazione che stia diventando un metodo investigativo.

    1. Pepe è stata subito inclusa nell’elenco dei femminicidi. Bisognerebbe controllare ora se la contano ancora o no. Sono certo di sì.
      E questa cosa dell’uomo che non si rassegna è uno dei tanti miti che andrebbe spazzato via. Sa solo il cielo quanti uomini vengono lasciati ogni giorno in Italia e si rassegnano senza diventare stalker, violenti o assassini. Ma questo, tra le tante cose, non si dice…

      1. mah caro Davide….un sorriso triste che spero accoglierai 🙂
        Da anni,
        posso essere testimone di parecchie donne, spesso mie amiche “CHE NON SI RASSEGNANO”
        e non si sono mai rassegnate, continuando a rendere difficile la vita degli EX 🙂
        ma la mia statistica è del tutto personale, perchè in me prevale l’ascolto e non le percentuali
        staliniste stile Pravda cacciate fuori dalle N.U.D.M.
        Bontà loro ci dicono che il 75% dei separati “non è in regola con i pagamenti”.
        COSI’ è CHIARO QUALE ERA L’OGGETTO DELLA LOTTA TARGATA 10 NOVEMBRE.
        Potrei ribaltare il conteggio e mostrare tante di quelle donne che a modo loro, hanno continuato
        a non rassegnarsi perpetuando ad libitum odio, risentamento e rancore contro tutti gli ex transitati nelle loro vite.
        Speriamo solo che le signore non vengano “indagate” per il reato di …”non rassegnamento”…

        Seriamente: mi spiace per triste fine della Pepe, atleta italiana, ma ficcarci dentro l’ex mi pare una
        operazione al limite della calunnia. Auguro solo che non venga divulgato il suo nome,
        sarebbe in tal caso contrario una immensa carognata.

        https://www.ilmessaggero.it/italia/marianna_pepe_ultime_notizie_tiro_a_segno_12_novembre_2018-4102298.html

    2. non rassegnarsi è un conto, ammazzare o picchiare è un altro, e all’interno della esigua minoranza di ex partner assassini; gli ex partner maschi sono numericamente più delle ex partner femmine (contando anche i tentati omicidi), ripeto: gli assassini dell’ex partner sono una esigua minoranza sul totale delle persone lasciate ogni giorno ma DENTRO questa minoranza gli uomini sono un po’ di più.
      sì quando una persona qualsiasi, uomo o donna, muore per cause da accertare è sempre una buona idea indagare in ogni direzione compreso nelle conoscenze della vittima compresi i partner ed ex. Quando poi una persona (non è questo il caso) viene trovata uccisa in casa sua e non ci sono segni di scasso vuol dire che conosceva l’assassino quindi indagare sule relazioni sentimentali della vittima è un must e non sempre ma spesso ci si azzecca

      1. Perfettamente d’accordo Ned. In questo senso gli inquirenti lavorano secondo logica. Meno accettabile l’atteggiamento dei media, che in sostanza avevano già individuato sia il colpevole che il movente. Questa si chiama cattiva informazione e criminalizzazione.
        Per il resto: ha davvero senso sottolineare quel “po’ di più” dentro una minoranza? Che è, una gara a chi è più stronzo? Spero di no.

        1. se quel “po’ di più” fosse composto da donne che fisicamente accoltellano, sparano, bruciano uomini che dicevano di amare dico che saresti preoccupato ma magari sbaglio. Forse non immagini che quando una donna apprende dalle cronache che una sua simile quasi ogni tre giorni è stata ammazzata o ha rischiato di crepare o di ferirsi gravemente o di finire all’ospedale non a causa di uno sconosciuto nascosto in un angolo buio ma a causa di una persona che amava o che aveva amato un tempo, con cui magari aveva fatto l’amore e goduto..il terrore che prova non ha paragoni con nient’altro al mondo, non importa se per fortuna sono una minoranza, sempre troppi sono. Se sai che fuori da casa tua ci sono degli assassini puoi barricarti in casa o uscire armato ma se sono dentro perchè li hai fatti entrare tu?

          1. Ned, per favore… Io sono preoccupato della criminalità in generale. E se arrivo a dover temere della mia compagna o della mia ex, come prima cosa mi faccio delle domande su cosa ho fatto per portarla a quel livello.
            Le donne hanno ragione ad avere ansia quando sentono che una donna viene uccisa ogni tre giorni. Il terrorismo dell’informazione a quello serve. Se dicessero loro la verità, ossia che ne viene uccisa una ogni otto giorni (dati 2018), o una ogni 200.000, o che siamo il paese a più basso tasso di omicidi di donne in Europa, forse starebbero più tranquille. Ma non alimenterebbero la narrazione tossica e gli interessi che ci girano intorno.
            Per il resto dire “sempre troppi sono” è di una banalità sconfortante. Da te mi aspetto di più che queste ovvietà…

            1. “una ogni otto giorni” è quasi una alla settimana, francamente non vedo perchè dovrebbero avere meno paura ma il punto che mi interessa è: “E se arrivo a dover temere della mia compagna o della mia ex, come prima cosa mi faccio delle domande su cosa ho fatto per portarla a quel livello.”

              ecco qui penso che non saremo mai d’accordo. Quando un essere umano di qualsiasi genere perseguita, uccide, picchia (ovviamente in senso aggressivo non certo per difendersi) un altro essere umano con cui ha fatto l’amore al quale ha detto ti amo ecc..non esiste nessuna responsabilità da parte della vittima per aver portato l’assassino “a quel livello”, anche se la vittima fosse stata trovata a letto con una squadra di football chi la uccide non ha attenuanti nè giuridiche nè morali nè “sociologiche”. E’ una opinione estrema ma la penso così

              1. Una ogni otto non sono una ogni due come dici tu e come dicono le femministe. Così come non accade di punto in bianco che uno prenda e inizi a picchiare la moglie o la ammazzi. Tutto è sempre l’apice di un percorso dove non ci si parla chiaramente, non si agisce in modo pulito, dove un meccanismo si rompe, dove entrambi contribuiscono a far degenerare la cosa. A te e a quelle come te piace far passare l’idea che puf! di punto in bianco uno da normale diventi un indemoniato, tutto da solo, come se l’altro non esistesse. Ma non è così, sono processi, sono cose in divenire che i due non sono capaci di contenere. Ne parlo nell’articolo di venerdì. Intanto guarda qui, a conferma che tutto è sempre una questione relazionale, non colpa di uno e l’altra è sempre vittima: https://www.ilmessaggero.it/italia/cellulare_marito_moglie_pistola_correggio_12_novembre_2018-4102595.html?fbclid=IwAR27oeji6Uitvo5ZFgyplBadpnikyqU7O2gDxfCB4sIbodzIRY2FJNzxCQU

                1. non c’è un “di punto in bianco”, chi uccide l’ex coniuge di solito l’aveva già maltrattato in passato ma la colpa è sempre sua.
                  Sarò esplicito: se un marito “geloso” minaccia di uccidere o uccide la moglie lo s.tronzo è lui e lei è innocente anche se fosse veramente fedifraga; se una moglie “gelosa” uccide o minaccia di uccidere il marito la s.tronza è lei e lui è innocente anche se fosse stato a letto con 1000 donne. Nel momento stesso in cui alzi le mani contro la persona che dicevi di amare tu sei IN TORTO MARCIO che tu sia uomo, donna, trans, etero, gay, lesbica non me ne importa nulla, tu hai torto punto e basta.
                  Se poi per Eric Lauder non c’è differenza tra morire fulminati ed essere uccisi dalla persona che diceva di amarti, porco schifo, allora non so cosa dire.
                  Quanto alla forza fisica: se io so che con un solo schiaffo posso procurare danni fisici molto più gravi di quelli che l’altra persona può procurare a me (sto parlando di situazioni in cui sono entrambi disarmati) io quella persona non la picchio anche se mi sta aggredendo o quantomeno doso la mia forza per non far finire lei all’ospedale (o all’obitorio) e me in galera, se sei consapevole di essere più forte fisicamente, se sei conssapevole che la tua forza fisica può uccidere e non dosi la tua forza sei colpevole per come la vedo io anche quando la vittima è un mingherlino sconosciuto (io stesso sono esile quindi forse parlo pro domo mea)

                  1. “Se poi per Eric Lauder non c’è differenza tra morire fulminati ed essere uccisi dalla persona che diceva di amarti, porco schifo, allora non so cosa dire.”

                    Come mai salti la parte degli 8.000 morti per colpa di incidenti domestici.

                    Va bene, ti do’ ragione, vediamo se sei contento:
                    No, 8.000 persone, in maggioranza donne, morte in incidenti domestici, non è preoccupante, nessuna dovrebbe avere paura degli incidenti domestici, sono cose che capitano, non è colpa di nessuno, e d’altronde ci sta che in casa tua muori. E poi chissà quante sono state imprudenti e se la sono cercata.
                    Invece no, 42 donne morte uccise dai compagni è preoccupante, c’è da aver paura degli uomini non degli incidenti domestici.
                    Meglio stare attente agli uomini e fare le svampite con le prese di corrente, quando sei sulla scala, eccetera, che il contrario.

                    Contento?

                  2. “se sei conssapevole che la tua forza fisica può uccidere e non dosi la tua forza sei colpevole per come la vedo io anche quando la vittima è un mingherlino sconosciuto (io stesso sono esile quindi forse parlo pro domo mea)”

                    Giusto. Ma sai che c’è? Anch’io sono mingherlino e mi son sempre guardato bene da venire alle mani con chiunque.
                    Non solo perché ritengo che la violenza non sia il mezzo giusto per dirimere le controversie, ma anche per non rischiare di prenderle.
                    E non ho certo fatto affidamento sul fatto che “l’altro tipo e più forte e quindi deve controllare i suoi colpi”: sarei stato stupido oppure vigliacco.
                    Una donna che dà inizio a uno scontro fisico con un uomo, aspettandosi di poter agire indisturbata o quasi, facendo affidamento sul fatto che lui “si controlli”, come la giudichi?

              2. Mi spieghi perché si dovrebbe avere paura di un evento che in tutta Italia accade una volta ogni 8,69 giorni (donna uccisa dal compagno) ma non di un evento che in tutta Italia accade una volta ogni 19,21 giorni (uomo ucciso dalla compagna)?
                Lo vedo anch’io che la possibilità nel primo caso è oltre il doppio, ma per paragone, l’ultima statistica che ho visto io sulle persone uccise dai fulmini in Italia in un anno era 16: è una ogni 22,8 giorni.
                In pratica una donna ha 2,62 volte più probabilità di essere uccisa dal compagno che da un fulmine.
                Un uomo ha 1,18 volte più probabilità di essere ucciso dalla compagna che da un fulmine.
                Per paragone: morti in incidenti domestici 8.000 – uno ogni 0,045625 giorni cioè ogni ora. E’ 190,4 volte più facile morire in incidente stradale che essere uccise dal compagno. Perché le donne stanno in casa? E’ normale morire nella casa che dovrebbe essere il tuo rifugio, il luogo dell’intimità? Dov’è l’emergenza?

            2. ciao Davide, chissà la condizione di terrore indotta in una donna dalla condotta violenta e minacciosa
              di un’altra DONNA…che arriva a bruciare un terrazzino.
              Tu pensa, non accettava la “fine della relazione”
              ma cosa sarà possibile 🙂 mi chiedo sgomento, come fa una donna in questo clima di massacro
              quotidiano a incendiare un terrazzino e slatkerizzare una lesbica.
              Mah! Curioso…

              http://www.lanuovasardegna.it/sassari/cronaca/2017/09/19/news/brucio-la-casa-della-compagna-arrestata-1.15878880

          2. Bravo Ned…alla fine t’è uscita di bocca la verità indicibile.
            Questa campagna mediatica serve a tenere nel terrore le donne…

        2. http://www.ansa.it/friuliveneziagiulia/notizie/2018/11/11/marianna-pepe-due-persone-indagate-per-la-morte-dellex-campionessa_7fed952a-dde9-4480-94ae-9c3041136bb2.html

          Leggere qui…
          E’ d’una evidenza solare l’intento di questo “pezzo” d’addossare al partner la “colpa morale” della morte di questa donna.
          Dalla lettura di questo articoletto è chiaro che si porta il lettore per mano a intendere che quest’uomo “ha portato” a morte questa donna.
          Suicidio?…incidente?…avvelenamento? non fa più nessuna differenza.
          Il codice non ha più nessun peso, quando una donna muore per cause non naturali (e anche li…) .
          E si conferma quello che penso e affermo da sempre: il risvolto giudiziario di questi fatti non è di nessuno, ma proprio nessun interesse…per il femminismo mediatico (che è la totalità dei media).
          E siccome questa narrazione è la nostra unica fonte di abbeveraggio, come un virus contro cui non abbiamo difese immunitarie, arriva a noi.
          Mi metto nei panni dei media: se il mio obiettivo è determinare l’opinione pubblica, orientarla, plasmarla…gli aspetti tecnico/giudiziari mi saranno d’impiccio poiché incontrollabili.
          A volte avranno persino risvolti negativi per il mio racconto.
          Da qui l’istituzione del processo parallelo.
          Che è divenuto ormai il “vero” processo.
          .
          Qualcuno ha mai potuto leggere da Ansa come altrove, tutta questa dovizia di particolari e nessi causali, al cospetto d’una morte simile al maschile?

          1. in questo blog ogni suicidio maschile viene ricondotto (spesso a torto) a una “colpa morale” femminile (l’aveva lasciato, poverino chissà cosa gli ha fatto ecc..), non potete stupirvi se quando si suicida una donna o si impasticca fino a morire, si ipotizza che il fatto di avere un ex che la maltrattava (che lei aveva querelato per poi ritirare la querela come fanno molte vittime di violenza domestica) possa avere avuto una minima influenza. Anche perchè una persona che ti lascia non fa nulla di male, una persona che ti mena sì. (non so l’ex della Pepe fosse davvero violento, mi baso su ciò che leggo come fate anche voi quando si suicida un uomo)

            1. A parte che non è vero che qui si fa quell’ipotesi per OGNI suicidio maschile, in ogni caso quelli vengono ignorati, quelli femminili hanno grande stampa con compevolizzazione dell’uomo a prescindere. Doppio standard intollerabile, non trovi?

            2. “in questo blog ogni suicidio maschile…,
              …non potete stupirvi se…”

              Anche ammesso che “in questo blog… ecc. ecc.”,
              per come la metti tu sembra che quanto avviene nei blog femministi, ma diffuso e accettato mediaticamente, sia una sorta di reazione o di comportamento speculare a quanto avverrebbe qui.
              Eppure non ti può essere sfuggito che – se mai – è proprio il contrario.

              “BOLLETTINO DI GUERRA” !!!!!!!

              https://donnexdiritti.com/2018/11/05/bollettino-di-guerra-6-donne-sequestrate-torturate-uccise-da-mariti-o-ex-in-poco-piu-di-48-ore/comment-page-1/#comment-2438

              Dopo anni di narrazione sul “femminicidio”, sulla violenza “di genere” ma a senso unico, di statistiche create ad arte e citate a convenienza, di vittimismo a go go (e chi più ne ha…), si cerca di mettere in evidenza che esiste anche l’altra faccia della medaglia, ignorata o al più minimizzata (quando non ridicolizzata) pressoché universalmente.

              Ti sembra che talvolta si esageri? A me non sembra, ma anche se fosse, la cosa sarebbe più che comprensibile, in considerazione della sproporzione esistente fra le due voci.

            3. Ned, se io fossi una donna odierei le persone come te.
              Quelli che alimentano le angosce femminili come tu fai, per il tornaconto di farsi bello sui blog e sui social, per risultare aderenti al “pensiero progressivo corrente” e appuntarsi la medaglietta al petto.
              Detesterei quelli come te, che per un tornaconto ideologico, spingono per paralizzare le relazioni delle donne con l’altro sesso,…che determinano in loro un pervasivo stato paranoico*.
              Se io fossi una donna, disprezzerei quelli come te, che pur rendendosi conto della devastazione interiore che produce il loro allarmismo, perseverano.


              *più volte sui social ho letto di ragazze, anche giovanissime, che confessavano di non voler più intraprendere relazioni sentimentali con i ragazzi, per via di quello che “si sente in giro”
              E prima che t’infili in sproloqui…ti ricordo che l’allarmismo non facilità nessuna consapevolezza, ma solo paralisi o fughe.

          2. …”Fino a morire una notte nel letto di un amico dopo aver assunto una dose eccessiva di farmaci, alcol, qualcuno parla anche di cocaina. Dall’amico si sarebbe rifugiata dopo essere stata picchiata ancora una volta dal suo ex compagno: la sera di mercoledì aveva preso il bimbo di cinque anni che aveva assistito alle violenze e aveva cercato qualcuno che potesse ospitarla”.

            c’è scritto: “picchiata ancora una volta”; dove sono le tracce di violenza? Basta leggere il fondo del balbettante articolo basato su chiacchiere del paesello (Muggia) e si scopre che il medico legale NON ha trovato entro le 48 ore tracce di violenza. Ematomi? Graffi? Ecchimosi? lesioni di vario genere ?
            Una persona viene picchiata “ancora una volta” (una militare? Con le sue armi? Campionessa di tiro che si fa malmenare?)
            e non viene trovata alcuna traccia di violenza.
            Ne riparleremo.

            1. ti dirò pare strano anche a me che una militare addestrata a sparare prenda le botte. Se non c’è nessuna prova che le violenze siano avvenute l’articolista ha sbagliato a scriverne o almeno doveva usare la forma dubitativa

              1. Nessuno avrebbe letto il suo articolo, fatto click sul merdoso sito ANSA e visto le merdose inserzioni che ci sono.

      2. Non sono un po’ di più, sono oltre il doppio: 52 contro 22 nel 2016 e 42 contro 19 nel 2016.
        Contando solo gli omicidi (i tentati omicidi diventa difficile seguirli).
        Sospetto che gran parte della differenza, se non tutta, sia dovuta semplicemente alla forza fisica: io venni accoltellato dalla mia ex, brutta ferita, mi è rimasto il segno. Però passai la notte in hotel. A parti invertite lei sarebbe morta.
        Anche nel caso di violenza domestica solitamente le donne ricevono danni maggiori: ci sono studi seri che indicano che siano le donne a iniziare la maggior parte delle violenza, sino al 70%, ma nessuno che sia serio dubita che in media le vittime donne ricevano danni fisici maggiori delle vittime uomo (in media, ripeto).
        Nessuna persona seria nega queste differenze, il problema sta nel fatto che oggi non si parla, come si dovrebbe, di “violenza domestica”, aggiungendo appunto che le donne ricevono danni maggiori ma anche che ovviamente pure le donne sono perpetratrici di violenza domestica, oggi si parla di “violenza di genere” ovverosia esclusivamente “violenza maschile sulle donne”, come se il resto non esistesse o non importasse.
        Questo è dannoso per gli uomini che NON fanno violenza domestica, perché l’idea che la violenza sia solo uomo e che le donne possano essere solo vittime li mette in cattiva luce e in una brutta situazione.
        Basti vedere come la narrativa della “violenza di genere” viene usata e abusata contro il DDL Pillon: si chiede di ritirarlo sulla base del presupposto che la “violenza di genere” sia così diffusa che anche i tempi paritari e il mantenimento diretto passano in secondo piano, i bambini diventano cose secondarie: buona parte della narrativa anti-Pillon verte sul presunto abuso della MAGGIORANZA degli uomini adulti sulla MAGGIORANZA delle donne adulte – i bambini nel quadro praticamente non ci entrano proprio, il vero oggetto di tutela, la “parte debole”, sono le donne adulte e non i bambini.
        Che poi viene la parte più bella: c’è questo atteggiamento come se i figli venissero allattati al seno come minimo sino ai 18 anni, per questo c’è la preferenza materna per assegnare ragazzi di 12, 14, 15 anni alla madre, PERO’ se un 15-16enne uccide la madre ecco che ZAC! Diventa “femminicidio”, un attimo prima era un poppante, ora diventa un uomo adulto.

        1. …e ti è andata bene, Eric Lauder: in altri casi, alcune criminali hanno avuto molta più mira e molta più volonta’ di uccidere
          come ho dimostrato in un paio di link precedenti (efferati omicidi commessi da mogli in danno di mariti).

          L’Italia nel 2015 aveva un tasso di femminicidi di 0,22 su 100.000 donne. Fortunatamente uno dei più bassi d’Europa.
          Questa NON é una consolazione.
          Io vorrei che non ce ne fosse neanche uno, in assoluto, e che la criminalità sparisse, insieme agli omicidi
          sul lavoro, alla criminalità on line sui minori e agli atti di bullismo scolastico commessi da ragazze in danno di altre ragazze.

          A proposito di quest’ultimo dramma, sfociato in alcuni casi in suicidi di minori, ne avete mai sentito parlare
          dalla stampa?

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