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Femminismo suprematista internazionale: la mappa del potere

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LA FIONDA

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varie_davidegoliaBattendosi contro i soprusi e l’oppressione del femminismo suprematista italiano si ha spesso la sensazione di doversi confrontare con un gigante potentissimo. Niente che possa spaventare o frenare chi è mosso da un sincero impulso paritario e libertario (in fondo basta un piccolo Davide per abbattere un Golia), ma tuttavia sicuramente impressionante, specie sotto il profilo dell’articolazione organizzativa e della capacità penetrativa in alcuni importanti snodi del potere internazionale. La mappa delle connessioni al momento attive non è difficile da ricostruire, anche perché è tutto accessibile: si sta parlando di una forma di fascismo in buona parte legalizzato (o deregolamentato), che dunque non ha remore a rendere tutto, o quasi, pubblico.

Il punto di snodo è il Consiglio d’Europa. Nonostante il nome, e nonostante il furbesco uso delle stelle comunitarie sul proprio logo, è un’entità che nulla ha a che fare con l’Unione Europea o con altri organismi comunitari dal nome similare (Consiglio dell’Unione Europea, Consiglio Europeo). Si tratta di un organismo, con sede a Strasburgo, creato nel 1949 essenzialmente come punto d’incontro e coordinamento tra gli stati aderenti (ad oggi 47) in un’ottica di pace ritrovata, democrazia e libertà. Un luogo di confronto e dialogo che nel corso del tempo, mano a mano che le istituzioni comunitarie si ampliavano e strutturavano, ha perso la sua rilevanza, diventando pressoché inutile sullo scenario internazionale. Sopravvive ancora oggi grazie all’ottenimento del ruolo di “osservatore” dell’Assemblea dell’ONU nel 1989.


Si sta parlando di una forma di fascismo in buona parte legalizzato, che dunque non ha remore a rendere tutto, o quasi, pubblico.


varie_consigliodeuropaUn ruolo blando e poco cogente di per sé, in termini puramente giudici, eppure un legame significativo sotto il profilo politico. Mentre infatti l’Europa si dava (o tentava di darsi) una strutturazione autonoma, le Nazioni Unite, ossia in sostanza gli Stati Uniti, mettevano un “piede politico” nel vecchio continente proprio tramite il Consiglio d’Europa (più snello ed elastico rispetto alle pesanti strutture delle Nazioni Unite), insieme a quello militare già ampiamente consolidato con la NATO. Lo scenario che si è venuto a creare è dunque, semplificando, questo: gli stati europei, Italia inclusa, hanno ceduto sovranità, ossia prendono ordini, sia direttamente dall’Unione Europea che indirettamente dall’ONU tramite il Consiglio d’Europa, dove si elaborano accordi e trattati vincolanti per gli stati membri. Uno di questi è la nota e debolissima “Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica”. Schematicamente dunque si ha qualcosa del genere:

mappa1

I trattati internazionali hanno un valore superiore alle leggi nazionali. Talvolta anche alle costituzioni, purché non vi siano contrasti o incoerenze. Per come stanno le cose, nel corso del tempo all’Italia (così come agli altri membri dell’UE e del Consiglio d’Europa), ratificando trattati UE e trattati del Consiglio d’Europa, sono rimasti pochi margini e poche tematiche su cui esercitare una libera e indipendente sovranità. I padroni del vapore stanno fuori dai confini e stanno sopra le teste di tutti, incluse quelle dei signori che stanno a Roma, in Parlamento e dintorni, istituzioni che di fatto hanno ormai il valore di un’assemblea di condominio. Ecco perché, come ho notato altrove, alle elezioni europee si innesca una corsa alla candidatura delle rappresentanti delle lobby che non si verifica in altre tornate elettorali. Là fuori e là sopra stanno le stanze dei bottoni, quelle vere. Garanzia di concordia e pace un tempo, è vero, ma oggi  più o meno ufficialmente nelle mani di gruppi di pressione organizzati e strutturati, che a Bruxelles e Strasburgo hanno uffici, sedi di rappresentanza permanenti e quant’altro sia utile per presidiare i gangli decisionali comuni.

varie_piovraUsando una vecchia ma sempre efficace formula, tali gruppi di pressione rappresentano uno “Stato nello Stato”. Per essere più precisi: uno “Stato nel Sovra-Stato”, dato che i loro presidi sono appunto in organismi sovranazionali. Per ottenere questo effetto cupola, serve una ramificazione territoriale, ed è così che, tornando al Consiglio d’Europa e al “potere rosa”, si costituiscono al suo interno centri di raccolta delle istanze e di controllo del rispetto delle norme, che diventano l’interfaccia dei gruppi d’intresse organizzati in ogni singolo stato. Per il tema che interessa questo blog, il riferimento è “GREVIO“, sigla che sta per “Group of Experts on Action against Violence against Women and Domestic Violence”. Tradotto: gruppo di esperti sulle azioni contro la violenza sulle donne e la violenza domestica. E’ un comitato creato in seno al Consiglio d’Europa, composto da 10-15 persone incaricate di monitorare se e quanto la Convenzione di Istanbul, che così diventa premessa e pretesto per l’azione lobbistica, venga rispettata negli stati che l’hanno sottoscritta, e di emanare raccomandazioni. Ogni anno GREVIO fa partire un’indagine a questo scopo, a cui sono chiamati a partecipare tutti i soggetti che si interessano della tematica.


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L’Unione Europea ovviamente non ha voluto restare indietro su queste tematiche, tanto meno i gruppi d’interesse si sono tenuti lontani dalle istituzioni comunitarie. Ed è così che anche nell’UE nasce un centro di riferimento chiamato “EIGE – European Instituto for Gender Equality” (Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere). In Italia il sotto-gruppo lobbistico di riferimento sia per GREVIO che per EIGE è guidato da “D.I.Re. – Donne in Rete”, un coordinamento che riunisce un grande numero di associazioni sparse nel territorio. Organizzazioni simili sono presenti in ogni Stato firmatario della Convenzione di Istanbul, sebbene sia immaginabile che talune siano particolarmente strutturate (in Spagna, Svezia, Danimarca, Francia, oltre che in Italia) e altre molto meno (in Turchia, Serbia, Albania, Montenegro), e che dunque la governance di GREVIO sia sostanzialmente in mano alle lobby nazionali più zelanti. “Più zelanti”, ben intesi, ha un significato specifico nell’ottica di una lobby, ovvero: più impegnate nel consolidare la rete di potere e influenza e più efficaci nell’affermare i principi per cui le lobby si sono costituite.

logo_direIn quest’ottica rientrano la diffusione di statistiche gonfiate, il terrorismo mediatico, la violenza alla lingua comune, il presidio territoriale con la ramificazione delle associazioni e così via. Niente a che fare con la vera lotta alla violenza di genere o domestica. Per capirci: la Convenzione di Istanbul, Magna Charta di questo sistema, è giustificabile solo a fronte di un’emergenza sul tema di cui si occupa. Dimostrata inesistente quell’emergenza, cadono la Convenzione, GREVIO e a cascata tutte le lobby e il business collegati. Obiettivo di tutta la filiera è che tutto questo non accada assolutamente. Un pericolo che si allontana in misura proporzionale al radicamento territoriale delle lobby nazionali e al loro impegno nel partecipare alla circolazione di informazioni e alla vigilanza tra stati e centrali sovranazionali. E’ per questo che annualmente D.I.Re. fa una vera e propria chiamata alle armi di tutti i suoi sottoposti, quando arriva il momento periodico dell’indagine GREVIO (dei cui risultati per il 2019 ci occuperemo domani).


Gruppi di interesse impegnati nel consolidare la rete di potere e influenza e nell’affermare i principi per cui si sono costituiti.


Nell’anno corrente la chiamata ha raccolto cento associazioni sparse sul territorio nazionale, spesso a loro volta ulteriormente ramificate. Tra queste ci sono anche nomi eccellenti come ActionAid (qualcuno ricorda il suo video-porcata contro la violenza degli uomini?), la rete di consultori AIED, l’ARCI nazionale, le varie “Case delle donne”, il CISMAI, le sezioni femministe dei tre maggiori sindacati italiani, le sedi italiane di Soroptimist. Capillari sparsi dappertutto, uniti a doppio filo da uno stesso interesse, che fanno circolare sangue da e verso la vena D.I.Re. che a sua volta scambia con l’arteria GREVIO (o con EIGE), secondo uno schema che si ripete negli altri paesi firmatari della Convenzione. Tramite il Consiglio d’Europa, GREVIO istituzionalizza le istanze, in collegamento con l’ONU, a sua volta ramificato in una serie di agenzie e organismi subordinati (OMS, UNHRC e altri), spesso chiamati a dare manforte con altri studi o statistiche debitamente orientate. Uguale accade nelle istituzioni comunitarie, per il tramite di EIGE. Il tutto, detto a parole, fa già impressione. Visto graficamente forse è anche peggio:

mappa1.2

Un Golia, appunto, che ha ramificazioni anche in tanti altri organismi sovranazionali, qui non citati per semplicità. Un titano che si sovrappone al paese reale e comunica per vie istituzionali con organismi sovraordinati, e che ha raggiunto una ramificazione, una diffusione e un radicamento straordinario e di fatto invidiabile. Qualcosa che gli è stato concesso di fare. Un fascismo in guanto di velluto, nel senso che non usa violenza fisica, ma culturale, legislativa e giudiziaria, a cui è stato dato ampio spazio, in quanto strumentale al liberismo di rapina e sfruttamento vigente nei paesi dove queste lobby e organizzazioni internazionali operano. La società civile è rimasta subito all’oscuro dell’affermazione di questo regime. Scoprendola, è rimasta poi attonita e immobilizzata. Ne è seguita una terza fase, quella corrente, dove qua e là, in modo disorganizzato e slegato, per quanto con determinazione, incomincia a strutturarsi una resistenza.

varie_300Sul piano politico, in Italia, si concretizza in un sovranismo parecchio plastificato e di maniera, mentre altrove, ad esempio in Spagna con il partito Vox, l’opposizione al femminismo suprematista diventa a tutti gli effetti un tema politico legittimo e riconosciuto. Sul piano civico c’è ancora molta strada da fare un po’ dappertutto, Italia in primis, in termini di unificazione, coordinamento e radicamento. Scegliere convintamente la strada della resistenza non è facile, specie di fronte alla propaganda dilagante e alle tante sterili vie di fuga dall’impegno attivo e organizzato (Incel, MGTOW o associazionismo sedato e sedante, solo per fare qualche esempio). Ma è vicino il tempo in cui una scelta andrà fatta, in modo chiaro e irrevocabile. E sarà sufficiente vedere nel dettaglio cosa auspicano e su cosa stanno lavorando queste organizzazioni a piovra (ne parlerò domani) per rendersi conto di quanto sia urgente mettere insieme una resistenza combattiva, coordinata e mobilitante.


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23 thoughts on “Femminismo suprematista internazionale: la mappa del potere

  1. permettetemi la digressione: ho visto che in america il 51% dei 18-34 è single, il 28% dei maschi sotto i 30 non tromba da un anno e il 27% è vergine. se le giovani generazioni sperimentano un feedback negativo in tema di relazioni con l’altro sesso, c’è da sperare che saranno meno disposti a credere alla retorica femminista e a rimanere passivi di fronte ai classici ritornelli sulla meravigliosità indiscussa delle donne e sulla cattiveria ubiqua degli uomini. verrebbe da dire che non tutto il male viene per nuocere.

    1. Esatto.
      Il femminismo negli anni 60 e 70 ebbe successo perché prometteva, e dava, “più pilu per tutti”.
      Inoltre chiedevano, almeno sulla carta, delle parificazioni legali. Alle volte tenendo poco in considerazione il contesto, ma pur sempre parificazioni legali.
      Oggi invece chiedono privilegi, veri e propri vantaggi legali sugli uomini, con lo slogan “meno pilu per tutti” e “tutto è stupro” e “te la devi sudare”.
      E’ solo questione di tempo prima che il bubbone esploda: 28% è ben oltre 1 su 4, è una percentuale almeno 3 o 4 volte più alta di quel che sarebbe lecito aspettarsi nella società che viene dipinta dai media.
      In realtà è bassa, è circa la metà di quella che si avrebbe a processo completato: in natura e società primitive solo circa il 40% dei maschi umani, e certamente non oltre il 50%, si riproduce.

      1. secondo me potrebbe essere anche sul 33% anziché solo il 28% visto molta gente tende a barare anche nelle indagini anonime, come quelle sull’altezza o sulla lunghezza del membro. le app di dating stanno accelerando il processo di ritorno al primitivismo sessuale. sarà interessante vedere le farneticazioni delle femministe per spiegare questa eterogeneità nella distribuzione sessuale che del resto prevedo sarà destinata ad aumentare in misura costante.

  2. Ottima ricerca volta a demistificare il ruolo di queste organizzazioni-associazioni transnazionali, che rispondono sempre a interessi lobbistici e la lobby femminista è tra le più attive e potenti in circolazione. Chiaramente non dobbiamo dimenticare anche il ruolo che svolge l dipartimento per le pari opportunità con la sua ramificazione territoriale, ossia commissioni a livello locale-comunale, che oltre a diffondere l’estremismo femminista, anche qui nascosto dietro proclami di benessere universale, rappresenta uno spreco di denaro pubblico importante.
    Insomma una macchina da guerra imponente, celata dietro ipocriti propositi, a cui nulla sfugge, e se non interviene è semplicemente perchè ancora certi spazi non hanno acquisito una certa notorietà e un certo seguito. In caso contrario, anche un semplice commento di un personaggio noto, vedasi il commento di Fusaro sui pannolini, viene subito sottoposto a critica e accusato di sessismo.

    1. il commento di Fusaro non era solo sessista, era proprio idiota. Se questo è il vostro intellettiuale di riferimento, noi progressisti politically correct turbocapitalisti apolidi siamo in una botte di ferro

        1. Sei sempre in mezzo ai maroni, liberista sessuale? Non ti sei stufato di perdere ed essere odiato ovunque? Lacchè insopportabile.

          Fusaro sessista? Muhahahahahahahaa il livello di idiozia che state raggiungendo è un qualcosa di spaziale

      1. Io non ho intellettuali di riferimento e parlo abitualmente per me stesso. Ho scritto semplicemente che quando parla un personaggio noto e afferma qualcosa non in sintonia con il mainstream femminista viene subito individuato e sottoposto a critica e apostrofato come sessista. Non ho neanche espresso una valutazione sul fatto in questione, che anche per me risulta un po’ idiota, ma il ragionamento complessivo di Fusaro, ossia che è in atto un tentativo di “svirilizzare” l’uomo, è difficilmente contestabile, basti pensare che, per esempio, tutta la sessualità maschile è sottoposta a feroce critica e i modelli proposti sono sempre più femminilizzati-femministizzati. Gli uomini si devono modellare sui dettami-desiderata femminili, non è forse questa una forma di femminilizzazione?
        Ritornando a bomba, faccio un esempio: se l’ottimo Stasi avesse la notorietà di un Fusaro, questo blog sarebbe sottoposto non solamente alla tua critica, ma sarebbe finito nella lista nera della censura femminista, e avrebbe vita dura. Fino a quando rimarrà di nicchia, sia pure di alto profilo intellettuale, avrà vita relativamente tranquilla. Non si disturba il manovratore, e se si ha il coraggio di farlo, bisogna attendersi una reazione che, visti i precedenti, non sarebbe certamente carezzevole. D’altronde questa è una guerra e in prima linea ci sono quelli che si potrebbero definire degli “eroi”, soprattutto quelli che ci mettono la faccia. E’ sempre facile e conveniente stare dalla aprte dei più forti, ma poi contano anche i propri ideali e molte persone vi si lasciano guidare.
        Voi progressisti politically correct turbocapitalisti, come ti sei definito, siete troppo portati a partire in quarta attribuendo agli altri ciò che voi pensate. E io sono anche di sinistra, ma come diceva Gaber, sono di sinistra, non della sinistra, il che fa molta differenza.

        1. non mi pare che Diego Fusaro abbia “vita dura”, è ospite regolare di molti talk show televisivi, potrebbe piantare le tende a La7 per quanto spesso lo invitano, scrive libri pubblicati da case editrici non certo di nicchia, libri tutt’ora in libera vendita come è in libera vendita il libro anti-femminista di Abascal.

          questa censura femminista, se esiste, non è molto efficiente.

          1. Guarda che Fusaro non ha mai criticato apertamente il femminismo e se lo ha fatto, lo ha fatto en passant, come si suol dire. Scrive tutti i giorni su tutti i temi e davvero il femminismo non è certamente la tematica che affronta in maniera ricorrente, altrimenti me l’avrebbero messo a posto, come hanno fatto con Massimo Fini. Eppure, nonostante questo, è bastato un post indigesto alle femministe per vederlo subito sotto critica e accusato di sessismo. Ancora una volta: atteniamoci a ciò che si scrive. Non leggiamo nei commenti ciò che non c’è scritto. Dai che si può fare.

            1. Massimo Fini mi risulta che continui a scrivere liberamente e senza alcuna censura sul Fatto Quotidiano. Nessuno lo ha “messo a posto”: scrisse un paio di articoli dai contenuti volutamente forti e provocatori sull’universo femminile (articoli ridicoli e misogini a mio avviso) e quando scrivi un articolo provocatorio dove definisci le donne “razza nemica”, e attacchi con una serie di luoghi comuni che neanche mio nonno infarciti con una citazione di Sartre per far vedere che sei colto, bè se scrivi un articolo di questo tipo e con quei toni il minimo che ti puoi aspettare è di suscitare attacchi e polemiche contro di te a cui sei tenuto a rispondere, infatti ad una festa del Fatto Quotidiano mi pare che lui si stesso si confrontò con alcune giornaliste, mi pare ci fosse anche Silvia Truzzi ma non vorrei sbagliare, sul tema. Questo non si chiama “mettere a posto”, si chiama “confronto tra idee diverse, opposte”, confronto che può essere anche aspro, ma non è censura.

              se io scrivo un articolo volutamente provocatorio è assolutamente normale che la mia provocazione forte susciti reazioni forti

            2. “vederlo subito sotto critica”

              e da quando criticare qualcuno anche in modo aspro equivale a censurarlo? Nè Fusaro nè Fini sono stati mai censurati dalle femministe. Massimo Fini scrisse i suoi assai discutibili articoli sulle donne per il Fatto Quotidiano molti anni fa, nessuno lo ha cacciato da quel giornale col quale continua a collaborare. Quindi di che parli?

              Se ben ricordo Massimo Fini venne censurato dalla Rai dove doveva fare una trasmissione intitolata Cyrano, trasmissione che saltò per un veto politico nei suoi confronti che nulla ha ache fare col femminismo

              1. l’ammontare di censura femminista che dagli anni ’70 in poi ha toccato l’opposizione alle sue idee (Erin pizzey e le minacce di morte? Neh?) può essere negato solo da un idiota o da una persona in completa malafede.

                Poi vabbè, mi riesce strano pensare che un qualsiasi ragazzo minimamente dotato di logica e con un minimo di esperienza con le donne (e che abbia superato i 25 anni) possa veramente pensare certe cose come che alcune idee siano solo “luoghi comuni”, ma probabilmente sono io troppo ottimista

              2. Massimo Fini non è mai stato censurato? Ma se le femministe hanno chiesto la sua testa e l’hanno ottenuta, tanto che è sparito dal Fatto Quotidiano on line e i suoi articoli si sono assai diradati anche nella versione cartacea. A seguire ha anche avuto gravi problemi alla vista, ma quella è un’altra storia.
                Magari anche Strumia è stato solamente criticato per le sue posizioni? Ma per favore. Si scrivono una marea di boiate tutti i giorni, ma tutti se ne stanno al loro posto, guarda caso gli unici che passano guai sono coloro che criticano le tue amiche.

                1. non ti viene in mente che se i suoi articoli si sono diradati è perchè ha problemi di salute che certo non c’entrano col femminismo?

                  sul caso strumia vatti a rileggere i miei commenti sugli articoli di questo blog, non ho cambiato idea

            3. “Guarda che Fusaro non ha mai criticato apertamente il femminismo”

              invece lo ha fatto in questo video, in cui ripete le solite cavolate sulla reificazione e il “femminismo capitalista” simili a quelle che dice Augello su questo blog, e nessuno lo ha censurato

              [youtube=https://www.youtube.com/watch?v=PO3vg2Fijug&w=640&h=360]

      2. Non seguo ogni scorreggina che fa Fusaro ma guarda che il fatto che siano le madri a dover cambiare i pannolini è sancito dalla legge.

        Infatti è per questo che, ad esempio:

        La donna che si sposa non è licenziabile, l’uomo che si sposa si: Cassazione. Perché la donna deve seguire il bambino nei primissimi anni di vita, l’uomo no.

        La donna ha 5 mesi di aspettativa pagata, l’uomo 5 giorni. E non c’entra solo la gravidanza, infatti la donna può farsi 5 mesi + altri mesi per “gravidanza a rischio”.

        La donna prende i figli in caso di separazione. Perché ovviamente è la donna che sta dietro ai bambini, non l’uomo. L’errore qui è che lo applicano anche con figli di 10-12 anni, non solo con quelli di 1-2 anni.

        Quando e se cambierà la legge se ne potrà riparlare, ad esempio il DDL Pillon porrebbe rimedio alla terza cosa.

  3. Ottimo articolo come sempre. Tutte quelle strutture sovranazionali (ONU, OMS, UNHRC, U.E ecc.) costituite chi prima o meno dalla fine della seconda Guerra mondiale e, spacciate come PROMOTRICI di ideali quale pace, benessere, stabilità…tutte belle parole, incarnano, in verità, l’esatto opposto, ovvero il Potere di escludere sul nascere qualunque forma di dissenso ad un determinato modo di pensare, istituendo di fatto un Pensiero Unico. Quale modo migliore, (dopo aver distrutto sapientemente le sovranità di Stato, rendendolo nullo, Parlamento, indebolito la società civile), se non istituendo strutture sovranazionali , ovvero più potenti degli Stati, per piegare chiunque. Credo che per abbattere il femminismo, si debbano necessariamente abbattere queste strutture.
    Peccato che chi è arrivato al Governo spacciandosi come sovranista, si sia poi trasformato in sovrancazzaro.

  4. Eccezzionale reportage. Non scomoderei e non sporcherei il fascismo, che ha avuto una anima anche culturale a difesa della famiglia, e che é giunto al potere acclamato da uomini e donne entusiasti. Piuttosto parlerei di una centrale di intelligence a guardia di un sistema e di spionaggio con ramificazioni negli apparati ad alto livello ed una struttura di deviance dedita alla strategia della tensione con la quale sovvertire le istituzioni nell’interesse di nuovi soggetti da inviare al potere. Più manovrabili da potenti forze oligarchiche finanziarie alla Soros.

    1. e ti pareva che non ci infilava Soros. Soros è ricco e di origine ebraiche quindi è perfetto per voi, se non ci fosse l’avreste inventato.

      il fascismo difendeva la famiglia..infatti il suo fondatore era notoriamente un marito devoto e fedele, mai un’amante. Chissà che ne pensava Ida Dalser di questa “difesa della famiglia”. Ma dimenticavo che per voi il marito può scopare a destra e a manca mentre la moglie che fa la stessa cosa è “bottana”!!
      Comunque anche oggi la “famiglia tradizionale” è difesa da gente pluridivorziata, con figli fuori dal matrimonio e che vuole pure riaprire i bordelli..sempre per difendere la famiglia, in Italia certe cose non cambiano mai

    2. Lasciate perdere soros, ora è un vecchio rimbambito, quando si sveglia la mattina non si ricorda come si chiama.

    3. Già alla fine degli anni Settanta fu dimostrato con tanto di prove di come la CIA avesse finanziato e fatto muovere i primi passi ad organizzazioni e militanti della seconda ondata del femminismo (vi dice qualcosa Gloria Steinem?). Ma senza la caduta del muro e Seattle dieci anni dopo, la lotta contro l’uomo, l’immigrazionismo e il disfacimento dello stato nazionale in ottica di potere economicistico in chiave atlantica non sarebbe stata possibile. Sarebbe bastato un granello di sabbia tra gli ingranaggi della “macchinazione” se vogliamo chiamarla così, tipo che Gobarciov riuscisse a non far dissolvere il PCUS trasformando l’economia della Russia in un capitalismo di stato come in Cina, potenziale antagonista delle elite occidentali, per rendere in gran parte vani gli sforzi distruttori delle medesime.

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