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Film di Natale e propaganda: “Il Grinch”

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Era già capitato in passato di affrontare la tematica della propaganda femminista radicale nell’intrattenimento cinematografico. Si era notato, prendendo da Facebook una bella critica di una utente a “Gli incredibili 2” della Pixar, come essa si imperni essenzialmente sulla criminalizzazione o umiliazione o cancellazione del maschio dai “plot”, riservando tutta la ribalta a figure femminili angelicate o in ogni caso interpreti del bene. E si era notato soprattutto come questo tipo di manipolazione del messaggio si indirizzasse in modo subdolo agli adulti e, cosa ben più grave, anche ai piccini. Oggi tocca a un altro film, stavolta prettamente natalizio: “Il Grinch”. Prodotto dalla Illumination Entertainment, è tratto da un vecchio racconto dello scrittore americano Theodor Seuss Geisel (in arte “Dr. Seuss”). Un libricino grazioso e delicato, scritto in versi e in rima da un autore ai tempi (anni ’50) molto famoso anche come fumettista. Ora, ve lo preannuncio, potrebbe annoiarvi, ma mi è essenziale sintetizzarvi la trama del libro di Mr. Seuss. Solo così si può capire il resto.

Dunque il Grinch è un personaggio burbero, cresciuto con il cuore di tre taglie più piccolo, che odia il Natale. Vive in una grotta nei pressi di un villaggio, insieme soltanto al suo cane Max. Pochi giorni prima del 25 dicembre cresce in lui l’insofferenza per gli addobbi e la gioiosità del villaggio. Decide così di “rubare il Natale” ai suoi abitanti. Vedendo Max col muso pieno di neve, gli viene in mente l’idea: travestirsi da Babbo Natale e passare in tutte le case per rubare regali, addobbi e alberi natalizi. Se lui è triste per la festività, anche tutti gli altri devono esserlo. Il 24, usando l’indomito Max come renna, scende al villaggio di notte, travestito da Babbo Natale, e comincia a saccheggiare tutte le case. In una di esse incontra la piccola Cindy Chi Lou che gli chiede, pensando si tratti davvero di Babbo Natale, perché stia portando via l’albero. Preso alla sprovvista, Grinch risponde che lo porta nella sua officina per ripararlo, dà un bicchiere di latte alla piccola e la mette a letto. Con il suo carico di regali, addobbi, alberi e calze, va poi in cima a una montagna pronto a precipitare tutto nel vuoto: si attende di sentire il pianto di Cindy Chi Lou e i lamenti di tristezza di tutti gli abitanti del villaggio. Invece li sente cantare, comunque felici per un giorno speciale di per sé, non per le cose materiali. I cori fanno riflettere Grinch sul vero significato del Natale, il suo cuore torna normale e decide non precipitare la slitta e riportare tutto agli abitanti del villaggio. Che lo accolgono festanti e lo invitano a stare con loro a pranzo a godersi la festosità generale.

Una favola tra le tante, insomma, graziosa, didascalica, pulita. Il film della Illimination Entertainment però aggiunge alcune cose all’intreccio del Dr. Seuss. Grinch diventa anche un inventore di marchingegni strani, utili ad aggiungere una garbata comicità, anche attraverso animazioni meravigliose. Per allungare la storia, che altrimenti sarebbe stata troppo breve per un lungometraggio, si aggiunge un’avventura tragicomica alla ricerca di qualcuno che tiri la slitta del Grinch-Babbo Natale. Entrano allora in scena una renna sovrappeso e una capretta isterica, che dopo un po’ di gag spariscono (torneranno solo alla fine del film), consentendo all’intreccio di tornare sulla linea di Seuss, laddove il ruolo della renna tocca al piccolo e fedele cane Max. Tutte aggiunte di contorno, che possono starci, non contengono in sé significati ulteriori a parte essere i pretesti di un allungamento o arricchimento narrativo. Diverso è il discorso sull’altra grande deviazione dalla storia di Seuss.


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Nel testo infatti non si fa cenno ai genitori della piccola Cindy Chi Lou. Non ce n’è bisogno: lei da sola incarna il senso infantile del Natale. La scelta di una femminuccia al posto di un maschio è del tutto irrilevante in questo senso, come irrilevanti sarebbero stati per Seuss i genitori come personaggi da inserire nell’intreccio. Nel film invece ci sono. O meglio: c’è. Naturalmente è la madre, e solo lei. E anche gli amici di Cindy hanno solo madri: sono voci femminili che a una certa ora li richiamano a casa. Che fine abbia fatto il papà di Cindy non si sa, non ci si pone minimamente il problema. Nella mia deviazione mentale è la prima domanda che mi sono fatto, guardando il film. Addirittura quando alla fine Grinch va a cena a casa di Cindy ho immaginato che si sarebbe fidanzato con la mamma (romanticone che sono…). Invece no. Non c’è figura maschile che possa o debba essere legittimata in qualche modo. L’idea di un uomo all’interno di una famiglia, che per altro conta anche due gemelli piccoli (maschi, stupidi e rompipalle per altro) oltre a Cindy, appare fuori dal novero delle possibilità.

Questo sarebbe niente se non fosse che il film si sofferma ossessivamente sul ruolo della madre di Cindy. Prima rappresentandola come una donna che fa tutto, che se la cava da sola sacrificandosi oltremodo. Va a lavorare presto, torna tardi, accudisce i figli, cura la casa, si occupa dei preparativi per il Natale. Indaffaratissima, ha un momento di sconforto, che però si forza di nascondere alla figlia, che pure nota qualcosa. Tanto da farsene un cruccio: “la mamma fa tutto, avrebbe bisogno di aiuto, è sempre stanchissima”, dice. L’unica soluzione è aspettare Babbo Natale, cercare di parlargli a tu per tu e chiedergli come regalo di fare in modo che la mamma sia meno sotto pressione. Per riuscirci, Cindy prepara delle trappole in salotto, ed è così che incontra il Grinch-Babbo Natale mentre le saccheggia la casa. Solo lì si torna alla versione di Seuss e al furto dell’albero giustificato dalla sua riparazione. Significativo dal punto di vista simbolico è che alla fine della scena è la piccola a dare un bicchiere di latte a Grinch e non viceversa. Al termine del film, Grinch metterà a disposizione la sua inventiva e i suoi marchingegni per consentire alla madre di vivere una vita più tranquilla. E così, mentre braccia meccaniche lavano i piatti, la donna viene rappresentata con un drink in mano.

Ebbene, tra le tante integrazioni che si potevano fare su una breve storia originale, molte erano giustificabili e in linea con un carattere meramente intrattenitivo della pellicola. Ovvero non tali da nascondere un messaggio ideologico. Al contrario, l’inserimento come co-protagonista, anzi come elemento-chiave della narrazione, della madre tuttofare, single e stanca, ma buona di una bontà sublime, che la piccola eredita, tanto da essere loro insieme a redimere il cattivo (maschio) Grinch, non ha alcuna giustificazione. Non allunga l’intreccio (come nel caso dell’inserto della renna obesa), non inserisce gag divertenti (come per i marchingegni di Grinch), semplicemente modifica il messaggio implicito nella narrazione, dando una rappresentazione della realtà unilaterale, dove il bene è donna e il male è uomo. Il messaggio più gradito da una minoranza imperante, che spera così di indottrinare la maggioranza rendendo “normale” la sua versione fasulla della realtà. Una versione dove l’uomo o è il male in quanto cattivo (Grinch), oppure è una nullità, è irrilevante, in quanto assente. In questo senso la versione cinematografica riesce a stuprare l’originale di Seuss non solo in termini formali ma anche sostanziali, trasformando un piccolo e poetico omaggio al Natale e ai bambini in uno strumento di mistificazione. Roba politicamente corretta, si dirà, ma quella è una definizione di comodo che non accetto più. La diffusione di queste pratiche manipolatorie è talmente ampia, capillare e sottile che ormai occorre parlare di politicamente corrotta. Un procedimento già infame di suo, ma che diventa intollerabile quando il bersaglio diventano le nuove generazioni, i bambini, il futuro. Davvero viene da chiedersi quale avvenire di questo passo questi (cattivi) maestri della propaganda stiano pensando per gli adulti di domani. E mentre rabbrividisco a immaginarlo, non posso che inserire a pieno titolo il film “Il Grinch” nell’Album di Goebbels.

P.S.: nell’ultimo week end ho fatto una scorpacciata di film nuovi o recenti, tutti uniti da un unico ossessivo filo rosso: l’uomo/padre è sempre assente, e quando c’è è sempre cattivo, criminale, oppressivo, violento. Segnalo: Mateo, La casa delle bambole, La Yuma.


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17 thoughts on “Film di Natale e propaganda: “Il Grinch”

  1. Padri e figlie l’ho visto al cinema quando uscì quindi me lo ricordavo senza consultare i Mereghetti (che è strumento prezioso, comunque)

  2. parlando di film vi cito due titoli: Kramer contro Kramer e Mrs Doubtfire due film, uno drammatico l’altro comico, entrambi incentrati su un padre separato che vuole stare coi figli e occuparsi di loro, due film che consiglio perchè empatizzano col padre protagonista senza dipingere la ex moglie come una arpia, una scema, o una bugiarda, alienante, inventrice di false accuse ma rispettando anche le sue ragioni

      1. più recente c’è L’asilo dei papà del 2003, non parla di padri separati ma di uomini che gestiscono un asilo prendendosi cura di bambini piccoli, uomini in ruoli di solito femminili che dopo le prime inevitabili difficoltà si rivelano molto bravi. Magari qualcuno dei tuoi commentatori abituali dirà che è “propaganda gender”!
        Sulle vicissitudini di tre uomini separati mi ricordo la commedia di Carlo Verdone Posti in piedi in paradiso del 2012, ma non è riuscita a parer mio

        1. c’è anche La ricerca della felicità (2006) di Gabriele Muccino, non mi pare che i ritratti positivi della paternità manchino nella cinematografia

          1. No, se vai nel passato no. Poco dopo la Convenzione di Istanbul e in particolare dopo il 2010 ne trovi sempre meno, fino a scomparire del tutto. In compenso appaiono film di chiaro carattere misandrico.

            1. quindi il Consiglio d’Europa che ha voluto la Convenzione di Istanbul , i Paesi europei che l’hanno ratificata e firmata controllano i contenuti del cinema occidentale hollywood inclusa dando ordini di parlare bene solo di mamma e non di papà? Interessante..c’è anche Soros? e il gruppo Bilderberg quando entra in scena?

            2. comunque Padri e figlie, sempre di Muccino, è del 2015.
              Esistono film di tutti i tipi, Davide e che raccontano le storie più diverse, alcune di queste storie sono considerabili come femministe (ma non misandriche necessariamente) altre no, ma non c’è nessun disego che porta a denigrare la figura maschile come non c’è nessun disegno che porta a denigrare la figura femminile (perciò polemizzo anche con quei siti femministi che desscrivono come maschilista il cinema di oggi, nei suoi contenuti non lo è affatto)

  3. ho visto un film coreano su un’epidemia di zombie veloci intitolato Treno Per Busan. La trama vede alcuni uomini adulti rischiare la propria vita per proteggere donne e bambini. Il protagonista e’ un padre single e durante il film un altro personaggio dice ‘noi padri veniamo sempre criticati ma alla fine siamo noi a prenderci le responsabilità.
    Ho idea che questo genere di connotazione positiva per il maschile si stia perdendo nei film occidentali. Anche se qualcuno lo vedrebbe come un film misandrico perché sembra suggerire che la vita maschile e’ sacrificabile.

  4. sarò curioso di vedere questo Grinch ed anche le reazioni nelle persone.

    Ora facciamo un passo indietro nel tempo, stile Ritorno al Futuro
    ventotto anni fa.

    1990 …Mamma, ho perso l’aereo
    Una delle fiabe più celebrate di Natale, che un bimbo ora 20enne o 25enne non può non avere visto.

    La brava mamma, un po’ svampita, incasinata con tanti figli, si “scorda” (in senso bonario)
    il bimbo Kevin in casa e parte in vacanza in aereo (salvo ricordarsene mentre è già in volo).
    Padre di Kevin sempre presente ed accuditivo , come era giusto che fosse.

    a fine film,
    “Mentre guarda dalla finestra, Kevin ha un’altra “sorpresa”:
    il vecchio Marley non è più solo,
    si è infatti riconciliato con suo figlio”.

    Marley è un padre.
    Il finale è positivo.

    Cercate “il padre” nel nuovo film Grinch, anno 2018

    1. Kevin viene “scordato” a casa nel primo film (e nel secondo a New York) dall’intera famiglia tanto dalla mamma incasinata (ma non svampita) quanto dal padre presente (tra l’altro è la madre la prima ad avere la sensazione di aver “dimenticato qualcosa” e quando si rende conto è sempre lei che decide di ripartire subito per gli Stati Uniti). lo so che mi hai detto di non quotarti ma se devi ricordare i film della mia infanzia ricordali bene. Io poi sono cinefilo non ce la faccio a non correggere questi errori

  5. Sarebbe interessante fare il confronto tra questo film e quello del 2000 con Jim Carrey. Io non lo ricordo con precisione, ma mi sembra che la bambina avesse un padre molto presente, una figura positiva del film. Il Grinch inoltre odia il Natale dopo essere stato deriso dai compagni stronzetti ai tempi della scuola, dopo essersi innamorato della bella del paese. Non ricordo piu in dettaglio, ma mi sembra che il film presentasse figure maschili sia positive che negative, come anche le figure femminili (tra cui alcune donne estremamente superficiali).
    La deriva anti padre recente invece è ben visibile in diversi cartoni animati. Cito ad esempio il padre di Peppa Pig, tratteggiato come un perfetto incapace.

  6. la donna tutto fare. Sarà divertente vedere quando ci proveranno ad imitarle nella realtà quando arriveranno scoppiate già a metà giornata se si sentono vigorose e piene di energia come la madre di Cyndi. Con la fantascienza tutto si può fare, altra cosa è la realtà.

    1. ciao Danilo, alcune di loro sono già così nella vita reale, le Wonder Woman

      peraltro con matrimoni finiti a gambe all’aria.

      1. Hai presente quelle che ti parlano malissimo dell’ex marito o fidanzato di lunga data (o si potrebbe dire di “lungo corso” perché abilmente sopravvissuti a una lunga e estenuante navigazione in mari perigliosi) ? Ecco, di quelle bisogna diffidare subito.
        Io le chiamo “Quelle che…!”, Jannacci avrebbe dovuto scriverci su una canzone con la sua sagacia e ironia e il suo pungente (sur)realismo.

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