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Frosinone: l’omicida è la madre ma in carcere va il padre

Una madre uccide il figlio strangolandolo e confessa il delitto. E’ pazza, si dice, e parte la solita litania giustificatoria. In carcere intanto ci va lui: l’uomo, il padre, anche senza alcuna prova a suo carico. Come sempre. Ma quando basta?

persone_dibonaNon mi soffermo sul profluvio di articoli e servizi giustificatori e assolutori che in questi giorni hanno affollato tutti i media riguardo a Donatella Di Bona, la donna che ha ucciso il figlio a Piedimonte San Germano, in provincia di Frosinone. Non ce n’è alcun bisogno, è una storia nota a tutti: se è una donna a commettere un reato grave, specie se contro un minore, omicidio incluso, è sempre tutto un fiorire di “poverina”, una pioggia di giustificazioni psicologiche o psichiatriche e una quantità impressionante di alibi assortiti costruiti affinché la realtà dei fatti (una madre uccide un figlio a sangue freddo) e quella giudiziaria (è rea confessa di omicidio volontario) passino in secondo piano, e resti nel sentire comune la pietà per una donna rimasta vittima di un raptus. Già, quella parola che a termini invertiti non si può più usare, secondo le direttive che circolano più o meno segretamente nelle varie redazioni, se a commettere il reato è un uomo.

Tutta roba conosciuta e nauseante su cui non vale nemmeno più la pena soffermarsi. In realtà ciò che risulta interessante è il meccanismo distorsore utilizzato allo scopo di far passare un’infanticida per vittima. Ed è così che subito viene totalmente rimossa una parte fondamentale della storia: il padre. Basta leggere uno qualunque dei primi articoli sulla vicenda (prendo questo de “Il mattino” come esempio, ma uno vale l’altro) e si vedrà come questa figura risulti evanescente, viva solo per accenno. Ci sono tutti, ben inteso: oltre alla protagonista sono citati i paesani, i servizi sociali, la polizia, talora anche la parrocchia, i vicini di casa. Lui non c’è, non esiste. Eppure quel povero bambino dev’essere venuto fuori con il contributo di qualcuno. Ebbene il padre c’è: lasciò Donatella Di Bona (l’articolo dice che l’ha “abbandonata”, parola dall’effetto più tragico e colpevolizzante), ma riconobbe il figlio avuto con lei. Dell’uomo, all’inizio, non si sa nient’altro.


Parte della distorsione attuata per far passare un’infanticida per vittima è anche anzitutto la rimozione totale di una parte fondamentale della storia: il padre.


persone_FeroletoIl processo di beatificazione di un’assassina però richiede anche una seconda fase: criminalizzare il padre, un uomo, coinvolgendolo nell’accusa. Magari dandogli pure la colpa di tutto. Ed è così che Nicola Feroleto, padre del piccolo Gabriel, viene messo al gabbio per direttissima, per non aver fatto nulla per impedire il delitto, mentre la mamma, povera stella, è in ospedale psichiatrico. Lui si dichiara estraneo ai fatti, ha un alibi, ma che importa? Gli articoli che ne parlano dicono che nell’interrogatorio è apparso confuso, quasi fosse già un’ammissione di colpa. Che vedersi un figlio morto ammazzato dalla madre possa rendere confusi non è contemplato. Sottolineano poi con molta forza che, a norma di articolo 40 del Codice Penale, quest’orribile uomo rischia l’ergastolo, nientemeno. Non ha torto un capello al figlio, secondo qualche intercettazione potrebbe (ipotesi tutta da verificare) essere rimasto passivo di fronte alla mostruosità della moglie, diventandone così complice. Di fatto la donna è rea confessa,  su di lui non ci sono evidenze schiaccianti, eppure al centro della notizia c’è lui, in prigione c’è lui. Banale osservare che a parti invertite l’esito non cambierebbe: lui sarebbe in carcere e lei, quand’anche complice, sarebbe libera.

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Come se già non bastasse tutto il resto, la trattazione che viene fatta di questo caso non solo dai media (il che è scontato) ma da tutto il sistema dà la misura della situazione in cui versa l’uomo in quanto tale nel nostro paese: colpevole sempre, talvolta anche in presenza di prove contrarie, e anche se a commettere un illecito è una donna con cui non si ha più nulla a che fare. Viene in mente l’educazione dei giovani nobili di molti secoli fa, che quando commettevano una marachella non venivano puniti direttamente: le scudisciate se le prendeva il servetto al posto loro. Guai ancora oggi a toccare la “nobilità” dell’essere donna, quand’anche si tratti di una sudicia assassina di bambini. Le frustate mediatiche e giudiziarie se le prende il servo contemporaneo, l’uomo, il padre, ovvero colui che comincia a esistere solo quando e nella misura in cui può essere colpevolizzato e punito al posto della donna, quand’anche ne fosse anche solo complice passivo.


Guai ancora oggi a toccare la “nobilità” dell’essere donna, quand’anche si tratti di una sudicia assassina di bambini.


persone_gabrielferoletoTutto accade senza che nessuno si chieda perché il povero Gabriel non fosse affidato al padre e chi avesse deciso di affidarlo a una madre apparentemente così tanto svitata. Un giudice? I servizi sociali? C’è qualche giornalista serio che possa andare a scavare nelle carte e a fare qualche domanda di chiarimento? No, naturalmente non c’è: è troppo alto il rischio che venga fuori una versione scomoda rispetto alla necessità di santificare un’assassina e colpevolizzare un innocente, quindi tutto passa in cavalleria. Questo ha luogo oggi. E nel futuro? Volendo vincere facile si può scommettere su quale esito il sistema abbia già previsto per la vicenda: lei libera e in cura, magari ospite di qualche talk show, lui in carcere. E nel sentire comune: lei vittima di un uomo che non l’ha assistita e tenuta sotto controllo, anzi l’ha “abbandonata”, lui un pezzo di merda che merita di marcire in galera, colpevole, lui e solo lui, della morte del figlio. Per molto meno, ossia per sentenze emesse a norma di legge, Ro$a No$tra va a manifestare davanti ai tribunali e costringe i giudici a scusarsi sui media. Noi, accaniti amanti del buon senso, dell’equità e della giustizia, invece, che facciamo?

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0 risposte su “Frosinone: l’omicida è la madre ma in carcere va il padre”

E si perche’ trovate sempre qualcosa pur di rendere il maschio il Calimero , fiammiferaio della situazione. Un complottismo che in realtà non esiste , forse avete un po’ meno diritti ma si sa’ li volete per ammazzare e discriminare le femmine. VOI VOLETE RITORNARE AL MEDIOEVO , ALL’OSCURANTISMO ! ! !
Se questo padre è finito in cella un motivo ci sarà non è perche’ in quanto maschio !
Avrà anche lui le sue colpe e giustamente lo mettono in carcere per ulteriori accertamenti , se si trova colpevole ben venga per il padre che uscirà. Ma per il momento resta in cella , è una precauzione , e se poi se la prende con la moglie e l’ammazza ? Non ci avete pensato stolti ?
La giustizia italiana cosi ‘deve funzionare : maschio o donna devono andare in cella per presunti reati ,questo per non contaminare gli inizi e secondo accertarsi della piu’ o meno assoluta colpevolezza.

Un forte abbraccio

Beh certo, allora con la scusa di prevenire che qualche uomo possa ammazzare qualche donna, trasliamo tutto il genere maschile nelle patrie galere, visto il presupposto! 😂😂😂
Come troll sei comico comunque!

Infatti è la donna che è fuori dal carcere “in quanto donna”, non l’uomo che è in carcere “in quanto uomo”.

La moglie ha ucciso un bambino di 12 anni, strangolandolo.

E’ STATA LEI A STRANGOLARLO.

Lo sai che se becco un tipo come te a difendere con foga una stupratrice di ragazzini di 12 anni o una che ha ucciso il figlio, io te ne faccio pentire per tutta la vita, vero?
Chiama pure la Polizia Postale, l’Esercito, il Battaglione San Marco e pure i Marines.

E al prossimo giro voto Lega, preferenza: Simone Pillon.
E se non basterà, allora Casapound o Partito Islamico Italiano, se ci sarà.
Non mi frega chi, basta togliervi quel sorrisetto dalla faccia.

Anonimo(a)

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La giustizia italiana cosi ‘deve funzionare : maschio o donna
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Uno(a) che scrive “maschio o donna” ha già detto tutto.

io invece inizio a pensare che chi voglia diventare padre lo debba fare da single, magari adottando il bambino, così elimina il problema della gestione del rapporto con la madre…. che, se ti va bene è una ricattatrice e con il rischio, come nel caso in questione, di trovarti una psicopatica che ti ammazza il figlio solo perché un giorno non le dai sufficientemente retta…. forse è un bene che vincano i sinistri, almeno diventeremo padri senza l’apporto della madre ( speriamo che non mettano il requisito l’essere omosessuali per adottare i figli…e non è solo una preoccupazione fittizia, visto che questi, se clandestini non possono essere più rimpatriati, come oggi ha stabilito la cassazione )

E in questa riflessione si svela l’arcano del perché il sottoscritto guardi con scarsissima simpatia all’aborto, ma sia a favore della GPA.
Posizione tra l’altro condivisa, ad esempio, dalla grande maggioranza dei repubblicani americani, di solito anche nei casi più estremi: ad esempio se chiedi a Mike Pence o Ted Cruz cosa ne pensa dell’aborto esplode come i fuochi d’artificio l’ultimo dell’anno, MA se gli parli di coppie eterosessuali che utilizzano la GPA (anche COMMERCIALE) diventa molto possibilista se non favorevole, se gli parli di uomini single che utilizzano la GPA è contrario ma non troppo e forse si può trattare, se invece la utilizzano i gay è assolutamente contrario.
Quindi NON serve affatto essere di sinistra, ANZI, la posizione proprio bella è la suddetta: NO all’aborto e SI alla GPA.

“Cassino, il papà del piccolo Gabriel incastrato dalle intercettazioni in caserma” anche il padre è colpevole seppur indirettamente.
Il carcere in effetti ci dovrebbero andare entrambi ma vabbe’ ci va solo lui , per il momento pertanto anche lei si fara’ un po’ di gattabuia.

“Un pò di gattabuia”. Per una donna che ha strangolato a sangue freddo il proprio bambino per farlo stare zitto. Quel pò di gattabuia non è un contentino, è la beffa oltre al danno.
Il ruolo del padre è ancora molto dubbio, certo, ma è bastata la semplice accusa della donna a spedirlo al gabbio, senza alcuna prova certa del suo coinvolgimento nella vicenda. Ed il fatto che lei fosse rea confessa non vuol dire affatto che le sue accuse debbano essere vere per forza.

Io faccio sempre quest’esempio per capire come sono cambiati i tempi nella trattazione del tema sui media da un decina di anni a questa parte: il caso Cogne. Sul caso Cogne i media si concentrarono in maniera ossessiva e non fecero sconti all’assassina. Oggi un caso Cogne così trattato sarebbe impossibile, per la semplice ragione che tutto viene filtrato dalla censura femminista che su queste tematiche fa e disfa a suo piacimento quasi in tutte le principali testate giornalistiche, nonchè soprattutto sul piccolo schermo.
Ma quando è iniziato questo approccio unilaterale alla cronaca nera, che è sempre stata utilizzata in Italia come mezzo di distrazione di massa, già dai tempi monarchici? La mia risposta ha un nome è si chiama “Corpo delle donne” by Zanardo. Quella spazzatura di documentario, che estrapolava astutamente spezzoni di trasmissioni decontestualizzandoli, è stata celebrata in maniera indecente, perchè strumentalizzata anche in chiave politica, e ha iniziato a far circolare l’idea che la donna sia qualcosa di speciale, che vada sempre “santificata”, su cui non si può esprimere un apprezzamento magari scherzoso, che non possa apparire se non in chiave di wonder woman, che vada trattata sempre come una vittima, sia che appaia sotto forma di assassina o di soubrette, e soprattutto che vada “risarcita”. E sui “risarcimenti” è nato un vero e proprio business fatto di quote rosa e di enormi finanziamenti comunitari e nazionali. Le donne nei media hanno capito che per loro la strada poteva essere in discesa e hanno iniziato a fare consorteria: è nata la censura femminista.E’ stato allora che il cambiamento nella diversa trattazione dei due sessi ha preso piede nei media ed è diventato inarrestabile e che poi ha avuto inevitabili ripercussioni anche in altri ambiti, perchè i media sono percepiti come l’opinione pubblica, che a sua volta condiziona anche l’ambito giudiziario e via discorrendo.
In estrema sintesi un cammino decennale che non sappiamo ancora se abbia raggiunto il suo apice e sia destinato a regredire perchè oramai inizia a essere troppo spudorato oppure possa ancora radicalizzarsi in quanto soprattutto da parte maschile non incontra quasi nessuna resistenza.

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