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Gigantesco manifesto “pro-vita” a Roma: scatterà anche qui l’idiosincrasia?

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Da ieri a Roma è visibile un manifesto gigante reclamizzante la posizione del movimento “pro-vita” rispetto alla pratica dell’aborto. Il manifesto è questo:

varie_manifestoprovita

Non voglio entrare nel merito della questione “aborto sì / aborto no”. Voglio però analizzare l’iniziativa sotto il profilo della comunicazione e sotto quello giuridico. Dal primo punto di vista, il manifesto esibisce un’idea legittima e liberamente espressa da un’organizzazione legalmente costituita. Tutta roba tutelata dalla nostra Costituzione oltre che da un gran numero di convenzioni internazionali. Di fatto il movimento “Pro vita e famiglia” sta legittimamente esprimendo un proprio punto di vista: la vita in crescita va preservata, il feto è già un essere umano a 11 settimane dal concepimento. Preservarne l’esistenza è, come allude la scritta ironica nella testata, che si rivolge direttamente a Greta Thunberg, un modo per salvare il pianeta.

Punti di vista, condivisibili o meno, ma nell’esprimere i quali non si viola una legge che sia una. Non solo, il messaggio, dal punto di vista della comunicazione punta sulla tenerezza, definendo “cuccioli” i feti, con tanto di orme dei piedini. Il tono è colloquiale: la parte dedicata a Greta utilizza un font da lettera scritta a mano. Si ritrae poi un feto di 11 settimane collegato al ventre materno tramite il cordone ombelicale e al nascituro si dà anche un nome, “Michelino”. Anche qui il diminutivo vuole trasmettere tenerezza, affezione, amore. Segue l’immancabile hashtag che chiarisce il significato profondo del manifesto: #scelgolavita. Ovvero: noi che abbiamo fatto questo manifesto siamo contro l’aborto. Non è dato sapere se sono contro sempre e comunque, se con dei distinguo o altro. Non è importante: l’hashtag serve per qualificare in modo chiaro la presa di posizione.


Il manifesto esibisce un’idea legittima e liberamente espressa da un’organizzazione legalmente costituita.


Per inquadrare ulteriormente questa iniziativa potrebbe essere utile compararla con quella assunta a gennaio dalla Regione Lazio, che riempì Roma di questi manifesti:

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Com’è noto, alcuni, tra cui il sottoscritto, avevano chiesto al Comune di rimuovere quella porcheria oltraggiosa, ma la risposta era stata picche: secondo il regolamento comunale vanno rimossi solo i manifesti offensivi verso le donne o altre minoranze. Gli uomini, dunque, per il Comune di Roma, si possono tranquillamente insultare sui muri della Capitale. Insoddisfatti, io e 118 tra cittadini e associazioni abbiamo intentato una causa civile contro il committente dei manifesti, la Regione Lazio, per l’esposizione di questi manifesti, giudicati sessisti, divisivi, offensivi e soprattutto veicolo di dati privi di fondamento. La causa è stata persa ed è opportuno ricordare le motivazioni che hanno spinto la giudice a respingere il ricorso, con tanto di spese processuali punitive. Sintetizzando: il manifesto pubblicizzava un numero di pubblica utilità (accettiamo questa definizione forzata del 1522…) e la pubblicità ammette l’utilizzo di “iperboli”, ovvero numeri esagerati e inesistenti pur di innescare una presa di coscienza. Poco importa se i numeri sono falsi e di conseguenza il messaggio diventa discriminante e offensivo: è réclame, quindi è accettabile. Non solo: l’indignazione di noi ricorrenti, ha sentenziato la giudice, era probabilmente dovuta a una “idiosincrasia” verso il tema. Cioè noi che abbiamo fatto ricorso, nella maggioranza uomini, avevamo problemi con quel poster perché ci sentivamo “toccati direttamente” dal tema. Forse presumendo che i ricorrenti, se non davvero milioni di uomini, fossero tutti mezzi uomini, la giudice ha valutato che il manifesto ci fosse rimasto di traverso perché in qualche modo parlava di noi.

varie_femministeCosì quella spazzatura affissa dalla Regione Lazio è rimasta sui muri di Roma per tre mesi e ancora è visibile sul suo sito istituzionale. Di contro oggi si sta già organizzando un’alzata di scudi contro il manifesto pro-vita.  Fior di associazioni femministe e dintorni stanno già chiedendo a gran voce, guidate dalle terroriste di “Non una di Meno”, di rimuovere quell’orribile immagine, offensiva della sensibilità di tante donne e dei loro diritti conquistati con grande fatica. Le virago dell’abortismo si armeranno dunque di pompetta della bicicletta e sfileranno per le vie di Roma esigendo l’ostracismo assoluto e perenne di manifesti del genere sulle pareti dei palazzi cittadini, giornaliste e pennivendoli al seguito vomiteranno fiumi d’inchiostro parlando di “Medio Evo”, fascismo, oscurantismo e tutto il solito armamentario ben noto. Raggi, da buona grillina, farà una valutazione sul vantaggio politico-elettorale di tenere o rimuovere il manifesto, dopo di che deciderà. E non ci sarebbe da stupirsi se, nell’ottica dell’imminente alleanza post-elettorale col PD, sfidasse ogni logica e la legalità stessa facendolo togliere.


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Nel caso, sia chiaro da subito: non può farlo. Certo non siamo in un paese anglosassone dove le sentenze fanno legge, tuttavia ciò che è stato messo per iscritto dalla giudice Cecilia Pratesi di Magistratura Democratica, che ha sentenziato come irricevibile il nostro ricorso contro il terrorismo sessista della Regione Lazio, ha e deve avere un rilievo, d’ora in poi, nel valutare casi come questo. Il manifesto pro-vita non comunica alcun dato, né vero né iperbolico (cioè falso). Nel momento in cui per sentenza si può affiggere un poster con dati farlocchi e insultanti, anche uno con la foto di un feto ha pieno diritto di restare dov’è. Il messaggio di Michelino non è per niente iperbolico: un feto a 11 mesi è davvero come in foto e l’appello a Greta, con tutto ciò che ne segue, è la libera espressione dell’opinione di un gruppo di cittadini che ha prodotto il manifesto e acquistato lo spazio di esposizione a norma di legge. Nel momento in cui una gigantografia contenente messaggi volutamente iperbolici e offensivi (i milioni e i “mezzi uomini”) non è stato rimosso per sentenza, il manifesto pro-vita è pienamente legittimato a restare dov’è.

varie_giudizioNon solo. Ha senso chiedersi che problema abbiano coloro che protesteranno e manifesteranno per la rimozione del manifesto. Non sarà certo quello a mettere in crisi le attuali leggi sull’interruzione di gravidanza. Non sarà certo quello a convincere chi ha deciso di abortire a non farlo. Non c’è alcuna scorrettezza nell’espressione delle idee concepita dal movimento pro-vita. Certo potrebbe urtare qualcuno, qualche donna costretta ad abortire in condizioni di profondo dramma personale, qualche persona convinta per motivi suoi che l’aborto sia un bene sempre e comunque, e tuttavia costoro sarebbero come quei 118 che si sono sentiti offesi perché messi in un calderone inesistente di mezzi uomini o di donne vittime a prescindere. Come è  stato sentenziato irrilevante l’oltraggio che questi hanno percepito, così dovrà essere irrilevante la percezione di chi si sentirà offeso dal manifesto pro-vita. E anzi ci si dovrebbe chiedere se per caso chi ne chiede oggi la rimozione non sia in realtà influenzata da una personale idiosincrasia verso… verso cosa? Verso la vita, forse. Quella protetta e tutelata da decine di convenzioni internazionali e centinaia di leggi?


Nel momento in cui per sentenza si può affiggere un poster con dati farlocchi e insultanti, anche uno con la foto di un feto ha pieno diritto di restare dov’è.


Attendo di ascoltare gli argomenti di merito di chi alzerà la voce contro le gigantografie anti-aborto. Qualunque essi siano, subito tutti quanti dovremmo domandargli, seguendo il saggio suggerimento della giudice Cecilia Pratesi: “che problema hai coi feti tu?”, “che ipersensibilità hai verso la vita?”, “cosa ti rode di un manifesto che espone un’idea tra le tante, facendolo in modo innocuo?”. Insomma, prima che inizi la tempesta sul movimento pro-vita e i suoi manifesti, chiediamoci, a rigore di sentenza, quale idiosincrasia ci sia dietro.  E stiamo a vedere se per caso ciò che è valso per noi contro i manifesti della Regione Lazio non varrà più per i manifesti pro-vita. E’ un banco di prova cruciale.

persone_shapiroL’opinionista americano Ben Shapiro sostiene che i radicali accusano sistematicamente gli avversari di malefatte che in realtà sono loro a compiere. Quando accusano di fascismo e oppressione è perché sono loro i fascisti e oppressori, quando accusano di misoginia è perché sono loro ad essere misogini, e così via. Ciò che accadrà al manifesto pro-vita, dopo la vicenda dei manifesti della Regione Lazio, potrebbe essere la prova del nove della teoria di Shapiro. E se il manifesto venisse rimosso, dovremo cominciare davvero prendere atto di vivere in una distopia orwelliana e suina, in una democrazia sotto perenne ricatto ideologico (dunque una non-democrazia), in uno stato di libertà condizionata. Insomma in un regime dittatoriale. E ciò non potrà che richiamare la collettività consapevole a una costante e irriducibile resistenza.


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9 thoughts on “Gigantesco manifesto “pro-vita” a Roma: scatterà anche qui l’idiosincrasia?

  1. fatemi capire una cosa: le donne possono restare incinte 2 giorni al mese. esistono varie tecniche di contraccezione molto efficaci quali pillola, preservativo, spirale. gli aborti dovrebbero essere molto rari e invece pare che ce ne siano ancora un discreto numero. come si spiega?

  2. …due svarioni:
    1) richiedere ad un ectoplasma di intervenire invece di ignorarlo.
    2) i cuccioli sono figli di cani.

    Voto in comunicazione: 2
    Voto in giurisprudenza: 1

    😀
    😀
    😀

    1. 1) Greta mica è un ectoplasma.
      2) Non essere così offensivo verso i cani: i cani non li puoi mutilare, i bambini maschi si e pure a prezzo ridotto a Torino – circoncisione dei neonati in convenzione presso l’ASL.

  3. Speriamo solo che non ci siano troppe mezze donne, nelle istituzioni, che andranno contro la sentenza Pratesi, oltre ad abusare dei bambini, cosa che milioni di mezze donne fanno.

  4. Bisogna fare come pietro la sera del giovedì santo…. Vedere come va a finire…. Se l’Italia
    Veramente e’ la culla del diritto…. E la tomba della giustizia…

  5. sicuramente ci sarà comprensione da parte della cirinà ( anche qui volutamente in minuscola ), lei che è madre di cuccioli non umani…

  6. In realtà il manifesto pro-vita è molto più onesto e innocente di quello anti-uomini, perché almeno non tira in ballo cifre pompate e non demonizza nessuno (ad esempio parlando di milioni di donne assassine e figlicide). Segnalo una notizia che ha poco a che fare con questo ma che oggi mi aspettavo di trovare qui: la presidenta dell’Eni, Marcegaglia, ha annunciato nuove misure per favorire le donne nelle carriere tecniche e nei consigli d’amministrazione.

    1. Come già detto in altre occasioni, questo blog è gestito da una persona sola, che si avvale saltuariamente di qualche singola (ed eroica) collaborazione. Non riesco a coprire tutte le malefatte del fronte “rosa”. Tuttavia grazie per la segnalazione.

    2. beh, l’eni è un carrozzone semi pubblico e come tutti i carrozzoni pubblici si può permettere di giocare con i soldi altrui… chissà se venisse imposto a un privato serio ( a dir la verità venne imposto in passato, ma solo per le cariche societarie e non per quelle tecniche )

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