Giù le mani da Andrea Buscemi (una volta per tutte)

Andrea Buscemi

Andrea Buscemi è un attore bravo e molto conosciuto, specie in ambito teatrale. Si è candidato nella Lega alle ultime elezioni della sua città, Pisa, ottenendo tantissimi voti, che gli sono valsi l’Assessorato alla Cultura. Da quel momento è stato oggetto di pesantissime contestazioni, più di una volta rasenti la violenza fisica, organizzate dalla locale “Casa della Donna”. Il centro antiviolenza pisano ha chiesto per molto tempo la rimozione di Buscemi dall’Assessorato in quanto macchiato da una marca d’infamia: “è stato condannato per stalking”, strillavano nelle strade e nelle piazza della città con la torre pendente. Il Sindaco Michele Conti ha giustamente ignorato le proteste, sia alla luce dei molti suffragi ottenuti da Buscemi, sia perché un amministratore si giudica dal suo operato e non dai suoi pregressi. Il tutto fino a meno di un mese fa, quando lo stesso Conti ha promosso un rimpasto di Giunta, rimuovendo Buscemi dal suo incarico.

Per i tempi con cui è avvenuta, la rimozione ha sicuramente ragioni politiche, che nulla hanno a che fare con le proteste contro il Buscemi “stalker”. Il quale, ricostruendo la vicenda, ha subito un vero e proprio massacro personale, nelle piazze e sui media. E’ sufficiente digitare il suo nome su Google e verranno fuori fiumi di articoli dove, con toni definitivi, viene definito: colpevole, persecutore, stalker, ossessivo, violento. La dirompente potenza mobilitativa e mediatica del circuito dei centri antiviolenza ha aiutato molto l’amplificazione di questa gogna pubblica, che in ogni caso aveva un margine di tollerabilità fin tanto che Buscemi rivestiva il suo ruolo istituzionale. Nella lotta politica, si sa, si usano spesso armi non convenzionali, compresa la bugia e la mistificazione. Abbattendo Buscemi, la “Casa della Donna” di Pisa, che come tutte le altre fa più politica che assistenza, avrebbe ottenuto di abbattere un nemico a tutto tondo: un leghista e un uomo. Meglio di così… Peccato che fosse tutta una mistificazione, allora come oggi.


Buscemi ha subito un vero e proprio massacro personale, nelle piazze e sui media.


molfetta buscemi

Perché parlo di mistificazione? E che c’entra l’oggi, visto che Buscemi non è più Assessore? Partiamo da quest’ultima domanda. L’attore, pur se non più coinvolto nella Giunta comunale, continua a essere fatto oggetto, specie sui social, di una criminalizzazione ferocissima. Tanto da arrivare a inquinare quella che è la sua attività professionale vera e primigenia: l’attore. Invitato a recitare “Il Tartufo, ovvero l’impostore” di Molière nell’ambito della rassegna “Molfetta in prosa“, viene contestato in rete proprio per la sua vicenda giudiziaria. Leggo utenti pugliesi che, usando come fonti roba tipo Repubblica, Concita De Gregorio, Eleonora Fiorenza, Mara Carfagna, Giulia Bongiorno (dunque fonti inquinatissime), mettono in dubbio l’opportunità di “ospitare una persona protagonista nella vita reale dei casi citati”. A riprova che sarebbe il caso di evitare, vengono citate anche le 40 mila firme raccolte online contro il Buscemi Assessore e le frequenti manifestazioni di piazza a Pisa.

Se però ha una qualche vaga (molto vaga) legittimità utilizzare vicende giudiziarie personali per mettere in atto attacchi politici privi di scrupoli, è segno di immensa disonestà e infamia procedere allo stesso modo contro l’attività professionale di una persona. Significa volerla tormentare, rovinare, distruggere, perché va a intaccare ciò che le serve per guadagnarsi da vivere. E nel caso di un attore è ancora più grave, essendo quello un mestiere che non si fa senza una passione e una partecipazione interiore pressoché assolute. Eppure il bullismo criminalizzante prosegue, non più contro il Buscemi politico, ma anche contro l’attore e l’uomo. E continua con una ferocia di cui solo le portatrici d’interesse dei centri antiviolenza possono essere capaci. E qui veniamo alla questione lasciata in sospeso, cioè alla mistificazione, quella precedente come quella successiva all’incarico pubblico di Buscemi.


Il bullismo criminalizzante prosegue.


pisa donne buscemi

Nei botta-e-risposta sulla vicenda, intercetto una sbrodolata di tale Elisabetta Vanni, che si vanta di essere la prima firmataria della mozione online per la rimozione dell’allora assessore. Contestando un altro utente che deplorava la “crocifissione di un innocente”, l’attivista dice che Buscemi è stato condannato. Non solo, per dar peso alla bugia abbaia anche: “Vuole per caso dire che le donne che denunciano mentono?”. Non so cosa abbia poi risposto l’interlocutore. Fossi stato io avrei risposto: “sì, certamente è così, e si vede nei numeri, non ci vuole un genio per capirlo…”. Dice poi anche che la loro mobilitazione è stata sacrosanta, perché la Convenzione di Istanbul richiede che chi è accusato di violenza sulle donne non rivesta un ruolo pubblico. Peccato che sia la Costituzione a definire la legittimità di chi viene eletto, e la Costituzione è superiore a quella burletta della Convenzione di Istanbul. E se davvero quest’ultima dice quella stupidaggine, allora sarebbe da ricusare subito: ovunque ci sia civiltà, un “accusato” non è un “colpevole” e non può essere privato di alcun diritto, incluso quello di candidarsi e venire eletto dalla sovranità popolare.

Ma si sa, queste sono inezie che alle femministe militanti non importano. Non hanno nemico più acerrimo dello Stato di Diritto, e questa è cosa nota. Altro loro nemico è poi la verità dei fatti. La signora Vanni si lancia infatti a ricostruire la vicenda giudiziaria di Buscemi, che è forse una delle più mistificate degli ultimi tempi, dalle femministe stesse e dai media. Mentre scrivo ho tutte le carte processuali dell’attore sott’occhio, dunque posso riassumere in modo molto preciso. Buscemi viene denunciato per stalking dalla ex. In primo grado viene assolto. La ex ricorre in Appello, dove il Tribunale fa una cosa strana: chiude il processo penale per prescrizione ma procede con quello civile, condannando Buscemi al risarcimento danni. All’attore e ai suoi legali questa cosa non piace per nulla e fanno ricorso alla Corte di Cassazione, che rigetta il ricorso dal lato penale (ed è ovvio, essendo il reato prescritto) ma lo accoglie dal lato civile. Cioè il processo che aveva condannato l’attore al risarcimento danni è da rifare, ammettendo tutte le prove a discarico di Buscemi che il giudice d’Appello non aveva accolto, e che secondo la Cassazione invece sono indispensabili. Non stento a crederci, trattandosi di scambi di SMS e di numerose testimonianze da cui traspare che tra i due c’era un’interlocuzione normale, ben lontana da quella tra un persecutore e la sua vittima.


Le femministe militanti non hanno peggior nemico dello Stato di Diritto.


varie_toghegiudici

Guardo le motivazioni della Cassazione e leggo di “incompletezza valutativa del quadro accusatorio”, “esigenze di approfondimento” per meglio configurare lo “stato d’ansia della parte offesa”. Sì perché, dice sempre la Cassazione, non sono da sottovalutare le “perplessità sottolineate dal primo giudice circa la credibilità della parte lesa”. In pratica l’operato della Corte d’Appello viene accartocciato con termini come “profili di illogicità e carenze motivazionali”. Eppure quella stessa sentenza degli ermellini era stata sbandierata dalla “Casa della Donna” come una prova provata della colpevolezza di Buscemi e ancora c’è chi dice che la prescrizione non è assoluzione. Il che è vero in linea generale, ma la dottrina dice chiaramente che molto dipende da tutto il percorso giudiziario e dalle motivazioni. L’assoluzione in primo grado e l’annullamento del secondo dal lato civile, viste le motivazioni di Cassazione, possono tranquillamente configurare la prescrizione penale di Buscemi come nuova assoluzione. Se così non fosse, nelle motivazioni sarebbe scritto a chiare lettere.

In un paese normale la vicenda di Buscemi sarebbe stata (giustamente) Shakespeariana: molto rumore per nulla. Invece i media a valanga, andando dietro alle fanatiche professioniste dell’antiviolenza, hanno creato il mostro. Esagero? Be’, valutate voi cosa succede a chi prova a dire la verità… E oggi, appunto, c’è chi ancora cerca di tenere in vita quel mostro sui social, anche ora che non è più assessore. Perché il femminismo militante, oltre che ipocrita e in malafede, è anche cattivo e vendicativo. E la “Casa delle Donne” di Pisa ha un paio di grandi motivi per esserlo. Il più semplice: la ex di Buscemi proprio a loro si era rivolta per avere assistenza. Loro l’hanno seguita in tutto il procedimento. Non è improbabile che con le loro piazzate abbiano cercato di influenzare la magistratura, però senza successo. Non solo: è molto probabile che si stiano mangiando il cappello come Rockerduck, perché dal primo al terzo grado la ex di Buscemi ancora non è riuscita a strappare nemmeno un centesimo. Ora che il processo civile è tutto da rifare e con la Cassazione che ha avanzato tanti dubbi, è probabile che anche da quel lato si chiuda tutto in un nulla di fatto. Il che significherebbe l’archiviazione della vicenda come l’ennesima accusa strumentale fatta sulla pelle, sull’onorabilità e sulla dignità di un uomo. Ma soprattutto significherebbe niente percentualina sottobanco ottenuta “per ringraziamento” dalla parte lesa (come pare che accada spesso). Sfido io, nel caso, che sono ancora così avvelenate…

A quanto so, tra non molto tutte le carte processuali relative a Buscemi verranno pubblicate, ove consentito. Cercatele, leggetele, fatevele spiegare da chi sa di giurisprudenza. Dopo di che sostenete Andrea Buscemi. Magari nel modo che gli è più gradito e congeniale: andandolo ad ammirare a teatro e applaudendolo forte come si applaude un bravo attore. Ma soprattutto come si applaude un innocente, uno dei tantissimi, finito nel tritacarne di iinteressi impropri gestiti da persone malevoli.


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