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Giustizia di genere o giustizia degenere?

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persone_orlandidi Giancarlo Costa – Risale al 2 novembre 2011 l’efferato delitto di Patrizia Reguzzelli, 58 anni, sgozzata in un parcheggio di Milano. L’omicida, reo confessa, è Vittoria Orlandi ventottenne dottoressa, specializzanda in neurochirurgia, ex amante di Marzio Brigatti, marito della signora Patrizia. Il movente? Marzio, 61 anni, medico anch’esso, aveva interrotto la relazione extraconiugale con Vittoria e voleva ricostruire il rapporto con la propria famiglia, moglie e figlia. La vittima e la carnefice si conoscevano, almeno telefonicamente. Patrizia, forse nel tentativo di salvare la sua famiglia, aveva provato a parlare con la rivale. Le donne sono più empatiche e propense al dialogo e alla mediazione, si dice. O no? “Lasciaci stare, stai con un uomo di 61 anni e hai l’età di nostra figlia”, le aveva detto.

Il 21 settembre 2011, stando al verbale della ragazza, Marzio le aveva detto che era finita e che sarebbe tornato dalla moglie. La bella dottoressa, presuntuosamente convinta che la giovinezza e la bellezza le bastassero a scardinare le basi di un matrimonio e di un sentimento evidentemente profondo, decide di affrontare la moglie di Brigatti. Le dà appuntamento, vanno in un parcheggio, discutono e qui avviene l’omicidio (non è ovviamente un “femminicidio”, anche se probabilmente qualche centro antiviolenza avrà utilizzato pure questa morte per falsare le statistiche). Vittoria tira fuori dal cruscotto un coltello da 20 cm che si era portata da casa (“per cautela”, verbalizza) e sgozza Patrizia. Nasconde il corpo, butta l’arma del delitto e se ne va. Arrestata con l’accusa di omicidio premeditato. Per gli investigatori Orlandi non ha mai mostrato segni di pentimento. “Ora che ho detto tutto posso andare a casa?”, dirà la dottoressa dopo l’interrogatorio fiume in cui confessa di avere ucciso la rivale per gelosia.


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donna_coltelloAl processo il pubblico ministero, Francesca Celle, donna, chiede 30 anni per la premeditazione (andare a un appuntamento per dialogare armati di un coltellaccio è diverso che presentarsi con le proprie idee e convinzioni). Il giudice Alessandra Clemente, un’altra donna, invece concede le attenuanti e nel 2012 la condanna a 14 anni. L’omicida ne ha scontati 6. Chi lo sa, magari ha utilizzato il tempo libero che aveva a disposizione per continuare gli studi con tranquillità e con poche distrazioni. Fatto sta che da due anni la giovane donna ha ottenuto i benefici dell’articolo 21 che le consentono di uscire dal carcere per lavorare. Perché lei non ha avuto necessità di fare domanda per il reddito di cittadinanza o fare la coda in qualche centro per l’impiego, e non fa l’addetta alle pulizie in una cooperativa sociale. No, fa il medico presso la Croce Rossa.

Fino al momento in cui la notizia è stata diffusa la dottoressa raccontava con letizia e leggerezza i suoi giorni di libertà prematuramente ritrovata sul suo profilo Facebook: piscina, parrucchiere, ristorante e vestiti da principessina con la coroncina in testa. Oggi il profilo è stato rimosso: troppe persone indignate ad ogni suo commento le ricordavano i tragici fatti di cui si è resa protagonista appena sei anni fa. La prima lezione che questa orribile vicenda ci dimostra, per l’ennesima volta, è che la violenza non ha genere in barba ad alcune femministe che negano, sottostimano e sottovalutano la violenza al femminile, favorendo politiche inefficaci perché negano a priori una parte del problema, così impedendosi di giungere alla soluzione del problema stesso. La seconda è che se si è donna, si hanno buone probabilità di vedere attenuata la pena, in caso di condanna.  La cultura ginocratica della sottovalutazione della violenza al femminile è pervasiva a tutti i livelli sociali, e a volte sembra anche giuridici, dando talvolta l’impressione che sì, ci sia proprio una giustizia di genere (in quanto tale anche degenere).


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4 thoughts on “Giustizia di genere o giustizia degenere?

  1. Deve essere stato terribile per la giudice: essendoci assassina femmina e vittima femmina, non si sa di chi è colpa.
    Per fortuna che non passava nei paraggi qualche uomo, altrimenti davano la colpa a lui.

    1. Per Fortuna non hanno pensato di far scontare il resto della pena al marito della vittima, in fondo e’ anche colpa sua.. O no?.. Sic! …. Ci penseranno la prossima volta, scommettiamo…?

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