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Guerra di genere, tra spie e infiltrazioni

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LA FIONDA

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Il presente articolo era stato pianificato in pubblicazione per ieri pomeriggio. Ne ho deciso lo spostamento per fare spazio all’ultim’ora dove si annuncia il tramonto del DDL Pillon. E’ da segnalare tuttavia che nel suo articolo Giuseppe Augello già preconizzava quanto poi è di fatto accaduto. Potere della lucidità mentale, Giuseppe aveva già previsto tutto.

varie_cinegiornaledi Giuseppe Augello – Cinegiornale dal fronte. Il DDL Pillon, pur costituendo solo il minimo sindacale di quanto dovrebbe essere naturale esito delle separazioni in presenza di figli minori, e ben lungi dal costituire la panacea per i danni provocati agli stessi minori vittime delle separazioni e divorzi più o meno conflittuali dei genitori, è continuo oggetto di contrassalti all’insegna del “non-sense”, demolitori (per il tono) e distruttivi (per l’intelligenza), da parte delle categorie sociali e politiche che ne uscirebbero danneggiate nel vedersi sfilata di mano l’arma del consenso elettorale femminista. Ovvero quell’assicurazione a vita sotto forma di duplice assegno di mantenimento e dietro custodia cautelare dei figli centellinati al padre dietro pagamento di congrue somme (e chi non ne dispone faccia perdere le sue tracce, la diserzione giova alla propaganda nemica).

Basterebbe visionare i messaggi di tante ex postate sui social, basterebbe ascoltare l’esperienza di quelle centinaia di migliaia di padri cui il DDL prestava l’attenzione negata dall’intero (quasi) corpo dei giudici (o giudicesse??? Boldrini dicci) per capire che il DDL semplicemente ha posto il focus sul punto prima protetto dal muro di gomma dalla parte politica sgovernante fino a ieri: l’impoverimento del salariato medio a fronte della costituzione di una rendita parassitaria che (care femministe) disincentiva le ex ad emanciparsi e crearsi una opportunità reale di affermazione sociale col lavoro (mai direi “col sudore della fronte” appannaggio del genere opposto). Ora sarebbe comica, se non fosse tragica, la contraddizione tra chi accusa il governo di creare parassiti col “reddito di cittadinanza”, ma non intravede alcun problema nell’assicurazione a vita a spese del salario spremuto al limone-padre in favore dell’altro genere che, grazie a un promettente quanto etereo “si” dinanzi ad un pubblico ufficiale, si assicura dall’istante successivo abitazione e mantenimento praticamente a vita ed esentasse con lo sfruttamento di un solo pollo ruspante, spennato a dovere. Di fatto incentivando il lavoro nero femminile saltuario o l’offerta sul mercato accondiscendente di lavoratrici disposte a più basso salario (come dimostrato in mio precedente articolo) in quanto esenti dal peso del mantenimento di una prole, diversamente dal genere opposto che ne è onerato.

varie_caritasL’operazione culturale è chiara: ogni considerazione sull’impoverimento di padri ridotti alla Caritas, la distruzione dello status e il danno psicologico su adulti e minori, causato dal lutto della perdita di un genitore, viene soppiantata per differenza di volume dalle grida feroci di chi impreca contro l’onnipresente violenza dell’uomo. Infatti, seppellita del tutto l’idea che un matrimonio, in qualche caso, possa durare, non per la vita per carità, ma almeno fino al raggiungimento della maggiore età dei figli, (abbandonate ogni speranza), il leit-motiv di queste non oscure forze è che il diritto-dovere delle donne al divorzio assistenziale e monogenitoriale sulla pelle dell’ex va preservato a tutti i costi, altro che bigenitorialità. Quella è deleteria per il minore e per l’assegno gestito da amorevoli cure esclusive materne. E al diavolo il benessere psicofisico dei nostri figli che da questa ne deriverebbe (dimostrato da tutti gli studi psicologici internazionali). Del resto, per quella parte politica che oggi sopravvive solo assicurando i privilegi di genere sarebbe un disastro. “E qui si danneggia il mercato elettorale” sembra sentirli confabulare nelle catacombe ove, tolta la maschera, si complotta e si cospira a lume di candela a costo della precarizzazione della specie umana. Ecchissenefrega, noi rispondiamo solo per i privilegi a chi cce vota, sembrano dire!

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Dicono i media che le massicce reazioni, che hanno accompagnato il disegno di legge, con la costituzione del Comitato “No Pillon”, hanno indotto la maggioranza a un atteggiamento di cautela e attesa. Atteggiamento, questo, che si è concretizzato nel coinvolgimento di esperti e realtà associative di contrapposto orientamento alle audizioni in Commissione Giustizia, la cui calendarizzazione è stata approntata il 2 ottobre. E’ stata resa nota la lista delle persone che saranno audite, (udite udite). Si tratta di 16 nominativi provenienti dall’area legale, (avvocati di famiglia interessati) ben 60 da quella associativa (nazifemminista per lo piu), 8 da quella accademica, 13 da quella della magistratura (sic), 9 da quella medico-psicologica, 6 da quella sindacale, 10 da quella di esperte ed esperti in altri settori. Sono solo 26 quelli indicati dal senatore Pillon, tra cui la scrittrice Costanza Miriano, il leader del Family Day Massimo Gandolfini, il presidente del Tribunale dei Minori di Perugia Sergio Cutrona, la presidente di CamMino Maria Giovanna Ruo, il presidente Genitori separati cristiani Ernesto Emanuele. Due settimane almeno di maratona, poi le correzioni a picconate.

persone_rizzitelliLa presidente dell’Unione Donne italiane Vittoria Tola è stata invece indicata dalla senatrice M5s Angela Anna Bruna Piarulli, cofirmataria nientemeno che della proposta di nuova commissione d’inchiesta sul femminicidio del 5 Luglio scorso (e contro cui questo blog è apertamente schierato), mentre tra i nominativi indicati da Pietro Grasso (LEU) figurano (risata…) Francesca Koch, presidente della Casa Internazionale delle Donne, e Cristina Corinaldesi. Tanti anche quelli presentati dal senatore del Pd Giuseppe Luigi Cucca, due volte indagato per peculato, inchiesta archiviata, tra cui le esperti avvocata Antonella Anselmo (ma chi è?) e la presidente di Rebel Network Luisa Rizzitelli, matrigna nientemeno che del contributo dello stato alle “atlete madri”.

Al M5S va infine il merito di svelarci con chi s’ha da fare, avendo indicato Linda Laura Sabbadini, esperta di statistica sociale a livello internazionale. Pioniera delle statistiche di genere, la Sabbadini nel 1985 ha partecipato alla famigerata Conferenza mondiale sulle donne di Pechino, curando il volume Tempi Diversi – tradotto in 4 lingue e distribuito durante la stessa conferenza – centrato sull’organizzazione dei tempi di vita di uomini e donne in Italia che, per la prima volta, contiene la misura della quantità di lavoro non retribuito (delle donne ovviamente). Altra mistificazione di chi non dà mai la parola a un economista serio, una volta per tutte, sul funzionamento economico di una azienda-famiglia ove impera la solidarietà e il reciproco aiuto pur con la peculiarità della differenza tra generi, con la misurazione anche del contributo maschile.

persone_sabbadiniL’approccio di genere perseguito da tale Sabbadini ha sempre tendenziosamente mirato alla misurazione della qualità della vita, delle donne. Prima ancora che esistessero raccomandazioni internazionali, ha diretto la progettazione e realizzazione della stima della violenza di genere anche nella sua parte sommersa. Per questo ha fornito un importante contributo nell’ambito del gruppo ONU alla definizione delle linee guida per la misurazione della violenza contro le donne a livello mondiale. Sotto la sua direzione sono state definite le misure della fecondità maschile, dei ricatti sessuali sul lavoro, le rinunce e le discriminazioni subite dalle donne, le difficoltà incontrate nel corso della vita, le forme di vita familiare sperimentate, le cause della denatalità. Una paladina delle statistiche sulla violenza di genere, ed è quanto dire. Ha dato alla statistica un importante contributo al superamento della logica dei due generi, in senso liberal gender. È stata Coordinatrice del Gruppo Sistema integrato dei dati sulla violenza contro le donne nell’ambito della Task Force governativa sulla violenza contro le donne sotto il Governo Letta. Ha partecipato numerose volte alla Commission of the status of women dell’ONU come componente della delegazione governativa per la funzione statistica. Insomma un pedigree di tutto rispetto.

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Ora, che esistano organizzazioni di padri in seno al PD e similari, che sotto l’inganno del “dialogo” e del “reciproco riconoscimento” si rechino fin dentro i CAV (mica sono le femministe ad andare da loro) e vadano ad organizzare tavoli di confronto ove compiere sacrifici umani svendendo le ragioni della bigenitorialità sull’altare del genere femmina vittima di violenza, è cosa già riprorevole, ma tant’è, si emulano precedenti storici illustri. L’onore delle armi riservato a chi si consegna al nemico e depone ogni velleità non è una invenzione recente, ed è toccato a ben più illustri eserciti. L’ego di chi pensa di darsi visibilità ergendosi come versione al maschile di una inconsapevole Mata Hari, per un dialogo doppiogiochista e suicida del giusto diritto alla bigenitorialità dei minori, in nome di una codina resa a tesi ipocrite sino alla patologia psicoclinica di una parte politica in termini di violenza tra generi, non merita nessun rilievo storico.

logo_5stelleCosì non è riprorevole invece, ma diabolico, che una parte politica al governo alleata schieri le truppe e le generalesse più o meno schierate tentando di neutralizzare dall’interno le poche istanze del DDL, spostando furbescamente il centro della questione dalla vera bigenitorialità negata a favore del mercato, alla protezione dalla violenza di massa (solo una, di chi è sottinteso con una strizzata d’occhietto) su donne e bambini. E via al terrorismo psicologico e mistificato grazie allo spauracchio del carcere a vita (leggi: matrimonio) cui va dato l’assalto alle poche mura, anzi ruderi, rimaste in piedi, dell’istituzione famiglia.

Le stesse forze pronte ad affidare i minori a coppie gay, notoriamente ben più solide ed educative di una coppia etero, coltello fra i denti hanno la sfrontatezza e l’ardire, in soldoni, di affermare che assicurare un padre a un minore in assenza di prove di violenza, corrisponda a esporre donna e minore alla universalmente riconosciuta violenza (fisica, sessuale, psicologica, economica) dell’uomo. Del resto che i figli debbano essere e restare di proprietà esclusiva di madri che solo a parole si vittimizzano con la mancanza di possibilità di superiori collocazioni sul mercato del lavoro e della crescita professionale, ma in realtà attaccate con unghie e denti all’assegno, era già evidente sin dall’invenzione dei CAV, veri buchi neri ove i minori deportati dall’unico genere che ne dispone il destino, entrano per non dare più tracce della loro esistenza, men che meno al genitore cui vengono sottratti. Ma, annullato l’affitto a prezzi di mercato al proprietario dell’abitazione familiare, la pariteticità della frequentazione, e richiamata la improbabile Convenzione di Istanbul, come tali forze reclamano, all’atto dell’approvazione cotanto DDL Pillon si tramuterebbe in una scatola dalla quale prontamente uscirebbe una testa di pagliaccio oscillante su una molla, a beneficio dei veri movimenti pro-padri e a favore della famiglia.

varie_urnaelettoraleTanto per fare il punto sullo stato della guerra tra generi, non voluta sicuramente dal genere maschile sacrificato, dai padri custodi dell’istituzione familiare, né dalle donne per le quali la capacità procreativa è un dono, e mai disposte a mercificare l’appartenenza al loro genere (se mi sono scordato qualcuno mi rendo disponibile ad aggiungerlo). Ma attente voi che spianate le armi contro chi si ribella alla macchina della vaporizzazione e del suicidio assistito del padre, la ribellione della specie si organizza, e le cabine elettorali sono ancora calde ed accoglienti.


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15 thoughts on “Guerra di genere, tra spie e infiltrazioni

  1. Non volevo entrare nel dibattito politico, ma ieri ho sentito per caso l’ultima parte del discorso di zingaretti: VOMITEVOLE! Non ho mai votato PD, nemmeno ai tempi del boyscout … ma dopo aver sentito zingaretti, piuttosto che votare per il suo,partito mi faccio amputare tutte e due le mani!

  2. logicamente i cinquestelle (che ovviamente io non voterò mai) essendo un “non partito” frutto di assemblaggio di varie tendenze politiche, è quello che soffre di più . Ricorderete forse un mio link relativo ad una aggressione verbale nei confronti di una deputata (o forse un senatore) eletto nella lega quota psd’az che era stato insolentita da una pasdaran della rivoluzione femminista, donna con la Colt che abita in quel di Oristano (anch’essa dei 5stelle). Bacchettata a dovere, insolentita via social, una delle proponenti dello stesso DDL Pillon è stata zittita, fino a scrivere un laconico post pressapoco del seguente tenore “scusate ma ho capito che per fare una legge occorre stabilità psichica e sopratutto occorre astrarsi dai problemi strettamente personali” (palese riferimento ai guai privati della pasdaran in rosa).
    di fronte a questa instabilità del movimento in sé, e premesso che svariate femministe hanno fatto persuasione morale nei confronti di altre donne al loro interno, la mia idea è che si sia ceduto sopratutto su questo fronte, dato che la lega, al contrario, ha dimostrato di fare la politica che si era riproposta (non mi pare che Salvini si sia fermato neppure di
    fronte ad una specifica azione giudiziaria). La divisione e l’eterogeneità insita nel movimento di grillo (ci sono parlamentari eletti lì dentro che erano nei comunisti italiani …e in alleanza nazionale), lo stile macedonia che li caratterizza, rendono intrinsecamente debole ogni discorso su argomenti delicatissimi come la necessaria riforma di separazioni e divorzi.
    si è tuonato tanto contro la mediazione famigliare, ebbene, non più tardi del 6 ottobre è stato organizzato a Roma un convegno dedicato all’argomento tra tutti gli operatori del diritto: c’erano, guarda un po’, pure quelli che si erano stracciati le vesti di fronte alla mediazione come condizione di procedibilità nella separazione.
    per quanto riguarda infine le associazioni dei padri separati, e la loro ontologica contrapposizione con la lotta delle separate (dato che ciascuno vede le cose dal suo punto di vista), forse una maggiore compattezza avrebbe dato un significativo contributo al dibattito, anche se ho apprezzato serenità e rispetto delle regole a fronte di smodati, isterici e calunniatori attacchi sferrati dalle “Banda delle Solite Note”.
    Infine mi associo al contributo di Maxime: a fronte di un mov cinquestelle che inizia a perdere colpi, data la ridicola politica del loro venditore di birrette e la comica inesperienza dei Toninelli vari, scavatori di tunnel inesistenti e stampatori di banconote da 780,00 euro 🙂 credo che la lega vedrà crescere il suo consenso; il nord è -di fatto- nelle
    mani della lega, che procede nella sua coerenza politica (secondo me, errando) e che un giorno molto probabilmente
    riproporrà una riforma delle separazioni che metta un argine rispetto al disastro del processo matrimoniale italiano,
    il più lungo, costoso, conflittuale e inutile d’Europa. Una autentico calvario giuridico che oramai spaventa (intimamente, non ve lo diranno mai) gli stessi magistrati civilisti.

  3. “Ma attente voi che spianate le armi contro chi si ribella alla macchina della vaporizzazione e del suicidio assistito del padre, la ribellione della specie si organizza, e le cabine elettorali sono ancora calde ed accoglienti” . Davide il punto sta qui . Queste sono incoscienti di quello a cui andranno incontro al cestinamento del ddl . Rischierebbero che l’elettorato medio faccia vincere da sola la lega . E se vince da sola la lega verrà di nuovo proposto un ddl come quello di pillon, questa volta senza che nessuno possa metterci becco . Il risvolto positivo della medaglia. L’altro sarà che il genere maschile cesserà la fiducia verso quello femminile – anche se questo sta già succedendo –

    1. Mi spiace signora, ma lei si fiderebbe di chi vuole a tutti i costi avere la seguente situazione (e cambia varie versioni, anche contrastanti tra loro, pur di mantenerla):
      Lei ha un carro armato, un fucile d’assalto, un bazooka, una spada, un pugnale – è autorizzata ad usarli senza dover dare spiegazioni né pagare le conseguenze di eventuali errori.
      Lui deve rigorosamente essere disarmato, altrimenti è “misogino”.
      E nel caso lei faccia danni a terzi utilizzando le armi di cui sopra, lui è chiamato a risponderne.
      E’ un’iperbole, ma rende l’idea.

      Su quale base dovremmo avere fiducia visto che chiaramente non si vuole alcun tipo di parità?
      Quali mirabolanti cose si offrono in cambio di tale disparità? La beatitudine?
      Io non sono un santo: cerco di essere un buon padre, lavoro, pago le bollette e pago le tasse. E’ abbastanza e forse è anche troppo, non voglio altre responsabilità né intendo rischiare. Se proprio dovessi rischiare piuttosto torno a fare le gare con l’auto come facevo quando avevo 20 anni: la botta di adrenalina è molto più forte, se vinci ti pagano (poco), se perdi perdi poco e ti sei divertito, le conseguenze se qualcosa va storto sono inferiori. Oppure, anche se non sono il tipo che gioca, mi do’ alla roulette: c’è il 49% di probabilità di vincita e sai esattamente quanto stai puntando e pertanto cosa stai per perdere (solo nel 51% dei casi si perde).

      1. Sono un uomo comunque. Ho specificato infatti che fiducia nel genere femminile sta già scendendo di parecchio, insomma si devono tutti svegliare , ma contemporaneamente una riforma al sistema inevitabilmente ci sarà , con qualunque mezzo .

        1. Non credo proprio, il sistema “va bene cosi’ com’è” in un certo senso, la Lega è al 30% e non credo salirà piu’ di tanto: 33%, 35%, forse anche 37%, e poi? Non oltre questo.
          Se qualcuno pensa di sconfiggere il ginocentrismo tramite il successo di un solo partito, e in breve tempo, beh: si sbaglia. Di brutto.

          1. Purtroppo devo concordare. Oltretutto non c’è nessun partito che davvero voglia combattere il ginocentrismo, al massimo cavalcarne la contestazione. E la Lega, al di là di apprezzabili casi personali, non fa certo eccezione: l’obiettivo di Salvini è acquisire consenso con l’opposizione di pancia all’immigrazione, favorito dallo stupido razzismo al contrario della Sinistra, è in questo senso che avversa il ginocentrismo, che è “cosa di sinistra” e dunque gli dà contro per questo, ma non c’è nessun ragionamento politico-sociale dietro. Sui 5 stelle, poi, caliamo un velo pietoso.

            1. Il ginocentrismo non è cosa di sinistra, esiste in tutto lo spettro politico ed è in parte biologico e perciò parzialmente ineliminabile. La società tradizionale semplicemente attribuiva all’uomo delle ricompense per la protezione di donne e bambini, oggi il sistema è misto e quindi un po’ confuso: in parte la protezione è stata assunta dallo stato, in parte si fa pressione sugli uomini per fornire tale protezione senza ricompensa alcuna e sulla base di una sorta di idea di “peccato originale” maschile ovverosia gli uomini di oggi dovrebbero essere cavalieri senza avere alcun ritorno in cambio per compensare l’eccesso di gratitudine e ricompense che gli uomini del passato ottenevano per la loro cavalleria: la cavalleria insomma resta, si tolgono le ricompense sostituite in parte da desiderio di espiazione e in parte dall’intervento dello stato. Più gli uomini se ne fregano del “peccato originale”, più lo stato interviene per sostituirli oppure forzarli ad adempiere tramite leggi: ad esempio il DDL Cirinnà parte 2, alimenti per le ex conviventi, oppure la galera per chi non paga gli alimenti introdotta come uno degli ultimi provvedimenti del governo Gentiloni (mi pare addirittura il 1 marzo 2018, tre giorni prima delle elezioni).

            2. Aggiunta:
              Il ginocentrismo si può ridurre, anche moltissimo, sia “da sinistra” che “da destra” ovverosia con approccio culturale o libertario.
              Il primo è bellissimo, suona bene, è tanto giusto, ma è di fatto quasi impensabile, il secondo è brutto, sporco e cattivo ma si può implementare abbastanza facilmente.
              Nel primo caso: si agisce nelle scuole e soprattutto a livello di revisionismo storico, per creare una narrativa alternativa a quella femminista del patriarcato, e diffonderla nelle scuole, principalmente nelle ore di Storia. Soluzione bella, elegante, definitiva: elimina l’idea che l’uomo abbia un “peccato originale”. Richiede minimo due generazioni e uno sforzo immane, necessita molto probabilmente di quote azzurre nelle scuole e sicuramente di uno sforzo per detossificare dal femminismo le facoltà di Storia. Auguri.
              Nel secondo caso: più libertà individuale, il “peccato originale” resta ma sempre più uomini se ne fregano e soprattutto lo stato fa sempre meno per forzarli. Soluzione egoistica, brutta, sporca e cattiva. Il terreno è già bello e pronto, è facile da implementare, ma lo si deve volere e bisogna essere pronti mentalmente.

              1. Concordo su tutto. Sul ginocentrismo di sinistra, avevo usato le virgolette proprio perché oggi dire che le donne soni brave buone e belle e hanno sempre ragione (e gli uomini sono brutti sporchi e cattivi e hanno sempre torto) è sentito di sinistra, o meglio chi è di sinistra ne ha fatto una pietra angolare della propria identità politica e culturale (e ormai anche personale). È vero come dici tu che invece è una caratteristica biologica di Homo sapiens, ed è per questo che, in fin dei conti, sperare che possa essere la destra a combatterlo sul piano politico è un’illusione.

                1. bene, bene . Ottima discussione. La realtà storica ci dice che il femminismo è sempre stato legato a filo doppio con la sinistra, estrema o riformista. La nascita del femminismo in Italia è praticamente coeva al ’68. Nel corso degli anni i partiti di sinistra (quando ancora esistevano e Martina non era ancora nato ahhahaha) hanno vissuto di questa “dote” proveniente dalle lotte storiche, fino a quando non hanno iniziato ad affermarsi figure femminili di centro destra. Il primo ad avere lanciato donne di destra in politica è stato Berlusconi nell’anno 1992 con la Titti Parenti alias titti la rossa (personaggio che avrebbe meritato di più di quel poco che ha avuto).
                  Scusate se parlo di singoli personaggi, ma la “personalizzazione della politica” è un dato di fatto conclamato.
                  Passano gli anni e arriviamo al totale sdoganamento del femminile politico da parte della destra che arriva a fondare
                  un partito fondato su Giorgia Meloni. Un po’ sull’esempio di Marine Le Pen (molto più brava della precedente). La storia continua ed arriviamo alla bomba del sindaco di Cascina, donna eletta dalla lega in una roccaforte comunista dal 1947 ad oggi. L’indubbia bravura di questa donna e di altre induce il pubblico ad accettare come fatto conclamato le donne di destra, che non si definiscono “femministe”, anzi le aborrono. E per fortuna, dico io. Nel frattempo la sinistra si fa soggiogare da personaggi narcisisti come la Boldrini o da incapaci come la Fedeli; il tentativo di una sinistra-gnocca-tacco12 scade con la Maria Etruria Boschi, palesemente cooptata da un maschio (Renzi) e coinvolta nel suo stesso disastro politico successivo al referendum 2006 (dal 40% europeo al 17% dei voti, peggio della crisi del ’48).
                  Di certo, la lega che continua il suo effetto trascinamento dovuto alle elezioni, a tutto svantaggio dei 5stelle (mi taccio sulla P. Taverna, per pietà) deve comunque perpetuare una politica di destra sociale, quantomeno a livello di sicurezza,
                  servizi pubblici essenziali, in modo tale da non mettersi contro le masse femminili sempre più indignate e in aperta lotta contro il genere maschile (in casa, nelle famiglie, a scuola, sui posti di lavoro e anche negli apericena).
                  Salvini, che è tutt’altro che fesso, sul bombardamento contro il DDL Pillon tace opportunamente: la moglie intelligente che ha in casa gli ha consigliato il silenzio sulla vicenda (oltretutto la Isoardi è una giornalista); il bombardamento ad alzo zero contro la giusta legge sulle separazioni effettuato dal femminismo/donnismo ginocentrico dimostra che
                  da ora in avanti occorrerà maggiore scaltrezza e magari evitare di presentare una legge importantissima sotto ferragosto.
                  buona domenica 🙂

                2. La sinistra ha bisogno di qualcosa che abbia un gusto tradizionale per equilibrare un po’ il pacchetto che offre, ci hanno messo la cavalleria. Tanto che quasi sempre riesci a indovinare l’area politica di un uomo semplicemente parlando di relazioni sessuali etero, praticamente riesci a sapere cosa vota semplicemente parlando di genitali. Ad esempio un uomo che parla di sesso descrivendo la vagina come un delicatissimo e preziosissimo fiore che si danneggia se lo cogli in maniera non perfettamente corretta, pure quella della tardona ex-attrice porno, vota PD, LeU o Potere Al Popolo. Potresti prendere dei testi sull’argomento di epoca vittoriana, cambiare un po’ di parole sostituendole con parole alla moda, ed ecco che ti viene fuori un testo sulle relazioni sessuali che puoi leggere a un convegno di uno dei suddetti partiti.
                  La sessualità femminista odierna, e quindi la visione della sessualità della sinistra odierna, è vittoriana.
                  Sta’ a vedere: Ruth Smythers, da un manuale vittoriano sulla sessualità “la donna deve concedersi poco, raramente e soprattutto, di malavoglia…il matrimonio, altrimenti, diventa “un’orgia””.
                  Michael Kimmel, pezzo grosso del femminismo, critica la pornografia dicendo che educa a cose irreali in quanto: “Nel paradiso erotico della pornografia, sia le donne sia gli uomini agiscono, dal punto di vista sessuale, come uomini: sempre pronte a fare sesso, sempre vogliose”
                  Cioè dice che la pornografia è falsa perché le donne NON sono pronte a fare sesso e NON sono vogliose…ricorda qualcosa?

                  1. guarda che nessuno ha sempre voglia di fare sesso con chiunque si proponga, neanche gli uomini. Uomini e donne hanno voglia di fare sesso chi più chi meno in certi momenti e con certe persone

                    1. Io si, il solo fatto che una persona si proponga mi fa venire voglia. Infatti quasi tutte le volte che sono andato con donne brutte fu per premiarle di aver fatto loro il primo passo.
                      Comunque sia lamentarsi che nella pornografia la gente è sempre vogliosa e pronta al sesso è come lamentarsi che in Man v. Food la gente è sempre affamata e pronta a mangiare qualsiasi cosa.

                  2. @Eric eh si, sono dei moralisti. Giustamente hai richiamato l’epoca della regina Vittoria. Tra un pochino per parlare di scopate dovremo chiedere il permesso alle D.I.RE., all’UDI, e alle capataz dei media femministi ????
                    comunque…speriamo in meglio per il futuro, che si preannuncia peggiore del passato.
                    Martina continua il suo show afono, da vero curatore fallimentare; intanto Zingarelli (un’altro maschio !! Sarà stato autorizzato dalle compagne ?) costruisce “piazza grande”, forse pensando a Lucio Dalla, cioè una sinistra di quaranta anni fa se tutto va bene. I suoi idoli?
                    Nell’ordine, Paolo VI (!), Pier Paolo Pasolini, Margherita Hack, Liliana Segre. L’irlandese John Donne.
                    Tirate a indovinare chi e’/era realmente di sinistra di tutti questi nominativi anche perchè Pasolini era sempre in
                    aperta polemica col PCI.
                    si aspetta la dura presa di posizione delle donne pd zumbawe’, o come si chiamano loro. ????

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