I 15 minuti della Polizia di Stato

polizia di statodi Fabio Nestola – Quale integrazione alle osservazioni di Davide Stasi sull’oscuramento dei dati generali mediante l’uso delle percentuali nel report “Questo non è amore – 2019” della Polizia di Stato, aggiungo una riflessione. Nella ridda di numeri utilizzati per descrivere l’emergenza della dilagante violenza contro le donne, il più utilizzato è “una violenza ogni 15 minuti”. La cifra ricorre in centinaia di titoli di giornale, trasmissioni tv, siti, blog, social, slogan e cartelli in piazza. Indubbiamente la frase colpisce subito l’emotività delle persone, farebbe pensare ai livelli più atroci di violenza, magari che ogni quarto d’ora una donna venga massacrata di botte, stuprata o addirittura uccisa.

Tuttavia dobbiamo ricordare che un atto violento, sempre e comunque esecrabile, può spaziare dal maltrattamento alla violenza psicologica, dal revenge porn e bullismo alla violenza economica, dallo stalking alla violenza sessuale. Tutto penalmente perseguibile e tutto denunciabile, quindi. A prescindere dall’esito della denuncia, aspetto fondamentale sul quale si è scritto spesso su queste pagine. C’è però una enorme differenza tra chi denuncia il bullismo online e chi denuncia uno stupro di gruppo; sarebbe folle (oltre che mistificatorio) accorpare ogni tipo di violenza.


Generalizzazione funzionale alla propaganda.


Sembra però che i media lo abbiano fatto (forse involontariamente?) dirottando la percezione collettiva verso l’asticella più alta dell’aggressività. Gli autori di violenza, o presunti autori in quanto l’esito delle denunce è ignoto, vengono comunque definiti “carnefici”, tutti, sia chi insulta la fidanzata sia chi le taglia la gola. Infatti si specifica che il 74% dei denunciati sono carnefici italiani.

Generalizzazione funzionale alla propaganda. È carnefice anche il tizio accusato di violenza psicologica nel 2019, ma poi assolto nel 2020 perché il fatto non sussiste. Tale strumentalizzazione gode dell’appoggio (involontario?) del report, che nella tabella più diffusa dai media scrive testualmente “colpita una donna ogni 15 minuti”. Colpita. Le parole hanno un senso; colpire implica un bersaglio fisico o emotivo, ma visti i reati in tabella appare ridicolo mettere sullo stesso piano la donna “colpita” da sms indesiderati e quella colpita da calci e pugni. Chiunque, leggendo “colpita”, penserà esclusivamente alla violenza più grave.


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Troviamo il primo dato falso.


Proviamo a vedere cosa voglia dire veramente l’affermazione una vittima ogni 15 minuti. Sulla brochure “Questo non è amore” pubblicato dalla Polizia di Stato, a pag. 14, troviamo la famosa tabella che annuncia 88 vittime al giorno, una ogni 15 minuti. E già troviamo il primo dato falso: una vittima ogni 15 minuti vuol dire chiaramente 4 ogni ora, che moltiplicate per le 24 ore dovrebbero essere 96. Quindi le 88 vittime al giorno porterebbero ad un ritmo non di una ogni 15 minuti, ma leggermente più ampio. Però è comprensibile che dal punto di vista propagandistico è più funzionale dire una ogni quarto d’ora rispetto ad ogni 17,2 minuti. Peccato veniale quindi.

I problemi aumentano col misunderstanding (forse involontario?) che nasce dalla generale impostazione del report. Il lasso di tempo considerato per la rilevazione dei dati del report 2019 non è chiaro, nelle note introduttive non compare, e parlando di dati è grave non chiarire con esattezza quando tali dati siano stati raccolti. Sembra essere una rilevazione su base annua, anche se atipica: non l’anno solare ma i 12 mesi compresi tra agosto 2018 e luglio 2019, conclusione esclusivamente deduttiva basata sul report 2018 che registrava i dati fino al mese di luglio. Alcune tabelle citano un generico “ultimo periodo 2018-2019”, senza chiarire se si tratti dell’intero biennio o di alcuni mesi, e quali, del 2018 e del 2019.


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dati falsiViene citato l’ultimo biennio, quindi il periodo preso in considerazione dovrebbe essere degli interi 24 mesi. O forse no, chissà se il dubbio verrà mai sciolto? Poi però alcuni reati vengono confrontati, nello stesso commento, anche con l’anno 2017. Chiarezza, questa sconosciuta. Anche altre tabelle fanno riferimento all’ultimo biennio, senza mai specificare se si tratti degli interi 24 mesi o altro. Per la rilevazione dei luoghi in cui avvengono le violenze sessuali viene utilizzato un periodo di riferimento ancora diverso: il 2019. Ma il 2019 non è ancora terminato e il report non specifica quanti e quali mesi del 2019 siano stati presi in considerazione, visto che è impossibile analizzarlo interamente.

Una delle tabelle sul rapporto tra vittima ed autore si riferisce al 2018 ma un’altra è ancora diversa e cita “primi mesi del 2019”, senza chiarire se siano i primi 4, 6, 8 o altro. I grafici sull’incidenza femminile tra le vittime di violenza di genere comprendono dati dal 2016 al mese di agosto 2019. Non esiste un criterio unico di rilevazione, sembrano cifre a caso non  confrontabili né sovrapponibili tra loro. In sostanza appare un report finalizzato più alla propaganda che a una corretta, precisa ed imparziale informazione.


Nessuno perde tempo a fare un distinguo.


Tornando alla tabella dei 15 minuti emergono altri problemi. Il primo fa riferimento alle tipologie di violenze censite, ove maltrattamenti e stalking sono i reati più frequentemente denunciati ma sono anche quelli che registrano le maggiori percentuali di archiviazioni ed assoluzioni. Il fenomeno delle false accuse quindi, che particolarmente in ambito separativo viene quantificato dalle stesse operatrici del Diritto (sostituti procuratori, avvocati, CTU e CTP) in una forbice che oscilla dal 70 al 90%, a seconda delle Procure.

La criticità aumenta se rapportata alla gogna mediatica che da questa tabella trae linfa: una vittima ogni quarto d’ora è il mantra che regna incontrastato a reti unificate, rimbalzando da qualsiasi agenzia a qualsiasi testata, locale o nazionale. Nessuno perde tempo a fare un distinguo, l’informazione pilotata deve creare allarme lasciando immaginare il quadro peggiore, apocalittico, sconvolgente, inducendo nelle masse l’idea che si reiteri ogni 15 minuti l’immagine di un criminale con le mani sporche del sangue di una donna. Il generico status di vittima accomuna tutti allo stesso livello, chi riceve 4 telefonate e chi riceve 4 bastonate. Il secondo problema è numerico, e risiede ancora una volta nel periodo di riferimento della rilevazione. Nessuno dei media ha notato, e se l’ha notato non l’ha scritto, che le 88 vittime al giorno sono state registrate, “solo a titolo di esempio”, nel mese di marzo 2019.


Ecco l’allarme costruito a tavolino.


Però l’informazione che passa è che quelle cifre agghiaccianti si ripetono ogni giorno dell’anno, in tutta Italia. Ed allora è lecito porsi delle domande. Perché divulgare i dati del mese di marzo, e solo quello? I dati sul biennio, o sul periodo 8/2018 – 7/2019, o sul solo 2019 non avrebbero permesso l’annuncio catastrofico di una vittima ogni quarto d’ora? Anche volendo considerare un solo mese, perché proprio marzo? Perché non agosto, o giugno, o febbraio? Forse qualsiasi altro mese non avrebbe raggiunto i numeri che consentono di creare un allarme propagandistico? Allora meglio ridurre il più possibile il periodo di rilevazione, via gli anni ed i bienni, consideriamo i mesi e scegliamo quello col picco di violenze.

Et voilà, ecco l’allarme costruito a tavolino, tutti crederanno che una vittima ogni 15 minuti è la media annua su scala nazionale. Spero di sbagliarmi, sarei felice di essere smentito qualora la Polizia di Stato decidesse di rendere noti i dati di tutti i mesi per dimostrare che giugno registra 97 vittime al giorno, novembre 92 , febbraio 81 e aprile 79. Solo così sapremo se veramente la scelta di marzo è casuale, esclusivamente a titolo di esempio, e non è stato selezionato proprio perché è il peggiore.


La media nazionale sarebbe inferiore a 4 casi l’anno in ogni comune.


Ma anche qualora 88 al giorno non rappresentasse il picco di denunce e fosse un dato costante, avremmo 32.120 denunce l’anno in tutta Italia. Denunce provenienti da circa ottomila comuni (8.046, censimento 2016), quindi la media nazionale sarebbe inferiore a 4 casi l’anno in ogni comune. Già così risulta evidente la strategia ansiogena utilizzata per la comunicazione dei dati: una vittima ogni quarto d’ora in tutta Italia ha un impatto molto diverso rispetto a meno di quattro all’anno in ogni comune. Una denuncia di violenza ogni tre mesi non crea allarme, una ogni 15 minuti si; eppure sono due strategie di comunicazione che fanno riferimento allo stesso identico dato

È doveroso poi rilevare che si tratta di una media: ovviamente i comuni di Roma e Milano non possono registrare la stessa mole di denunce di Grumello del Monte o San Cesario sul Panaro. I numeri sono strettamente connessi alla popolazione residente, quindi a Roma potrebbero essere presentate 10 denunce al giorno e a Grumello del Monte 2 all’anno, o neanche quelle. Vittime di cosa, poi? La tabella annovera stalking, maltrattamenti, violenze sessuali e percosse. Pertanto Milano o Napoli potrebbero registrare più denunce giornaliere a carico di mariti gelosi che pestano le mogli, ma Sant’Omobono Terme e Castelnovo di Sotto una denuncia ogni 8/9 mesi per il fidanzato che segue la ex. Solo ipotesi, in assenza di informazioni  dettagliate che l’opuscolo Questo non è Amore proprio non vuole dare. Forse perché l’obiettivo, ricordiamolo, è quello di far passare il messaggio: “colpita una donna ogni 15 minuti”.


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