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I figli al centro: riflessioni per una nuova genitorialità

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varie_copertinatoescadi Francesco Toesca – Quando una famiglia italiana si separa, i figli hanno un serio problema. La madre che marginalizza il padre con le istituzioni che glielo lasciano fare. Questa frase, se volessi essere politicamente corretto, dovrei porla con toni moderati e condizionali: alcune madri, a volte, solo quelle madri che, ma ci sono tante eccezioni… Ma non lo faccio, e per un motivo ben preciso. Perché dopo tredici anni dalla approvazione della legge che equipara i genitori, più del 95% dei figli è collocato presso la madre e il padre li vede come visitatore qualche giorno a settimana. Perché quello stesso 95% non si sogna nemmeno di andare in tribunale per cambiare i tempi sbilanciati a proprio favore e dare ai figli ciò che la legge prevede, ciò che sanno benissimo sarebbe giusto (rarissime le madri che ricorrono avverso un decreto che le elegge protagoniste esclusive della vita dei figli). E perché anche l’ISTAT dopo anni ha dovuto prendere atto che l’affido condiviso è una etichetta vuota e non applicata nei fatti. Insomma ho sufficienti motivi per essere categorico.

Dunque, sì. I figli italiani di separati hanno un enorme problema. Se poi hanno un padre che si batte per essere ritenuto genitore, hanno qualche speranza. Un enorme problema e qualche speranza. Se invece non si batte, hanno due enormi problemi. Ossia, hanno perso tutte le speranze di crescere sani, in quanto privati di mezza famiglia, mezzo cuore, mezza scuola di vita, mezzi se stessi. I dati internazionali sulla rovina e la delinquenza dei figli cresciuti senza padre mi permettono anche qui di essere categorico. Due problemi e zero speranze.


I figli italiani di separati hanno un enorme problema.


uomo_padre-e-figlioSia chiaro, la situazione non cambia se quel padre non riesce ad incanalare la propria energia in qualcosa di tangibile, se si perde nelle nebbie soffiate ad arte da imbonitori soporiferi, se prende per buone frasi ad effetto nate per non arrivare a nulla, che sfiatano la loro giusta carica farfugliando di moderazione, ecumenismo, toni pacati, chiacchiere. Così lui va a letto illuso di aver protestato efficacemente su qualche social, ma nei fatti resta impastoiato in mille “però non bisogna generalizzare, però non bisogna qua, non bisogna là”. Anche in questo caso, i bambini hanno due problemi e zero speranze.


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Cosa caratterizza, dunque, la battaglia di un padre, perché costituisca una reale speranza per i propri figli? Innanzitutto, la sua capacità di non farsi raggirare, di non farsi zittire con qualche luogo comune che fa presa facilmente su una serie di sensi di colpa insiti nella separazione stessa, nella fine dolorosa di un rapporto, ma alimentati ad arte come responsabilità dei padri. Separarci non è certo quello che sognavamo per i nostri figli, ed è normale che ci siano dei punti “molli” in noi, delle zone dove il dolore è talmente forte da accecarci e farci perdere lucidità. E’ cosi che spesso ci troviamo sprovveduti verso le “giustificazioni” che ci vengono portate a supporto di un sistema sbilanciato e ingiusto, che penalizza i nostri figli fingendo di fare il loro bene.

varie_uomodonnaQueste fandonie, questi luoghi comuni utili e redditizi, hanno spesso un fondamento verosimile, ossia fanno facile presa perché apparentemente sensati. Celano invece tutta l’ipocrisia di un sistema che sfrutta i bambini per farsi gli affari propri e cavalca il “verosimile” spacciandolo per verità. Ecco che se per vari motivi non siamo ferrati, attenti, lucidi, questi luoghi comuni (propinati dalle madri stesse, dagli addetti ai lavori, dalle famiglie, dalla pubblica opinione che tutto sa e niente ha capito, dai colleghi, dagli amici che non hanno figli o che a loro volta hanno prese per buone quelle spiegazioni per rifugiarvi le proprie mancanze), quella verosimiglianza si insinua in noi e ci zittisce. Altrove potremo parlare meglio delle dinamiche psicologiche che permettono tutto questo, ma sta di fatto che funziona. Eccome se funziona. Tanto da tenere inchiodati milioni di padri e non permettere una rivoluzione seria.


Separarci non è certo quello che sognavamo per i nostri figli.


Ritengo dunque fondamentale, come primo passo, elencare alcuni di questi luoghi comuni, queste scuse meschine usate ad arte per far apparire giusto l’abominio dell’allontanamento del padre, e proporre una visione un po’ più smaliziata e qualche possibile risposta. Risposte che sono sempre state lì, a disposizione del buon senso, ma che per vari motivi non vengono mai dette. Io ho provato a dirle in questo piccolo ma a mio avviso importante libro, sui cui contenuti ho trovato l’adesione anche dell’Associazione Nazionale Familiaristi Italiani. “I figli al centro – Riflessioni per una nuova genitorialità”, gratuitamente scaricabile da QUI, si inserisce in un dibattito ormai sfibrato da contrapposizioni ideologiche e un improduttivo politicamente corretto, con lo scopo di rivivacizzarlo su un piano più concreto e costruttivo, nell’ottica di una riforma moderna che metta, stavolta davvero, i figli al centro.


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8 thoughts on “I figli al centro: riflessioni per una nuova genitorialità

  1. “Chi ne risponderà ” poi per chi non crede quanti sopra descritto ,sono pronto a documentarlo con cose assai più gravi in merito che hanno commesso che sembrata ” incredibile ” …

  2. si era partiti da i figli vengono collocati presso la madre perché i padri pensano alla carriera e contemporaneamente si è fatto in modo che le donne ( attenzione, parlo di donne e non di madri ) avessero dei privilegi nelle attività lavorative permettendogli di fare più facilmente carriera nonché i padri hanno iniziato a fare i mammi. Poi si è detto che i padri non partecipavano alle attività casalinghe e quindi i padri hanno iniziato a fare le attività di casa. Poi si è detto che i figli venivano affidati alle mamme perché potessero avere dei riferimenti fissi e quindi la magistratura ha iniziato a riconoscere la possibilità per la mamma di spostarsi anche territorialmente dal luogo di residenza della famiglia e di portare con se i figli ( mi ricordo un dibattito tra timperi e l’ex presidente della corte di cassazione, con quest’ultimo che ribadiva che i figli non potevano essere portati via dal luogo di residenza della famiglia, poi puntualmente smentito dalla sentenza iozzia ). Quindi si è degradato il diritto dovere del padre di essere appunto padre, ad un semplice diritto di visita ( visita la faccio ad un amico quando vado a casa sua, non a mio figlio ) e anche quelle donne che hanno dato più spazio ai padri parlano di concessione che loro fanno, tutto questo per dire che si assiste ad una trasformazione del rapporto figli madri in un rapporto dalle caratteristiche sempre più simili ad un vero e proprio diritto di proprietà, oggetto spesso anche di compravendita ( se paghi ti faccio vedere tuo figlio, o addirittura un caso in cui è stato detto al padre : se vieni ad appendere la calza della befana te lo faccio vedere per cinque minuti ). Certo anche noi padri non ci siamo fatti mancare nulla, abbiamo dato retta ad un peracottaio che voleva attuare una riforma del diritto processuale di famiglia, quasi come fosse un novello de marsico, abbiamo sostenuto una forza politica che da un lato appoggiava la riforma della legge sull’affido condiviso e dall’altro provvedeva a portare avanti il codice rosso. Ora siamo di fronte ad un bivio, cosa fare?

        1. per la cronaca è la Stefani ad aver presentato il ddl, che si può dire che è stato inglobato nel ddl pillon ( ha solo fatto la moltiplicazione di 4 * 3 ) …. e allora lo stato di avanzamento del ddl era sicuramente più avanti del ddl pillon ( si era interrotto solo per la fine della legislatura ), quindi non avevano bisogno di tutte le audizioni che ci sono state

    1. Dopo la mamma .. che lo scoglio peggiore (quale problema possa avere ..in questo caso alcolismo ..) detto dal padre … no detto dai servizi sociali , dalla questura ufficio minori , detto dalle psicologhe , detto dalle maestre , della dallo stesso goat (asl) ed in fine dal bambino ….lo dice ad una assistente sociale iuna psicologa una psichiatra …..ma il tribunale dei minori da il figlio alla madre con le visite al padre va detto che la madre non lavora e consuma psicofarmaci … (tutto vero d documentato anche tramite investigatore) il tribunale arriva a fare cose non credibili per i più … ma gravisssime ripeto gravissime .sia sul profilo giuridico che pratico …. è consapevole di ciò toglie addirittura i servizi sociali … lasciando un bambino alla mercé della mamma .. il bambino non va a scuola quando è con lei non viene lavato ne vestito decentemente le maestre scrivono ai servizi da anni .. il bambino oggi a seri problemi .. chi ne riospora …

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