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Ideologiche grida ed ecclesiastici silenzi. Sugli orrori di Bibbiano tutto si tiene

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LA FIONDA

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persone_frezzadi Elisabetta Frezza (reblog da Ricognizioni) – Lasciamo da parte per un momento l’aspetto del tornaconto economico, cioè l’enorme giro di denaro alimentato in Val d’Enza dal mercato di minori e dallo scandalo degli affidi pilotati a beneficio degli amici, degli amanti e degli amici degli amanti. Probabilmente la gran quantità di cointeressati che, chi più chi meno, lucrava dal regime di una macchina così ben oliata in tutte le sue componenti è stata, di fatto, uno dei fattori estrinseci capaci di tenere incollati insieme, a lungo, i pezzi di un mosaico tanto abominevole e di una tresca tanto infame. Vien male a pensarlo, ma evidentemente in molti, pur di spigolare qualche briciola dell’indotto, erano pronti a tacere o sorvolare persino sull’abisso di sofferenza gratuita procurata a famiglie vulnerabili, inermi e incolpevoli. E a bambini indifesi. Se costoro possano dirsi uomini, ognuno può valutarlo da sé. I soldi si sa che c’entrano sempre, in ogni catena di malaffare. Ma la vera cifra della vicenda reggiana, come risulta dagli stessi rapporti degli inquirenti, è la connotazione ideologica dell’impianto criminoso, sviluppato intorno a un nucleo propulsore ben definito, ammesso che lo si voglia vedere.

GLI OBIETTIVI IDEOLOGICI – Forti di un saldissimo intreccio di tentacoli operativi allungati nei gangli delle istituzioni, le menti del complesso marchingegno assistenziale – lo mette agli atti il pubblico ministero – avevano «una percezione della realtà e della propria funzione totalmente pervertita, e asservita al perseguimento di obiettivi ideologici non imparziali», che le portava a sostenere «con erinnica perseveranza» la causa dell’abuso, da dimostrarsi ad ogni costo. Sulla scorta di questo stato di alterazione mentale, puntavano a «costruire un’avversione psicologica dei minori per la famiglia di origine».

A quanto risulta dalla lettura del combinato disposto di cronache e carte processuali, la fissazione di questo gruppo coeso di sedicenti giustizieri e paladini dell’infanzia è l’avversione ossessiva verso il maschilismo e il patriarcato (leggi: verso il maschio e la figura del padre), individuate come fonti endemiche di ogni violenza. Di qui, il rifiuto di quella naturale complementarietà tra maschio e femmina che si manifesta tipicamente nella famiglia e costituisce di essa il perno ineludibile.

Su questa premessa, l’obiettivo del disegno criminoso coinciderebbe con la demolizione, simbolica e pratica, della famiglia cosiddetta patriarcale in vista della promozione sociale della cosiddetta “omogenitorialità”, ovvero di quella fictio che l’agenda femminista, omosessualista e genderista pretende di imporre all’immaginario collettivo come nuovo assetto famigliare. Costi quel che costi in termini di vite umane.

Alla promozione giuridica del nuovo artefatto modello di convivenza che scimmiotta il vincolo matrimoniale aveva pensato a suo tempo l’effervescente onorevola Cirinnà, madre (oltre che dei suoi animali) anche della legge dello Stato che consacra le unioni monosessuali (legge 76/2016) e che – a dire della stessa signora diversamente madre – doveva costituire l’antecedente logico della appropriazione dei bambini da parte del popolo gaio.

La tabella di marcia prevede, come passaggio intermedio, quello di dare debito impulso pratico al modello simil-parentale cosiddetto omogenitoriale per indurre l’opinione pubblica a metabolizzarlo in preparazione del suo successivo riconoscimento prima giurisdizionale e poi legislativo, secondo il noto principio per cui tutto quanto assuma una non irrilevante diffusione e visibilità meriti ipso facto di essere normato.

È precisamente dentro questo schema che vanno letti i fatti orrendi di Bibbiano. L’ostilità per la famiglia – che è una, unica e non sostituibile – e l’esaltazione per la missione volta ad alterarne la fisionomia in effetti parrebbero il cuore radioattivo del sistema di mostruosità seriali scoperchiato in terra emiliana, e il movente profondo dei suoi artefici.

Sopra tutta questa trama aleggia la religione scientista degli psico-santoni della “Hansel e Gretel”, quelli che si dichiarano «contro l’adultocentrismo, contro la cultura patriarcale, contro il negazionismo della violenza che si consuma a danno dei soggetti più deboli» e che, incredibilmente, viaggiano da decenni sulla cresta dell’onda come “esperti” di bambini e di infanzia abusata benché, a quanto emerge dalle cronache raccapriccianti, abbiano sulla coscienza un numero cospicuo di vittime innocenti. Tra i drammi più eclatanti che risultano generati e alimentati dalle perizie tendenziose del centro “Hansel e Gretel”, basti ricordare l’inchiesta “Veleno” della Bassa Modenese (sedici minori ingiustamente sottratti alle famiglie e mai più restituiti, con contorno di morti e di suicidi) e il caso di Sagliano in provincia di Biella (suicidio multiplo di genitori e nonni, falsamente accusati di abusi sui figli e nipoti minori). E chissà quanti casi sommersi.

Sicché, nel vaso di Pandora scoperchiato in Val d’Enza, di fatto emergerebbe un nocciolo duro di oggettiva devianza, che qualcuno – sospinto dal vento in poppa che soffia su ogni demenza libertaria – avrebbe organizzato e istituzionalizzato in un vero e proprio laboratorio sociopolitico, trovando pure, nel vuoto totale di valori di riferimento, il terreno fertile per una complicità ad ampio spettro.

Una devianza che non ha stentato a far sentire i suoi miasmi non appena l’inchiesta ha aperto la prima crepa nell’apparato malavitoso: l’affidataria lesbica che «in più occasioni e mentre si trovava da sola nella sua auto, “instaurava lunghe conversazioni con soggetti immaginari” e, tra le urla di totale delirio, alternava bestemmie, canti eucaristici e forti liti in cui si immaginava di sgridare bambini» sembrerebbe una dimostrazione piuttosto eloquente di come, dentro l’intrico di coperture incrociate, albergasse una componente paranoica.

L’APPARATO ISTITUZIONALE DI SOSTEGNO – Tutt’intorno, comunque, un imponente cordone di protezione amministrativo, politico e “culturale” interessato alla buona riuscita dell’affare faceva da scudo e da schermo. E la macchina infernale poteva macinare indisturbata vittime innocenti attraverso una procedura collaudata: individuate le famiglie più vulnerabili (e quindi, verosimilmente, dotate di una menomata capacità di reazione), ne venivano sequestrati i figli confezionando prove fasulle di traumi o disagi attraverso la manipolazione fraudolenta di testimonianze, documenti, pensieri, ricordi; infine, con il bottino di figli (altrui), veniva creata la figurina sintetica della “famiglia” arcobaleno.

In pratica, come appare dalle cronache e dalle carte dell’inchiesta, ci troveremmo di fronte a una banda di predatori che si era investita del compito di preparare l’album di fotografie del nuovo quadretto famigliare da esporre in vetrina a scopo didascalico e divulgativo, per educare un’intera società. Quella che, ancora in parte sclerotizzata sullo schema della distinzione dei ruoli tra maschio e femmina, deve interiorizzare il messaggio secondo cui la “famiglia” monosessuale è una famiglia normale. Migliore, anzi, della famiglia fatta di un padre e una madre perché, nel confronto tra il nucleo d’origine e quello affidatario, è naturale che, agli occhi del quivis de populo che ha appaltato in via definitiva il pensiero alla TV, il secondo venga visto d’istinto come il più virtuoso. Da questo gioco di specchi deformati esce glorificato l’“amore omosessuale”, mostrato al pubblico come legame autentico, accogliente, disinteressato.

Per mascherare e compensare la carica ideologica della operazione e anche il presumibile istinto anti-materno delle affidatarie lesbiche – odiando i maschi, con probabilità tendono a odiarne anche i figli – tutt’intorno veniva organizzata una martellante attività di promozione culturale a suon di convegni, eventi, corsi di formazione, progetti scolastici, in cui erano messi a tema i soliti argomenti à la page: omogenitorialità, adozioni LGBT, progettualità affettive nelle persone omosessuali, inclusione, superamento degli stereotipi di genere nei modelli famigliari. In servizio permanente effettivo, si muoveva come un sol uomo la squadra di amministratori, psicologi, operatori sociali, attivisti LGBT: uno per tutti, tutti per uno.

Fatto sta che, nell’arco di una manciata di anni, grazie alle cure delle assistenti sociali e al lavoro instancabile della responsabile Federica Anghinolfi, nota attivista LGBT, l’industria dell’affido minorile della Val d’Enza ha subito una clamorosa impennata di attività. E su questo successo si è conquistata ottime referenze e ha potuto appuntarsi al petto la medaglia di servizio-modello meritevole di essere esportato oltre i confini del territorio.

A noi, spettatori increduli, resta da comprendere come possa accadere che una fabbrica di male di simili proporzioni attecchisca e si radichi nel tessuto sociale, sbaragliando financo le pulsioni umane più profonde e ataviche quali la tenerezza e l’istinto di protezione verso i più piccoli.

Ma la spinta ideologica alla base di quest’onda di follia è tale che, nonostante lo choc appena causato sull’opinione pubblica dallo scandalo della Val d’Enza, gli LGBT emiliani, sotto la guida del Cassero, hanno la tracotanza di ripresentare in questi giorni in Consiglio regionale il disegno di legge sulla omotransfobia e omotransnegatività concepito per imbavagliare e criminalizzare chiunque abbia la tentazione di non assecondare il programma omofilo liberticida.

LA RESPONSABILITÀ (E IL SILENZIO) DELLA NEOCHIESA – Venuto meno qualsiasi appiglio di natura morale e razionale, già calpestato nel nome della falsa libertà, non possono non affermarsi i surrogati deteriori di quei principi fondamentali posti a servizio dell’uomo per il suo vero bene: trionfa quel ciarpame pseudoumanitario sotto il cui ombrello trova riparo ogni aberrazione. Nello spazio dell’indistinto dove bene e male non esistono più, è per forza il male a prendere il sopravvento per dominare incontrastato.

Sta di fatto che alla radice di queste degenerazioni, a loro volta figlie di altre degenerazioni, ci si scontra sempre con l’abbandono di Dio e della percezione del limite che discende per l’uomo dal riconoscersi creatura: è il rinnegamento della legge divina e naturale a scatenare il delirio di onnipotenza di quanti, conquistata una posizione di supremazia, si sentono legittimati a reificare il proprio simile più debole per sacrificarlo sull’altare della propria ideologia.

Oggi, più di sempre, l’offesa al Creatore si consuma a partire dai luoghi dove massimamente dovrebbero brillare le sue verità e per mezzo delle persone deputate a tenere vive queste verità e ad insegnarle, se non per vocazione almeno per mestiere. È proprio in quei luoghi e proprio da parte di quelle persone che la dottrina è stata programmaticamente smantellata, e con essa la morale e i sacramenti; che ogni argine di fede è stato abbattuto, affinché un ethos millenario potesse essere sostituito senza sforzo dall’etica posticcia al servizio del potere costituito.

L’ideologia che si insinua nelle menti e le plasma ai criteri impazziti del mondo nuovo capovolto si è definitivamente infiltrata nel corpo della religione e ha generato il mostro ora adorato dalla chiesa postcattolica secondo le misericordiosissime prescrizioni del comandante in capo e di tutti i suoi dipendenti, che hanno sancito l’abrogazione ufficiale della legge morale assoluta e stabilito la punibilità di chiunque continui a obbedirla o a proclamarne i dettami inderogabili.

Non è esagerato affermare che tutto il repertorio uscito dalla fogna di Bibbiano, appena appena risciacquato, rientra pari pari nell’alveo accogliente tracciato da ultimo dall’Amoris Laetitia – contenitore magisteriale di ogni degenerazione partorita dall’uomo senza Dio, padre e figlio di se stesso – e sposata dai poteri forti della tecnocrazia sovranazionale.

C’è tutto, nell’esortazione apostolica postsinodale che, esortando, affronta molte sfide, apre molte porte, accompagna tutti da tutte le parti nel segno del «dinamismo contro-culturale dell’amore» (sic), spinge i fedeli a far pace col mondo perché Cristo, come il paradiso, può attendere: c’è il SÌ all’educazione sessuale per i bambini, che vuol dire preparare il terreno con la loro precoce erotizzazione; c’è l’inchino deferente alla psicopedagogia militante; c’è la benedizione delle unioni tra persone dello stesso sesso; c’è l’adesione ai luoghi comuni del più becero femminismo d’accatto e alla retorica strumentale della violenza contro le donne; c’è la denigrazione della cultura patriarcale e il correlativo esautoramento del padre; c’è la demonizzazione della famiglia, definita “tradizionale” in sintonia con i codici del gergo corrivo e presentata come luogo di autoritarismo e violenza («la violenza intrafamiliare è scuola di risentimento e di odio nelle relazioni umane fondamentali»; «la violenza verbale, fisica e sessuale che si esercita dentro alcune coppie di sposi contraddice la natura stessa dell’unione coniugale», proprio come potrebbe pontificare una Anghinolfi qualsiasi).

C’è, insomma, un programma compiuto di dissoluzione, goffamente mistificato dentro un impasto informe di parole in libertà e di concetti vacui, ambigui e moraleggianti, attinti alla pseudocultura libertaria. A questo programma – che è lo stesso dell’ONU e dei potentati sovranazionali, del mostro burocratico domiciliato a Bruxelles, della commissione pari opportunità della Val d’Enza e dei suoi psicoconsulenti piemontesi, e infatti tutti parlano lo stesso identico idioma – la chiesa “in uscita” fa da volano universale.

Ed è evidente come, al di là delle nefandezze che da sempre l’essere umano è stato in grado di compiere, è il venir meno di qualsiasi riferimento superiore capace di scuotere e illuminare le coscienze a rappresentare, oggi, il motivo primo e ultimo della magnitudine di un disastro senza confini. Rotti i baluardi della verità oggettiva, cancellato il peccato, abolita la legge e impedito per conseguenza il correlativo giudizio, si spalanca la porta all’arbitrio del potere di turno e alla inarrestabile prevaricazione dell’uomo sull’uomo: dell’uomo più forte verso il suo simile indifeso.

Nei titoli di coda di questo film dell’orrore, su cui per nessun motivo deve calare il sipario dell’oblio o della rassegnazione, sono scritti tutti i nomi dei protagonisti e delle comparse, ciascuno con il suo crescente fardello di responsabilità: ci sono i politici, gli amministratori, gli strizzacervelli, i giudici, gli impiegati dei servizi sociali. Ma ci sono anche i funzionari della chiesa apostata che, ormai completamente svirilizzata, si trova a recitare lo stesso copione e a parlare la stessa lingua degli orchi. Non per nulla, di orchi, è essa stessa irrimediabilmente affollata.

Non per nulla, non si è udita nemmeno una voce di condanna per gli aguzzini di Reggio Emilia o di conforto per le loro vittime, men che meno si è levata al cielo una preghiera per quei bambini il cui destino è scivolato nelle mani di adulti snaturati (e d’altra parte, mica sono migranti…). Per la chiesa invertita, si sa, la fede è diventata un pericolo oggettivo e l’infanzia è diventata terra di conquista. C’è del diabolico in questo attacco concentrico al cuore dell’uomo, della famiglia, della vita. L’osceno tradimento delle gerarchie lascia il campo senza difese che non siano le mani nude di genitori disperati, lasciati completamente soli, con la loro croce, di fronte a un Leviatano affamato, ubiquo e spietato.

24 thoughts on “Ideologiche grida ed ecclesiastici silenzi. Sugli orrori di Bibbiano tutto si tiene

  1. Sarebbe bello però non dominasse sempre il solito binomio baciapile vs pazzo LGBT. L’uno non è altro che la faccia della stessa medaglia a cui l’altro appartiene e una certa moralità autoritaria e senza razionale spiegazione della chiesa cattolica è stata la base e il motivo scatenante di tutto ciò che vediamo avvenire oggi in reazione alla medesima.

    1. Non vedo tracce di baciapilismo in questo intervento. C’è una critica serrata alla Chiesa e al suo atteggiamento forzosamente progressista, quello sì. Senza contare che, per come stanno andando le cose, preferisco di gran lunga il baciapile all’attivista LGBT.

      1. E invece c’è facendo appello ad una chiesa antica che si opponga alla chiesa cattolica odierna quando la stessa chiesa di una volta usava gli stessi atteggiamenti di oggi: svendere il suo popolo per gli interessi dei vari potentati d’Europa (basti pensare a come si atteggio con i saraceni e Venezia o con i saraceni e Costantinopoli). Vorrei una terza via. Non amo molto i baciapile vari che essenzialmente mai si esprimono a favore di un riequilibrio del potere sessuale del maschio e della femmina ma si limitano a scagliarsi contro pornografia e prostituzione, aumentando così la sete maschile e la voglia maschile di mettersi dentro relazioni pericolose, instabili e frustranti pur di aver accesso al “sacro” corpo femmineo.

        1. Un ragionamento molto da “incel”. Credo che il richiamo di Frezza non sia certo alla Chiesa dei tempi di Costantinopoli e dei saraceni, ma a un complesso valoriale diverso da quello attuale, nella struttura e nei contenuti.

          1. Gli “incel” sono sempre contro la prostituzione e molto spesso contro la pornografia.

            E che le donne cosiddette tradizionaliste si oppongano alle suddette cose perché possono contribuire a tenere gli uomini lontano dal contratto di matrimonio, è palese.

            Viene poi da chiedersi come mai alla chiesa non sia mai neppure venuto in mente di offrire matrimoni esclusivamente religiosi, che implichino obblighi morali (ovvero solo di fronte a Dio) tra i coniugi ma escludano tassativamente obblighi legali (ovvero di fronte allo Stato).
            Io un’idea ce l’ho: non è che la chiesa sia per il primato dello Stato su Dio, e neanche che pensi che “Stato e Dio sono pari” o che siano la stessa cosa.
            E’ che la stragrandissima maggioranza delle signore cristiane non gliela avrebbe mai fatta passare liscia…e lo sanno.

            Per ulteriori referenze: capitolo sul matrimonio religioso de “L’Uomo Manipolato” di Esther Vilar e capitolo sul matrimonio religioso de “Anatomia del Matriarcato” di Chinweizu.

  2. A FOGGIA SI E’ CONSUMATO L’ENNESIMO FEMMINICIDIO.
    LE LEGGI SI SONO MA NON SI APPLICANO , C’E’ BISOGNO URGENTEMENTE DI UNA COMMISSIONE PARLAMENTARE SUL FEMMINICIDIO.
    IN ITALIA UNA DONNA VIENE AMMAZZATA DAL COMPAGNO , MARITO , FIDANZATO, CUGINO , FRATELLO , , CONOSCENTE, STRANIERO , PADRE , NONNO SOLO PERCHE’ DONNA !

    MI SONO ROTTA IL CAZZO DI QUESTA STRAGE DI CUI PURTROPPO L’ITALIA DETIENE IL MACABRO PRIMATO .

    1. Ehm… La commissione parlamentare sul femminicidio esisterebbe già.
      Ehm… Strage? È il 14esimo “femminicidio” da inizio anno. Se questa è una strage…
      Ehm… Primato? L’Italia è terzultima in Europa (se non ricordo male) per “femminicidi”.
      Cambia pusher, anonima.

      1. TI ha già risposto Davide a dovere (a mio dire i veri delitti passionali con vittime femminili sono sotto i 10 casi dal primo gennaio ma lui ha la manica più larga, probabilmente)

        1. Il mio guru in merito è Fabio Nestola. Mi rifaccio ai suoi conteggi (e lui sì, è di manica larga…).

    1. Non sono un politico, questo blog non fa politica, vuole solo contribuire a far circolare un’informazione diversa (più vera, ragionata e documentata) di quella mainstream. Se ulteriori obiettivi ci sono oltre questi, essi sono puramente civici. In questo senso tutto ciò che, con intelligenza e razionalità, contribuisce a raggiungerli, e Frezza lo fa alla grande, sono parte coerente della linea editoriale. Se a qualcuno non piace… Ci sono tanti altri blog e forum in giro per la rete.

      1. “Non sono un politico, questo blog non fa politica, vuole solo contribuire a far circolare un’informazione diversa (più vera, ragionata e documentata) di quella mainstream. Se ulteriori obiettivi ci sono oltre questi, essi sono puramente civici. In questo senso tutto ciò che, con intelligenza e razionalità, contribuisce a raggiungerli, e Frezza lo fa alla grande, sono parte coerente della linea editoriale. Se a qualcuno non piace… Ci sono tanti altri blog e forum in giro per la rete.”

        Alla Frezza mai verrebbe in mente di “battersi per i (presunti) diritti degli omosessuali”, come dici tu, perché è consapevole che tali diritti (e NON gli omosessuali in quanto tali) sono parte del problema.
        Orwell l’avrebbe definito bipensiero, o più banalmente minestrone.

        1. Conosci così bene Frezza da poterti permettere di interpretare il suo pensiero? Non credo.
          Io la conosco, invece. E sono certo che nulla avrebbe da dire sul riconoscimento agli omosessuali degli ordinari diritti riconosciuti a ogni essere umano, a prescindere dall’orientamento sessuale.
          Sicuramente, ed esattamente come me, è contraria alla concessione di privilegi o di diritti “non naturali” sulla base degli orientamenti sessuali o di qualunque altra tipologia di discriminante non oggettiva.
          Per quanto attiene a me, dunque: ben venga.
          E poi: che hai contro il minestrone? E’ buono una cifra!

          1. “Conosci così bene Frezza da poterti permettere di interpretare il suo pensiero? Non credo.
            Io la conosco, invece.”

            Sei il solo autorizzato commentare della Frezza? Ha detto più e più volte di essere contraria alle unioni civili e a qualsivoglia riconoscimento giuridico delle coppie omo. A differenza di te.

            “E poi: che hai contro il minestrone? E’ buono una cifra!”

            Sì: nel piatto.

            1. Sei così gentile da linkarmi le dichiarazioni di merito di Frezza? Nel caso, prenderò atto che su quel tema non siamo d’accordo. Poco male.

              1. Linkami tu le sue dichiarazioni favorevoli alle unioni civili. Il fatto che le consideri un piccolo dettaglio dice tutto.
                “Dettaglio” che non impedisce l’appropriazione dell’immagine della Frezza (spalmata su tutto il blog) e il suo uso come testimonial e “frontwoman” a scopo di autopromozione, per il lettore poco attento.
                Come si sa, il cattolicesimo è un “marchio” che paga in termini di traffico e consensi. Chi sarà il prossimo, Papa Benedetto o Madre Teresa?

                1. Non ho capito, vieni tu a rompermi i coglioni su Frezza e IO devo linkarti cose che confermino la tua tesi? Stai come i pazzi. Ma veramente, in tutto ciò che scrivi.
                  Posto che della mia approvazione Frezza non ci fa nulla, di fatto approvo il lavoro di ricerca che ha fatto sul fenomeno gender. Ed è giusto darle la rilevanza che il mainstream non le dà. Non ti piace? Gira al largo.
                  Non ho bisogno di “frontwomen”, tanto meno ho bisogno di autopromozione. Capisco che ti dà in culo che non pubblichi più i miei articoli sul tuo forum, ma è veramente penoso attribuire a me interessi di qualsivoglia tipo. A me che, se mettessi pubblicità sul blog, avrei un bel tot di entrate mensili, col numero di visite che ho. E che invece lavoro gratis con ritmi che tu te li sogni.
                  Falla finita, ciccio, perché sono piuttosto di cattivo umore e ho il grilletto facile in questo periodo.
                  Non ti piace questo blog? Sparisci, prima che ti faccia sparire io.

                  1. Eccolo, il vero Stasi. Bravo, questa la piazzo dritta sul forum. A te il soprannome non serve, Stasi basta e avanza.
                    Usi la penna come una peripatetica la piuma sul cappello: tutto fa brodo per rilanciare la tua pluriabortita carriera politica, anche il “sangue” dei padri separati. Ma vedo per te un futuro nei diritti dei gay.
                    La Frezza ha una statura morale che te la sogni.

                    1. Questo è il tuo ultimo commento su questo blog. Vorrei dire che è stato un piacere ma…

                2. Rispondo anch’io a “Forum Coscienza Maschile”. Siamo in un momento storico così delicato che le unioni civili sono davvero un dettaglio: se non lo capisci sei davvero messo male. Ti va a fuoco la casa e ti preoccupi di svuotare il posacenere: riprenditi… In certi momenti si ha bisogno di tutti gli alleati possibili. Il tuo è il tipico atteggiamento della sinistra che spacca l’atomo su questioni di questo tipo ed è pronta a fare le pulci a qualsiasi interlocutore che non risponda al 100% alle sue istanze pseudoprogressiste salvo poi raccoglie lo zero % nelle urne (tipo Potere al popolo e altre simili amenità da masturbazione psicologica) e accusare il popolo di non “capire”. Avete rotto eh! È proprio per colpa di bambocci come voi che la sinistra in Italia ha perso ogni credibilità, a meno che tu non mi voglia gabellare il PD per sinistra. Eravate al gay pride (sì, hanno rotto anche loro perchè le loro intanze hanno fatto da cavallo di Troia a tutta la porcheria che stiamo vedendo e che tu indirettamente difendi visto che censuri la Frezza per il fatto di essere cattolica, manifestando la tua intolleranza verso di lei e chi la pensa come lei: sembra quasi che ti roda che abbia ragione e non trovi di meglio che sfogare la tua frustrazione accusandola di essere cattolica. Fidati, è molto meglio di tanti arruffa popolo sinistrorsi falliti come te) invece di essere in piazza tutti i giorni contro la precarizzazione del lavoro! Con questo tipo di ottusità è sicuro che da Bibbiano non ne uscite: sembra quasi che per non farvi dare dei baciapile siate disposti a chiudere un occhio su tutto quel bel carrozzone… dove cazzo eravate quando altri si spendevano contro tutto ‘sto marciume che ha preso la forma come la stiamo vedendo uscir fuori? A pensare ai diritti civili? Siete un po’ come le femminaziste che per non essere tacciate di razzismo sorvolano sugli stupri ad opera delle “risorse”.
                  Sarebbe ora che ci deste un taglio: te lo dico da marxista.

    2. Cosa vuoi che sia, pensa che sul mio blog c’è un attacco (personale mio, non un copia e incolla di articoli altrui) ai farmaci blocca pubertà ed alla ministro Giulia Grillo che li ha autorizzati.
      Con tanto di foto gentilmente fornita da Maurizio Blondet.

      Si intitola: “bambino transessuale: una contraddizione in termini”.

      Certo poi va da sé che gli adulti non sono bambini e passati i 18 anni ognuno deve poter fare quello che cavolo vuole, senza alcun limite salvo quello di non fare danni ad altre persone (ad altre persone fisiche, reali, non a un’astratta idea di come una società dovrebbe essere).

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