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Il caso Bellomo archivia ancora il #MeToo

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francesco bellomoFrancesco Bellomo, qualcuno lo ricorderà, è l’ex Consigliere di Stato che teneva corsi per aspiranti magistrati. Viso giovanile dai lineamenti particolari, espressione salda e sfrontata, parlantina sciolta e sicura, finì sui giornali e nelle trasmissioni di tutta Italia perché scoperto a imporre alle studentesse dei suoi corsi un “dress-code”, cioè regole sul vestiario, piuttosto esigente dal lato della seduttività e della femminilità. Sullo sfondo di queste richieste si stagliarono subito sospetti di ricatti del tipo “sesso-per-promozione”, con tutto il contorno pepato di mascolinità tossica e oppressiva sottolineato da tutti i commentatori.

Per una buona ventina di giorni, Bellomo stette sulla graticola, cucinato a fuoco lento, descritto in via del tutto ipotetica come un mega-marpione che abusava della propria posizione e autorità per costruirsi un harem di belle aspiranti magistrate. Nella maggioranza i commenti erano di condanna e ludibrio, e solo qualcuno si chiese quale preparazione potessero avere le magistrate uscite dalla scuola di Bellomo e già dislocate sul territorio, se il loro merito era stato essenzialmente di portare le giuste minigonne inguinali e i tacchi della misura richiesta dal loro insegnante.


Con Bellomo “era peggio del bunga-bunga”.


Pochi sono scesi nel merito, riscontrando che nessuna aveva presentato alcuna denuncia. C’era stato qualche spiffero che aveva indotto una magistratura sempre molto zelante, se si tratta di occuparsi di reati maschili contro le donne, a incriminare Bellomo per una serie di reati tra cui gli atti persecutori, i maltrattamenti, le molestie, le minacce. A sostenere il tutto, un clima che consentiva all’orrendo #MeToo e alla sua bestemmia “believe women” di raggiungere l’apice dei loro effetti. Ed ecco allora un uomo denunciato da nessuno e dichiarato colpevole sui media, mentre alcune delle sue presunte vittime versavano lacrime di indignazione su mascara waterproof nei migliori salotti TV, piagnucolando che con Bellomo “era peggio del bunga-bunga” e così assaporando un’insperata popolarità di ritorno.

Tutto questo accadeva circa due anni fa. Da allora, nella memoria collettiva il nome e il volto di Francesco Bellomo si collegano a quello di un porco sciovinista tra i tanti che questa Italia patriarcale produce a getto continuo. E non varrà la recente archiviazione giudiziaria del suo caso a cancellare il marchio d’infamia. Sì, perché le accuse al docente per la sua condotta verso le studentesse sono tutte cadute. Tutte, non una di meno. Bellomo non ha commesso alcun reato e questo resta un fatto. Non solo: i giudici, nell’archiviare il caso, hanno sì sottolineato che le sue richieste non erano proprio il massimo dell’opportunità in una scuola di legge, ma anche che esse trovavano piena accoglienza nell’audience femminile della scuola.


Un mercimonio, un baratto, lo si chiami come si vuole, ma quello era.


Uno scambio, insomma. Un mercimonio, un baratto, lo si chiami come si vuole, ma quello era. Che è poi la cifra stessa del #MeToo: scambi di favori sessuali o para-sessuali tra femmine piacenti e uomini di potere, dove le prime si risvegliano poi a distanza di tempo molestate o stuprate, pretendendo soddisfazione nella forma della distruzione dell’uomo in questione o, più spesso, nella monetizzazione a seguito di sputtanamento mediatico. Bellomo non risulta che abbia pagato nessuna delle sue “vittime”. Risulta però che la sua carriera e il suo nome ne sono usciti devastati. Il Consiglio di Stato, di cui faceva parte, l’ha destituito dalla carica sulla base del chiacchiericcio mediatico, senza che ci fosse sentenza alcuna. Giustizia vorrebbe che oggi, a fronte dell’archiviazione, Bellomo venisse reintegrato.

Ovviamente non accadrà. E in più il rumore dell’archiviazione delle accuse rimane imparagonabile a quello che ci fu due anni fa per la sua incriminazione. In quel poco che oggi se ne parla, viene enfatizzato il giudizio di inopportunità sulla sua condotta redatto dai giudici, molto più del fatto che esistesse con le gaie studentesse “una rete di scambi connotata da reciprocità” (così recita la sentenza di archiviazione). Bellomo vittima eccellente di false accuse, insomma. Uno dei tanti, ma con in più una gogna mediatica furente e letale. E il tragico è che c’è ancora chi si riempie la bocca sforzandosi di analizzare a posteriori il fenomeno #MeToo per trovarvi lati positivi, invece di chiedersi chi risarcirà Bellomo (e i tantissimi altri come lui) per i due anni di ostracismo, e chi gli restituirà onorabilità e carriera.


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15 thoughts on “Il caso Bellomo archivia ancora il #MeToo

  1. mah… sarà che sono ottuso, ma nel comportamento di bellomo non vedo nulla di male…. ha dato dei contributi ( ovvero faceva pagare di meno ) a quelle più avvenenti, le quali dovevano rispettare un dress code ( probabilmente imposto dall’immagine della scuola )… poi, non volevano rispettare il dress code, potevano pagarsi la scuola per intero ( che tralaltro non è neanche servizio pubblico, quindi bellomo poteva tranquillamente scegliersi chi voleva e fargli scuola ).. ben più grave è quello che ha fatto nalin, che ha promesso, in cambio di una delazione, il reintegro nelle posizioni di privilegio…in quanto ha un’oggetto contrario alla legge ( questo almeno per quel che ho capito, poi posso aver sbagliato, se del caso chiedo scusa … )

  2. Scusami Davide, reintegrarlo?? e perchè mai? appurato che di mercimonio si è parlato, andrebbero defenestrati lavorativamente parlando sia lui che le ragazze in questione… che non ci sia stato reato non toglie che il suo atteggiamento di compravendita di favori/benefici sia inaccettabile, così come l’accettazione e la connivenza delle presunte vittime…

    1. No, aspetta… non c’è stato alcuno “scambio” accertato (sesso contro favori). C’erano richieste di vestirsi in un certo modo da un lato, c’era la soddisfazione di quelle richieste dall’altro. L’ho chiamato mercimonio perché, in senso lato, lo è. Di cattivo gusto, sicuramente, ma non è reato. Non si tolgono ruoli e incarichi alle persone perché si comportano con cattivo gusto. Lo si fa se commettono reati, al massimo (talvolta nemmeno in quel caso).

      1. quindi in linea di massimo considereresti appropriato e non sanzionabile in alcun modo il comportamento di Bellomo? non sarebbe meritorio di alcuna ripercussione sua carriera lavorativa? oppure qualche tipo di sanzione dovrebbe essere applicata? perchè secondo me se sei pagato per valutare la competenza di una persona ed invece salta fuori che stai valutando altro, secondo me qualche conseguneza lavorativa dovresti averla… se il mio capo si accorge che io, responsabile del personale, ho assunto una segretaria perchè mi piace la sua taglia di reggiseno e non perchè sa registrare le fatture avrà pure DIRITTO a defenestrarmi perchè non ho fatto bene il mio lavoro o no?

        1. Credo che il suo operato andrebbe controllato affinché non ripeta condotte di cattivo gusto. Ma va precisato, per riprendere il tuo esempio, che non ci sono prove che abbia favorito qualcuna “obbediente” e sfavorito qualcuna contraria alle sue regole. Ha chiesto di conciarsi in un certo modo nel partecipare ad attività straordinarie della scuola, ma non era un obbligo. Qualcuna infatti non accettava, ma si è qualificata ugualmente.
          Secondo la sentenza dei giudici, Bellomo si è comportato come in modo inopportuno, ma non illegale né criminale. Sicuramente una sanzione interna ci stava, l’estromissione no.

          1. perfetto. in assenza di tali prove è corretto quanto dici. la mia opinione è che se se però lo avesse effettivamente fatto e fosse possibile provarlo, l’estromissione sarebbe a mio avviso adeguata. fine della polemica 🙂

            1. Sono d’accordo: in presenza di prove di veri scambi, un calcio nel didietro è il minimo. Specie nella sua posizione.

  3. una vicenda strana, tanta mala fede da parte della magistratura e delle femministe, certo, ma anche il consiglio di stato che ha prontamente defenestrato bellomo e soprattutto aperto la strada ai suoi concorrenti per quel che riguarda le scuole della magistratura ( i magistrati amministrativi sono gli unici magistrati a poter presiedere queste scuole )… quello che mi piacerebbe sapere se nalin ( il pm di rovigo intercettato ) ha subito conseguenze

      1. il PM di Rovigo collaboratore di Bellomo è stato sospeso ; mentre Bellomo è stato radiato dalla adunanza plenaria del consiglio di Stato
        (per la prima volta nella storia del C.d.S.).

        sulla vicenda bisognerebbe sapere cosa dice OGGI quella eroina che, non riuscita a passare al concorso di magistratura
        è poi diventata avvocato. era anche una eroina dei mass media a giudicare dalle tante interviste rilasciate
        (sempre utile per un avvocato giovane e che deve farsi pubblicità ?)

  4. La mia critica al movimento #metoo parte da questa constatazione:
    le molestie nei posti di lavoro esistono, ma l’inflazione di denunce da parte di carrieriste senza scrupoli sepelliscono quelle vere presentate da donne effettivamente molestate e che rischiano di non ottenere giustizia, secondo il metro “tutti colpevoli = nessun colpevole”. Ronan Farrow ha creato un mostro che prima o poi (forse più prima che poi) si ritorcerà contro le donne. Quelle oneste.

    1. penso pure io che a breve ci sarà un’effetto codice rosso… denuncie inevase perché tante e la maggior parte ( anzi, la quasi totalità ) false… l’unica cosa che otterranno è incrementare il lucro delle professioniste del femminismo ( somma, buccoliero, murgia e varie )

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