STALKER SARAI TU

Il Censis contribuisce alla grande bugia. Mandante: Vincenzo Spadafora.

Questo blog ha interrotto le pubblicazioni il 14/09/2020, dopo 4 anni di attività.

Le sue tematiche sono ora sviluppate da una nuova piattaforma:

LA FIONDA

https://www.lafionda.com

<

donna_soldiVa ribadito il concetto di base, sebbene ormai già chiaro a molti: è indispensabile che l’opinione pubblica assorba profondamente l’idea che in Italia il numero di cosiddetti “femminicidi” sia altissimo, così come le violenze e gli abusi sulle donne, e che queste vivano in un paese retrogrado, che le ostacola, opprime, svantaggia. Instillare nell’opinione pubblica questo senso artificiale di emergenza è fondamentale per due scopi: da un lato rendere accettabili (quando non desiderabili) leggi folli e liberticide come il “Codice Rosso“, che per la loro durezza attraggono il voto del popolino allarmato e poco informato; dall’altro rendere digeribile l’insulto della montagna di soldi pubblici trasferiti in varie maniere dallo Stato ai diversi portatori d’interesse dell’antiviolenza di professione, primi tra tutti i centri antiviolenza, che hanno anche la funzione non secondaria di clientele utili al momento del voto (se debitamente foraggiati).

Solo utilizzando il paradigma sopra spiegato si può dare una lettura razionale della notizia che sta rimbalzando su tutti i media: il Censis rilascia i dati di uno studio sulla violenza contro le donne e sul loro ruolo nella società italiana. Ed è una comica per chi ha già aperto gli occhi da tempo. L’usuale ribaltamento della realtà per chi è informato. Si dice che nei primi otto mesi del 2018 le donne uccise sono state 120, di cui 96 per mano di un partner, ex partner o familiare. Sono cosiddetti “femminicidi”? Il pasticcio definitorio aiuta la propaganda: a seconda delle convenienze vi si includono gli ex partner o i familiari, e talvolta anche morti di diversa natura per far mucchio. I media così hanno buon gioco per titolare che secondo il Censis i “femminicidi” sono stati 120, con ciò cercando disperatamente di cancellare dalle cronache il conteggio ufficiale della Polizia di Stato (“32 femminicidi propriamente detti nel 2018“) che tanto ha irritato il fronte femminista suprematista. E naturalmente si omette di dire che quelle 120 donne genericamente uccise rappresentano il 30% delle persone uccise in Italia. Ossia che il restante 70% è costituito da uomini.


Sono cosiddetti “femminicidi”? Il pasticcio definitorio aiuta la propaganda.


survive-institute-crime-statisticsNel calderone della mistificazione vengono poi aggiunti a buon peso gli atti violenti usualmente commessi da uomini contro le donne: violenze sessuali, maltrattamenti in famiglia, percosse, stalking. In questo il Censis si limita a saccheggiare il database pubblico dell’ISTAT, riportando il numero di denunce presentate per quei reati. Un complesso di 30/35 mila denunce da cui il Censis (e i pennivendoli al seguito) concludono che il tasso di violenze maschili contro le donne è folle, intollerabile, una vera emergenza nazionale. Manca naturalmente il dato reale, ovvero quante di quella montagna di denunce finiscano in condanna. Consultando proprio la banca dati ISTAT il dato è chiaro e netto: uno scarso 10%. Il resto finisce archiviato o in assoluzione, come accade spesso a fronte di denunce false o strumentali. Ma questo non viene detto. Non si può dire perché smentirebbe la bugia vergognosa che si vuole imporre all’opinione pubblica.

Ma una buona notizia c’è, dice il comunicato stampa Censis, senza timore di sfondare il limite del ridicolo: aumentano le donne che si rivolgono ai centri antiviolenza. Più di 40 mila di cui quasi 30 mila “prese in carico”. Queste ultime sarebbero le donne delle cui vicende i centri antiviolenza si sono occupati in modo continuativo e conclusivo. Curioso che la loro cifra corrisponda più o meno al numero di denunce (il 90%, ricordiamolo, false o strumentali), ma il punto è un altro. I dati citati sono forniti dai centri antiviolenza stessi, che così se la suonano e se la cantano. Non c’è alcuna verifica terza su di essi, nessun database centrale, nessun monitoraggio delle prese in carico perché, secondo una policy autonoma dei centri antiviolenza, i dati delle utenti e l’iter delle loro vicende non si possono comunicare all’esterno. Non se ne può rendere conto nemmeno a pubblici ufficiali vincolati alla riservatezza dal loro stesso ruolo. Piace vincere facile ai centri antiviolenza, insomma. Chi assicura che in quei numeri non ci siano incontri di “sfogo” o telefonate per ottenere semplicemente informazioni? Perché una “presa in carico” terminata in assoluzione o archiviazione viene conteggiata? A rigore è un fallimento e dovrebbe essere espunta dai conteggi. Figuriamoci! Più i numeri sono alti più si può spacciare l’idea che, a fronte della violenza dilagante, i centri antiviolenza servono e hanno sempre più bisogno di soldi.

Questo articolo è il frutto del lavoro volontario e gratuito dell’autore. Se vuoi aiutarlo contribuendo al mantenimento del blog e alla diffusione dei suoi contenuti, fai una donazione tramite bonifico o PayPal. Grazie!


IBAN: IT12D0617501410000001392680

logo_censisNel pasticciaccio dei dati farlocchi del Censis vengono poi inseriti parametri sociali. Serve dare un quadro foschissimo della situazione, le elezioni europee incombono e serve mobilitazione, in più la situazione reale in Italia è esattamente opposta a quella rappresentata, dunque tutto fa brodo per dar peso a uno scenario distopico che si vuole convincente. E allora ecco la solita variazione sul tema del divario salariale. Si spaccia per disoccupazione femminile quella che in realtà è inattività, ovvero la non ricerca di lavoro, così come si ignorano le ragioni che diversi studi internazionali hanno individuato come causa del divario professionale e salariale tra uomini e donne, tutte riportabili alle scelte personali di vita e di carriera fatte dagli uni e dalle altre. Si conclude dicendo che l’81% delle donne cucina e svolge lavori domestici e il 97% si prende cura ogni giorno dei figli. Quale sia la fonte di questo dato irrealistico che trasforma l’Italia in una specie di califfato islamico non si sa. Soprattutto non si specifica che sono dati trasversali: in ambito familiare o genericamente di coppia, oggi, tutti fanno tutto, quando non cucina uno, cucina l’altro, e se uno non può cucinare in genere è perché sta facendo altro di utile alla famiglia o alla coppia.

Insomma stando a questo mucchio informe di bugie e propaganda prodotto dal Censis, l’Italia è un vero inferno per le donne. Quando non vengono violentate, perseguitate o uccise praticamente in massa, vengono discriminate nello studio, nella carriera, nella società e in casa. Ma per fortuna ci sono i centri antiviolenza a sostenerle e salvarle. Questo è il concetto di base. Infondato e falso praticamente su tutta la linea, ma indispensabile per innescare il meccanismo che ho illustrato a inizio articolo. La domanda è: perché il Censis se ne esce con una roba del genere? L’idea che si ha del Censis è che sia una specie di “vice-ISTAT”, e solo per questo sia dotato di una qualche autorevolezza. In realtà è un centro di ricerca privato, una fondazione che vive di utili e contributi pubblici e privati. E se già l’ISTAT, soggetto pubblico, si piega a pubblicare ricerche ideologicamente orientate (si veda la spazzatura promossa da Linda Laura Sabbadini durante il suo mandato), figuriamoci un soggetto privato dietro commissione.


La domanda è: perché il Censis se ne esce con una roba del genere?


#persone_spadaforaBasta una semplice ricerca sul sito Censis e la risposta sul perché di tante falsità emerge in tutta la sua bruttezza. I dati pubblicati, si ammette candidamente, sono stati elaborati nell’ambito del progetto “Respect-Stop Violence Against Women con il contributo del Dipartimento per le Pari Opportunità, con una campagna di sensibilizzazione contro stereotipi e pregiudizi”. Dunque il Dipartimento di Spadafora, amicone o amichetto degli LGBT e fiancheggiatore delle femministe suprematiste, usa soldi di tutti non per una raccolta dati seria e veritiera, ma per una campagna, ovvero una forma di “pubblicità progresso”, da sostenere con dati orientati, raccolti alla bell’e meglio, in sostanza tutti privi di fondamento. Così alimentando il senso d’allarme diffuso, giustificando leggi liberticide e creando l’accettazione sociale per ulteriori trasferimenti di soldi ai professionisti dell’antiviolenza in assenza di violenza. Un’iniziativa che somiglia moltissimo a quella dei manifesti terroristici della Regione Lazio: dati falsi comunicati a sostegno di una “campagna” che non ha giustificazioni reali e che di fatto vittimizza un genere criminalizzando l’altro. E’ la distopia assoluta proposta e imposta con soldi di tutti. Questo è, per l’ennesima volta. Se sarà l’ultima dipende essenzialmente da noi.

Questo articolo è il frutto del lavoro volontario e gratuito dell’autore. Se vuoi aiutarlo contribuendo al mantenimento del blog e alla diffusione dei suoi contenuti, fai una donazione tramite bonifico o PayPal. Grazie!


IBAN: IT12D0617501410000001392680


Per essere sempre aggiornato sui nuovi articoli, iscriviti alla newsletter di “Stalker sarai tu”:

Loading

7 thoughts on “Il Censis contribuisce alla grande bugia. Mandante: Vincenzo Spadafora.

  1. Vedo riferimenti alla castrazione chimica, sia nella stampa mainstream sia nei siti maschili, e quello che mi stupisce è quanta poca chiarezza vi sia a proposito.

    La castrazione chimica non verrà mai applicata perché è TROPPO PRO-UOMINI – non è pro-uomini ma la è rispetto al sistema attuale.
    La prima lamentela di chi si oppone “da sinistra” infatti è che NON E’ OBBLIGATORIA ma ci vuole il consenso dell’interessato.
    La seconda è che chi si fa castrare chimicamente non resta in prigione.
    La terza è che non è chirurgica.

    La castrazione chimica infatti, in quasi tutti i paesi dove è applicata, funziona così:
    E’ una misura alternativa e volontaria – in pratica uno esce di prigione molto prima e prende delle pastiglie, prendendo queste pastiglie non gli tira più. Se smette di prendere le pastiglie nel giro di un paio di mesi torna normale (però lo rimettono in galera).

    Senza contare che introducendo una simile misura si ammetterebbe in pratica che la motivazione principale dello stupro è sessuale, demolendo uno dei capisaldi dell’ideologia femminista.

  2. tante parole in tutti questi giorni,ma ti sei dimenticato di parlare di CASTRAZIONE CHIMICA nel programma del capo della lega e vicepremier.
    robetta da nulla

  3. Ciò che si vuole raggiungere è l’edificazione della società femminista perfetta, ossia quella dove gli uomini staranno zitti e ubbidienti e faranno divertire le donne o meglio le femministe, occupandosi anche dei lavori più fetenti, quelli per i quali le quote rosa non vengono richieste, o al massimo qualche incarico di potere se faranno i bravi.
    Spadafora è un povero ingenuo, che crede ancora alle favole. A sua parziale giustificazione va scritto che si ritrova nel ministero più femminista che ci sia, quindi me lo mettono bene in riga. Ci vorrebbe consapevolezza e attributi, che chiaramente gli mancano.
    Quello che si vuole edificare è perfino peggio di quanto ventilato nell’articolo, non è solo una questione di quattrini, ma è la creazione di una società su misura femminista, ossia prima di tutto anti maschile.
    P.s.: ovviamente per gli addormentati nel bosco le mie sono solo farneticazioni. Si sono ormai talmente bevuti il cervello che chiamano la loro subordinazione progresso. ci sarebbe da ridere se la situazione non fosse grave.

  4. Ringrazio Davide per la sua puntualità e la sua oculatezza nel centrare questa delicata faccenda che riguarda tutti noi.
    In sostanza, anche se non ci dice nulla di particolarmente nuovo, tranne che i dati del Censis sono condivisi dall’ISTAT per questione di comodo, comunque in modo giusto e doveroso rimarca e ricorda continuamente lo scandalo che c’è in atto in questo paese intriso da troppe anime ipocrite.
    Certamente, oltre agli ipocriti ci sono anche dei veri e propri delinquenti che abusano sistematicamente dell’amministrazione che è oramai giunta a livelli di connivenze e corruzione inaccettabili e fuori controllo.
    Se dipendesse da me avrei già chiuso tutti centri antiviolenza, avrei già resa operativa una legge sul diritto di famiglia ben fatta, — sulla scia di quella dell’onorevole Pillon, — avrei offerto al cittadino la possibilità di costituirsi, sia in sede civile che penale, in forma autonoma, senza l’obbligo di avvalersi di un legale.
    Avrei espressamente obbligato le presunte vittime di violenza di recarsi direttamente in tribunale per denunciare e chiedere l’adeguata assistenza.
    Per le violenze in ambito familiare la denuncia dovrebbe essere immediatamente elaborata e gestita da un mediatore familiare che dovrebbe intraprende le dovute verifiche, soprattutto convocando il presunto aggressore al più presto ponendolo/a a confronto.
    Per quanto mi riguarda ogni singola denuncia non dovrebbe più essere archiviata, anche se ritenuta infondata e scarsa di contenuti, ma andrebbe discussa e verificata comunque anche in modalità sbrigativa per verificarne l’effettiva inconsistenza. Quindi, una volta deciso che è da archiviare perché risultata infondata e addirittura falsa, il procedimento non può concludersi con un semplice “ il fatto non sussiste …… “ bensì, automaticamente si apre un procedimento per calunnia e falso.
    Le parti si invertono e l’eventuale condanna che ne seguirà dovrà avere carattere esemplare con pene uguali o superiori a quelle previste per l’accusa iniziale.
    Oggi purtroppo, chi si permette di denunciare fatti gravi mediante menzogna, di fatto non rischia nulla, né penalmente e neppure economicamente !!
    Pertanto, la persona offesa da calunnia diffamante, a seguito di una falsa denuncia, se desidera che venga fatta giustizia con una minima condanna del falso accusatore, è costretta a ricorrere nuovamente presso le sedi giudiziarie e intraprendere un nuovo iter giudiziario per denunciare la calunnia e la diffamazione che è già stata pronunciata e conclamata implicitamente.
    È assurdo !!
    Ritengo necessario instaurare delle commissioni giudicanti specializzare e dedicare esclusivamente al tema del diritto di famiglia, ivi incluse le violenze ad esso correlate.
    Insomma, qui c’è da reimpostare tutte le procedure seguite dai magistrati in ogni ambito e in ogni codice, con particolare riferimento al diritto di famiglia perché allo stato dei fatti è completamente disatteso ed è motivo di continue azioni disperate che si potrebbero facilmente evitare.
    Queste pazze, cosiddette “gonnelle rosa” militanti pure nei clubs dei nazi-femminismo, in realtà sono riuscire ad instaurare un clima di tensione e rabbia diffusa che certamente innesca violenza. Il loro continuo vittimismo, sostenuto e propagandato dai media di ogni categoria, ha di fatto generato una crescente generazione di donne assolutamente malvage e spregiudicate che stanno ottenendo privilegi e soldi a pioggia con metodo mafioso. Discriminare e colpevolizzare a prescindere tutto il genere maschile, è un reato grave e assurdo che sconvolge gli equilibri di una società civile e genera ripercussioni che ben possiamo immaginare.
    Per essere al pari di questa setta di fanatiche disoneste, bisognerebbe che il genere maschile ottenesse una legge, chiamiamola codice azzurro, con il quale il maschio ha il diritto e dovere di denunciare tutte quelle donne che si atteggiano e provocano con delle avancés che hanno come unico scopo quello di illudere e generare sofferenza all’uomo preso di mira.
    Normalmente si chiama corteggiamento, ma visto il clima assurdo che è stato certificato, si potrebbe anche ipotizzare che il corteggiamento oggi diventa reato per la donna che lo esercita perché scatena nell’uomo una tempesta ormonale che induce dolore sofferenza.
    Così anche il genere maschile avrà dato il suo contributo alla follia in essere.

    Mi auguro vivamente che, superate le elezioni europee, i “giallo-verdi” si possano sedere ad un tavolo “tranquillo” ed elaborare la giusta legge sul diritto di famiglia, sull’affido condiviso reale, sulle presunte violenze domestiche, rivedere l’assurdo codice rosso, ed altro, così come da me sopra descritto.
    Sarà anche opportuno, una volta creata una legge ben fatta, reinserire nelle scuole superiori alcune ore di educazione civica con le quali redarguire i giovani sui diritti e doveri che disciplinano il diritto di famiglia ed altro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: