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Il “Codice rosso” funziona! Anzi no…

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codice rosso scarpeIl “Codice Rosso” funziona, signori! Annuncio in pompa magna di Repubblica e del Fatto Quotidiano: “40 denunce al giorno a Milano, 20 a Roma, 30 a Napoli”. Tutti felici e contenti, specie i centri antiviolenza che però, dicono, ci vorrebbe più formazione, ossia più soldi a loro per andare a indottrinare magistratura e polizia giudiziaria. Sbrodola di felicità Lella Paladino, capoccia della cupola dell’antiviolenza italiana, ossia D.I.Re., e insieme a lei gli scribacchini che subito rilanciano la notizia con grande entusiasmo. Ma c’è davvero da gioire?

Basta leggere tra le righe degli articoli apologetici scritti sotto dettatura di Ro$a No$tra per rendersi conto che no, non c’è proprio nulla di cui essere felici. Per svariate ragioni, già ampiamente spiegate o previste su queste pagine. Anzitutto le denunce non significano niente. Aumentano le donne che percepiscono di essere vittime di qualcosa, d’accordo. E allora? Da qui a dire che lo sono effettivamente ce ne passa. Per l’esattezza passa un procedimento penale tutto intero, sentenze incluse. Com’è noto, statisticamente il 50% delle denunce per violenze maschili assortite su donne finisce archiviato, e di quello che resta in condanna finisce un 5-10% scarso.


Sbrodola di felicità Lella Paladino, capoccia della cupola dell’antiviolenza italiana.


disinformazione fake newsCosì era prima e così resta adesso. L’incremento delle denunce indotto dal “Codice Rosso” non cambierà il trend di sempre. Così come non cambia il vomitevole approccio del giornalismo italiano, impegnato a far passare nei lettori l’idea di una “violenza sommersa” che finalmente emerge. Avrebbero il dovere ora di seguire ognuna di quelle denunce “in più” per verificare se davvero vengono evase in tre giorni e come vanno a finire. Ma si guarderanno bene dal farlo, perché verrebbe smentita tutta intera la narrazione che si tenta di imporre all’opinione pubblica.

Ossia verrebbe fuori che ancora gran parte delle denunce viene archiviata. Quella che prosegue diventa un calvario per l’uomo denunciato, il quale poi con buona probabilità finirà assolto. In aggiunta gli uffici inquirenti, già prima oberati di denunce campate in aria, ora sono praticamente bloccati. Qualche giudice col sale in zucca ancora c’è e non nasconde il problema: “l’aumento delle denunce è effetto della legge non di un aumento dei casi”, dice il Procuratore Capo di Genova Francesco Cozzi, uno dei più lucidi in Italia su queste vicende. “Se tutto diventa urgente, niente più lo è”, chiosa Maria Monteleone del pool antiviolenza a Roma.


I media fanno passare l’idea di una “violenza sommersa” che finalmente emerge.


triageLa cosa meravigliosa è che gli scribacchini riportano queste garbate critiche alla follia del “Codice rosso” come se non smentissero alla radice il fastidioso tono manettaro e colpevolizzante che impregna i loro articoli. Fino a sfociare nella comica, quando raccontano del procuratore di Tivoli Francesco Menditto che, per raccapezzarsi nel profluvio di denunce, si è inventato una procedura non prevista dalla legge (brutta abitudine dei magistrati, questa…). Così da quelle parti funziona un sistema tipo “Triage” ospedaliero, con tanto di questionario da sottoporre alle fanciulle in modo da classificarle in ordine d’emergenza.

E mentre a Tivoli giocano a fare il pronto soccorso per malati immaginari, a Milano non sanno da che parte girarsi. I giudici si aggrovigliano coi turni e, dice il Fatto Quotidiano: “hanno dovuto incamerare, a qualsiasi ora del giorno e della notte, le segnalazioni con conseguente iscrizione di fascicoli e attività di indagine”. Praticamente le procure, grazie alla smania della Lega di acchiappare un po’ di consenso “rosa”, stanno diventando come fabbriche inglesi di fine ‘700. A breve assumeranno minori da far lavorare a cottimo per la ricezione e l’archiviazione di questo monte di donne italiane vittime di ogni bruttura da parte di noi inguaribili machos.


A Tivoli giocano a fare il pronto soccorso per malati immaginari.


donna strozza uomoCome previsto, insomma, col “Codice Rosso”, niente cambia, se non in peggio. Perché a valle di questo delirio di cui si compiace sadicamente Ro$a No$tra, in attesa di altri soldini, e che i media scioccamente riportano, c’è un esercito di uomini innocenti accusati a vanvera, in gran parte padri privati dei figli, e un buon numero di donne vere vittime, la cui pratica si disperderà ancora più di prima tra scartoffie prive di valore. Per tutto questo si ringrazino Salvini, Bongiorno, Bonafede e Huntziker.

4 thoughts on “Il “Codice rosso” funziona! Anzi no…

  1. Ricordano qualcosa queste argomentazioni?

    “una concezione secondo cui le donne sono spoglie di guerra, lo stupro di una donna è un danno alla proprietà del marito, se è sposata, e a quella del padre se non lo è”

    https://www.ilfoglio.it/giustizia/2019/09/01/news/la-grande-guerra-alla-presunzione-d-innocenza-271061/

    Il femminismo è senza ombra di dubbio peggio del fascismo e del nazismo, senza esagerazioni, va combattuto con ogni mezzo.

  2. Il frutto è quasi maturo, la questione non è se maturerà, né quando, la questione è: avremo il coraggio di coglierlo?

    Il frutto sarà maturo quando daranno la possibilità di denunciare online, senza alcun bisogno di ricoveri o di referti, all’inizio in forma non anonima, probabilmente entro la fine del 2020 e poi, circa verso il 2022-2023 (come regalo elettorale), pure in forma anonima.
    E nel frattempo verranno ulteriormente indebolite, per quanto possibile, ogni richiesta di prove e ogni possibile sanzione per dichiarazioni mendaci.

    Quello, circa 2022-2023, sarà il momento di cogliere il frutto.

    Ovvero far collassare il sistema inondandolo di denunce anonime.

    Volendo, anche contro Bongiorno, Hunziker, eccetera.

    Avremo le palle per farlo?
    Oppure scrivere un po’ di roba online praticamente senza rischio sarà considerato troppo oneroso da noi?

    Ai posteri l’ardua sentenza.

  3. Se prima i casi reali erano un 5-10% adesso saranno 1%-2%. Altro che difendere le donne in reale pericolo!
    E’ tutto il contrario: chi ha un reale pericolo verra’ ancora piu’ rallentato dalle denunce farsa che aumentano quadraticamente.

    Ma tanto che importa? I veri scopi sono altri:

    Primo, Ancora piu’ soldi per la formazione vuol dire un business dei divorzi ancora piu’ fruttuoso
    Secondo, una arma in piu’ agli avvocati divorzisti che per alimentare il senso di vendetta di persone criminali ricorrono a denunce come mezzo di ricatto.

    L’assenza di un reato che permetta una rivalsa economica dopo assoluzione piena per denuncia capziosa e’ una detestabile mancanza legislativa.

    Questo, assieme all’ammonimento senza passare dal giudice e al rischio di recidiva in caso di due ammonimenti innestano un vera e propria emergenza democratica.

    E’ arrivato il momento di svegliarci e fare rivalere i nostri diritti.
    I padri non sono i negri del governo sudista, o gli ebrei della polonia

    1. Il femminismo di stato va visto nel complesso dei suoi risultati, che sono sempre tragicomici.
      Purtroppo moltissimi si concentrano o esclusivamente sul lato comico (e non vedono la parte pericolosa, continuando a fare i gradassi sinché non gli arriva la mazzata) o sul solo lato tragico (finendo per diventare querule checchine che non fanno mai nulla per paura delle possibili conseguenze delle possibili conseguenze delle possibili conseguenze): invece dobbiamo colpire sorridendo, senza incertezze e senza remore, ma al momento giusto.
      L’evoluzione della narrativa comunemente accettata sarà – inevitabilmente – l’implementazione di un sistema snello e veloce di denunce anonime con zero conseguenze per chi le inoltra. Sarà sia socialmente distruttivo che divertente, sia tragico che comico: un sistema moralmente in bancarotta che non sa più distinguere verità e bugie ed è così marcio da arrivare al punto di predisporsi per autodistruggersi, vantandosene pure.
      Un sistema simile VUOLE denunce, il più possibile, contro uomini, purché uomini. E le dovrebbe avere, perché negargliele?
      Quando lo implementeranno io becco qualche magistrato femminista: fecero la stessa cosa delle ragazzine all’epoca delle streghe di Salem, figurati se non posso farlo anch’io. Poi sarà lui a dover spiegare che un magistrato non può essere un molestatore – proprio come a Salem dissero che un magistrato non poteva essere una strega…
      La storia si ripete sempre, i rimedi li sappiamo già, cambia solo un po’ la forma, ma la sostanza è sempre quella.
      Se va bene, sarà la volta buona che facciamo un repulisti di zerbini.

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