Il fanatismo ideologico che odia i baci paterni

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LA FIONDA

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di Fabio Nestola – Un terrorista non è solo il fondamentalista islamico che si fa esplodere per un ideale perverso. Terrorista temo sia anche chi per fanatismo ideologico fa esplodere la ragionevolezza, la verità, il buonsenso. Non è facile commentare l’articolo apparso su TG24.info a firma di Mar.Ming. senza ricorrere al turpiloquio. L’indignazione è tanta, ma in fondo è tanta anche la pena per chi è disposto a fare carne di porco di ogni episodio, pur di alimentare l’odio antimaschile e la Grande Menzogna del vittimismo femminile.

Un padre bacia le figlie e – l’articolista ne ha incrollabile certezza – non lo fa per affetto, attaccamento, amore genitoriale. Chi osa una nefandezza del genere lo fa esclusivamente per fare un dispetto all’ex moglie, punto. Guai a baciare i figli, abbracciarli. Sono violenze che i padri-orchi fanno alle povere madri-vittime, sia chiaro. Il tizio dell’articolo non solo non ha sfiorato con un dito la ex moglie, ma non le ha nemmeno detto “sciocchina” altrimenti nell’articolo – da studiare ai corsi di giornalismo come esempio di imparzialità – avremmo letto “la povera donna doveva soccombere ad una valanga di inaudite violenze psicologiche”.


Manca il pugno in primo piano.


Il padre ha salutato le figlie baciandole, ma questo basta a farneticare di maltrattamenti alle donne. Di più: non solo i maltrattamenti non si fermano col Covid-19, ma il tizio ne approfitta per fare anche peggio di quanto sanzionato dal 572 cp. Un terribile e violentissimo bacio alle figlie, frutto del patriarcato, dell’oppressione di genere, delle sovrastrutture culturali maschiliste, della toxic masculinity. Notare la foto a corredo: una donna che tiene la testa fra le mani, per proteggersi dalla violenza del maskio oppressore; manca il pugno in primo piano, altro must nelle immagini del genere.

Poi l’illuminato commento che spiegherebbe la violazione commessa dall’orco: “ogni volta che va a trovare le sue figliolette si fa baciare sulle labbra nonostante il divieto di contatti stretti con le persone”. Ah, ecco. Va a trovare le figlie, non c’è scritto che va a prenderle. Quindi dovrebbe essere uno di quei padri ai quali non è consentito prendere i figli e portarli con sé, nonostante le linee guida governative, sia del Ministero della Salute che della Presidenza del Consiglio dei Ministri, chiarendo che i tempi e le modalità di frequentazione stabiliti dal Tribunale non vengono modificati o limitati dal DPCM 8 marzo 2020 e successive integrazioni.


Il maltrattamento per interposta persona.


Ma i contatti vietati sono fra estranei, non certo tra genitori e figli. Il padre dovrebbe fare “ciao” da lontano? Perché è discriminato inquatopadre, o per la disposizione governativa di mantenere il famoso metro di distanza? Sarebbe interessante farsi spiegare, secondo Mar.Ming., come fanno le madri italiane a cullare i figli per farli addormentare, fare loro il bagnetto, coccolarli quando piangono, imboccarli o dar loro il biberon quando sono piccoli, cambiare il pannolino, ecc.., il tutto senza contatti stretti tra le persone. Considerato poi che si tratta di madri che magari escono a portare giù il cane e a fare la spesa, o di lavoratrici che vanno ogni giorno in ospedale, alla cassa di un supermercato, al banco di una farmacia, allo sportello di un ufficio postale.

Non sempre un cronista sa quello che scrive. Ma deve scriverlo, sente l’irrefrenabile bisogno di servire un assist ai centri antiviolenza che in questo periodo lamentano un calo drastico, oltre il 50%, delle segnalazioni. Allora arriva la segnalazione del maltrattamento per interposta persona (se saluti la figlia commetti un reato sulla madre) nuova fattispecie di reato creata ad hoc. Già i ricorsi a Telefono Rosa & C. sono precipitati, inoltre se quelli residui sono di questo tenore…


Necessità oggettiva o malignamente soggettiva?


E in ogni caso, anche volendo considerare l’eventuale irresponsabilità del padre, qualora volessimo immaginare il quadro più drammatico, cioè che sia positivo al virus, è lecito chiedersi a cosa serva l’intervento di Telefono Rosa. Se lui fosse infetto, salutandole col bacio avrebbe già contagiato le figlie. A cosa serve ora allontanarlo  definitivamente? A proteggere le bambine da un virus che hanno già preso, o a soddisfare l’odio materno? In sostanza, si tratta di una necessità oggettiva (la protezione dal contagio) o malignamente soggettiva (la ritorsione materna)?


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