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Il mito e la pallottola d’argento

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grafica_mitoSovente ho definito quella della violenza sulle donne e dei femminicidi un mito. Non è una parola casuale. Il mito ha sempre delle radici in fatti o tendenze sociali reali, che però vengono enfatizzati nel tempo. Chi le racconta aggiunge sempre qualcosa di più o di meglio e, una volta raggiunta la dimensione convincente, tutti lo assorbono e lo considerano verità. Interi stati o comunità si basano su miti, che per continuare ad assolvere alla loro funzione devono essere costantemente alimentati. Quando questo processo si interrompe, i miti cadono, come statue tirate giù a forza, e si infrangono, solitamente dopo uno schianto rovinoso contro la realtà dei fatti. Ebbene, in questo senso la violenza sulle donne e dintorni ha tutte le caratteristiche del mito.

Prendiamo la recente notizia relativa a Bruna Bovino, uccisa nel dicembre 2013 nel centro estetico che gestiva. Accusato del delitto e condannato a 25 anni di carcere, Antonio Colamonico, allora compagno della donna. Dopo quattro anni e mezzo di galera, l’uomo è stato dichiarato innocente “per non aver commesso il fatto” dalla Corte d’Appello di Bari. Lunghe indagini difensive hanno totalmente scagionato l’uomo, che si era sempre professato innocente, e che tale era, prove alla mano, oltre ogni ragionevole dubbio. Eppure quelle indagini avrebbe dovuto farle la Procura, non ci voleva molto, bastava incrociare le celle telefoniche. Invece Antonio si è fatto quattro anni e mezzo di carcere, lasciando un figlio di due e mezzo, che ora ritrova cresciuto e forse anche estraneo.

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persone_bovinoNon meno grave, il vero autore del delitto è oggi ancora libero. Ma il peggio del peggio sta nel fatto che quell’omicidio ai tempi e ancora oggi entra nelle statistiche dei “femminicidi”. Sono certo che non verrà espunto, ancor meno oggi che il conteggio reale è bassissimo, e ci si affida a questioni definitorie per poterlo gonfiare. Chi alimenta il mito, su cui si costruiscono carriere politiche e non, si fa business, programmi TV, libri e pièce teatrali, non ha alcun interesse a mostrare i dati in calo. Tanto meno ha interesse che il fenomeno scompaia, se mai accadrà (come si spera). E per alimentare il mito, quattro anni e mezzo di galera per un uomo e padre innocente sono tutto sommato accettabili. L’importante è che il mito si imponga sempre di più, anche oltre il limite del paradossale. Fino a reperire sui social network donne che arrivano a dire con grande disinvoltura cose come questa (screenshot preso ieri):

varie_facebook

Il mito cresce, non trova ostacoli, alimenta una narrazione tossica di cui fanno le spese tantissimi soggetti: gli uomini e i padri, le vere vittime, le persone prive di difesa. Mentre altri su tutto ciò prosperano, dal più miserabile dei criminali, come l’uomo che ha ucciso Bruna Bovino, al più importante uomo del mondo. Sì, mi riferisco a Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti. Incalzato da un giornalista CNN con domande scomode, invia una stagista della Casa Bianca a togliergli il microfono. L’uomo semplicemente lo impugna con più forza, resistendo allo scippo e continuando a parlare. La concitazione, si vede bene dalle immagini, fa sì che accidentalmente appoggi una mano sul braccio della ragazza. Ben felice di togliersi da una situazione spinosa, Trump lo accusa di averla maltrattata.

Il giornalista, zittito ed etichettato ingiustamente, si siede e tace. Presumibilmente non metterà più piede alla Casa Bianca. E questo perché Trump, dipinto da sempre come misogino (“grab ‘em by the pussy”, disse in campagna elettorale riferendosi alle donne), al bisogno si è armato e ha sparato la pallottola d’argento. Un intero gigantesco mito basato sul poco, sul quasi nulla, scagliato addosso a una persona scomoda, che così viene annientata. Il mito della violenza sulle donne è uno strumento multiuso, di superba efficacia, che si alimenta di questi suoi usi disonesti, di una diffusione sociale tossica e della rimozione di qualunque fatto reale che possa smentirlo. Ma rimane un mito, come tale non ha vita eterna. Morirà in modo naturale. Si tratta solo di fare ogni sforzo perché anche quella vergognosa statua cada abbattuta il più presto possibile.


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8 thoughts on “Il mito e la pallottola d’argento

  1. buonasera.
    A parte Trump, che a me non piace per nulla…segnalo questo come OFF TOPIC

    La enorme statura morale di Asia Argento descritto dalla mamma, Daria Nicolodi e moglie di Dario.
    Il figlio avuto da Morgan venne affidato alla nonna, a dimostrazione della assoluta incapacità genitoriale di A.A.

    buona lettura a tutte le eroine del #metoo

    https://dilei.it/vip/fotonotizia/asia-argento-e-sua-mamma-daria-nicolodi-insulti-su-twitter/571377/attachment/daria-nicolodi-cosi-mi-insulta-mia-figlia-asia/

  2. Se il cronista della CNN si fosse limitato a dare il microfono per consentire ai colleghi di fare anche loro il loro lavoro avrebbe ancora il suo pass.

    L’appoggio della mano sul braccio della ragazza non é stato affatto accidentale, la stava allontanando e con forza da come la ragazza lo gela con lo sguardo, tanto che si sente costretto a dire “pardon me madam”. Se fosse stato un addetto in divisa, quale che fosse il sesso, sarebbe stato considerato resistenza a pubblico ufficiale e oltre alla sospensione del pass quell’arrogante si sarebbe fatto una notte in gattabuia. Ma le #metoo zitte perché é un reporter asservito ai dem, e chissenefrega delle altre decine di episodi in cui ha sfoderato la sua arroganza nei confronti di un’altra donna, ovvero la responsabile dell’ufficio stampa della Casa Bianca.

    Hanno voluto usare quest’episodio di violenza modestissima, ma di enorme mancanza di rispetto verso chi faceva solo il suo lavoro come scusa per liberarsi di uno stronzo? Ben venga, a parti invertite sarebbero lí a invocare la forca sulla pubblica piazza.

    1. E’ un’altra chiave di lettura. Non vedo intenzionalità nel gesto del giornalista. Vedo invece pieno calcolo nella reazione del Presidente.

      1. Salve Davide, l’articolo è ottimo come al solito. Mettere in evidenza come Trump abbia usato la “pallottola d’argento” (non entro nel merito della vicenda particolare e nemmeno nel discorso politico più generale in atto in USA) ci fa capire come effettivamente certe questioni abbiano preso una piega tale per che la forma può prendere il sopravvento sulla sostanza. Continua così, io faccio del mio meglio per convincere la cerchia dei miei amici e conoscenti a venire a leggere qui: questi temi ormai ci toccano tutti da vicino (pensa che credevo di no, che le persone che ho vicino non fossero prese da certi demoni e invece… la penetrazione di certe idee è capillare… sono davvero preoccupato…). Un caro saluto, tieni duro, cercherò di farti una mano.

        1. Caro Michele, il cancro è molto più profondo di quanto si pensi. Rimuoverlo sarà difficile e dolorosissimo. Occorre farlo avendo ben chiaro l’obiettivo: uomini e donne sono stati progettati per stare assieme, per cooperare, per costruire insieme un futuro migliore, non per farsi la guerra senza quartiere.
          C’è un’ideologia ormai radicata che prospera sul conflitto tra generi. Va eradicata con ogni mezzo. Per tornare a un anno zero dove progettare insieme il percorso che ci porti direttamente all’anno tremila.
          Grazie per il tuo supporto, di cuore.

    2. A favore di Trump anch’io. Ha usato le stesse arme dei democratici contro di loro. In più ora c’è lui alla casa Bianca e che detta le regole ???? se in classe si parla di un argomento e c’è un alunno “indisciplinato” la maestra lo allontana. Penso che sia sempre stato così e chi si fà “scudo” con le donne e con questa farsa del femminismo non merita rispetto anche secondo me ???????? Ma Trump dopo questo episodio non smetterà di essere inviso alle femministe del suo paese. È una lotta impari ???? dove c’è chi sceglie di perdere con onore e Trump non ha riserve a fare di tutto per vincere. Il giornalista dem se l’è meritato anche secondo me

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