Il Movimento 5 Stelle mente per intestarsi il “Codice Rosso”

persone_evangelistaInsieme al riciclo della bufala del “femminicidio” tramite contagio HIV, roba vecchia di cui avevo già parlato qui, circola molto sui social in questi giorni, e mi è stato molte volte segnalato, un video dove Devis Dori ed Elvira Evangelista, rispettivamente deputato e senatrice del Movimento 5 Stelle, parlano del “Codice Rosso”. Per una mera questione di mia igiene mentale non ho guardato il video, che dura due minuti e venti. Mi sono limitato a leggere il commento che lo accompagna: “In Italia viene uccisa una donna ogni 72 ore. Le vittime di stupro sono circa 650mila. Nove donne su dieci, però, non riescono a denunciare. C’è troppa urgenza di intervenire, per questo dovevamo approvare al più presto la nostra proposta sul codice rosso e le norme antiviolenza su donne e bambini”. Segue la segnalazione dell’evento del decennale del Movimento, in ottobre a Napoli, e una richiesta di soldi.

Rischio la ripetitività ma di fronte a mistificazioni così, ribadire alcuni concetti di verità è fondamentale. Semplicemente non è vero che in Italia viene uccisa una donna ogni 72 ore (o ogni tre giorni, come preferite). Dori ed Evangelista potrebbero menzionare la vittima di 3, 6, 9, 12 giorni fa? No di certo. La costruzione retorica di cui anche loro fanno uso non ha fondamento. Se il riferimento è al “femminicidio”, ovvero all’omicidio di una donna da parte di un uomo per movente di oppressione, possesso, gelosia, allora da inizio anno siamo a 14 vittime (inclusa quella di ieri a Torino). Se parliamo di omicidio generico, allora il numero di uomini uccisi è di molto maggiore, e quelli uccisi direttamente o indirettamente da donne è del tutto paragonabile al fenomeno inverso. Dunque ci si muove tra la falsità e la non emergenza, dato atto che il fenomeno omicidiario è generalmente in calo, per fortuna, in Italia


Il Movimento 5 Stelle semplicemente mente dicendo che in Italia viene uccisa una donna ogni 72 ore.


Movimento 5 Stelle stupro videoLe 650 mila vittime di stupro sono poi un vero e proprio esercizio di fantasia. Ovvero propaganda, in bocca a dei politici. Le denunce per stupro in Italia sono su una media annuale di 7-8.000 a fronte di un migliaio scarso di condanne. Per arrivare alla cifra sparata dai due parlamentari dovremmo supporre che i casi “nascosti” siano cento volte tanto. Il che può essere forse in un paese in guerra. Senza contare che si tratta del reato a maggiore incidenza nella popolazione immigrata, così denotando non un problema di relazione verso le donne, ma un’anomalia a monte riguardante le politiche di accoglienza, asilo o umanitare, comunque le si vogliano chiamare. Certo i due furbacchioni del Movimento 5 Stelle cercano di sfangare la bugia dicendo che “nove donne su dieci non riescono a denunciare”. Non si capisce cosa impedisca loro di farlo, ma in ogni caso trattandosi di una questione non verificata, senza alcun dato a supporto, cioè di un non-fatto, menzionarlo è una forzatura, quando non una mistificazione. Le donne hanno una pletora di strumenti di protezione e difesa, la propaganda pro-denuncia è dilagante. Difficile ritenere ragionevole che a 8.000 denunce annuali corrispondano 642 mila donne trattenute non si sa bene da cosa. A meno che, ovviamente, non si sia in malafede.

Fin qui siamo alla mistificazione classica, insomma, niente di nuovo o che non sia già stato sbugiardato su queste pagine. I due grillini però vanno oltre. La crisi politica incombe, Salvini da alleato è diventato nemico, dunque à la guerre comme à la guerre, tutto diventa lecito, anche il paradosso. Ed ecco allora che il Movimento 5 Stelle cerca di intestarsi il “Codice Rosso”, che nel messaggio viene venduto come farina del sacco grillino. Sebbene sia ampiamente noto che quell’obrobrio sia frutto della mente perversa di Giulia Bongiorno, deputato e ministro in quota Lega, con il concorso di Michelle Huntziker (ovvero del loro centro antiviolenza “Doppia difesa”), la complicità furbesca di Matteo Salvini e il ruolo di pupazzo parlante del Ministro Bonafede. Niente hanno a che fare i parvenu della politica italiana con l’iniziativa oppressiva e antimaschile voluta, ideata e messa in atto da alcune estremiste tramite la Lega. Eppure il M5S, ora che è in atto la notte dei lunghi coltelli tra ex alleati, cerca di appropriarsi anche di quello. D’altra parte il loro partito l’ha fondato un comico, dunque ci sta.


Il “Codice Rosso” è un monstrum voluto da Giulia Bongiorno e dalla sua “Doppia Difesa”.


Movimento 5 Stelle CoffariMa non basta: i due decidono di sfiorare il ridicolo, anzi di entrarci fino alla punta dei capelli, menzionando fantomatiche “norme antiviolenza su donne e bambini”. Proprio loro che sono stati tra i maggiori oppositori del progetto di legge di riforma su separazioni e affidi che, pur nella sua ampia perfettibilità, avrebbe riconosciuto ai minori il loro inalienabile diritto alla bigenitorialità, ora hanno la faccia tosta di parlare di protezione dei bambini. Loro che alle ultime politiche hanno candidato l’Avvocato Girolamo Andrea Coffari, difensore e sodale di Claudio Foti, il letterato improvvisatosi psicologo a tutto danno di un numero incalcolabile di bambini in tutta Italia. Loro il cui leader ebbe a dire “mai con chi ha coperto i mostri di Bibbiano” e che ora manovra per un accordo con costoro… Proprio loro adesso hanno la faccia tosta di utilizzare i bambini per cercare di recuperare il consenso calato a picco in mesi di inettitudine e contraddizioni al governo. Se non fossero tragiche, sarebbero davvero le comiche di chiusura di una classe politica impresentabile e pericolosissima.


Il Movimento 5 Stelle non ha le credenziali per parlare di bambini e minori.


Posso dire di conoscere piuttosto bene il Movimento 5 Stelle. Ero presente al Teatro Smeraldo di Milano, il 4 ottobre 2009, quando fu fondato. Ne frequentai i circoli (“MeetUp”) per alcuni mesi, seguendone le attività e partecipando a diverse iniziative in vista delle elezioni regionali del 2010, per le quali però il partito di Grillo non riuscì a presentare alcun candidato. Buona parte della mia esperienza è poi confluita, tramite un’intervista, nel libro “Grillo vale uno” di Mauro Carbonaro. Insomma, sul Movimento 5 Stelle posso parlare con una significativa cognizione di causa, per sostenere che in esso, allora come oggi, si trova un 10% di persone dedite, oneste, pulite, preparate, professionali, appassionate e in buona fede. Il restante è costituito di un 80% di zucche vuote convinte di avere diritto a una rivalsa sociale, persuase di essere state defraudate da qualcuno di un destino luminoso che ritenevano di meritare. Sono gli utili idioti sempre presenti in tutte le società, che la diffusione dei social e di internet ha moltiplicato a dismisura e a cui Grillo ha dato un potere smisurato. C’è poi un restante 10% di vere e proprie carogne DOC, prostitute provenienti da altre forze politiche che cercano di ricicciarsi e di ricostruirsi una verginità in un partito tutto nuovo.

Movimento 5 Stelle Beppe GrilloSebbene nel M5S non esista democrazia interna, è la maggioranza a schiacciare il 10% di persone per bene. Sono gli asini e le carogne che, con la benedizione della società privata proprietaria del movimento, vanno a costituire il corpo dirigente del partito e i suoi rappresentanti istituzionali. Chiaro, in un guazzabuglio del genere qualche persona preparata riesce a scivolare tra le pieghe, ma sono vere e proprie eccezioni. La regola è la contraddizione, il tutto e il contrario di tutto, il non-plus-ultra del trasformismo, la retorica pigliatutto buona per chi cova un livoroso revanscismo sociale. In questa brodaglia di coltura è naturale che gente del tutto ignara di ciò di cui parla si appigli a formule come “una donna uccisa ogni tre giorni” o “650 mila stupri” per cercare di calamitare il consenso facile. Solo da un’aberrazione politica come il M5S può però arrivare il tentativo di scippare un monstrum giuridico come il “Codice Rosso”, appuntandoselo al bavero come fosse un merito, sebbene in realtà vada attribuito a un’altra forza politica. Non resta da sperare che sempre meno persone caschino nel tranello e che la pochezza degli argomenti e di chi li usa resti nella memoria di chi poi dovrà muovere la matita sopra la scheda elettorale.


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