STALKER SARAI TU

Il padre, questo nuovo sconosciuto

Questo blog ha interrotto le pubblicazioni il 14/09/2020, dopo 4 anni di attività.

Le sue tematiche sono ora sviluppate da una nuova piattaforma:

LA FIONDA

https://www.lafionda.com

<

di Giuseppe Augello – Diceva James Joice: “Un padre, un male necessario”. A 72 anni dalla morte dell’autore dell’Ulisse, il padre sembra non essere più ne un male né un bene, semplicemente non è. Infatti non è ritenuto neanche necessario, oltre quell’attimo fuggente dovuto a motivi puramente biologici. L’era è quella del fallimento di un sistema educativo, della rinuncia alla forza dei simboli. I figli del Terzo millennio e i loro padri sconfitti e confusi sono creature smarrite, in bilico su un vuoto. L’emancipazione della donna a scapito della demancipazione dell’uomo padre, ha scambiato del tutto quello che ottusamente e offensivamente viene definito “sistema patriarcale” semplicemente col nulla, il vuoto educativo lasciato dalla polverizzazione dell’autorità burbera ed affettuosa del padre, che lasciava alla madre il sacro ruolo della preservazione dei sentimenti più teneri. “Qualche anno fa” dice lo psicanalista Luigi Zoja, autore del Gesto di Ettore, pietra miliare della saggistica sul rapporto padre-figlio, “una mia paziente disse una frase che mi colpì molto. Sosteneva che ‘nella famiglia tradizionale di una volta il padre era un tiranno, ma era un padre. Forgiato dall’enorme sacrificio del lavoro e talvolta della guerra, era l’unico custode di una attitudine alla sopravvivenza che veniva trasmessa ai figli. Nella famiglia di oggi, il padre è spesso un idiota seduto davanti alla televisione’. Una frase terribile che purtroppo rispecchia sempre più la nostra realtà. I padri hanno assorbito un complesso di nullità che, di fatto, li porta a rinunciare a qualsiasi tipo di ruolo educativo”.

C’è da chiedersi se, nel rapporto sempre strettissimo tra storia umana ed evoluzione dei sistemi economici, la fine del ’68 che ha distrutto l’idea del padre “patriarcale” non sia stata in realtà la logica conseguenza di un mercato capitalista che prima, nell’epoca storica precedente, divorava mano d’opera e braccia da lavoro di cui aveva grande necessità e a buon mercato, nell’interesse della produzione di beni. Ma creando anche una classe di detentori di diritti forti della posizione di produttori. Poi, con la meccanizzazione del lavoro, il potere economico sposta il suo interesse dalla parte della produzione a quella del consumo di massa, che abbisognava di un corpo sociale destrutturato di consumatori senza regole, di una società edonistica il più possibile senza limiti, nella corsa sfrenata all’avere più che all’essere. In questo senso era necessaria la frantumazione della famiglia come cellula regolatrice tra i desideri e le leggi, da sostituire con cellule impazzite nella corsa alle pulsioni stimolanti dei consumi di ogni genere, al di fuori da ogni limite imposto, anche morale. Non si vuole affermare che tutto ciò che è avvenuto è il prodotto di un preciso disegno, ma di leggi economiche e di sistema sociale che ne consegue, che rende utile far circolare come sovrastruttura di idee quelle più consone ad adeguarsi all’evolversi economico della società.


Ti piace questo articolo? Supporta questo blog con una donazione. Grazie!


Secondo una recente ricerca del Censis: oltre il 39 per cento degli italiani pensa che il padre non rappresenti più non solo l’autorità col quale aver da fare sin dalla tenera età, ma neanche il senso del limite, delle regole. Giuseppe Roma, direttore del Censis, ritiene che. in questa realtà così cruda, non pochi padri si trovano inoltre a fronteggiare spesso figli quarantenni che dipendono ancora da lui. La generazione dei padri che avevano fatto la guerra era distante: miti a volte odiati. Quelli di oggi sono frivoli, ludici, costretti ad adattarsi a mogli sempre più esigenti e impegnate. Che rivestono il ruolo del “pater familias” di una volta anche nei loro confronti. Siamo all’evaporazione della figura paterna? Sostiene Massimo Recalcati, psicanalista lacaniano e autore di “Cosa resta del padre?”: “Il posto del padre che è in grado di dire l’ultima parola sul senso della vita e della morte, del bene e del male, del giusto e dell’ingiusto, è come il balcone di San Pietro nel film di Nanni Moretti “Habemus Papam”: irrimediabilmente vuoto. Allora il problema è quello di fare a meno di quella rappresentazione carismatica ereditaria e onnipotente, consegnata irrimediabilmente alla storia. E che cosa resta, allora, nell’epoca in cui il balcone di San Pietro è vuoto? “La mia risposta” dice Recalcati “è che resta un padre antieroe, un padre povero cristo, un padre testimone; semplicemente forse un padre che, sebbene non sappia più dire quale è il senso ultimo della vita, sa mostrare con la sua vita che si può vivere in questo mondo dando un senso alla vita. Un uomo che con la sua vita mostra semplicemente ai figli che si può resistere, e forse che si può stare al mondo con soddisfazione”.

Divorzi e separazioni sono cresciuti impetuosamente, come dimostrano i dati Istat: rispetto a 10 anni fa l’incremento è del 101,4 per cento per i primi e del 63,3 per le seconde. Con il risulato di 150 mila figli all’anno coinvolti nella dissoluzione delle famiglie e nella nascita di un nuovo tipo di padre: il single post matrimonio che si trova a tentare di svolgere il suo ruolo con difficoltà ancora maggiore, deve fronteggiare molto spesso una guerra di annientamento psicologico intentatagli dalla ex moglie/madre, che trasferisce un conflitto a figli interessati più ad un assegno mensile che al patrimonio di esperienza di quel papà che una volta “sapeva tutto”, sempre pronto ad insegnare a vivere. Anche quando giungeva il momento salutare della rottura di un rapporto, nell’impeto di ribellione dell’adolescenza, vera palestra finale prima della proiezione dei figli nel mondo degli adulti. L’abdicazione dei padri a fare il loro mestiere, cioè a rappresentare per il figlio il passato da superare, il vecchio da cui allontanarsi, ha creato una generazione di ragazzi che non si alzano dal divano, non hanno alcun motivo per porsi in contrasto con il padre e sono inevitabilmente destinati a soccombere davanti alla vita vera”. I cambiamenti dentro le famiglie negli ultimi anni hanno stravolto i ruoli. I padri postmoderni non volendo essere accusati di ciò di cui loro accusavano i loro padri sono più accudenti, più sensibili, più disponibili alle cure. Si avvicinano i generi, è l’epoca del ‘mammo’, che è solo una interpretazione moderna della paternità.


Ti piace questo articolo? Supporta questo blog con una donazione. Grazie!


Il neuropsichiatra infantile Stefano Benzoni (“L’infanzia non è un gioco”, Laterza) da anni collabora con il Tribunale dei minorenni di Milano. Vede famiglie sempre meno forti e maschi sempre più in crisi. “Si è passati dal complesso di Edipo a quello di Narciso” dice. “I padri sono fragili perché desiderano essere amati in modo totale, come si amano le madri, e rincorrono il ruolo delle loro compagne subendo un continuo scacco”. Sono piacioni, arrivano a tatuarsi il nome delle figlie sui bicipiti ma, sempre secondo l’Istat, il 50 per cento delle mamme ha dichiarato che, nei 2 anni successivi alla separazione, i figli non avevano mai dormito dal papà. Sono i padri ludici e a tempo limitato, come li definiscono i sociologi: quasi l’84 per cento (era meno del 78 nel 1989) svolge compiti in famiglia. Il 55 per cento (42 nel 1989) dedica più o meno un’ora e mezza al giorno a leggere, giocare o parlare con i bambini. Di questo tempo il 44% è per il gioco (per la madre il 28%). Lui gioca, lei è impegnata in altro. Il risultato è scoraggiante: “I figli sono disorientati» secondo il direttore della Luiss, Pier Luigi Celli. Per contropartita, questi giovani futuri adulti delle società più economicamente sviluppate, hanno avuto quasi tutto garantito da genitori che sconterebbero il senso di colpa di averli messi al mondo se non dessero loro una vita agiata da ricchi. Una volta cresciuti, non sanno come regolarsi davanti alle difficoltà. Questo perché i genitori, madri e padri, abbandonata l’antica complicità, non li hanno più abituati alle responsabilità, a prendersi i rischi delle scelte coraggiose, col senso del diritto a pagare per i loro errori, nei confronti di un gruppo sociale cui spesso non appartengono realmente, e che viene anzi snobbato”. Sintetizza un bambino di 11 anni: “Con mio padre ho un rapporto speciale: parlo di calcio e di pisello”. Le  cose importanti della vita. Le uniche possibili grazie al ridimensionamento feroce del ruolo paterno.

Ma nessuna delle teoriche della guerra di genere contro l’uomo si chiede come vedrà un futuro maschio della nuova generazione il sesso opposto, abbandonata la speranza di allearsi con esso nella costruzione di una famiglia, se non un mero prodotto di consumo oggetto di desiderio proibito da soddisfare magari a mezzo di rapina? E l’educazione delle future donne al disconoscimento del rispetto per i ruoli, grazie a madri complici delle loro figliole contro l’autorità paterna e il ruolo sociale del genere opposto, in nome di una rottura sempre e comunque degli equilibri di genere in nome del successo personale, non porterà a donne sempre più inclini a vedere nell’uomo un mezzo utilitaristico più che un ruolo? E questa non sarà l’ennesima riprova delle ragioni di un femminismo incline a condannare la metà dell’umanità di genere maschio nel tribunale della storia riducendo gli uomini in massa in galeotti in catene? Sintomatico è il rapporto con la politica delle nuove generazioni. Da mondo di battaglie per la costruzione di regole fonti di diritti il più possibile condivisi, da terreno dello scontro ma anche del compromesso finale tra gli opposti interessi, è divenuto l’ambito nel quale far emergere il proprio interesse particolare, privilegi a scapito dell’antica educazione al rispetto di tutti i diritti degli altri, in primis dei veri deboli. Sintomatica la propaganda martellante che processa i ricchi ed i potenti come prepotenti acquirenti di sesso, allo scopo di trasferire sempre e comunque la loro colpa ad una impunita generale massa di uomini, cui togliere il ruolo di padre. Non paghi però dell’estinzione del padre-padrone, condannato come abusante della sua posizione economica, l’uomo deve pagare anche la colpa ancestrale di quel surplus genetico di forza fisica, prima volta a difendere con la vita terra e famiglia, oggi, a detta delle nuove amazzoni, rivolta sempre e comunque contro il ruolo femminile (non al suo servizio), e che li condanna tutti come “mostri da eliminare” dall’atlante della storia. Tutto fa brodo, nel calderone del mercato globale. Anche il delirio delle menti lasciate alla deriva, nell’oceano sconosciuto ove si abbandona una nuova generazione di figli senza padre. Avremo, e quando, l’ennesima rivoluzione che rimetterà l’equilibrio tra le forze sociali dove ora la tensione tra i generi è destinata a crescere come tra le falde tettoniche prima del terremoto? Con quali esiti? Lottiamo per essere pronti, potrebbe essere compito della presente o della nuova generazione un riallineamento naturale, stimolato delle categorie più vitali, alle leggi naturali violentate.


Per essere sempre aggiornato sui nuovi articoli, iscriviti alla newsletter di “Stalker sarai tu”:
Loading

47 thoughts on “Il padre, questo nuovo sconosciuto

  1. Ma io cosa devo fare, come mi devo comportare, ho finito i soldi, non ho condanne ma non posso vedere i miei figli perchè mia moglie si nasconde, mi ha denunciato dopo che è scappata coi bambini dalla sera alla mattina e dopo che io avevo denunciato la scomparsa temendo chissà che cosa fosse successo, non posso più pagare l’avvocato, non posso stare in Sardegna perchè lavoro e vivo in Francia da quasi quindici anni e non posso perdere il lavoro, guadagno 1400 euro al mese, il suo avvocato mi ha proposto di pagare 500 per non fare la separazione davanti al giudice, ma che cosa sta succedendo in Sardegna si può sapere, tutti impazziti sono ? lei mi ha denunciato alla Gendarmerìe e subito é scappata coi bambini, la Gendarmerìe l’aveva bloccata e segnalata alla Prefettura ma lei è riuscita a andarsene. Mi ha denunciato perchè non mi occupavo dei bambini, lavoro 12 ore al giorno, lei lavorava solo 4 ore, non voleva più stare in Francia e se n’è andata coi bambini. Il giudice italiano le ha dato l’affidamento esclusivo, ma quello francese la sta ricercando. Voglio vedere miei figli, solo vedere i miei figli e stare con loro, il giudice francese mi ha detto che siccome sono nati in Francia sono francesi e lei li ha portati via illegalmente ma l’Italia non accetta perchè lei mi ha fatto una denuncia anche in Sardegna dai carabinieri appena arrivata e devo aspettare ma quanto tempo ?

    1. salve Baingiu, se non erro la sua vicenda è quella seguita da TM Sassari ?
      in ogni caso, ti faccio i migliori auguri

      1. No, non sono io quello, ho capito di chi parli, io non ho mai cercato e non voglio pubblicità, il mio è uno sfogo, solo uno sfogo, quel caso che dici è arrivato ai media perché la tipa appena arrivata in Sardegna per proteggersi ha scatenato l’ira di Dio come quella sciroccata spagnola che viveva a Carloforte. Il mio caso è simile e purtroppo non é l’unico, un mio amico qui è nella stessa situazione, moglie norvegese che se n’è scappata col figlio e lui purtroppo è crollato in una depressione nera perchè non può nemmeno andarci in Norvegia perchè lì c’è una legge che permette allo Stato di togliere i figli anche alle famiglie tranquille solo per problemi economici, uno schifo completo, c’hanno pure una specie di autorità unica che agisce in autonomia preventivamente, poi i giudici decidono se una coppia può riavere i suoi figli o no e lui ha paura che li tolgono alla madre e li mandano in adozione dopo un periodo che sono detenuti da quelle bestie di quella autorità.

      2. grazie per gli auguri comunque Giannetto, anche oggi ho lavorato quindici ore a nero per racimolare un pò di soldi per pagare le spese per l’avvocato, ho trovato una donna che ha accettato di seguire il mio problema e di pagarla un pò alla volta, io miei figli non li lascio, non mollerò mai, mi rifarò una vita con una nuova compagna quando sarà il momento se arriverà ma i miei figli prima di tutto

  2. @ned : #il-Pasdaran-del-“Progresso”-a-tutti-i-costi

    A proposito del tuo disprezzo nei confronti della famiglia “maschilista” tradizionale.
    Cerca di capire 1 (uno) cambiamento dal punto di vista maschile (e femminile).
    Una volta l’uomo tornava a casa e trovava la cena pronta, la casa in ordine e i figli educati : vita comoda.
    Ora l’uomo torna a casa … e deve ricominciare a lavorare di nuovo, per la cena, la casa e i figli : vita scomoda.
    – idem per la moglie, che deve combattere anche lei su due fronti, lavorando il doppio di prima –

    Personalmente adoro la vita comoda.
    Sorprendentemente, però, esiste una quantità di gente, come ned, che adora complicarsi l’esistenza in tutti i modi possibili ed immaginabili.
    E’ una forma di masochismo … direi una specie di bondage socioculturale, che non è nemmeno divertente.
    Figliolo, stai in campana, perchè anche se tu otterrai quella perfetta intercambiabilità di ruolo che tanto auspichi … tu e tua moglie continuerete a mangiarvi il fegato a pezzettini : perchè dovrete lavorare tutti e due il doppio, dentro e fuori di casa.
    Game Over

    1. “Una volta l’uomo tornava a casa e trovava la cena pronta, la casa in ordine e i figli educati : vita comoda”. Veramente a quell’epoca non è che l’uomo tornava a casa dal bar o dal calcetto, lavorava 10-12 ore al giorno nei campi (caldo o freddo che facesse), in fabbrica, in fonderia, era ovvio che i lavori di casa non toccassero a lui. Ci mancava pure che i minatori di Marcinelle dovessero cambiare i pannolini tornando a casa. Oggi fortunatamente la maggior parte degli uomini non devono più autodistruggersi (perché questo era quello che dovevano fare: autodistruggersi) per portare il pane a casa e giustamente e meritatamente si dedicano anche alla famiglia, checché ne dica certa gentaglia, nonostante i vari sabotaggi che subiscono da parte della società (niente congedi di paternità, diritto di famiglia vergognosamente misandrico, ecc.). Trovo stupefacente quanto anche in ambito MRA spesso ci si beva la narrazione fasulla del femminismo secondo cui gli uomini se la divertivano, a loro conviene perché instillano il senso di colpa atavico nei maschi, cosa invece ce ne venga a noi credendo a questa falsità non lo capisco.

      1. “Una volta…”
        Come andavano le cose “una volta…”? Come le descrive la storiografia femminista. Lui in carriera, a fare la bella vita, a socializzare. Poi in casa padrone in quanto portatore del reddito e parassita. Infine a letto …abusatore. Storia di ladrocinio, parassitismo, violenza e abusi in ogni forma e luogo e sotto ogni aspetto.
        .
        Questa è la vera storia per Ned e per la quasi totalità di quelli che scrivono libri e articoli sui maschi e sui padri.
        .
        Quel racconto ha lo scopo di liquidare il valore degli UU, ossia, direttamente: di liquidare gli UU, di consentirne l’esistenza solo a patto che paghino da qui all’eternità quel debito immenso.
        Dobbiamo riconoscere questo: che il racconto femminista è stato assorbito (con il latte materno) e fatto proprio da tutti. E dobbiamo sospettare di esserne ancora imbrattati (qua o là) persino noi che da una vita ci stiamo ripulendo, lavando, sterilizzando da quel liquame.
        .
        Figuriamoci la massa…
        .
        Patriarcato = epoca in cui:
        – gli uomini avevano prestigio
        – le loro parole avevano valore
        – le figlie non urinavano sulle tombe dei padri

          1. …detto da chi si permette di giudicare centinaia di migliaia di padri separati dal basso dei suoi pregiudizi fascistoidi 😀

          2. Paol* hai sparso otto miliardi di megabyte in giro per la rete spiegando in ogni minimo dettaglio qual’è il tuo pensiero.
            Chi vuoi far passare per fesso ora?
            Fai la persona seria una volta nella vita se ne sei capace…

            1. io non penso affatto che ogni singolo uomo sia uno stupratore e abusatore di donne, io non lo sono, mio padre non lo è, neanche i miei amici ,ho detto più volte che gli stupratori sono una minoranza. Forse vi sfugge che quando si parla di patriarcato si parla di un sistema (oggi meno forte in occidente, per fortuna) che centra molto relativamente con i comportamenti dei singoli. E’ come col capitalismo: chi critica il capitalismo non odia i singoli capitalisti nè pensa che ogni singolo industriale della Terra sia un bieco mostro che tiene gli operai al lavoro 18 ore al giorno in condizioni insalubri per paghe da fame, il capitalismo è un sistema non ha a che fare con la bontà o la cattiveria del singolo.

              1. Tutti gli uomini che hanno un minimo valore hanno le potenzialità di essere sia uno stupratore che un assassino.
                Solo quelli che non valgono nulla non potrebbero farlo in nessuna circostanza.
                Il valore di un uomo non sta nell’INCAPACITA’ di fare una cosa, quella è un disvalore. Il valore sta nella capacità di fare cose orribili combinate alla DELIBERATA DECISIONE di non farle.
                Saresti capace di ammazzare Pol-Pot se tornassi indietro nel tempo e ne avessi l’occasione? Se la risposta è no, non vali molto.

                Il paragone tra capitalismo e patriarcato non regge: fammi un esempio di capitalisti morti per salvare i loro operai.
                Il patriarcato è un sistema che MOLTO grossolanamente si può semmai paragonare agli inizi del feudalesimo: in un ambiente ostile i braccianti si mettevano sotto la protezione di un possidente con uomini armati che li proteggeva, in cambio inizialmente di una quota relativamente contenuta di ciò che loro producevano. Solo agli inizi del feudalesimo però, perché i rapporti tra i sessi non possono, per ragioni biologiche, degenerare in squilibri analoghi a quelli del feudalesimo sviluppato.
                Il paragone per quanto molto grossolano stavolta regge perché agli inizi del feudalesimo ci furono casi di possidenti morti in battaglia per salvare “la loro gente”.

  3. Considerazioni da condividere.
    Osservo solo questo.
    1- I citati Zoja e Recalcati (insieme ad altri) analizzano – da tempo – ferite, ematomi e fratture della paternità . Bene. Da dove giungano questi mali però non lo dicono. Si limitano a vaghi e innocui cenni al “nuovo ruolo… all’emancipazione… delle DD” se la cavano con rimandi al “femminismo estremista…” ad “un certo femminismo…”. Chiamano in causa la Modernità, il Capitale, e così via. Posizione che non costa nulla, che non preoccupa nessuno e che consente di conservare le posizione acquisita in ambito accademico e mediatico.
    Sul piano analitico ovviamente fanno proprie acriticamente le posizioni del femminismo. Leggono la storia come la legge il femminismo, usano termini/concetti del femminismo etc. (ad es.: che il patriarcato sia esistito, è, per essi ovvio, ed aveva i connotati delineati dalla storiografia femminista.
    Al movimento maschile ed ai padri separati essi non hanno mai dato nulla.
    Il femminismo non ha nulla da temere da loro. Tanto è vero che vengono tranquillamente citati in testi(e pubblicazioni femministe.
    .
    2- Cura e accudimento. Che D sia naturalmente più accudente di M è cosa universalmente nota e indiscutibile. Tuttavia è stata messa in discussione e negata come mistificazione femminista da una parte del movimento maschile. Quella “verità” infatti dice questo: la madre/moglie che accende il fuoco e scalda le vivande è accudente. Il padre/marito che ha tagliato e portato a casa la legna e gli alimenti NON STA ACCUDENDO nessuno.
    .
    E’ un uomo in carriera.

  4. appunto,
    per 40 anni si e’ parlato moltissimo dei diritti della donna, mai dei doveri.
    Si sono propagandate le “nuove opportunita’ lavorative”, e stupidamente sottovalutati i nuovi oneri che le giovani si dovevano assumere.
    Una generazione di ragazze e’ cresciuta illudendosi che il femminismo fosse una comoda strada in discesa.

    1. Il femminismo è una strada in discesa, si pensi alle quote rosa, a chi ha partorito questa corsia preferenziale e all’ideologia della parità di genere, a chi cavalca questa follia e a chi ne trae maggior beneficio. Forse le donne capaci e preparate ? no di certo.

      1. cara Marta, ti ringrazio per la osservazione e mi permetto di aggiungere: sto aspettando il bel giorno in cui
        ci si renderà conto finalmente dei soprusi, delle discriminazioni e delle voglia di prevaricare di certe donne
        (non tutte!) che hanno grossi poteri in mano.
        Sto parlando esattamente di donne di POTERE che prevaricano: quando si capirà che razza di meccanismo
        si è messo in moto, allora forse parecchie donne oneste (la gran maggioranza) capiranno cosa è questa
        immensa porcata delle quote rosa e dei privilegi di genere.

        Mia “lenzuolata” di like per xyz, Daniele V e RDV.
        v. loro commenti precedenti.

  5. bellissimo articolo di Giuseppe Augello col quale concordo al 150% ove fosse possibile…
    Credo che lo scenario intravisto dall’imperdibile Lacan negli anni 40 sia ormai in fase di realizzazione (liquefazione della misura
    maschile). Questo annichilimento del padre ha tanti autori e tante paternità, ma oltre alle femministe ci metterei
    anche filosofi alla Cazzullo che esaltano la donna come protagonista del XXI secolo.
    Per quanto riguarda l’economia, a mio modo di vedere Augello ha ulteriormente centrato la questione.

    io citerei anche la crisi del 2009 partita dal crollo di lehman bros, e lo dico perchè quegli anni mi fanno pensare
    parecchio se è vero che in tutti questi anni è iniziata la recessione più grave con blocco anche della inflazione
    nonchè ovviamente un aumento della disoccupazione, con scarsa crescita dei consumi.
    Proprio in quegli anni (2010-2013) cioè quando la crisi ha iniziato a mordere, ho notato una impennata
    delle separazioni, non solo dovute a incompatibilità caratteriali ma anche a motivi più sostanziosi.
    ho verificato leggendo dei dati che proprio in quello scorcio di anni vi è stato un crollo del matrimonio
    come istituzione storica, ed un crollo di coppie “storiche” e affiatate.
    Come si spiega che famiglie anche benestanti, apparentemente solidissime, sono entrate nella spirale della crisi?

    L’economia ancora una volta semina il terreno, società e cultura si adeguano.
    Il matrimonio come istituzione storica, base della famiglia tradizionale, è destinato ad estinguersi nel
    giro di 20 o 30 anni.
    il legislatore si adegua alle nuove tendenze e detta le norme delle relazioni di fatto o per le nuove
    convivenze. Si capisce che l’antico valore della “fedeltà” si è sfaldato in virtù dei nuovi costumi
    e dalla Cirinnà viene fato sparire il suddetto dovere di origine “coniugale”.
    i giudici in questo marasma tentano di adeguarsi al vortice crescente delle pulsioni in seno alla società,
    si inventano il criterio (americano) della “maternal preference” basato su discutibili teorie scientifiche
    (quindi anche peggio a quanto accade con la Alienazione Genitoriale) e fanno scelta di campo di
    far gestire l’assetto al coniuge collocatario (figura inesistente ex lege).
    le spaventose tensioni economiche nella famiglia post divorzile “battezzano” un totale ripensamento
    dell’assegno divorzile, ora rimodulato su ben diverse basi rispetto al 1990.
    In questa situazione un peso enorme, insopportabile, viene gravato sui padri separati e divorziati
    sacrificati sull’altare del defunto ideale matrimoniale.

    restano in mezzo al guado, le vecchie coppie , quelle anni 80 e 90, già crollate o in fase imminente
    di “fallimento morale”, che costituiscono la gran massa degli affari divorzili gestite in seno alle corti civili.
    Ecco la figura di parla in modo illuminato proprio Augello, questo single post separativo che deve
    combattere una battaglia immensa, per mantenere il file rouge del legame affettivo, per resistere al
    ricatto economico delle ex, per imporre ove possibile le proprie “regole” in un terreno devastato
    dal velleitarismo femminista e del donnismo .-

  6. aggiungo una considerazione all’ottimo articolo di Davide e dallo spunto che ci fornisce con la sua riflessione Eric, nella moderna società, la famiglia ha bisogno che ci siano due entrate, queste hanno fatto si che le funzioni tipicamente materne fossero divise equamente tra madre e padre ( ecco perché la figura del mammo ), producendo due conseguenze alquanto gravi, soprattutto nella società ( e aggiungo anche nell’economia italiana ) la donna – madre non ha più l’esclusivo ruolo di madre, pertanto una sua sempre più forte deresponsabilizzazione ( non lo fa lei, si deve arrangiare con l’aiuto del padre, e si badi bene, uso con un certo fastidio il termine aiuto, ma si tratta di una vera divisione dei compiti che prima faceva la madre ) e pertanto gli vengono perdonate delle leggerezze nella gestione del rapporto con i figli e, nel contempo, gli vengono anche perdonate delle lacune sul campo lavorativo ( eh, ma fa anche la mamma !! ) e addirittura hanno vantaggi nel raggiungimento di posizioni apicali da parte di amministrazioni o organizzazioni ( per lo più pubbliche )illuminate. Nel contempo il ruolo del padre è cambiato, fa il mammo ( compito che, sono anch’io uno di questi, lo fa meglio della mamma ) e di supporto alla madre che lavora ( per il suo lavoro !! ).

    1. Grazie Giuseppe. Per la precisione e per rendere merito a chi ce l’ha, l’autore dell’articolo è Giuseppe Augello.

    2. io direi di smettere di chiamare mammo un padre accudente e tenero, è sempre un padre (ed è paradossale che proprio chi vuole difendere la figura paterna si ostini a usare un termine ridicolizzante come “mammo”, dovreste essere i primi ad esultare per questo nuovo modo di vivere la paternità). Quanto alla madre, se il padre partecipa all’accudimento (ci partecipa sul serio, voglio dire , un padre che accudisce il pargolo assieme alla madre già in costanza di matrimonio e non si scopre accudente solo quando il matrimonio non c’è più), lei ha solo da guadagnarci, se certe donne non lo capiscono mi spiace per loro

      1. Senti *beeep*: tu non credi che ai padri interessino i figli, per questo hai scritto “la retorica dei poveri padri separati dai figli”, adesso perché prendi per i fondelli le persone facendo finta di essere a favore dei padri che accudiscono i figli?

        Questo commento dovrebbe andare bene: mi sono auto-censurato circa sua madre ????

        1. sono sempre stato a favore dei padri che accudiscono i figli assieme e d’accordo con le madri quando il matrimonio funziona. Sono un po’ più sospettoso verso quegli uomini che scoprono tutta questa voglia di accudimento (o che si scoprono “mammi” per usare le parole che piacciono a voi) solo dopo la separazione. Tutte le statistiche dicono che nonostante l’emergere dei nuovi padri, nella maggioranza dei casi è il genitore femmina a smazollarsi il pupo e finchè il matrimonio funziona al genitore maschio questo va bene (il più delle volte). Dopo le separazioni il pupo è “collocato presso la madre” perchè (il più delle volte) era collocato presso la madre pure prima solo che prima andava bene anche a papà

          1. Accade così, quando accade, perché il marito in genere deve farsi un culo così al lavoro per garantire sicurezza e benessere alla famiglia. Questo perché la moglie in genere invece di studiare neurobiologia molecolare o ingegneria informatica dell’automazione, ha preso una laureetta in lettere o scienze della formazione ed è riuscita a raccattare uno straccio di lavoro come educatrice in qualche coop sociale a 900 euro al mese al massimo. E anche a lei sta benissimo di accudire prevalentemente i figli mentre il marito si spacca il culo e fa il sacrificio di poter accudire meno di quanto vorrebbe i figli. Quando si separano la donna poi vuole l’en plein: i figli e i soldi di prima. Comodo… L’uomo invece vuole poter accudire i suoi figli, se possibile senza regalare soldi a una con cui non ha più nulla a che fare.
            Certe cazzate valle a dire in altri blog, non qui. Qui sciacquati la bocca, che su stupri e violenze puoi pronunciare le tesi che vuoi a ruota libera. Sui padri porta rispetto. Sempre. Perché sto iniziando a innervosirmi pure io, che è tutto dire…

              1. lo chiedo perchè da questi articoli e da altri mi sembra (ma magari sbaglio) di rilevare una larvata nostalgia per il padre “severo” (quando non “autoritario”) di una volta. Ma quei padri erano anche quelli che coi figli ci stavano poco perchè appunto lavoravano quasi tutto il giorno. Un padre più presente che sta coi bambini non solo per giocare un po’ ma magari prepara pappe, cambia i pannolini, magari fa i turni per le faccende di casa ecc.. non è meglio? Magari sbaglio ma mi pare che Augello nell’articolo non ne sia entusiasta.
                Insomma non si può da un lato tessere l’elogio della famiglia tradizionale, coi ruoli definiti, la mamma affettuosa e accudente sempre a casa e il padre severo che lavora e torna a casa la sera; lamentare la scomparsa di questi ruoli e poi dire che i bambini devono trascorrere lo stesso tempo con mamma e papà perchè nella tanto rimpianta famiglia tradizionale i tempi non erano gli stessi manco per niente.
                Adinolfi se non altro è più coerente

                  1. non sono io quello che rimpiange la famiglia tradizionale e i ruoli genitoriali stereotipati (mamma accudente, padre severo)

                    1. Sei tu che pensi in modo stereotipato. Le varie figure non sono per forza incompatibili. La realtà è multiforme sai?

                    2. come lo tieni insieme l’elogio della famiglia tradizionale (in cui i bambini passavano la maggior parte del tempo con la madre) con la richiesta di metà tempo con mamma metà con papà in caso di separazione? voi volete che i padri separati siano più presenti nella vita dei figli ma
                      questo non è il primo articolo in cui si deplora il post-’68 e si fa l’elogio della famiglia tradizionale, solo che in quella famiglia lì il padre era fisicamente assente per la maggior parte del tempo.In pratica la vostra idea di famiglia è: italia anni ’50 finchè si resta sposati e scandinavia 2018 in caso di separazione

                    3. Lì per lì mi era venuta voglia di spiegartelo scrivendoci su un articolo. Poi mi sono detto… al diavolo, è Ned. Si arrangi.

            1. Tra le tante cose comode per le donne “emancipate” aggiungiamo pure che i lavori piu’ sporchi e pericolosi sono ancora “appannaggio” maschile

          2. No, è impossibile, non si può essere a favore dei padri che accudiscono i figli e poi essere sospettosi verso tutti gli uomini separati che dicono che vogliono passare più tempo con i figli: è proprio umanamente impossibile avere entrambe le sincere convinzioni contemporaneamente.
            Le statistiche sono solo una scusa: prima di tutto perché i sentimenti umani di empatia verso altre persone non si basano sulle statistiche, secondo perché le statistiche sono soggette a diverse interpretazioni, terzo perché le statistiche indicano chiaramente che i padri fanno varie ore lavoro di accudimento la settimana – il fatto che statisticamente IN MEDIA lo facciano meno delle madri è irrilevante ai fini dell’empatia nei loro confronti.
            In realtà chi fosse a favore dei padri che accudiscono i figli tenderebbe a esaltare il lavoro che fanno, oltre che a credere immediatamente a quelli che dicono che vogliono stare di più con i figli.
            Le femministe hanno le loro buone ragioni per questa apparente dissonanza cognitiva: cambiano le carte in tavola quando conviene loro. La loro idea è “ai padri non spetta niente sinché le statistiche non diranno che fanno almeno il 51% del lavoro di accudimento, sino a quel momento saranno trattati come pezzi di merda – 30% e zero sono la stessa cosa”.
            Tu invece stai cercando di sembrare “progressista e moderno” ma in realtà ti da’ fastidio l’idea che ci siano uomini che hanno figli e li educhino.

            Sai qual’è una delle cose che mi piace di più? Preparare la colazione ai miei bambini quando dormono da me.
            Tu non lo potrai mai fare.

            Per quale ragione pensi di poter insultare le mie virtù genitoriali senza che io mi rifaccia su tua madre?
            Sai che se ne parlassi con tua madre probabilmente darebbe ragione a me?
            Le frasi che ripeti a pappagallo sono state letteralmente PROGETTATE a tavolino dalle femministe per offendere gli uomini in maniera apparentemente corretta e in particolare in questo caso i padri separati. La loro arma principale è la semantica.

            1. rimane il fatto che non si possono scrivere articoli come questo e altri in cui si elogia il modello tradizionale di famiglia (in cui il padre vedeva i figli solo la sera), se ne piange la scomparsa e poi chiedere che il figlio di genitori separati passi metà tempo con mamma e metà tempo con papà perchè nella tanto rimpianta famiglia tradizionale con la mamma “affettuosae accudente” e il padre “severo ma giusto” i tempi non erano affatto questi. Da un lato si vogliono tempoi paritetici sotto-intenendo che ciò cbe fa mamma può farlo anche papà anche meglio e dall’altro si elogia la famiglia tradizionale, i ruoli definiti, babbo che lavora tutto il giorno e mamma a casa che si smazza i bambini e in più tiene pulto tutto: le die cose non stanno insieme, l’ha capito pure Adimolfi che è reazionario ma coerente

              1. Mi indichi il punto dove si dice che il padre deve stare fuori tutto il giorno e la madre a casa senza lavorare?
                NON c’è.
                Sei stato troppo sui blog femministi, confondi il lavorare con l’educare: in una famiglia composta da due impiegati così come due professori, oppure più facilmente un professore e un’impiegata (l’ipergamia, esiste, bisogna farci i conti), che fanno orari più o meno analoghi, niente vieta che la madre sia “affettuosa e accudente” e il padre “severo ma giusto” – ciò che lo vieta è la svalutazione della figura del padre. E la svalutazione della figura del padre è stata causata UNICAMENTE dal femminismo: sono loro che ti hanno fatto venire il riflesso condizionato di pensare che una divisione di ruoli “severo ma giusto” e “affettuosa e accudente” implichi necessariamente che la donna non lavori.

                PS: a proposito dei cosiddetti “lavori domestici” – come la mettiamo col fatto che quando la coppia esce guida sempre lui? Come mai fare da autista non è considerato un lavoro quanto buttare giù due etti di pasta in più?
                Risposta: perché le femministe vedono solo quello che vogliono vedere.

                1. certo che si può essere affettuosi e accudenti anche lavorando e severi ma giusti anche stando a casa ma che la donna non lavori fuori casa e sia solo papà a “portare i soldi a casa” vedendo i figli solo la sera è implicito nel modello familiare tradizionalista rimpianto in questo articolo, ed è paradossale che tale modello sia rimpianto da chi dice che i padri devono passare più tempo con i figli. Nella famiglia tradizionale i padri coi figli ci stavano poco tempo.

                  (mia madre è una maestra elementare che ha sposato un operaio di una fabbrica tessile alla faccia dell’ipergamia)

                  1. mio padre è un giapponese biondo e mia madre una scandinava bruna. alla faccia della coerenza logica e della statistica.

      2. mammo perché, per tradizione ( adesso solo per quella ) la funzione dell’accudire viene svolta solo dalla mamma, ed ecco perché la si declina al maschile ( non ritengo sia offensiva, solo definisce quello che è uno stato come quello attuale )

          1. si, tu magari lo dici per fare lo spiritoso, io invece ti dico di si perché sono pienamente convinto ( sono favorevole alla divisione paritaria equivalente dei compiti, nonostante abbia letto ed apprezzato novara )

    1. non ci sono danni per un padre accudente ( tant’è che accudisce con più impegno di una madre ) è il ruolo della madre ( non accudisce ma ha anche bisogno di attenzioni e di tempo che il padre o sottrae ai figli oppure sottrae a se stesso ) è quello che preoccupa

  7. Beh io penso che tra 20/30 anni ci sarà un disastro tale tra le nuove generazioni che la gente dovrà svegliarsi per forza. Purtroppo, a quanto pare, siamo talmente di coccio che impariamo solo attraverso il dolore.

  8. Articolo molto interessante, ma credo che si sopravvaluti leggermente il ruolo del sistema economico e si sottovaluti quello della cavalleria tipicamente occidentale. Buoni esempi sono l’Unione Sovietica e la Cina comunista: parità forzata dal governo, anche oltre ciò che veniva fatto in occidente. Però entrambe le società sono rimaste più tradizionali. Secondo me perché insieme alla parità venivano e vengono richieste maggiori responsabilità alle donne: più diritti ma anche più doveri. La grande forza della donna occidentale sta nella sua mancanza di responsabilità: quasi non deve rendere conto dei suoi errori, è quasi sempre giustificata e gli uomini cavallerescamente non la attaccano quando commette abusi – prendiamo ad esempio la legge sullo stupro svedese, o le false accuse: sono di genere neutro ma funzionano a favore delle donne perché gli uomini non lanciano false accuse preventive, per paura di non essere creduti, e meno le lanciano meno vengono creduti e più le femministe si rafforzano. Mettiamo il caso che, in Svezia o in un campus americano, la maggior parte degli uomini denunciasse sistematicamente di aver subito abusi sessuali il giorno dopo ogni incontro in circostanze ambigue o problematiche, che succederebbe? Succederebbe che dopo pochi mesi le femministe inizierebbero a gridare alle false accuse e passerebbero a supportare il giusto processo. Che accadrebbe se tanti uomini iniziassero a denunciare sui social molestie subite da donne di alto profilo pubblico? Cose vere anche se magari non illegali, ma sufficientemente “immorali”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: