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Il papà di Desirée? Proprio così: un eroe.

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LA FIONDA

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persone_desireeHa attirato un sacco di critiche, e anche una spremuta di sciocchezze da un blog femminazi (non vi dico quale sennò andate a vedere e regalate dei click…), il mio articolo su Gianluca Zuncheddu, il padre di Desirée, la giovane atrocemente stuprata e uccisa a Roma. Critiche per il fatto che l’uomo non avesse né un passato né un presente puliti. Critiche perché, proprio per questa ragione, non era il caso di eleggerlo come “papà-simbolo”. In effetti il mio pezzo era particolarmente “sentito” e aveva come unica fonte quel sito web di informazione della Ciociaria. Eppure ero pienamente convinto dell’eroicità tragica del personaggio. Non mi sono sbagliato, me ne dà conferma un giornale importante, il Messaggero, con questo articolo, che ricostruisce bene la sequenza degli eventi. E soprattutto esprime la chiave di lettura giusta di quanto io avevo intuito e pochissimi altri hanno colto. Mettendo insieme gli eventi, si dice che la madre di Desirée, dopo aver inchiodato l’ex marito con un divieto di avvicinamento, gli chiede di intervenire perché la figlia ha cattive frequentazioni. E lui lo fa, dice il Messaggero, “a modo suo”. Esatto, a modo suo. E’ chiaro a tutti che stiamo parlando di un ambiente duro, difficile, non siamo ai Parioli (che per certi versi sono pure peggio). Ma soprattutto non è nostro compito giudicare le scelte di vita o la condotta penale di Gianluca. Ci interessa, almeno interessa me, vedere come si è comportato nella sua veste di padre. Il resoconto del Messaggero me lo conferma: fermo restando il tipo di persona che è, con i suoi limiti e i suoi peccati, ha osato l’inosabile per proteggere la figlia. Ha violato una disposizione del giudice e anche mentre era ai domiciliari ha combattuto. E nemmeno la marcia indietro dell’ex moglie ha convinto un magistrato, che si è mostrato rigido fino all’ultimo. Ho la certezza che Gianluca, il boss, lo spacciatore Gianluca, avrebbe rivoltato l’Italia perché Desirée non ricevesse una dose da nessuno. E’ dunque, a tutti gli effetti un eroe. Per coronarlo come tale servono però ancora due elementi: capire perché l’ex moglie l’avesse denunciato per stalking, e se mai si saprà prevedo anche in questo caso che fosse per futili motivi, se non inesistenti. L’altro è capire che se un uomo uso alla delinquenza è pronto a rinunciare alla propria libertà per agire da padre proteggendo la figlia, figuriamoci cosa può fare, cosa può provare un padre per bene. Ovvero la stragrande maggioranza dei padri. Per questo confermo ogni parola scritta due giorni fa. Per questo confermo che Gianluca è un eroe. Che ora, forzato in casa, piange sua figlia come fa un eroe. Di rabbia, come un leone imprigionato. Lasciatelo uscire, che li trova lui i veri colpevoli. Uno ad uno. Garantito.

P.S.: sono stato criticato anche perché ho criticato ancora la miserabilità assoluta delle femministe. A quanto pare pure il rione San Lorenzo è d’accordo con me


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30 thoughts on “Il papà di Desirée? Proprio così: un eroe.

  1. …la mamma e il papà di Desirèe sono entrambi vittime di una vicenda orribile.
    Il peso sulla loro coscienza sarà terrificante, perenne, per la vita intera…la pena peggiore.

    piuttosto, vorrei sentire parole delle femministe non sui mostri immondi, che meritano condanna,
    ma sulle donne che hanno lasciato sola una minorenne senza neppure fare una telefonata
    alla madre, al 118, a chiunque potesse salvarla :
    “sorelle” che sbagliano ?
    Infami ?
    Traditrici? Come le vogliamo chiamare esattamente ?
    Dove è finita tutta quella straordinaria sensibilità femminile che non ha avuto pena
    di una ragazza morente in mano a dei bruti ?

    http://www.ilgiornale.it/news/roma/desir-e-poteva-essere-salvata-amiche-lhanno-lasciata-1594130.html

  2. Così abituate a manipolare i fatti per default che omettono di dire che se la madre avesse voluto avrebbe potuto obbligarlo per legge a riconoscere la figlia. E a farsi mantenere alla luce del Sole. Perché dunque non l’hanno fatto? Entrambi, dico. Il motivo è che Zuncheddu era un boss della droga. Devo spiegare alle bimbe femministe ignoranti delle cose e della vita il perché o ci arrivano da sole?

    https://foto.ilmessaggero.it/photogallery_img/HIGH/38/77/4063877_2018CEC023OTT80.jpg

    https://www.ilmessaggero.it/pay/edicola/desiree_padre_arresti-4064056.html

  3. Scusami stasi, ma senza il riconoscimento paterno non si è padri per legge. Abbiamo voglia di raccontarcela e di indorare la volontà nobile di esercitare fino in fondo la funzione di padre. E tutta la tua prosopopea propadri in questo caso cade come un castello di carte. Da quello che capisco io la figlia, forse per questi due schiaffoni dati, ha denunciato quest’uomo alla legge (mi piace comunque il tuo modo velato di minacciare querele a destra e a manca, nonostante tutti commentino solo ciò che i GIORNALI riportano). Il punto è che per la legge costui non era padre e dunque la figlia aveva preso forse du schiaffoni da uno sconosciuto. Uno sconosciuto capisci?Mi pare evidente che il giudice lo abbia messo ai domiciliari. L’abc per esercitare la paternità è il riconoscimento della paternità. La madre non aveva bisogno di “allontanarlo” come insinui tu, neppure troppo velatamente, con false accuse (a te piace il mantra delle false accuse), perché in assenza di assunzione di paternità costui non aveva diritto proprio a nulla nei riguardi della figlia. Nè tantomeno della madre. Non aveva diritto a visite, non aveva diritto a dire la sua, non doveva avvicinarsi alla ex, non poteva esercitare la potestà genitoriale e dunque non si capisce perché le accuse della ex dovessero essere false. Cosa temeva la madre?Pensa: non aveva neppure l’obbligo del mantenimento. Niente. Per quale motivo la madre avrebbe dovuto fare false accuse? Che motivo aveva di farle? costui formalmente non era nessuno. Per te le donne passano la vita a tramare contro gli ex. E infine: ma un po’ di rispetto per la mamma che oggettivamente si è tirata su una figlia da sola, avendo l’alternativa dell’interruzione di gravidanza nonostante la giovanissima età no eh? C’è davvero bisogno, in un fatto di cronaca nazionale, di strumentalizzare un dramma di stupro di gruppo (piuttosto considera che è stata stuprata da un branco di maschi e che per te la violenza sulle donne praticamente non esiste), e piegarlo alle proprie esigenze che poi si traducono in : le donne tutte merde, gli uomini tutti santi a prescindere?

    1. Ehehehe… meraviglioso… Dunque uno è padre solo se lo dice la legge? No, non funziona così. Stando ai resoconti dei giornali e dei legali di entrambe le parti, nonostante il non riconoscimento, Zuncheddu si occupava e si interessava attivamente della figlia. Forse non l’ha riconosciuta proprio per non sganciare soldi alla ex, che magari l’ha incastrato nella gravidanza con l’inganno… chi lo sa, sono informazioni che ci mancano, e che alla fine non sono così rilevanti. Stiamo sul punto e consideriamo i fatti dell’oggi, che restano gli stessi: la donna si è tirata su da sola la figlia, è vero. E si è visto con quali risultati. A frittata fatta, deve rivolgersi all’uomo, lo stalker, il delinquente… Che cerca di sistemare la frittata come può, NONOSTANTE non avesse alcun titolo per farlo. Proprio come dici tu, tesoro: poteva catafottersene dei richiami dell’ex moglie per proteggere la figlia non riconosciuta. Nulla gli era dovuto. Come dici tu: lui non era NESSUNO.
      E invece ha dimostrato di essere l’unico QUALCUNO in questa vicenda, in ambito familiare. Più straparli più porti acqua al mio mulino e dimostri che ho ragione, e questo è semplicemente meraviglioso.
      Quanto alla violenza sulle donne, mi guardo bene dal dire che non esiste. Non sono un estremista beota come voi, che sostenete non esista la violenza delle donne contro l’uomo, ad esempio. Purtroppo la violenza contro le donne esiste. Ma non nelle proporzioni che voi e i vostri amici nei media amate comunicare, bensì infinitamente inferiori, e in quantità pari a quella esercitata da donne su altre donne, da donne su altri uomini, da uomini su altri uomini. E tra non molto avrò modo di sbattere in faccia a te e a quelle come te dati e fatti incontrovertibili in questo senso.
      Quello che ha sofferto Desirée è mostruoso. Mi auguro che i responsabili non escano mai più dal carcere e che in carcere gli venga comminata quella pena informale e aggiuntiva che spesso tocca a quelli come loro. E mi augurerei la stessa cosa se la vittima fosse un uomo e i carnefici donne. Perché io condanno la violenza in sé, senza connotati. Perché non li ha.

      1. Oddio stasi, sei fantastico! Costruisci delle ipotesi che, manco su Marte. Certo una a 16 anni (c’è pieno il mondo di sedicenni incastranti, sono le più pericolose) incastra uno con una gravidanza attraverso l’inganno. Questa è fantastica, meravigliosa, me la segno. Ne farò battuta. Poi dopo avere incastrato l’uomo (a 16 anni eh), che evidentemente doveva essere un affarone secondo lo stasi, ha presentato una serie di denunce false (nonostante sulla carta l’uomo non potesse avanzare alcuna pretesa in assenza di riconoscimento)per tenerlo lontano, compresa una per stalking che secondo lo stati era finta, ma serviva ad allontanarlo (da cosa poi non si sa) Una madre abietta. Infine, disperata per non riuscire a gestire la figlia, si rivolte a lui perché è disposta a tutto pur di salvarla. …ma ti rileggi mai? Sto ancora ridendo per la tua ricostruzione…cazzo l’ha incastrato a sedici anni, secondo lo stasi. Ovviamente la colpa del modo in cui è venuta su la figlia è tutta della madre. Questo a prescindere: l’ha tirata su lei né?! Come girare la frittata ad arte. Seriamente. Se avessi voluto fare una critica seria e costruttiva di questa storia ti saresti dovuto soffermare sulla modalità del branco, modalità purtroppo storicamente maschile, dove gli individui si muovono con una violenza estrema, obnubilati e privi di coscienza individuale. Se c’è una cosa pericolosa per l’incolumità della donna è il branco di maschi: seguono una sorta di delirio collettivo e non sono più in grado di agire con coscienza. Diventano fiere. Però ora sono sicura che mi citerai qualche caso di branco di femmine che circondano e ammazzano un maschio. Giusto per par condicio
        Ps. ti ribadisco che il riconoscimento giuridico della paternità è assolutamente indispensabile. Senza non si va da nessuna parte: solo chiacchiere!

        1. Se hai letto con un minimo di attenzione, la mia della sedicenne che incastra l’uomo è solo un’ipotesi tra le tante possibili a spiegare il mancato riconoscimento della figlia da parte di Zuncheddu. Ragioni alternative potrebbero essercene a centinaia, e non sono quelle che mi interessano, come ho scritto chiaramente. Cosa mi interessa della vicenda l’ho spiegato ripetutamente e con sufficiente chiarezza mi pare. Anzi ne sono sicuro visto come sfuggi dal centro della questioni e cerchi di portare il discorso altrove. Cosa che con me non funziona, spiacente.
          Dunque confermo, hai ragione: senza riconoscimento giuridico della paternità non si va da nessuna parte. Ma Zuncheddu ci è andato lo stesso, perché era ed è padre a prescindere dal riconoscimento.
          Confermo ancora: la madre ha tirato su Desirée da sola. Male. Giorni fa ha omesso la custodia della figlia, ha abbandonato una minore di cui era responsabile. Per garantirsi l’esclusività nella gestione della figlia ha ottenuto un decreto di allontanamento di Zuncheddu. Chissà (altra mia ipotesi tra le tante possibili) magari per ritorsione rispetto al non riconoscimento… Salvo chiamarlo in causa quando la sua inidoneità genitoriale è emersa in tutta la sua tragicità.
          Confermo: un gruppo di uomini, in determinate circostanze (contesto di guerra, contesto di gente strafatta o ubriaca marcia, contesto di disagio e ignoranza), può trasformarsi in branco e agire come tale verso una donna priva di difese. E’ così da sempre, ed è uno degli aspetti orribili della natura umana. Ma è anche vero che un “branco di maschi” come lo chiami tu, se costituito da uomini per bene, che sono poi la maggioranza schiacciante, si guarderebbe dall’offendere una donna in qualsivoglia modo, anzi tendenzialmente sarebbe portato a proteggerla.
          Di contro la donna, anche quando perfettamente lucida, non si fa problemi a opprimere e abusare del prossimo, purché sia in condizione di inferiorità. Ciò che accade sistematicamente in asili e ospizi lo prova in modo inconfutabile (check il “conteggio infame” sul mio blog). Posto che, per fortuna, la stragrande maggioranza delle donne è costituita da persone per bene, compagne dedite, madri meravigliose. Le prime a essere arcistufe della vostra ideologia estremista e fuori dal mondo.

        2. Poi questa è bellissima: uno è padre solo se lo dice la legge? Ma certo che sì. Ti suona strano? La paternità non si presume, non è pettegolezzo da salotto, necessita di procedure formali. Spiace dirlo (e so che sarà un colpo per te) che con la maternità la cosa è più “evidente”. In fondo lo dicevano anche in romani: Mater semper certa est, pater nunquam. In uno stato di diritto, ma in qualsiasi società perfino le più arretrate, la paternità va accertata e soprattutto “accettata” formalmente. Accettata formalmente. Accettata formalmente. Sei tu che non hai presente come funziona la cosa evidentemente!

          1. Esiste una paternità legale e una paternità di fatto. Immagino tu sia favorevole, come lo sono io, alle “coppie di fatto”. Persone che si amano e vivono more uxorio pur non essendo formalmente e legalmente sposate. In quel caso il “de facto” supera giustamente il “de jure”. Perché non dovrebbe essere così per la paternità?
            Zuncheddu legalmente non era il padre di Desirée. Di fatto lo è stato. Alla grande.
            (P.S.: si sente il rumore delle unghie sullo specchio, è fastidioso, puoi smettere? 😉 )

            1. Santa Maria, Stasi. Nelle coppie di fatto il padre riconosce il figlio. Sempre. Durante il matrimonio, il vincolo matrimoniale costituisce presupposto per il riconoscimento automatico. In presenza di coppie di fatto ti dirò che ci si reca dal notaio durante la gravidanza, per evitare che, in caso di morte della madre all’atto del parto, il figlio non possa essere riconosciuto dal padre. Ci vuole la firma della madre in gravidanza, naturalmente. Ma dai, qui siamo all’abc…la paternità di fatto non esiste. Fai troppa confusione. Se esistesse la paternità di fatto, potrebbero esserci più padri che avanzano questo “diritto”. Ma hai mai dato un esame di diritto? Ora sono commossa! Buaaaa

              1. Che bello far finta di non capire (almeno lo spero per lei). Il parallelismo è semplice: così come una coppia è coppia se c’è l’amore tra i due partner indipendentemente dal pezzo di carta legale, così uno è padre e l’altro figlio (o figlia) anche se legalmente non sono riconosciuti tali. Più che di diritto, è questione di logica elementare.

                  1. Arisantissima Stasi e questo sopra, le coppie di fatto che si amano e non sanciscono il vincolo sono due persone adulte e maggiorenni che fanno scelte. Nel caso della paternità di fatto (concetto inesistente e appena inventato al bisogno), uno è un minore e non può certo manifestare volontà. Non può scegliere. Non deve essere messo in condizioni di scegliersi il padre che più gli aggrada. Anzi va protetto. Non riconoscerlo significa lederlo. Difficile da capire? Meno male che voi avete la logica…aspetto la prossima perla!

                    1. Ehehehe… stupendo… il minore in pratica è un demente: non può manifestare volontà, non può scegliere, non deve essere messo in condizioni di scegliere il padre che più gli aggrada (ovvero quello che lo ama e lo protegge di più). Anzi va protetto, che nel tuo linguaggio distorto significa: tenerlo imprigionato alla madre perché il padre, naturale o di fatto che sia, è un pericolo a prescindere. Che la madre sì sa suggerirgli bene bene cosa è giusto e cosa non lo è. Specie chi è giusto (lei stessa e i suoi parenti) e chi non lo è (l’ex marito e i suoi parenti). E alla peggio, pur di non concedere ai figli un padre degno, meglio allora una casa-famiglia.
                      Desirée è un lampante esempio di questa meravigliosa lucidità e capacità protettiva materna, sì sì sì.
                      Quelle come te, Luisa, sono malate. Peggio: sono il Male. Fortuna che siete destinate a sparire.

              2. Non ho parlato di coppie di fatto con figli, ho parlato di coppie di fatto e basta: esistono anche senza formalizzazione.
                Ma poniamo che ci siano figli di mezzo. Esempio: se X, donna separata con un figlio, costituisce coppia di fatto con Y, uomo non padre di quel figlio, non vi è alcun automatismo, nemmeno se poi si sposano. A meno che il padre naturale non dia l’assenso, e nel caso si tratta di un’adozione da parte di Y. Assenso non più necessario quando il figlio è maggiorenne.
                Al di là di queste procedure, però, se il padre naturale (e legale) da anni non si fa vivo, è assente nella vita del figlio, come purtroppo talvolta accade, non c’è dubbio che Y sia di fatto il padre, se come tale si comporta. Ancor più se il bambino o ragazzo lo riconosce come tale per le cure e l’amore che da Y riceve.
                Ho dato sicuramente più esami di diritto di te. Ma a differenza tua antepongo l’umanità delle relazioni e dei sentimenti ai freddi aspetti legali dietro cui nascondi la mostruosità della tua ideologia.
                Tornando al punto dunque, quello da cui tenti disperatamente di distogliere l’attenzione: Zuncheddu legalmente non era il padre di Desirée. Nessuno sa se ne era il padre biologico, ed è irrilevante. Nonostante tutto questo, ha agito da padre. E oggi soffre la perdita di Desirée come soffrirebbe un padre.
                La madre, che invece era certa, vedendo sparire Desirée dalla circolazione non ha fatto nulla, non s’è mossa di casa, non ha battuto quartiere e città palmo a palmo per ritrovarla.
                Maternità e paternità si agiscono, si vivono, prima ancora di ogni carta bollata.

  4. Tutta questa tua difesa ad oltranza della figura del padre in quanto padre mi commuove. Ti è sfuggito un particolare: Desiree non è mai stata riconosciuta dal padre legalmente (così si dice sui giornali, ma si evince anche dal fatto che porta il cognome materno). E’ figlia di una donna che è rimasta incinta a 16 anni, probabilmente non di uno stinco di santo, e che ha deciso, eroicamente di portare avanti la gravidanza nonostante i presupposti. Se sai di essere padre e non riconosci la figlia non puoi avanzare alcun diritto paterno. Poi, con ogni probabilità, la madre si era rivolta a lui, per disperazione, per giocarsi l’ultima carta e riportare la figlia sulla retta via. Ma no, lo stasi, nonostante non fosse riconosciuta (quindi niente mantenimento per capire, ma tanto a te piace quello diretto), nonostante il padre fosse spacciatore, continua imperterrito a leggere in questa drammatica vicenda lo slogan “padre cioè eroe). Vai stasi, vai..

    1. Cara Riflessiva, per così dire, continui a spostare il problema dal centro della questione, e la cosa bella è che nel farlo rafforzi ancora di più il mio concetto. E’ chiaro a tutti che il contesto sociale e familiare di Desirée non fosse esattamente sereno e regolare, con tutto quello che ciò può comportare. Ma non è quello il centro della mia riflessione, dato che non sono né un magistrato né un prete. Io volutamente restringo la visuale su ciò che mi interessa, ovvero: cosa fa un uomo quando agisce da padre. Tutto il resto è scenario, che mi interessa solo nella misura in cui fa emergere ciò che mi pare rilevante. E dunque, mettendo insieme le tue osservazioni “riflessive”:
      – la sedicenne che si è fatta mettere incinta a 16 anni da un uomo che non era uno stinco di santo con buona probabilità non era nemmeno lei uno stinco di santo, altrimenti il poco di buono non l’avrebbe frequentato, dunque siamo in un contesto di pari condizioni, a conferma che la situazione generale è probabilmente di ignoranza e disagio sociale;
      – una volta madre e una volta separata, ha fatto come fanno tantissime donne madri e separate: denuncia l’ex per allontanarlo dalla famiglia, ma quando capisce di non farcela a gestire la figlia, allora, per comodo, chiama “la cavalleria” maschile. Dopo aver ottenuto un decreto di allontanamento per questo orribile uomo persecutore (e i dettagli sarebbero tutti da conoscere), va dal giudice e lo supplica di ritirare il decreto, perché da sola non ce la fa. Dunque quando fa comodo, l’uomo serve, non è più persecutore;
      – sì, esattamente, sono favorevole al mantenimento diretto, ma non quello di Pillon (che non è mantenimento diretto), bensì proprio quello vero, secco, e la storia di Desirée e di suo padre non mi fa certo cambiare idea (a parte che… cosa c’entra???);
      – che il padre fosse spacciatore lo dici tu, lo dicono i giornali e le voci cittadine, di fatto Zuncheddu non è MAI stato condannato per spaccio di droga, è bene che tu lo sappia anche per evitare eventuali querele per diffamazione;
      Detto questo, è vero, Zuncheddu non aveva riconosciuto Desirée. Chissà perché. Non possiamo saperlo, ma solo intuirlo, sempre collegandoci al contesto di disagio generale. Eppure, ascolta bene: un uomo che si dice fosse un incallito delinquente, che si dice anche che amasse e seguisse Desirée con costanza e affetto, che però non l’aveva riconosciuta, quando le circostanze lo chiamano a intervenire per cavarla dai guai, non guarda in faccia a niente e nessuno. Viola il divieto di avvicinamento, non per tornare a delinquere o per farsi i fatti suoi, ma lo fa per toglierla dalle mani dei pusher. Si espone e sa che passerà dei guai, per cercare di fare qualcosa per la figlia. Mentre la madre ne omette la custodia, abbandona la minore senza esercitare alcun tipo di vigilanza e si limita ad andare a piagnucolare dal magistrato perché ritiri il decreto (ma il magistrato ottuso dice no) e dall’ex marito che aveva prima denunciato, Zuncheddu agisce mettendo in gioco la propria libertà. Recupera Desirée mentre tratta con un pusher di Latina, a cui lui fa capire, a modo suo, che Desirée non si tocca. Desirée protesta, litigano, Zuncheddu, che sicuramente non è un maestro di dialettica, le molla un paio di ceffoni e la porta a casa sua. Desirée non ci sta che un uomo, suo padre, le neghi il diritto di drogarsi (perché a questo siamo, implicitamente…), allora va in Questura, sapendo che le questure italiane oggi sono un club di donne piagnucolose che vengono assecondate acriticamente. E sapendo che una sua denuncia inchioderebbe il padre agli arresti. La Questura prende atto della denuncia per maltrattamenti, probabilmente (non ne ho certezza ma ne sono sicuro) sulla base delle sole dichiarazioni della ragazza, quindi senza alcun referto medico o testimonianza o altro. Trenta/venti anni fa gli agenti l’avrebbero rispedita a casa probabilmente con un surplus di ceffoni, oggi no: riconoscono alla ragazza il diritto a drogarsi senza che il padre ingerisca. Quel padre poi ha già un divieto di avvicinamento, quindi figuriamoci: domiciliari subito. Nonostante questo Desirée non trova droga né a Latina né nei dintorni. Questo perché il padre, con la sua influenza e le sue conoscenze, anche se chiuso ai domiciliari, riesce a diramare l’ordine alla malavita locale di non vendere dosi a Desirée. Ci prova, Zuncheddu, fino all’ultimo, in qualunque condizione. Per trovare droga, allora, Desirée è costretta a fare ciò che non aveva mai fatto prima, da sola: andare a Roma. Ciò che accade lì è noto.
      Questa è la ricostruzione dei fatti. Questo conferma e anzi rafforza il mio punto di vista, ovvero che l’essere padre, amare come ama un padre, è una condizione straordinaria, tanto quanto quella di essere madre (quando si è madri degne). Una condizione che tende all’eroico, anzi spesso diventa davvero eroica. Se infatti un presunto delinquente che non aveva riconosciuto la figlia mette a rischio la propria libertà e agisce facendo tutto ciò che può per proteggerla, allora la domanda resta sempre la stessa: cosa potrebbe fare un padre per bene per i propri figli?
      Zuncheddu, cara Riflessiva, dal basso della sua condizione di persona attiva in un contesto di disagio e criminalità, porta la bandiera della paternità con un eroismo derivato proprio da quelle condizioni. E fa brillare come non mai la figura di quei padri per bene, devastati spesso da ex mogli senza scrupoli, false accusanti e alienanti, che così tanto tu e quelle come te cercano di dipingere come intimamente violenti e oppressivi. Tali da non meritare mai di potersi occupare direttamente della prole.
      Riflettici su, Riflessiva. Ma sul serio però.

      1. “Se infatti un presunto delinquente..”

        se come dici era in grado di farsi obbedire dai malavitosi di Latina e dintorni forse (dico forse per evitare querele) tanto presunto non era. Anche i delinquenti amano i propri figli (e se ne strafottono dei figli degli altri) sarò cinico ma mi sembra un fatto normale che anche chi è uso alla delinquenza ami i propri figli a modo suo ovviamente.

  5. Vorrei segnalare che per il caso Riace, il sindaco è stato giustificato dai “principali” intellettuali dell’aSinistra nell’avere trasgredito la legge. Davanti alla condanna contro il comportamento del padre di Desiree forse si assiste a un caso di doppio standard: si tratta quindi di un problema ideologico. Certo Riace e San Lorenzo hanno fatto da sfondo a vicende diverse ma mi sembra lo stesso un corto circuito interessante: lo propongo a chi ha più strumenti dialettici di me per approfondire.

    1. personalmente non sto con Mimmo Lucano, anzi , lui ha ancora una misura cautelare che giustamente gli impone il divieto di dimora a Riace.
      (per quello che può valere il mio parere).
      Sempre col massimo rispetto per il padre, che è intervenuto al corteo nell’unico modo possibile (mandando una foto con la bambina), sommessamente faccio notare che una semplice richiesta di autorizzazione per incontrare la figlia in vita, dagli arresti domiciliari per inderogabili motivi familiari (educazione, cura, scelta di una comunità, ecc.),
      inviata a chi di dovere, FORSE sarebbe stata un modo semplice per
      non violare la legge e interfacciarsi con la figlia. In una città di 3 milioni di abitanti mi sembra un po’ difficoltoso “convincere”
      tutti gli spacciatori a non spacciare a Desirée, anche perchè il trenino delle ferrovie laziali passa ogni mezzora e ti porta
      a Termini (quindi a San Lorenzo).
      Ripeto ancora una volta che ci sono responsabilità su vari piani, compresa quella di un comune che non sgombera stabili
      occupati, di qualsiasi tipo e da qualsiasi persona, con mezzi pesanti della polizia che si trovano all’incirca a mezzo
      chilometro di distanza (castro pretorio è lì a due passi).

      lavoriamo tutti per costruire un muro di rispetto, amore, attenzione e ascolto assoluto nei confronti dei nostri figli,
      sarà la migliore medicina contro il male che è dentro la nostra società

      1. Giannetto, erano andati in due, padre e madre, a chiedere il permesso e il ritiro del divieto di avvicinamento. Il magistrato ha detto no.

        1. …questo prima dell’aggravamento della misura:
          1. divieto di avvicinamento alla figlia, non è coercitiva …
          2. arresti domiciliari, è coercitiva …la seconda è stata applicata in sostituzione della prima, a settembre perchè c’era
          una denuncia per atti persecutori.
          Se il magistrato avessi detto si, invece, Desirèe non sarebbe andata a san Lorenzo in un luogo di morte perchè avrebbe
          avuto la guardia con massima sorveglianza dei genitori h 24 ?
          Ci sono stati tantissimi casi di ragazzi scappati di casa, evasi da comunità, diretti verso lo spaccio nella
          assoluta impotenza dei genitori. L’eroina è in Italia da quaranta anni e passa.
          A Roveredo c’è una ragazza incinta della mia città, non sa manco il suo nome …completamente strafatta.

  6. Non vedo magliette rosse, non leggo nelle prime pagine a caratteri cubitali “FEMMINICIDIO” su Repubblica, La Stampa e il Corriere. Mah !

  7. Quello che non mi convince è che la ragazza conosceva l’ambiente, era andata altre volte a fumare e a drogarsi e nessuno l’ha mai toccata.
    Questa volta sbaglia dose, si sente male, sta per morire e gli altri si trasformano in belve assennate con l’unico desiderio di fare sesso sfrenato con una morente.
    Tutto molto strano, storia che non quadra affatto.

    1. … la butto lì dopo avete letto l’articolo del Messaggero: è se fosse stata una ritorsione contro il padre operata dalla malavita, ambiente nel quale il padre era conosciuto?

  8. non dubito che gli extracomunitari che hanno commesso questo gesto barbaro debbano pagare per il male fatto.
    Dovranno pagare tutto e senza sconti, almeno spero. Che il maglio della legge si abbatta su di loro, senza esitazione.

    La ragazzina non è stata tutelata, nè protetta, e come ho scritto avanti ieri tanti sono i livelli di responsabilità su chi
    doveva vigilare e non l’ha fatto. Stiamo parlando di una minorenne.

    che dire, invece, sulla donna che l’ha “venduta” agli aguzzini per una dose di eroina ?
    Di lei non sappiamo quasi nulla, sarà protetta dal segreto di indagine (chissà).
    Chissà cosa ci diranno stavolta le pasionarie “dure e pure” sul gesto ignobile di quella traditrice,
    insensibile alla sorte di una ragazzina.
    https://tv.iltempo.it/home-tv/2018/10/26/video/desiree-amica-tradita-confessione-droga-roma-san-lorenzo-dose-immigrati-senegalesi-nigeriano-1094156/

    Infine, Pietà, rispetto e compassione per i genitori, entrambi, così duramente toccati da una vicenda che li segnerà
    per tutta la vita. Che sia di monito per tutti noi genitori, affinché si eriga una immensa barriera fatta di protezione
    e di affetto, affinchè tutto questo non accada mai più.
    Speriamo che le esequie di Desiree, strappata alla vita troppo presto, sia di riflessione per tutti. Tutti.

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