Il ribaltone e le politiche contro la famiglia

di Giuseppe Augello – Per un comprensibile meccanismo psicologico, sembra che il Matteo nazionale (senza possibilità di equivoci) debba pagare il fio del ribaltone causato dalle sue scelte. La delusione e lo scoramento per non essere più rappresentati al governo sono tali da provocare in una buona percentuale di ex sostenitori un moto di stizza e un liberatorio “vaffa” al leader fino a ieri preferito. Pare che tutti si siano già dimenticati di un anno di attacchi politici, morali, personali, minacce di morte, insulti, sia dall’interno del paese che dall’estero. Ad essi si aggiungono i tentativi di incriminazione da parte di una magistratura politicizzata all’inverosimile, fino ai veti  e agli insulti da parte dell’alleato di governo e le antipatie dissimulate di un premier tutt’altro che terzo. E non parliamo del tentativo di riforma del diritto di famiglia, che ha fruttato promesse di impiccagione a piazzale Loreto al malcapitato estensore. Una vera sollevazione contro di lui, pompata ad arte dai sinistri che dominano la macchina mediatica e affaristica del businness su donne, migranti e minori, senza un batter di ciglio da parte di un singolo cinquestellato. Non dev’essere stato facile per Salvini portare il peso di tutto questo allora, e oggi quello dei sostenitori delusi o pronti al voltafaccia.

Non c’è da meravigliarsi quindi di quanto accaduto, tuttavia. Da tempo la forza più rappresentata al governo faceva sfacciatamente l’occhiolino alla sinistra. Anche e soprattutto bloccando la riforma del diritto di famiglia, con il supporto del fior fiore del femminismo nazionale. Dissi, immediatamente a valle delle elezioni, quando Di Maio bussava alla porta del PD facendosela sbattere contro da Renzi, che la sinistra uscita dalla porta stava rientrando dalla finestra. Nell’italica opera buffa della politica si mirava a corrodere la capacità di formare un governo di un M5S premiato all’inverosimile dalle urne. Che infatti, per non ammettere la sconfitta di non riuscire nell’intento, col 34% dei voti, si rivolgeva allo scomodo ma utile Salvini, senza mai nascondere troppo la tresca continua con i piddini, per alcuni già palese (ad esempio qui). Nel mentre, i poveri padri separati premevano su un Pillon già abbastanza annullato, offeso, appeso e vilipeso, redarguito anche all’interno della maggioranza di governo di cui faceva parte il suo partito. Abbiamo dovuto sorbirci i vari Spadafora, le Sabbatini, l’ennesima commissione sul femminicidio, e tutto il codazzo di nazifemmine al potere grazie al partito già di fatto al governo con la sinistra,ovvero alla faccia dell’inutile voto popolare. Oggi la convergenza viene solo formalizzata e qualcuno dovrebbe spiegare al popolo di questo belpaese come si fa, utilizzando gli stessi voti espressi nel 2018, a passare da un governo di centro-destra ad uno smaccatamente di sinistra. Ovvero come mai il voto del popolo non vale un bel kaiser.


Il voto del popolo non vale un bel kaiser.


Devono aver proprio dato fastidio alcune politiche contro il “mungilavacca” generale, quello ideato a sinistra basato sulle pulsioni solidali, sulle emozioni, su statistiche farlocche relative alla violenza sulle donne, il tutto con la potente complicità dei loro media. Sul controllo dell’immigrazione, poi, certe decisioni devono proprio avere rotto i maroni a qualche potentato. Ecco il motivo delle bordate dalla solita magistratura ultraprogressista e partigiana, già vista al lavoro in epoche recenti. Anch’esse hanno spianato il campo a chi aveva urgenza di muovere l’assalto a un partito e al suo leader in crescita. Le iscrizioni al fascicolo degli indagati quasi quotidiane, le richieste di rinvio a giudizio, e infine il tradimento politico, dovevano fare subito giustizia di coloro senza i quali probabilmente non avremmo saputo quanto costa la macchina dell’accoglienza inutile e dannosa. Ugualmente non avremmo mai saputo dei fatti di Bibbiano, Forteto e simili amenità in tutto il paese. Il sovranismo e l’autodeterminazione vera del popolo rischiavano di prendere il posto delle politiche di austerity eternamente sbandierate da una parte politica vogliosa di mettere “i conti a posto” insieme alle mani nelle tasche e sulla vita di lavoro di un popolo piagnone da consolare.

Il disegno di distruzione della famiglia consono alla politica della sinistra finanziera (e finanziaria) globalista, firmataria delle convenzioni internazionali capestro, è stato chiaramente disturbato dalla nouvelle vague che l’ex governo stava introducendo. Qualche dubbio? Basta andarsi a rivedere il post Facebook di una pregevole candidata a responsabile del diritto di famiglia nel nuovo governo di sinistra che il presidente Mattarella sta regalando al paese. Afferma la virago che: “Il concetto di famiglia tradizionale è fascista. Rieducheremo noi (noi!!!) i figli degli oscurantisti”. Firmato Monica Cirinnà, senatrice del PD. La stessa,per dovere di cronaca, smentisce la sua affermazione circolata sui social. Ma la smentita (neanche non la conoscessimo) suona come come una conferma, a ben guardare.


Politiche contro il “mungivacca” generale.


Insomma il problema è di natura politica. Di quella politica al servizio dei grandi poteri internazionali dell’economia e della finanza, che tramite il possesso dei media rende del tutto vano il mandato solo formalmente affidato al suffragio universale. “Passata la festa (delle elezioni) gabbatu lu santu”. Non dimentichiamo mai cosa sta dietro ogni notizia di un un padre rovinato o suicida o ucciso da ex e affini maschiofobici, o dall’ingiustizia non eguale per tutti. Così come dietro ogni bambino privato di uno o ambedue i genitori, ogni notizia di loro maltrattamento da parte di madri alienanti, di loro uso mercantile da parte delle istituzioni, o dietro alle false denunce di violenza. Lo stesso meccanismo sta alla base di ogni migrante scodellato dalle ONG nei nostri porti, per screditare chi vuole fermare il loro fruttifero traffico (che persino la Gabanelli ha rivelato esercitarsi sulla classe media africana grazie alle ONG, e non certo per la salvezza dei più poveri del continente africano). La stessa logica presiede al traffico di donne sprovvedute mosse da meschini intenti cui viene fatta assaporare l’eccitazione della vista del sangue dell’ex grazie ai centri antiviolenza. Questo è l’avanzamento inesorabile e progressivo della destrutturazione sociale da parte soprattutto della nota parte politica asservita al turbocapitalismo finanziario internazionale (che pure il cosiddetto “sovranismo”, alla ricerca di facile consenso, cerca di emulare, vedasi il bieco “Codice Rosso”). Il businness della solidarietà emotiva, oltre che dare illusione di generosa “grandeur” ai contenti e gabbati votanti, genera miliardi. Una destrutturazione che parte proprio dalla devastazione dell’istituto familiare. Per questo la famiglia non può più attendere Il cretinismo parlamentare nel quale nessuno sembra responsabile, ma di cui la menzogna della sinistra è parte integrante. Alle prossime elezioni!

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