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Il sacro Gay Pride

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varie_pridedi Domenico Schiafalà – È da molti anni che diserto il sacro Gay Pride: quella annuale chiamata alle armi alla quale nessun bravo gay dovrebbe mai mancare. Sì, lo so, sono anni che tutti gentilmente mi spiegate che il Pride non è una “carnevalata”, guai! È l’apoteosi dei nostri diritti, la celebrazione dell’orgoglio della “nostra” diversità, non una captatio benevolentiae degli eterosessuali che ci vorrebbero ingessati in giacca e cravatta. E che quindi bandire qualsiasi cosa assomigli al buon gusto, agghindarsi con parrucche colorate, pitturarsi la faccia di originalissime righe arcobaleno (sai che scandalo i benpensanti!), girare per le strade in tenuta leather-sadomaso col sedere di fuori è un atto rivoluzionario.

Comincio col dirvi una cosa che vi sposterà l’asse terrestre: in realtà, alla stragrande maggioranza delle persone eterosessuali di come si vestono i partecipanti al Gay Pride non gliene frega nulla. Non sono così interessati alla forma dei vostri occhiali da sole come sperereste voi, che avete girato settordici negozi per trovarli proprio a forma di Tour Eiffel con le lucette rainbow. Ma questo è marginale. Potrei anche ricordarvi che i primi attivisti omosessuali, quelli che alla fine degli anni ’60, fermavano le persone per strada tipo Testimoni di Geova per parlare loro dell’omosessualità, erano estremamente più coraggiosi di voi, perché lottavano in un mondo che oggi voi non potreste nemmeno immaginare. E vestivano esattamente così: in giacca e cravatta, proprio per dimostrare a tutti che “non siamo diversi da voi”. Ah, ma già, noi gay abbiamo buon gusto e siamo tutti estrosi fashion influencer.

Scontrino omofobo, a Roma ristorante offende coppia gayPotrei a questo punto – e lo farò – sciorinare un lungo “pippone” per descrivere la figura deteriore del gay pecorone, ingenuo, irreggimentato, quello che davvero si convince che sia importante farsi una passeggiata una volta all’anno con la bandiera arcobaleno, perché “oggi facciamo come cazzo ci pare”, e il giorno dopo ripone la bandiera ben nascosta nell’armadio, tornando a infrattarsi nelle dark room per altri 364 giorni, convincendosi che questo sia “lottare”. Quello stesso gay deteriore che per un giorno all’anno (alla luce del sole) o per un sabato sera alla settimana (sotto le luci stroboscopiche della discoteca) fa mostra del suo orgoglio omosessuale, ma che se qualcuno gli scrive “frocio” su uno scontrino tutto l’orgoglio e la spavalderia li perde improvvisamente e ci racconta, con angoscia indescrivibile, di quanto sia stato traumatizzato. Quello stesso gay deteriore che ha da tempo definitivamente sputtanato una manifestazione originariamente politica trasformandola di fatto in un Muccassassina all’aperto, mettendo in atto tutte le sue tristi dinamiche da checca complessata: cerca il rimorchio, si guarda intorno con schifata cordialità con gli apici della boccuccia all’ingiù tipo Bette Davis (anche se ovviamente non sa chi era), e si gira di scatto dall’altra parte per esplicitare il ribrezzo che prova per tutti coloro che lo circondano (evidentemente in casa sua ha gli specchi di legno), a meno che ovviamente, non siano dei manzi palestrati in canottierina.

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Però tutti ti diranno che il sacro Pride è una giornata di fratellanza, di unione per una lotta comune. Quello stesso gay deteriore che reclama diritti e civiltà e che dimostra un enorme senso di civiltà lasciando al suo passaggio una montagna di pattumiera e di bottiglie vuote per tutto il percorso della sfilata. Quello che pensa che andare appresso a dei carri che sparano a tutto volume della orrenda musica commerciale (rigorosamente di disinteressatissime “icone gay”) significhi veramente fare qualcosa di politicamente serio. Che ripete slogan che nemmeno capisce, senza rendersi conto che “lo slogan è un po’ fascista di natura” (Daniele Silvestri qualche volta ne azzecca una). Che poi magari applaude entusiasta alle concioni in fotocopia, sempre uguali, sempre le stesse da anni, vecchie, tristi, sbagliate, inutili, inconsistenti, deprimenti, dei politicanti o aspiranti tali con voce chioccia in cerca dell’applauso della folla di bravi-bravi-coccodè. Che non capisce di essere solamente una pietra di appoggio nella costruzione delle carriere politiche dei Luxuria, Scalfarotto, Mancuso, Maccarrone, Marrazzo e capibastone locali che sbraitano al megafono le loro nenie stantie, ognuno tirando l’acqua al mulino della propria inutile associazione mangiasoldi, come dei megarappresentanti di istituto ripetenti che non hanno mai ottenuto una beata mazza da anni. Che poi ad ogni aggressione omofoba o presunta tale bofonchia su Facebook tra il sommesso e l’indignato: “…Ecco, venitemi ancora a dire che il Gay Pride è solo una baracconata inutile!!”

persone_salaE invece sì, mi spiace. Come atto politico, il sacro Gay Pride è disperatamente inutile. È inutile perché, se davvero – cosa di cui non sono per nulla convinto – vivessimo in un mondo in cui sono all’ordine del giorno spedizioni punitive omofobe, bisogna dedurre anche che in tutti questi anni nessun sacro Gay Pride ha mai minimamente cambiato la situazione. È inutile perché è una passerella elettorale per attivisti LGBT, nella quale il sopra descritto gay deteriore è solamente un patetico figurante. E tanti di questi sono ancora convinti di avere bisogno delle associazioni LGBT, quando è esattamente l’opposto: sono le associazioni LGBT, vere e proprie lobby, che hanno bisogno di loro per perpetrare il loro parassitismo, reso ulteriormente deleterio dallo strano abbraccio con il parassitismo delle associazioni femministe che, non si capisce a che titolo, rivendicano la causa della lotta contro l’omofobia.

E sapete che c’è? È triste, molto triste, che io, in quanto gay, possa liberamente dire questa cosa in virtù di un “salvacondotto” speciale. Perché dicessi la stessa cosa ma da eterosessuale verrei bollato con lo stigma dell’omofobo e giù con la persecuzione mediatica, e addio vita. Magari ti ricoprono pure di insulti se giustamente dici loro che, sentite, non ho voglia di discuterne, davvero, fate come vi pare, se volete prestarvi, la vita è vostra, ma che tu, di tutto questo, sei stufo marcio, che le chiacchiere stanno a zero, che non vuoi più farne parte, mai più, che non vuoi sostenere quei personaggi rovinosi col megafono, mai, mai più, e decidi che al sacro Pride non ci andrai mai più, mai mai mai più, manco se ti impiccano, che per perdere tempo in questo modo molto meglio farsi una dormita o al limite andrai alla serata scopereccia che conclude la serata (tanto sempre lì si va a parare) e che almeno è una cosa seria, sicuramente molto più degli elzeviri frocio-integralisti di tutti i siti a tema.

varie_dragqueenNo grazie. Il Pride un tempo era una cosa seria: ne hanno fatto una passerella, un gioco, un gay village diurno, un reclamare “uguaglianza” ostentando una – per lo più forzata – diversità. Roba da chiodi. Il danno che fa una cosa simile lo capirebbe persino un bambino. Voi siete “diversi”? Io NO. Posso essere diverso come un essere umano è diverso da tanti altri, non certo come un gay è diverso da un eterosessuale. Per me non lo è. Il fatto che il Pride sia una baracconata ridicola e gonfia d’ipocrisia non smuove le vostre coscienze? Benissimo, buon per voi, io ho rispetto per la mia serietà politica, e a queste pagliacciate non mi presto. Metto in discussione il sacro Pride, sì, perché è un mio diritto sovrano: e se a qualcuno non sta bene, può anche – democraticamente – stamparmi la faccia in culo. Purché prima si levi quei ridicoli occhiali.


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18 thoughts on “Il sacro Gay Pride

  1. Osservazioni condivisibili sul gay pride. Sorge solo una domanda: c’era davvero bisogno di un articolo del genere su un sito che si occupa di bigenitorialità, separazioni e mantenimento dei figli?
    Al di là delle articolate spiegazioni che forse seguiranno, l’impressione è gli LGBT non siano semplici cittadini con pari diritti e doveri, ma una sorta di nume civile cui tutti devono rendere omaggio anche se si occupano di tutt’altra cosa. Non ci sono articoli sui padri separati nei forum LGBT.
    Davvero questa onnipresenza giova alla loro integrazione nella società?
    L’alleanza dell’ideologia LGBT, e di tutte le associazioni che rappresentano quel mondo con il femminismo è tanto provata quanto invisibile a chi si occupa di diritti maschili. L’attacco al DDL Pillon è cosa altrettanto scontata e non certo un episodio accidentale. Ma non se ne fa parola né qui né altrove, in compenso ci si interessa di trucco e parrucco alle sfilate LGBT.
    La mia impressione è che anche questo sito rischi di porsi su un piano inclinato, che con moto sempre più accelerato lo porterà a declinare i diritti maschili in chiave gender fluid.

    1. In effetti è un articolo che c’entra ben poco con i diritti maschili

      Le posizioni di Arcigay contro la parità genitoriale non sono invisibili ma evidenti, e vergognose.
      Ci vorrebbe un articolo che le stigmatizzi.
      Esattamente come le posizioni della CGIL contro la parità genitoriale sono evidenti, e vergognose, e andrebbero stigmatizzate.
      Però nessuno si sogna di venire a dire che dato che la CGIL è contro il DDL Pillon allora automaticamente tutti i lavoratori dipendenti sono portatori di una “ideologia dei fannulloni contraria ai diritti maschili”.

      1. Forse (ma è un forse puramente teorico) non “tutti i lavoratori dipendenti” ovvero tutti i gay. Ma sicuramente tutte le associazioni e gli esponenti dell’ideologia LGBT.
        Del resto non ho mai sentito gay, singoli o associati, spendere parole contro il gender o manifestare in massa per i padri separati.
        Anche questo articolo, esempio tipico di cavoli a merenda in uno spazio maschile, omette significativamente di menzionare questi gravi fatti e si limita a parlare delle parrucche ai gay pride.
        Solo Dolce e Gabbana si sono espressi contro il matrimonio omo e sono stati “linciati” dal mondo gay, vorrà pur dire qualcosa. Nessun gay ha preso le sue parti.
        Barilla ha subito un attacco feroce e un invito al boicottaggio, subendo sicuramente gravi danni economici, solo per il fatto che ritraeva nelle sue pubblicità famiglie normali (la natura è là a ricordarcelo). E anche in questo caso, nessun gay singolo o associato l’ha mai difeso, neppure sugli spazi maschili largamente frequentati da gay. Non un articolo, un commento, nulla.
        Questi sono i fatti senza occhiali politicamente corretti

        1. Barilla sbagliò nel chiedere scusa: avrebbe dovuto continuare, gli incassi sarebbero risaliti velocemente se teneva duro. E’ perfettamente lecito voler rappresentare solo la famiglia tradizionale negli spot e visti gli stravolgimenti sociali che rendono la gente impaurita e nostalgica è ovvio che insistendo su un ideale tradizionale il mercato non può che rispondere positivamente alla lunga: il casino scoppiò a settembre 2013, se a dicembre 2013 partivano con spot tipo quelli del Mulino Bianco ma a tema natalizio, sfondavano. Oltretutto ciò che facero è contro le dinamiche di mercato: i produttori cercano di diversificare il più possibile la loro immagine da quella della concorrenza, Buitoni si era subito dichiarata “gay friendly” per cui insistere sulla famiglia tradizionale poteva soltanto beneficiare Barilla nel lungo periodo, chiunque abbia studiato qualcosa sulle dinamiche di mercato lo capisce

          Non ho idea di cosa facciano tutte le singole associazioni, non è che le seguo, direi comunque che Arcigay è la più grossa ed è sicuramente ostile ai diritti dei padri separati. è il nemico al di là di ogni ragionevole dubbio, hanno scelto di essere il nemico, e ci dovranno essere conseguenze negative per questa loro scelta. E’ una cosa che non va dimenticata: quando questa gente parlerà di “due padri” andrà verbalmente manganellata perché non merita altro. Io non ho problemi a usare espressioni come “manganellare verbalmente” perché non si meritano altro: potevano scegliere di starsene zitti, rimanere neutrali sul tema, si poteva capire benissimo, Pillon non è certo loro amico e se non lo appoggiavano ma stavano zitti ci stava. Non è quello che hanno fatto: questa associazione sta AGENDO per privare i padri dei figli e possibilmente mandarli a dormire sotto i ponti. Gli attacchi sono assolutamente pretestuosi e sparano ad alzo zero – prova:
          http://www.arcibologna.it/fermiamo_il_ddl_pillon_separazione_e_divorzio_sono_un_diritto.html
          Hanno persino scritto “Cancellazione dell’assegno di mantenimento per i figli/e” invece che “Mantenimento diretto”!!!
          Da’ l’idea che sia stato scritto dalle femministe, che non sia farina del sacco di Arcigay, ma non ha importanza: ripetendolo a pappagallo hanno fatto la loro scelta e si debbono trarre le conseguenze.
          Questi sono gay, ma hanno scelto di venerare la vagina e pertanto si godano le conseguenze: se non passa il DDL Pillon la mia risposta a questi imbecilli sarà sempre e comunque che non possono esistere “due padri” perché il genitore collocatario è essenziale, il genitore collocatario ha sempre la vagina, due uomini non fanno un genitore collocatario. Importantissimo usare “genitore collocatario” anziché “madre” altrimenti si perde il senso della cosa.
          Insomma, qualcosa tipo questo http://www.gaynews.it/attualità/item/1638-pro-vita-e-generazione-famiglia-lanciano-stoputeroinaffitto-sotto-attacco-le-coppie-omogenitoriali-di-papa-lgbt.html
          Però dovrebbe essere “Due uomini non fanno un genitore collocatario”: il culto della madre lasciamolo agli zerbini. La figura materna va sminuita per riportarla a una dimensione umana e normale, perché è stata anche troppo gonfiata (a scapito di quella paterna), se non capiamo questo non caveremo mai un ragno dal buco. L’errore di ProVita resta: santificano una che si vende il bambino – se c’è uno che compra allora c’è una che vende, non ci sono balle, il fatto che sia più povera non conta: se un marocchino povero ruba della roba e la vende a un ricettatore, tu metti in galera solo il ricettatore e mi racconti che il marocchino è solo una povera vittima? No, se si vuole essere sri allora anche il mancato genitore collocatario deve essere criminalizzato, magari con le attenuanti del caso, ma non può farla franca. Basta ginocentrismo.
          Il matrimonio omosessuale non c’entra niente, è solo un contratto tra due persone, ma se lo si vuole attaccare ci può stare: a mio parere se il DDL Pillon viene bloccato quando si attacca il matrimonio omo l’essenziale è evidenziare che senza “genitore collocatario” non ci può essere matrimonio e citare appunto il destino subito dal DDL Pillon. Devono schiattare: è gente di merda che non vuole alcun dialogo e pertanto bisogna rispondere loro con la forza, che è l’unica cosa che capiscono.
          Se hanno problemi si facciano fare un comunicato dalle femministe, che spiega che la loro persecuzione è solo frutto di misoginia e bisogna promuovere le donne, quando le donne saranno legalmente su un piedistallo allora per magia spariranno anche i problemi dei gay. O qualcosa del genere.
          A un certo punto ci si trova a un bivio ed è necessario schierarsi. Sono bisessuale e padre separato. Ovviamente la cosa essenziale sono i miei figli, mica che ogni tanto do’ un colpetto a una trans. Per parafrasare Al Capone: “Se qualcuno si mette contro i miei figli, io mi metto contro di lui. E se qualcuno mi ha derubato, io gli dico: “Tu hai rubato”, non gli chiedo perché ha sputato sul marciapiede. Sono stato chiaro? Ora, io non ho fatto niente per danneggiare queste persone, ma mi hanno fatto arrabbiare.”.

          Un’altra cosa: anche se dovesse andare male (Davide sembra sicuro che andrà male) non sarebbe finita, il dibattito pubblico sul DDL Pillon è estremamente educativo, sta aprendo molti occhi. Comunque vada siamo appena all’inizio.
          Consiglio di smorzare i toni verso l’Islam: in UK l’unico tribunale in cui un uomo che divorzia può sperare di ottenere equità è un tribunale della Sharia, non siamo in UK ma invito a riflettere su questa cosa, visto che in Italia sembriamo andare nella medesima direzione avere un male minore come soluzione di riserva non è mai una cosa stupida. Non credo servirà, ma la prudenza non è mai troppa.

          1. L’antifemminismo e la misoginia in te sono tali che sei arrivato pure ad auspicare la sharia . Ma infatti sotto la sharia i bisessuali stanno benissimo certo

            1. L’ho sempre detto che per qualsiasi uomo non gay costretto a scegliere tra una dittatura nazifemminista e la sharia sarebbe meglio la sharia. La dittatura nazifemminista non c’è, ma intanto iniziamo ad avere sempre più leggi con scritto “donne” e “uomini” anziché “cittadini”, e nessuno pare capire cosa ci sia di grave…speriamo che la cosa non continui a degenerare perché se uno alle fine fosse costretto a tirare le somme allora due più due fa quattro e NON cinque.

          2. Comunque suggerisco una bella iniziativa: scrivere queste cose sui siti gay, perché là gli stessi identici utenti usano tutt’altro linguaggio e contenuti.

            1. Infatti una piccola parte della mia incazzatura deriva anche dal fatto che mi hanno rimosso qualsiasi messaggio…

  2. Beh io sono donna e come tante donne non mi riconosco nel movimento femminista e onestamente non ci vedo nulla di rivoluzionario in questo. La cosa davvero rivoluzionaria sarebbe potersi sedere intorno a un tavolo e avere una discussione aperta e senza censure su tanti temi che oggi sono considerati troppo politicamente scorretti per essere affrontati, sia all’interno dell’attivismo lgbt che in quello femminista o immigrazionista o nero. Finché questa cosa non avverrà non cambierà niente.

    1. Emanuela, me lo lasci dire, per favore: lei è perfetta. PERFETTA. Il suo commento, proprio perché proveniente da una donna, vale esattamente più di due anni di lavoro su questo blog. Che molti hanno buon gioco a far passare per estremista, maschilista o negazionista eccetera. Ma che in realtà ha uno scopo, uno solo. Esattamente quello che dice lei: basta scemenze ideologiche, basta col “politicamente corretto”. Sediamoci tutti calmi e tranquilli attorno a un tavolo, discutiamo, pianifichiamo il futuro. E alziamo il culo dalle sedie solo dopo che siamo tutti d’accordo su un futuro condiviso.
      Grazie, grazie davvero per il suo commento.

    2. grazie Emanuela! Gentilissima.

      a proposito del gay pride, specifico che non ho mai avuto nessuna particolare irritazione nei loro confronti,
      ognuno è libero di vivere la loro sessualità come crede. Almeno, io la penso così, sempre riflettendo sul fatto
      che tante persone sono state colpite per la loro omosessualità, quando apparire “diversi” era veramente
      problematico.
      Piuttosto, non ho mai capito gli eterosessuali che vanno al gay pride.
      In quello di due anni fa, scopro che una tipa sui 50, sposata e credo separata, con figlia, era andata a sfilare;
      siccome la conosco fin da piccola, continuo ad ignorare perchè una donna, etero, sposata e nuovamente
      fidanzata, senta la necessità di sfilare. Mah!
      Idem per quanto riguarda una amica giornalista (etero sposata). si ripresenta quest’anno al gay pride, nel quale più
      propriamente dovrebbero sfilare gay, lesbiche, transessuali ed altri orientamenti dei quali io
      sinceramente me ne infischio.
      Personalmente mi sarei sentito a disagio, da eterosessuale, dentro un corteo che non mi riguarda.
      Diversamente, la prossima volta sarò autorizzato a partecipare ad un corteo di metalmeccanici
      pur non avendo smontato un veicolo in vita mia.

      La presenza di quelle donne mi ha fatto un po’ sorridere, molto più di un vestito vistoso glam o di un paio di occhiali
      🙂

      1. ragionando così nessun americano bianco avrebbe mai dovuto marciare a fianco di Martin Luther King negli anni ’60; forse non te ne rendi conto ma stai dando ragione ai separatisti. Sai qualcuno che ha a cuore i diritti umani può pensare che i diritti delle minoranze lo riguardano anche se lui/lei non fa parte di quelle minoranze (parlo in generale non entro nel meruto dell’articolo)

        1. senti, genio incompreso. Mi vuoi far credere che la situazione degli omosessuali italiani nel 2018 è la stessa degli afro-americani dell’Alabama negli anni 60, con il KKK tra i piedi che alzava forche…
          forse non te ne rendi conto, ma spari cazzate a raffica a prescindere dal sito.

          Non è necessario battere sempre sui tasti, fai il piacere e taci ogni tanto.

        2. Guarda che la solidarietà si da’ quando ci sono discriminazioni EVIDENTI, facciamo qualche esempio:
          In Cecenia sterminano i gay – è dovere di chiunque opporsi per quanto possibile a questa cosa, è evidente che si violano i diritti umani.
          In Arabia Saudita impediscono alle donne di uscire di casa senza un uomo che le accompagni – è dovere di chiunque opporsi a questo abuso che costringe gli uomini a sorbirsi ore e ore di shopping. Guarda qui, ci sono passato anch’io, è terribile
          https://www.sadanduseless.com/miserable-men/

          Parliamo di cose perpetrate dalle forze di sicurezza dello stato nel primo caso, e di una legge nel secondo caso: sono cose serie, reali.

          In Italia è normale che non ci sia tutto questo desiderio di sfilare pro-gay: c’è un certo stigma sociale contro l’omosessualità ma non ci sono leggi che discriminano contro i gay – tra l’altro in Italia l’omosessualità maschile fu decriminalizzata già con lo Statuto Albertino, 1848, 170 anni, e va bene così, mentre invece quella femminile non è mai stata criminalizzata, e dovrebbe esserlo per almeno un ventennio se si vuole raggiungere la parità: le donne ci soffrono ad essere ignorate, e il pensiero che per così tanto tempo le lesbiche non siano mai state prese in considerazione quanto i gay in effetti grida vendetta.

    3. Emanuela, considero opportuno anzi necessario sedere a un tavolo con donne perché i diritti maschili sono diritti umani.
      Ma non capisco quale progresso civile potrebbe scaturire da compromessi con rappresentanti di ideologie che non hanno finito di fare disastri.
      SI può trattare con centri antiviolenza che lucrano col conflitto sociale? O esiste un “gender buono”, per cui rappresentanti LGBT fanno mettere meno rossetto a scuola a maschi di sei anni?
      La risposta data da Davide appare in contrasto con l’attività da lui svolta fin qui sui centri antiviolenza. Secondo te Davide occorre sedersi a un tavolo con “Doppia Difesa” (per citare il tuo ultimo articolo) e trattare? Cosa si otterrebbe di positivo?

  3. Ottimo articolo.
    Aggiungiamoci una cosa: certo associazionismo sta usando i gay come pedine. Vedere l’Arcigay attaccare il DDL Pillon e nel contempo difendere certa immigrazione incontrollata è una cosa surreale oltreché vergognosa: praticamente questi idioti pezzi di m…a stanno attaccando la parità tra figure genitoriali e nel contempo sostenendo l’importazione di vera omofobia.

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