Il sessismo ISTAT sulle violenze in quarantena

di Fabio Nestola. C’è del sessismo? Si, ma non si può dire perché è “sessismo positivo”, ho sentito dire anche questo. Fa il paio con la “discriminazione positiva” invocata a baluardo politically correct per ogni iniziativa che deride, umilia o penalizza il maschile. Discorso curioso per il fronte speculare, la questione femminile che – a seconda dell’esigenza del momento – identifica il genere eletto che vanta indubbia superiorità sul maschile, intelligenza, forza, resistenza al dolore, determinazione, intraprendenza. Oppure è vittima del maschio oppressore, in balìa dell’essere inferiore che la domina. L’essere superiore dominato da quello inferiore, già questa contraddizione basterebbe a sbriciolare il fanatismo ideologico.

Quando alla narrazione del momento serve che la donna sia vittima, è vittima e basta; spariscono d’incanto le teorie sulla supremazia femminile che renderebbe il mondo migliore se fosse governato, amministrato ed organizzato solo da donne (e andatelo a dire ai sanitari del Belgio, che mostrano le terga al Primo Ministro Sophie Wilmes…). Il leit-motiv attuale è la violenza, argomento che ha scatenato l’attenzione di alcune nostre parlamentari persino più dell’emergenza sanitaria. Le donne chiamano il 1522 quindi sono vittime di violenza. Una telefonata magari anonima è un po’ diversa da un processo con tre gradi di giudizio, ma per certa gente è già incrollabile certezza di reato.


Ai numeri si può far dire quello che si vuole.


Poi sono vittime anche quando non chiamano il 1522, ne avrebbero tanto bisogno ma proprio non riescono perché in tempi di lockdown sono ipercontrollate dai propri aguzzini. Infine chiamano in massa, molto più dello scorso anno quando il lockdown non c’era, e sarebbero le stesse che secondo la narrazione della settimana scorsa erano impossibilitate a chiamare. Ulteriore contraddizione emerge prepotente dai numeri che di volta in volta vengono snocciolati a supporto delle teorie contrastanti tra loro: calo del 54%, no, aumento del 73%. Ai numeri si può far dire quello che si vuole, basta “interpretarli” come più fa comodo. Lo sa anche Lilli Gruber

Allora confrontiamo le contraddizioni, due fra le tante, nel divulgare i dati pur provenienti da una stessa fonte. L’Adnkronos in data 13 maggio 2020 cita il report ISTAT sulle chiamate al 1522 durante la pandemia, e due diverse testate online dicono: l’una “le chiamate motivate da una richiesta di aiuto per violenza subita ammontano a 1.543” e l‘altra “le vittime che hanno chiesto aiuto sono 2.013“. L’ISTAT però dice che il totale delle chiamate ammonta a 5.031, quindi le donne che non hanno chiamato il 1522 perché bisognose d’aiuto sarebbero 3.018 secondo alcuni, 3.488 secondo altri.


C’è del sessismo? Si, ma non si può dire perché è sessismo positivo.


In ogni caso, a prescindere dalle soggettive interpretazioni che vengono date allo stesso report, risulta evidente che una larghissima maggioranza di contatti non manifesta alcuna emergenza (comprese le due fatte da questa redazione), a conferma di quanto avevamo già rilevato anche lo scorso anno. Tuttavia vorrei porre l’accento sul modo quantomeno discutibile di dare un notizia. Il titolo orienta il lettore ed è già il 50% della notizia stessa, per molti è il 100% in quanto si limitano a memorizzare il titolo senza nemmeno aprire l’articolo. Dinamiche arcinote a chi fa informazione, a maggior ragione sul web. Bene,  ecco un esempio di informazione pilotata, a partire dal titolo

Detesto l’ipocrisia che, giocando sull’equivoco, sconfina nella menzogna. Donne, chiede aiuto il 30%. Ok, ma il 30% di cosa? Di tutte le donne italiane o di quelle che hanno chiamato la rete dei centri antiviolenza? L’egida ISTAT rende tutto credibile, scientifico, incontestabile, ed oltretutto è noto che l’Istituto faccia rilevazioni su scala nazionale. Quindi il titolo così costruito induce nel lettore superficiale la convinzione che chieda aiuto il 30% delle donne residenti in Italia, cioè oltre 10.000.000. Ecco come il 30 e spicci delle circa cinquemila chiamate al 1522  si trasforma in un allarme apocalittico, lasciando credere che siano milioni e milioni di donne a chiedere aiuto. E, come diretta conseguenza, milioni e milioni di uomini violenti che di quelle richieste sono la causa. C’è del sessismo? Si, ma non si può dire perché è sessismo positivo.


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