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Il sogno proibito: poter dire “lo so e basta”

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persone_giannangeliRecentemente ho raccontato dell’arroganza, del malanimo e della malafede dei centri antiviolenza di Grosseto. Prima ancora avevo analizzato criticamente la simile realtà sarda. E più si va nel dettaglio, scansionando il territorio nazionale, più si trovano prove di quanto la natura profonda di questi soggetti sia esattamente la stessa. Alla base di tutto c’è la convinzione di essere detentrici di una sorta di diritto di prelazione sulla realtà, una primazia assoluta su tutto e tutti per un’unica ragione: in quanto donne. Per questo devono essere finanziate, promosse politicamente, perdonate quando sbagliano grossolanamente, ma soprattutto credute sulla parola. La prova ulteriore stavolta la si trova in Abruzzo, a L’Aquila. Simona Giannangeli, presidente della “Associazione Donatella Tellini – Centro Antiviolenza per le Donne” esce dal tribunale e trova l’auto con le quattro gomme tagliate. Chiama i Carabinieri e dice che era già capitato la settimana prima. Cioè in realtà la settimana prima si era spezzata la valvola di una gomma, ma vabbè, tutto fa brodo… L’atto vandalico è così grave per la Giannangeli che decide di piantare un casino e i media locali, manco a dirlo, le vanno dietro. Parte la filippica per cui la sua attività dà fastidio a questi maschi violenti e oppressori. Quelle gomme tagliate sono “espressione della sottocultura violenta, maschilista e retrograda contro la quale lotto da oltre venticinque anni”, dice. Uno sforzo disumano per apparire il Giovanni Falcone delle fanciulle aquilane, sotto attacco non della mafia ma degli uomini in quanto tali. Dice: ma come fa a essere certa che l’atto vandalico sia stato commesso da un uomo. Nella risposta della Giannangeli c’è tutto l’universo dei centri antiviolenza, c’è tutta una letteratura sul mondo e il carattere femminile quando si volge alla tossicità e all’irragionevolezza. C’è il sogno proibito di avere potere senza colpo ferire. La risposta alla domanda è sconcertante: “lo so e basta”. Timbro di qualità autocertificato e autoreferenziale. A noi credere sulla parola al suo infallibile “istinto femminile”, darle tutto il potere che vuole e tutti i soldi pubblici che chiede. E grossi guai a chi pensa che tagliare le gomme alla propria auto è il metodo migliore, nella posizione della Giannangeli, per fare la martire con la complicità di qualche giornalista. Guai. Lei lo sa e basta. Lo sa e basta.

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9 thoughts on “Il sogno proibito: poter dire “lo so e basta”

  1. Leggo che hanno anche una biblioteca.

    Sarà una cosa tipo questa:

    “Prima presentazione milanese del libro “Trilogia SCUM. Tutti gli scritti di Valerie Solanas” a cura di Stefania Arcara e Deborah Ardilli edito in co-edizione con VandA ePublishing.”

  2. non vorrei che fosse un caso come quella del centro antiviolenza di non ricordo quale città che si faceva le telefonate minatorie da sola.

  3. [Non potendo piu’ (aggiungere) sono costretto a completare l’intervento aprendo un altro post]

    . . . e se veramente quell’atto è l’espressione di quella sottocultura violenta, maschilista e retrograda ?

    Io non le darei tutti i torti anche se ne fa un problema di stato.

    1. E se invece fosse stata una sua ex?
      Chi avrebbe ragione?
      Difficile dirlo, visto che Giannangeli e le sue simili ripetono in continuazione che qualsiasi abuso commesso da femmine è dovuto a precedenti abusi perpetrati ai loro danni.

      1. Allora lo stesso discorso degli abusi dovrebbe valere anche per gli uomini. Vogliono il giustificazionismo? Che allora non sia unilaterale. Cretine.

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