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Il suicidio del mostro: una storia verosimile

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violenza-sulle-donne-566615.660x368di Alessio Deluca – Il 16 febbraio i giornali raccontano dell’ennesima tragedia familiare. Una donna di 40 anni, dopo un violento litigio con il marito, è costretta a fuggire di casa portandosi la figlia di 4 anni e a rifugiarsi dai vicini. Uno di loro si reca poi nella appartamento della coppia e trova il marito, 47enne, riverso in una pozza di sangue. Si è sparato un colpo di pistola alla testa ed è morto sul colpo. Escono i primi dispacci di agenzia. Sembra che la donna avesse già subito violenze in passato ma non aveva mai denunciato. Sui giornali online circola la notizia, la reazione è unanime: sfiorato l’ennesimo “femminicidio”. Per una volta e per fortuna il padre-mostro ha rivolto l’arma contro di sé e non sulla moglie e la bambina. La madre-vittima che non lo ha mai denunciato suscita l’idea di abnegazione femminile, lei che pur di salvare la famiglia accetta di subire continue violenze. Come chissà quante altre donne, da cui lo slogan corale e accorato di tutti i centri antiviolenza della penisola: “donne denunciate, denunciate i vostri mariti”.

Noi non conosciamo i retroscena di questa tragica vicenda. Ma prendiamo solo spunto dalla cronaca, e proviamo a raccontare un altro film, una storia verosimile, in cui forse si riconosceranno molti padri separati. La storia di Francesca, 39 anni, sposata con Roberto, 43, genitori di una bambina di 2 anni, che chiameremo Martina. Lavorano entrambi, una casa con un mutuo. Una famiglia normale, come tante. Eppure Francesca non è appagata. Non sa esattamente perché, forse dalla vita si aspettava qualcosa di più o di diverso, sta di fatto che un malessere le cova dentro. Non sapendo come sfogare il suo disagio, comincia a prendersela con il marito. Trova ogni pretesto per rimproverarlo, se lascia una maglietta fuori posto, se non tappa il dentifricio, su non fa il padre come dice lei. Roberto diventa il parafulmine della sua frustrazione. A volte lui rientra a casa e lei gli dice “stasera te la cucini tu la cena, non sono mica la tua serva”. Roberto è uomo intelligente e paziente, capisce che qualcosa non va in Francesca, ritiene sia stressata e le offre di fare un viaggio per cercare di recuperare serenità. Nel frattempo si cucina le cene, poi gioca con la sua bambina che ama con tutto se stesso. Ma la situazione non migliora. Per evitare conflitti ormai fa tutto quello che lei dice. Ma non c’è verso, anche quando non c’è alcuna ragione Francesca lo provoca.

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separazione-e-figli-piccoli-640x320I litigi diventano frequenti. Roberto non vuole che Martina assista, Francesca lo sa e lo provoca apposta in presenza della bambina. Davanti alla figlia arriva a dirgli che è “un incapace”, un “fallito”. La situazione familiare diventa invivibile, Roberto non ne può più, le dice che ha problemi seri e si deve fare curare.  Una sera Francesca insulta i genitori di lui definendoli entrambi “dementi”, sua madre, che pure la aiuta ogni giorno con la nipote, una “cretina”. Roberto allora scatta per un accesso d’ira. Risponde lei: “fallo! Tirami uno schiaffo, vediamo se hai il coraggio”. E aggiunge: “se provi a toccarmi, la bambina non la vedi mai più”. Passa il tempo, altri litigi, altre crisi. Una sera la moglie al culmine di un diverbio, e senza che Roberto le abbia torto un capello, emette uno strillo così forte da farsi sentire in tutto il vicinato. La bambina si mette a piangere, l’uomo è raggelato.  Prende il cappotto per uscire di casa ma lei gli sbarra la strada: “no caro adesso tu rimani qua che dobbiamo chiarire”. Lui è terrorizzato di fronte a una donna completamente fuori controllo. La strattona e riesce a uscire di casa mentre lei gli urla dietro “che padre sei? Ci hai menato!”. Roberto quella notte dorme sul divano a casa di sua madre, vuole uscire da quell’inferno, ma non vuole perdere sua figlia.

È Francesca a decidere di separarsi da Roberto, quest’uomo che ritiene essere la causa della sua infelicità. L’indomani si reca in un centro antiviolenza e racconta la sua storia. Parla di reiterati soprusi contro di lei e anche contro la figlia piccola. Viene circondata dalla comprensione, assistita legalmente e moralmente. Subito si attiva una prassi contro Roberto, il Mostro. Roberto si ritrova ad affrontare una richiesta di separazione giudiziale e una denuncia penale per maltrattamenti. Trova un avvocato e scopre a cosa va incontro. Lui non verrà creduto da nessuno su ciò che è accaduto tra le mura domestiche, Francesca verrà creduta sulla parola. Passerà mesi sotto indagine. Verranno chiamati i vicini che diranno di avere sentito le urla di Francesca. Dovrà lasciare quell’appartamento e ma continuare a pagare la sua parte di mutuo. Dovrà pagare un mantenimento a Francesca che nel frattempo sarà libera di portare in quella casa un nuovo compagno che prenderà il suo posto e farà da papà a sua figlia. La madre potrà consentire alla piccola di chiamare “papà” il nuovo compagno e lui lo dovrà accettare. Dovrà pagare per il mantenimento della sua bambina e la potrà vedere due fine settimana al mese in incontri protetti, come un criminale. Spesso quella figlia che lui ama e mantiene con il suo lavoro non lo vorrà vedere perché la madre dirà di lui le cose peggiori. Naturalmente ci sarà anche la parcella dell’avvocato. Il mondo esterno non saprà mai chi è Francesca. Per i tribunali, per i giornali, è vittima in quanto donna, credibile sulla parola in quanto donna, innocente e senza colpa, senza responsabilità. Solo lui, unico al mondo, sa chi è veramente Francesca, ma non lo può dimostrare.

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grafica_alienazioneRoberto fa la guardia giurata e ha una pistola. L’idea di aver perso tutto, la sua famiglia, sua figlia, e che per anni sarà condannato a versare loro metà dei suoi guadagni, ritenuto colpevole della fine del matrimonio da un giudice sbrigativo che nemmeno leggerà le sue carte, e di maltrattamenti di cui non può dimostrare la falsità, tutto questo gli annebbia la mente. Si reca a casa con la pistola e potrebbe dare sfogo al suo dolore come colui che non ha niente da perdere di fronte a un’ingiustizia troppo grande. Invece minaccia la donna: “se mi porti via mia figlia, io la faccio finita”. Francesca gli ride in faccia, già proiettata verso la sua nuovo vita con la sua casa e la sua rendita: “ma smettila, che non hai mai avuto il coraggio di niente. Io faccio quello che voglio, della bambina e di questa casa. Ora vattene prima che chiami i Carabinieri”. Roberto di lì a poco si sparerà un colpo in testa. I giornali diranno che è stato un marito violento. Diranno che si è sfiorato l’ennesimo “femminicidio”. Diranno che Roberto era un debole, che non accettava la fine della relazione. Le femministe in servizio permanente parleranno di “questi uomini” di oggi che hanno perso il senno e invocheranno maggiori risorse in difesa delle donne. Martina passerà la vita senza il suo papà.


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15 thoughts on “Il suicidio del mostro: una storia verosimile

  1. la storia della mia separazione con un finale diverso, io le sono andato nel culo e vivo con mio figlio grande e la bambina che viene da me tutti i we!!!!

  2. Caro Davide Stasi, dopo quella schifezza di libro “Gli uomini sono bastardi”, solo tu e la tua redazione potete scrivere la risposta al maschile ma raccontando storie vere con nome cognome come ha fatto Carmelo Abbate. Fatelo, è necessario.

    1. Caro Giacinto, pensi forse che non l’abbia fatto? Risposta delle case editrici? “Bello, molto bello, ma non possiamo pubblicarlo”.
      Eccoti servito. Eccoci serviti.

  3. Il racconto del Roberto defunto, è straziante ma emblematico. La cartina tornasole dello schifo nazionale che le istituzioni hanno favorito in tanti anni di discriminazioni e provvedimenti inopportuni.
    Mi chiamo Alessandro, ho una bambina piccola e la mia storia è molto simile a quella di Roberto, quasi identica, ma, nel mio caso c’è pure l’aggravante di un tribunale che ha nominato un intero collegio, PM inclusi, per gestire e valutare la richiesta di affido esclusivo di una madre affetta da patologia.
    Dopo anni, questi illustri signori/e, dopo aver verificato che detta “madre” stava distruggendo l’affido condiviso e stava diffamando il sottoscritto in modo pesante e vistoso, comunque l’hanno premiata concedendogli l’affido esclusivo dopo aver manipolato il solito percorso degli accertamenti psico/diagnostici, così estromettendomi completamente dalla vita di mia figlia.
    Premetto, che l’affido esclusivo, comunque, la vigliacca se lo era già aggiudicato per conto suo quando la piccola aveva solo pochi mesi sino ad oggi che ha sei anni.

    Questa irresponsabile disturbata, si è inventata false aggressioni, poi ha tentato di simulare altri eventi penalmente perseguibili, ed ha saturato l’intero fascicolo in tribunale di memorie infamanti, perizie psicologiche vomitevoli, relazioni degli assistenti sociali tutte pilotate e schifosamente false, ben due c.t.u. hanno dichiarato uno scenario totalmente scorretto e calunnioso nei miei confronti definendomi padre assente ed altro.
    Una devastazione totale, così la piccolina è stata inghiottita dalla malagiustizia !!! …… non la vedo più. Non so piu niente di lei e mi hanno condannato alle visite protette come avviene per i delinquenti pericolosi con problematiche serie.
    La sofferenza è tanta e lo schifo pure.

    Tutti i papà italiani stanno subendo un’olocausto del loro diritto di famiglia.
    Tutti gli operatori del settore, sono gli artefici dell’enorme danno sociale che ha generato miliardi e miliardi di parcelle estorte a quei poveri padri, ed ha inflitto disperazione e menomazione ai loro figli. Solo a me è già costata € 24.000,— !!

    Una vergogna indicibile, come anche aberrante è il fatto che a Strasburgo sono ben consapevoli delle operazioni suine che avvengono in questo paese e si limitano a bacchettare ogni tanto con qualche ridicola multa del tutto inefficace.

    A parte il nuovo DDL 735, qui per sanare il problema ci vorrebbe la corte dell’Aia, e le multe che arrivano da Strasburgo dovrebbero essere milionarie,…… con sei zero.
    Allora si che gli passa la voglia, e qualcuno alzerà le chiappe prima o poi. Purtroppo, oggi quando si arriva in tribunale per una separazione, di diritto di famiglia c’è ben poco, è già quasi tutta materia penale da trattare:
    menzogne, calunnie, diffamazione, abusi, plagio, sottrazione di incapace, mobbing familiare, persecuzione, maltrattamenti psico-fisici in famiglia, prepotenze e ………

    Comunque, una colpa relativa ce l’hanno anche alcuni padri italiani, perché alcuni, purtroppo terrorizzati, non si recano tempestivamente in tribunale alle prime avvisaglie per denunciare che la compagna/moglie sta molestando e provocando per secondi fini poco chiari al momento.
    Altri, con il portafoglio capiente, hanno viziato il sistema defilandosi e cedendo assegni di mantenimento favolosi ed inopportuni, dimenticando pure i figli. Comunque, sono pochi casi e sono anche ben inquadrabili e non dovrebbero far tendenza, …. invece …..

    La vera violenza domestica è dovuta alle donne, tranne qualche raro caso di maschio troppo ignorante con un eccesso di testosterone.
    Queste pazze, così come accaduto nella storia di Roberto, iniziano la loro distruzione psico-fisica del loro compagno ( padre dei loro figli !! ) fino all’esasperazione, alla disperazione, poi, con cattiveria estrema devono arrivare ad ottenere l’annichilamento dell’individuo, e poi finisce tutto a schifio con il beneplacito del tribunale che non è capace di risalire ai trascorsi che hanno provocato tutto il vero abuso latente.

    Invito tutti padri a recarsi subito in tribunale per denunciare comportamenti della propria amata quando iniziano ad essere eccessivamente provocatori e calunniosi e si verificano i primi segnali di esclusione dal diritto alla genitorialità libera e serena. Andate subito prima che sia troppo tardi, perché poi ci andranno loro “bene assistite” dai loro avvocati: i cosiddetti ….. ” rovina padri ” e poi non c’è più niente da fare. Quando vi hanno messo il timbro in fronte, …. poi non avete neanche piu il diritto a difendervi !! ……. tutto va d’ufficio perché il timbro in fronte oramai fa fede !!
    Denunciate subito penalmente e, se vi riesce, piazzare una piccola CAM che riprende le “normali” condotte domestiche. Naturalmente denunciate i fatti, ma anche il fondato sospetto che questi siano strumentali ad una probabile azione giudiziaria diffamante e coercitiva. Abbiate coraggio, meglio prevenire che curare.
    Fate attenzione, perché le “signore” tanto amate, già in tempi non sospetti, molti mesi prima mentre vuoi state lavorando e vi state spaccando la schiena, si organizzano con psicologhe ed avvocati per prepararvi lo sgambetto quando meno ve lo aspettate.
    Occhio !!! …… che dietro quelle belle santarelle troppo spesso si nasconde un mostro potenzialmente letale.
    Purtroppo, in queste pazze, ad un certo punto della loro vita, gli scatta la “Sindrome della Mantide Religiosa”…… !! e se siete fortunati ve la cavate con la Sindrome della Madre Malevola !!

    Alessandro DEC

    1. “La vera violenza domestica è dovuta alle donne..”

      ma anche la vera violenza sui bambini è dovuta ai bambini che piangono troppo, sono indisciplinati, ti fanno incavolare..vero?
      Scusate ma essere Uomini, ma io direi essere adulti a prescindere dal genere, non vuol dire anche assumersi la responsabilità delle proprie azioni? Ecco continuare a dire “sono le donne che provocano, organizzano tutto per farti reagire in un certo modo” è assumersi la responsabilità dele prioprie azioni?

      Io ci provo a trattenermi ma quando leggo certe cose non ce la faccio a non rispondere. il 90% degli ex mariti dice che le ex mogli sono stronze, demoni, arpie, mostri, il 90% delle ex mogli dice la stessa cosa degli ex mariti…continuiamo così

      1. Ned, potrei scrivere una tesi in risposta a questo tuo post indecente. Ma cercherò di essere conciso.

        1 – Di tutto il lungo post ti sei messo a criticare una frase striminzita. Questo è cherry picking becero
        2 – Molto ironicamente, l’esempio dei bambini incarna molto di più i casi di maestre e badanti che abusano delle persone che hanno in carico, praticamente sempre tutte donne.
        3a – Prendersi carico delle proprie azioni è una componente essenziale dell’essere adulti, certo, ma quello che tu stai implicando è che ‘se ti succede qualcosa di male è sempre e solo colpa tua, mai di altri’. Eccetto se la parte colpita è una donna, naturalmente. Mai sentita la parola ‘complotto’, dove una o più persone tramano per causare la rovina di altre persone per i propri fini personali? No?
        3b – Se proprio vuoi sentir parlare di irresponsabilità, la società attuale incentiva le donne ad essere irresponsabili attraverso il continuo individuare nuovi capri espiatori per giustificare qualunque esito negativo delle loro azioni. Gli uomini non hanno niente del genere, anzi talvolta pagano persino per ciò che non hanno fatto. Questo a livello sia coniugale che non
        4 – ” 90% degli ex mariti dice che le ex mogli sono stronze, demoni, arpie, mostri, il 90% delle ex mogli dice la stessa cosa degli ex mariti” — Ed infatti una giustizia che funziona per davvero si prenderebbe la briga di scoprire e definire come stanno davvero le cose tra le due parti in causa. Ned, te che dici di tenere tanto alla parità tra sessi, quanto ti dovrebbe dar fastidio sapere che quasi sempre viene dato peso solo ed esclusivamente alla voce femminile in causa?

        1. “ti dovrebbe dar fastidio sapere che quasi sempre viene dato peso solo ed esclusivamente alla voce femminile in causa?”

          Antonella Penati avrebbe da dire su questo

          1. http://www.today.it/cronaca/saverio-de-sario-carcere-innocente-risarcimento.html
            https://www.agenpress.it/notizie/2017/02/06/la-moglie-lo-accusa-violenza-sulla-figlia-risarcira-padre-scagionato-16-anni/
            https://www.nuovosud.it/67110-cronaca-siracusa/floridia-accusa-lex-marito-di-lesioni-e-danneggiamento-ma-era-falso-ora-%C3%A8
            Non è difficile, ce la puoi fare anche tu ad usare Google e trovare questi casi che sono ben più frequenti di quanto si pensi, ovviamente non hanno mai le stesse luci della ribalta di una presunta violenza su una donna.
            Antonella Penati dovrebbe maledire quella gran quantità di donne che a forza di gridare al lupo contro gli ex mariti con false accuse, intasano tribunali e rendono meno credibili i rischi di violenza reali.

    2. “Fate attenzione, perché le “signore” tanto amate, già in tempi non sospetti, molti mesi prima mentre voi state lavorando e vi state spaccando la schiena, si organizzano con psicologhe ed avvocati per prepararvi lo sgambetto quando meno ve lo aspettate.”

      Questa è una cosa estremamente vergognosa da fare ma che molte mogli non si vergognano affatto di fare.
      Possibile che un comportamento che ci fa simili a Caino, Giuda, Bruto etc venga messo in atto con tanta leggerezza?
      Possibile che la tentazione del denaro e altre convenienze materiali sia così potente da annullare qualunque morale e senso di giustizia?

  4. Minkia! Salvo (ovviamente) il finale e qualche altro dettaglio sembra la storia della mia vita coniugale, punto per punto! Che probabilmente sarebbe finita allo stesso modo se mia figlia non si fosse sempre schierata con decisione, coraggio e immensa sofferenza e frustrazione dalla mia parte, contro tutti e tutto quel mondo ipocrita fatto di giudici, ctu, ordine degli psicologi, professoresse della scuola e tutto il resto, finché non ha raggiuto un’età in cui nessuno ha più potutto imporle quello che era palesemente l’opposto di ogni ragione e buon senso.
    Chi te l’ha raccontata con tanta precisione?
    Non sarà che vivamo in un mondo che porta con facilità a queste situazioni?

    1. Purtroppo è proprio così che stanno le cose: è stato creato un clima mistificatorio dove la donna sempre buona e l’uomo sempre malvagio, primariamente come pretesto per poter fare business e scalate politiche. Sempre più potere su ogni fronte della vita viene dato alle donne in quanto tali e, di pari passo, altrettanto ne viene tolto agli uomini. Molte, troppe donne vedono che di fatto la società tende a trattarle come delle dee in quasi ogni cosa: si rendono conto di questo enorme potere e, pertanto, tendono a diventare irresponsabili oltre ogni misura, irrispettose verso chiunque altro ed impulsive verso i propri bisogni, senza mai arrivare ad un vero appagamento.
      La cosa terribile è che il tipo di donna che ho appena descritto è il perfetto tipo di donna consumatrice di cui questo business malsano ha tanto bisogno: una pedina senz’anima che non si faccia alcuno scrupolo, l’ideale da controllare e sfruttare.
      In soldoni, gran parte del mondo sta venendo gestita proprio da persone che vogliono ampliare questo obrobrioso stato sociale solamente per i loro fini personali.

      Sono felice di sentire riguardo a tua figlia: non solo per il suo carattere forte, capace di sopportare il mare di falsità in cui è stata avvolta ma anche perchè, immagino, ha avuto un buon padre capace di darle un esempio più forte di esse

      1. “Molte, troppe donne vedono che di fatto la società tende a trattarle come delle dee in quasi ogni cosa: si rendono conto di questo enorme potere e, pertanto, tendono a diventare irresponsabili oltre ogni misura, irrispettose verso chiunque altro ed impulsive verso i propri bisogni, senza mai arrivare ad un vero appagamento.”
        Bravissimo

  5. Situazione plausibile, senza arrivare alle false accuse un mio amico ha passato una storia simile (lei lo menava pure ogni tanto), meno male che lui aveva una famiglia solida alle spalle che ha fatto capire alla “vittima” che sarebbe diventata davvero vittima se non l’avesse piantata col marito. Separati col condiviso.

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