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Immigrati e violenza sulle donne: gli sporchi business gemelli

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persone_lucanoSta facendo scalpore la notizia degli arresti domiciliari e delle indagini aperte sul Sindaco di Riace Mimmo Lucano, simbolo dell’accoglienza degli immigrati e di una politica ispirata alla solidarietà, per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Un fatto importante, che naturalmente divide l’opinione pubblica tra colpevolisti e innocentisti, manettari e garantisti. Tra di essi, chi poche settimane fa esultava per l’inchiesta della magistratura contro il Ministro dell’Interno per sequestro di persona, ora parla di indagini pilotate da parte dei giudici e di magistratura politicizzata. Insomma, come sempre quando c’è di mezzo la politica, un po’ tutto e il contrario di tutto.

Di fatto però l’indagine sul Sindaco di Riace, così come le precedenti politiche di contenimento dell’immigrazione, toccano una questione chiave: data l’innegabilità del fenomeno, e del disagio che vi è connesso sia per chi intraprende il viaggio sia per chi accoglie, c’è chi, e sono tanti, su di esso fa business. Non solo gli scafisti o, pare, le ONG. Il riferimento è soprattutto a chi, qui in Italia, li accoglie e li segue. Una pletora di cooperative sociali che, grazie all’ampio afflusso di immigrati e ai fondi pubblici connessi, oltre a diventare spesso punti di connessione con la politica, racimolano tanti bei soldi sotto le mentite spoglie del no-profit e occupano un sacco di persone usualmente a bassa o bassissima professionalità. Come tali, senza il gran numero di immigrati sarebbero probabilmente inoccupate. E nelle tornate elettorali possono anche diventare comode clientele.

varie_immigratiIl nuovo corso governativo, con ciò raccogliendo amplissimo consenso, ha compreso che un fenomeno reale come l’immigrazione è stato usato, anzi favorito a lungo, anche per alimentare attività di profitto e occupazione. Il che in linea di principio potrebbe anche essere positivo: il profitto privato e l’occupazione sono cose collegate e buone. A meno che non si realizzino a spese di diseconomie in altri ambiti. Il disagio in termini di ordine pubblico, spesa pubblica e degrado conseguente alla presenza massiccia di immigrati non vale qualche cooperativa che fa profitti e qualche posto di lavoro a bassa o bassissima qualifica. Questo il ragionamento del Governo, con cui difficilmente si può dissentire, se si ragiona in modo non ideologico.

Teoricamente (gli inquirenti stabiliranno se anche in pratica) il Sindaco di Riace ha favorito il processo di diffusione di questo disagio, proprio quello che alimenta il business correlato. Se è così, ben vengano le indagini, sperando che siano serene e facciano chiarezza. Una cosa però bisognerebbe far notare al Governo: c’è un altro fenomeno assolutamente analogo che ha attualmente ampio corso in Italia. Ma forse più grave perché trova la sua giustificazione non in un problema reale, com’è l’immigrazione, ma in un fenomeno in parte inventato e in parte gonfiato ad arte. Quello che in economia viene detta “bolla”, ossia quella relativa alla violenza sulle donne. Non c’è un dato, un numero, o un insieme di fatti che comprovi senz’ombra di dubbio gli assunti secondo cui l’Italia non è un paese per donne. Assunti che prendono la dimensione dell’allarme assoluto, con rilevazioni pompate oltre la logica. Eppure…

#grafica_soldiEppure i milioni di euro pubblici fioccano per centri antiviolenza (associazioni sottratte ad ogni controllo finanziario e fiscale) solo per donne e case famiglia dove recludere i minori. Fioccano anche per ricerche statistiche “a tema” metodologicamente più che discutibili. O per commissioni parlamentari d’inchiesta prive di ogni fondamento razionale. Senza contare tutto l’indotto che si innesca nelle cause separative conflittuali, con le legioni di avvocati, psicologi, psichiatri, consulenti, mediatori, assistenti sociali. Ugualmente all’immigrazione, questa bolla fa girare soldi (pubblici) e crea occupazione a bassissima professionalizzazione (si vedano gli operatori dei centri antiviolenza), con la connessa creazione di punti di collegamento con la politica e relative clientele. Al contrario dell’immigrazione, però, non ha dati di fatto come fondamento, ma solo una narrazione ossessiva e distorta (la famosa bugia affermata molte volte…). Il tutto in cambio di un disagio potente e diffuso.

Quale disagio? Tribunali penali saturati di false denunce, ad esempio. Tutte le spese correlate alla salute pubblica conseguenti alla crescita di generazioni di bambini a un passo dalla psicosi per procedure separative genitoriali semplicemente infami. Legioni di uomini ficcati in grossi guai giudiziari che spendono tutto ciò che hanno per difendersi da accuse spesso (si stima il 90% dei casi) strumentali o false. E un clima di terrorismo e demonizzazione dell’uomo in quanto uomo che rende l’aria irrespirabile nel contesto civile di questo paese. Dove se dici che forse anche altri paesi europei dovrebbero accollarsi un po’ di immigrati, sei subito tacciato di fascismo e razzismo. Ma dove anche, se dici che uomini e donne sono diversi e complementari, come ha fatto il Professor Alessandro Strumia, sei sessista, perdi il lavoro e vieni sbattuto in prima pagina, descritto come un pericoloso serial killer.

Tutto questo per dire: quanto ci vorrà perché la linea governativa, insieme al bieco business sulla pelle degli immigrati, cominci a occuparsi dell’altrettanto laido business della supposta violenza contro le donne, fatto sulla pelle di cittadini per bene e dei minori, opponendovisi con altrettanta efficacia? Attendiamo fiduciosi.


varie_indagineuomo
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